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Art. 133 Codice Penale — Anno 2023

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3865 provvedimenti

Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Violazione del foglio di via: niente sconti per chi insiste
Un cittadino è stato condannato a due mesi di arresto per la violazione del foglio di via, avendo violato ripetutamente il divieto di ritorno in un comune nel corso del 2018. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della particolare tenuità del fatto, il diniego delle attenuanti generiche e un'errata quantificazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che la Corte d'Appello ha motivato correttamente il diniego dei benefici basandosi sulla gravità e reiterazione della condotta. Inoltre, la richiesta di attenuanti generiche non era stata nemmeno presentata in appello. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attenuanti generiche negate: i precedenti confermano la condanna
L'Imputato è stato condannato per detenzione illegale di armi e munizioni e per aver esploso colpi di arma da fuoco. La Corte d'Appello ha ridotto la pena a un anno e otto mesi di reclusione, ma ha negato la concessione delle attenuanti generiche. L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando la mancanza di motivazione su questo diniego. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il diniego delle attenuanti generiche è stato correttamente motivato basandosi sulla spiccata capacità a delinquere del soggetto, desunta dai suoi numerosi precedenti penali. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: confermata la condanna a un anno di carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno di reclusione per aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale (art. 75, comma 2, d.lgs. 159/2011). Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, la quantificazione della pena e l'applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno ritenuto il ricorso manifestamente infondato, poiché la Corte d'Appello aveva ampiamente e correttamente motivato il diniego dei benefici richiesti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione illegale di armi: ricorso respinto e nuova sanzione
Il caso esamina la condanna di un cittadino a un anno di reclusione e tremila euro di multa per il reato di detenzione illegale di armi e munizioni. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un difetto di motivazione sulla colpevolezza e sulla quantificazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che la colpevolezza non era stata contestata nel precedente giudizio di appello e che la commisurazione della sanzione era stata adeguatamente motivata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Conguagli idrici e questione di giurisdizione: decide la Cassazione
Un ente pubblico per lo sviluppo irriguo ha citato in giudizio una società di gestione idrica e alcune amministrazioni regionali, richiedendo oltre trentaquattro milioni di euro per conguagli tariffari basati su una transazione del 2000. La società di gestione ha proposto domande riconvenzionali e di garanzia contro le Regioni. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la causa è giunta in Cassazione. La Terza Sezione Civile, rilevando che i motivi di ricorso sollevano una complessa questione di giurisdizione sulla domanda di garanzia contro gli enti pubblici, ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite per risolvere il conflitto di competenza tra giudice ordinario e amministrativo.
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Particolare tenuità del fatto: la Cassazione annulla la condanna
Tre imputati sono stati condannati per reati in materia di stupefacenti di lieve entità. Uno di essi ha proposto ricorso lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, negata dai giudici d'appello basandosi sui suoi precedenti penali per reati patrimoniali e sulla condotta stessa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di questo imputato, chiarendo che la particolare tenuità del fatto deve essere valutata sulle modalità concrete dell'azione e non su elementi già tipici del reato o su precedenti non pertinenti. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione della sua posizione, mentre i ricorsi degli altri due imputati sono stati dichiarati inammissibili con condanna alle spese.
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Circostanze attenuanti generiche: scuse formali o vero pentimento?
L'Imputato, condannato per reati di droga, armi e ricettazione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e un presunto errore nel calcolo della pena con il rito abbreviato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la semplice dichiarazione di scuse, senza un reale pentimento o una collaborazione attiva con le indagini, non basta per ottenere le circostanze attenuanti generiche. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato la correttezza dei calcoli sanzionatori effettuati dalla Corte d'Appello, che aveva già integrato l'aggravante nella pena base prima di applicare le riduzioni di legge. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Omissione di soccorso: condanna confermata ma multa illegale
Un automobilista, dopo aver causato un incidente stradale con lesioni personali, si dava alla fuga senza prestare assistenza. I giudici di merito lo condannavano per lesioni colpose e omissione di soccorso. La Corte di Cassazione, pur confermando la responsabilità penale per l'omissione di soccorso e la correttezza della sanzione accessoria della sospensione della patente, ha accolto parzialmente il ricorso dell'imputato. La Suprema Corte ha rilevato che la pena pecuniaria inflitta per le lesioni colpose superava il massimo edittale previsto dalla legge. Per questo motivo, i giudici di legittimità hanno annullato la sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio per le lesioni, rinviando la causa alla Corte d'appello per una nuova determinazione della pena.
