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Art. 133 Codice Penale — Anno 2023

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3865 provvedimenti

Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Molestia telefonica: quando l’insistenza cancella le attenuanti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di molestia o disturbo alle persone nei confronti di un soggetto che, per oltre due mesi, ha tempestato la vittima con migliaia di chiamate e visite sul luogo di lavoro per rivendicazioni economiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che la condotta di molestia telefonica continuativa e assillante esclude la concessione delle circostanze attenuanti generiche, anche in presenza di incensuratezza. Inoltre, le questioni non sollevate nei precedenti gradi di giudizio non possono essere dedotte per la prima volta in Cassazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sterpaglie in fiamme: no alla particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per aver appiccato un fuoco in un'area ricca di sterpaglie, con concreto rischio di propagazione dell'incendio. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e una presunta contraddizione con la concessione delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto richiede una valutazione autonoma basata sulla gravità del pericolo e sulle modalità della condotta. Nel caso specifico, il rischio concreto di propagazione delle fiamme esclude la tenuità dell'offesa. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto abusivo di armi: coltelli in tasca senza scuse immediate
Il caso riguarda un cittadino condannato per porto abusivo di armi dopo essere stato trovato in luogo pubblico con due coltelli a serramanico senza giustificato motivo. Il ricorrente ha contestato la condanna e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la giustificazione per il porto di tali oggetti deve essere fornita immediatamente al momento del controllo e non successivamente. Inoltre, la gravità della condotta e i precedenti penali del soggetto giustificano pienamente il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche.
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Sorvegliato speciale senza patente: no alle attenuanti generiche
Un uomo, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e privo di patente, viene sorpreso alla guida di un'auto. Condannato nei gradi di merito, propone ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di offensività del fatto e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che circolare senza patente violando le prescrizioni lede la sicurezza pubblica. Inoltre, il diniego delle attenuanti generiche è ampiamente giustificato dai gravi precedenti penali del soggetto e dalla sua condotta pericolosa. Per negare tali benefici, infatti, il giudice può legittimamente basarsi anche su un solo elemento negativo prevalente, come la personalità del reo o la gravità del comportamento.
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Rideterminazione della pena: no a sconti automatici
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione del giudice dell'esecuzione che ha ricalcolato la sanzione per reati di droga. A seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, il minimo edittale era sceso da otto a sei anni. Il Condannato pretendeva una riduzione automatica e proporzionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la rideterminazione della pena non deve seguire formule matematiche rigide. Il giudice dell'esecuzione deve invece valutare la gravità concreta del fatto e la proporzionalità della sanzione, usando i poteri discrezionali previsti dal codice penale. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Sorveglianza speciale: l’errore stradale non evita la condanna
Il Sorvegliato Speciale, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, è stato condannato per aver violato tale prescrizione recandosi in un comune limitrofo. L'imputato si è difeso sostenendo l'involontarietà della violazione dovuta a modifiche stradali, ma i giudici hanno accertato che si trovava lontano dal confine, chiaramente segnalato da cartelli. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando anche il diniego delle circostanze attenuanti generiche a causa dei precedenti penali e della mancanza di pentimento del soggetto. La decisione ribadisce che per negare le attenuanti basta la valutazione negativa di un solo elemento prevalente.
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Coltello nel borsello: no alla particolare tenuità del fatto
Un uomo è stato sorpreso fuori dalla propria abitazione con un coltello a serramanico nascosto nel borsello, senza alcun giustificato motivo. I giudici di merito lo hanno condannato, escludendo l'applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando questa decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il porto di un'arma potenzialmente letale e facilmente accessibile esclude la particolare tenuità del fatto, a causa dell'elevato pericolo della condotta. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina aggravata: ricorso inutile contro la pena ridotta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per concorso in rapina aggravata. L'imputato contestava la severità della pena inflitta dalla Corte d'Appello, che aveva già ridotto la sanzione escludendo un secondo reato. I giudici di legittimità hanno stabilito che la determinazione della pena spetta al giudice di merito, il quale ha ampiamente motivato la sua scelta basandosi sulla gravità del fatto e sui precedenti penali del soggetto. Poiché la sanzione finale era stata fissata al di sotto della media prevista dalla legge, la Cassazione ha ritenuto il ricorso del tutto infondato e generico. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: quando il ricorso in Cassazione costa caro
Il Condannato, ritenuto colpevole di concorso in rapina pluriaggravata, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la congruità della sanzione inflitta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se la motivazione è logica e non arbitraria. Nel caso specifico, la sanzione era stata fissata al di sotto della media edittale con argomentazioni adeguate. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Trattamento sanzionatorio: no a sconti di pena in Cassazione
Il Ricorrente, condannato per molteplici episodi di rapina consumata e tentata, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. L'unico motivo di impugnazione riguardava il trattamento sanzionatorio, contestando la congruità degli aumenti di pena applicati per la continuazione dei reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena e la valutazione della gravità dei reati spettano al giudice di merito. Poiché la Corte d'Appello ha motivato in modo logico e coerente la scelta della sanzione, basandosi sulla gravità dei fatti e sulla capacità a delinquere del soggetto, la Cassazione non può procedere a una nuova valutazione. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Espulsione dello straniero: lavoro e figli non evitano la multa
Un cittadino straniero è stato condannato a una multa di diecimila euro per non aver rispettato l'ordine di allontanamento dal territorio nazionale. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando la mancata valutazione di documenti che avrebbero giustificato la sua permanenza in Italia, come contratti di lavoro e la presenza di figli, e contestando la regolarità del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che non è possibile chiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità e che le eccezioni procedurali erano infondate. Di conseguenza, la condanna per inottemperanza all'espulsione dello straniero è stata confermata, con l'obbligo per il ricorrente di pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no al cumulo di pene senza motivazione
Il Condannato ha impugnato l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che, pur riconoscendo il reato continuato tra diverse condanne irrevocabili, ha rideterminato la pena complessiva senza motivare i singoli aumenti per i reati satellite. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice deve sempre giustificare in modo dettagliato e distinto l'aumento di pena per ciascun reato minore. Questo serve a garantire la proporzionalità della sanzione ed evitare un mero cumulo materiale delle pene mascherato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento limitatamente al calcolo della pena, disponendo il rinvio a un nuovo giudice per una corretta rideterminazione.