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Spaccio e condanna: l’espulsione dello straniero va motivata
Il Tribunale aveva condannato un cittadino straniero per spaccio di sostanze stupefacenti, avendolo trovato in possesso di oltre quattro chili di cocaina e ingenti somme di denaro. Tuttavia, il giudice non aveva disposto l'espulsione dello straniero dal territorio nazionale a pena espiata. Il Procuratore Generale ha fatto ricorso in Cassazione per questa omissione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice di merito deve valutare concretamente la pericolosità sociale del condannato prima di escludere o applicare la misura di sicurezza. La sentenza è stata annullata limitatamente a questo punto, con rinvio al Tribunale per un nuovo esame.
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Determinazione della pena: meno spiegazioni per chi ha precedenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la sentenza d'appello che lo condannava a una pena vicina al minimo di legge. L'imputato lamentava la mancanza di motivazione sulla quantificazione della sanzione e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che, in tema di determinazione della pena, se il giudice infligge una sanzione inferiore alla media edittale, non occorre una motivazione minuziosa se i criteri sono desumibili dal contesto generale della decisione. Inoltre, l'esclusione delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali costituisce una valutazione di merito insindacabile. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche negate nonostante la giovane età
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che gli negava le circostanze attenuanti generiche. La difesa sosteneva che la giovane età, la formale incensuratezza e l'atteggiamento collaborativo con gli inquirenti giustificassero lo sconto di pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la presenza di due precedenti penali specifici a carico del ricorrente giustifica ampiamente il diniego delle attenuanti. Inoltre, il giudice di merito non ha l'obbligo di analizzare ogni singolo argomento difensivo, potendo basare la decisione sugli elementi ritenuti più rilevanti per valutare negativamente la personalità del reo. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Apertura abusiva di pubblico spettacolo: condanna senza danni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Gestore di un locale, condannato per il reato di apertura abusiva di pubblico spettacolo. L'imputato aveva allestito una sala da ballo senza la prescritta autorizzazione a tutela dell'incolumità pubblica. La difesa sosteneva l'assenza di un pericolo concreto per i clienti e chiedeva la riqualificazione del fatto in un illecito meno grave. I giudici hanno chiarito che la norma punisce la semplice violazione formale delle regole di prevenzione dei rischi, indipendentemente dal pericolo effettivo o dal carattere occasionale dell'evento. Di conseguenza, il Gestore perde il ricorso, vede confermata la condanna penale e deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Bancarotta fraudolenta preferenziale: pagarsi i compensi è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di bancarotta fraudolenta preferenziale a carico del Socio-Amministratore e del Liquidatore di una società in dissesto. I due soggetti avevano prelevato rispettivamente 45.000 euro (come restituzione di versamenti) e 100.000 euro (come compensi) poco prima del fallimento. La difesa sosteneva la congruità delle somme e la mancanza di consapevolezza del dissesto. La Suprema Corte ha invece chiarito che il reato si configura non per il danno patrimoniale in sé, ma per la violazione dell'ordine di preferenza dei creditori. Essendo i soggetti professionisti esperti, erano pienamente consapevoli della crisi aziendale. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando le condanne e disponendo il pagamento delle spese processuali.
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Bancarotta fraudolenta: condannato l’amministratore di fatto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre anni e sei mesi di reclusione per l'ex amministratore di una società, ritenuto responsabile dei reati di bancarotta fraudolenta distrattiva e documentale. L'imputato aveva contestato l'attribuzione dei fatti distrattivi, in particolare per un periodo in cui non rivestiva cariche formali. I giudici hanno però accertato il suo ruolo di amministratore di fatto anche in quel lasso temporale, coadiuvato dalla moglie e caratterizzato da prelievi ingiustificati a favore della famiglia. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la gestione concreta della società fonda la responsabilità penale e che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito.
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Fondo salva-opere: la Cassazione decide tra TAR e giudice civile
Una società subappaltatrice chiedeva l'accesso al Fondo salva-opere per recuperare crediti insoddisfatti verso l'appaltatore principale, ammesso al concordato preventivo. Il Ministero, dopo un iniziale accoglimento, revocava il beneficio ritenendo il credito estinto tramite l'assegnazione di azioni concordatarie. La società impugnava la revoca davanti al TAR, che declinava la giurisdizione. Le Sezioni Unite della Cassazione, adite con regolamento preventivo, hanno confermato la giurisdizione del giudice ordinario. La Corte ha stabilito che, quando l'erogazione di un contributo pubblico è vincolata dalla legge a presupposti oggettivi e non comporta valutazioni discrezionali della Pubblica Amministrazione, la posizione del privato è di diritto soggettivo. Di conseguenza, la contestazione sulla revoca spetta al giudice ordinario e non a quello amministrativo.
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Giurisdizione contratti pubblica amministrazione: paga il civile
I Proprietari hanno concesso in uso un'area di loro proprietà all'Agenzia Pubblica per lo stoccaggio temporaneo di rifiuti tramite una scrittura privata. A causa del mancato pagamento dei canoni pattuiti, i Proprietari hanno citato in giudizio l'ente per ottenere l'adempimento, la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni. Il Tribunale ordinario ha declinato la giurisdizione a favore del giudice amministrativo, ma il TAR ha sollevato conflitto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la controversia spetta al giudice ordinario. Trattandosi di un rapporto paritetico nato da un contratto e non dall'esercizio di poteri autoritativi, la giurisdizione contratti pubblica amministrazione appartiene al giudice ordinario. Di conseguenza, la Cassazione ha cassato la decisione del Tribunale e ha rimesso le parti dinanzi ad esso per la prosecuzione del giudizio.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: confermata la multa
Il Giudice di Pace di Perugia condannava Lo Straniero alla multa di 18.000 euro per il reato di inosservanza dell'ordine di allontanamento dal territorio nazionale. Lo Straniero proponeva ricorso lamentando violazione di legge e vizi di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione a causa della genericità dei motivi presentati, i quali riproducevano questioni già ampiamente e correttamente risolte dal giudice di merito. Di conseguenza, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentato furto in abitazione: la finestra rotta nega lo sconto
Un uomo si è introdotto in una casa rompendo l'infisso di una finestra per rubare oggetti di valore, ma non ha trovato nulla ed è fuggito. Accusato di tentato furto in abitazione aggravato, è stato condannato a un anno di reclusione. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che non fosse stato rubato nulla e che il danno fosse minimo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, nel tentato furto in abitazione, per valutare la tenuità del danno occorre ipotizzare il valore dei beni che si volevano sottrarre e considerare anche i danni strutturali causati per entrare, come la rottura dell'infisso, che esclude la particolare tenuità. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Arsenico in casa: risarcimento danni per acqua non potabile
Alcuni utenti hanno citato in giudizio il Gestore del servizio idrico chiedendo il risarcimento danni per acqua non potabile a causa dell'eccessiva presenza di arsenico. Il Tribunale ha condannato il Gestore al risarcimento e alla riduzione della bolletta, ma ha escluso la giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda di manleva proposta dal Gestore contro la Regione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Gestore sulla responsabilità contrattuale, confermando che l'erogazione di acqua non potabile costituisce un grave inadempimento. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso sulla giurisdizione, stabilendo che il giudice ordinario è competente anche a decidere sulla domanda di manleva contro la Regione, trattandosi di una richiesta accessoria a quella principale di risarcimento. La causa è stata quindi rinviata al Tribunale per decidere su questo specifico aspetto.
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Circostanze attenuanti generiche: incensurati ma con 16 kg di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati a 8 anni di reclusione per traffico di ingenti quantitativi di droga (oltre 16 kg nascosti in auto) e possesso di oltre 5 milioni di euro in contanti. I ricorrenti lamentavano il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e una eccessiva severità nella commisurazione della pena. La Suprema Corte ha ribadito che la concessione delle circostanze attenuanti generiche non è un diritto automatico derivante dalla sola incensuratezza, ma richiede la presenza di elementi positivi di resipiscenza. Nel caso di specie, la gravità del fatto, l'occultamento della droga e il tentativo di nascondere parte del denaro escludono qualsiasi attenuazione della pena, confermando la piena discrezionalità del giudice di merito.
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