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Reato continuato: ricalcolo della pena senza sconti arbitrari
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione del Giudice dell'esecuzione che, nel riconoscere il reato continuato tra diverse sentenze di condanna, aveva rideterminato la pena complessiva in dieci anni e un mese di reclusione. La difesa ha contestato la mancata scomposizione dei singoli reati e l'assenza di motivazione sull'entità degli aumenti di pena applicati per i reati satellite. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice, prima di calcolare la nuova pena, deve scorporare tutti i reati uniti in continuazione, individuare il più grave e motivare dettagliatamente ogni singolo aumento applicato. L'ordinanza è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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No alla particolare tenuità del fatto per chi spaccia in strada
Il Ricorrente è stato condannato per spaccio di droga di lieve entità, sorpreso con venti dosi e colto nell'atto di cedere una dose. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere applicata a causa delle concrete modalità della condotta e del quantitativo non minimale di droga detenuto. Inoltre, la rinuncia al mandato da parte del difensore, avvenuta dopo la fissazione dell'udienza, non interrompe la difesa d'ufficio fino alla nomina di un sostituto. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Uso di gruppo di sostanze stupefacenti: tra festa e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti (cocaina e hashish). La difesa sosteneva la tesi dell'uso di gruppo di sostanze stupefacenti per escludere la rilevanza penale del fatto. Tuttavia, la Suprema Corte ha confermato che, per configurare tale ipotesi depenalizzata, occorre la prova certa e preventiva dell'identità dei partecipanti e del loro contributo finanziario all'acquisto. Nel caso specifico, mancando elementi precisi sull'identità dei presunti invitati a una festa, la condotta è stata correttamente qualificata come reato. Inoltre, l'elevata purezza della cocaina ha impedito l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: negata con 360 dosi di droga
L'Imputato è stato condannato per la detenzione illecita di marijuana, da cui erano ricavabili oltre 360 dosi medie singole. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'elevato quantitativo di droga sequestrato e il pericolo per la collettività escludono la particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: niente sconti per 29 kg
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti, avendo custodito circa 29 chilogrammi di hashish. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione e una errata valutazione nella determinazione della pena, in particolare per il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche sulla recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena e il bilanciamento delle circostanze spettano al giudice di merito e non possono essere ridiscussi in sede di legittimità, purché supportati da una motivazione logica e congrua. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Circostanze attenuanti generiche: niente sconti con precedenti penali
L'Imputato, condannato per spaccio di lieve entità, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La Cassazione ha chiarito che, per negare le circostanze attenuanti generiche, il giudice non deve analizzare tutti i parametri di legge, ma può basarsi anche su un solo elemento ritenuto decisivo. Nel caso specifico, i giudici hanno legittimamente valorizzato i precedenti penali dell'uomo e il fatto che il reato sia stato commesso mentre era già sottoposto a una misura cautelare. L'Imputato è stato quindi condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: no a sconti per chi ha molta droga
Il caso riguarda un soggetto condannato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti in concorso, avendo posseduto duecentoundici dosi di cocaina e centottantasei dosi di crack. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la determinazione della pena, ritenuta eccessiva poiché fissata al di sopra del minimo edittale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la determinazione della pena spetta al giudice di merito, il quale ha motivato adeguatamente la decisione basandosi sulla gravità del fatto, sul quantitativo di droga sequestrato e sulle modalità di confezionamento in bustine termosaldate. La Cassazione non può rivalutare il merito della sanzione se la motivazione della sentenza impugnata è logica e priva di arbitrio.
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Circostanze attenuanti generiche: ammettere i fatti non basta
Un cittadino, condannato per reati sugli stupefacenti, ha proposto ricorso lamentando il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche rispetto alle aggravanti contestate. La Corte d'Appello aveva infatti negato tale bilanciamento favorevole a causa della mancanza di elementi positivi e della scarsa collaborazione dell'imputato, limitatosi ad ammettere gli addebiti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione discrezionale del giudice di merito sul bilanciamento delle circostanze è insindacabile se supportata da una motivazione logica e coerente. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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