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Arsenico in casa: risarcimento danni per acqua non potabile

Alcuni utenti hanno citato in giudizio il Gestore del servizio idrico chiedendo il risarcimento danni per acqua non potabile a causa dell’eccessiva presenza di arsenico. Il Tribunale ha condannato il Gestore al risarcimento e alla riduzione della bolletta, ma ha escluso la giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda di manleva proposta dal Gestore contro la Regione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Gestore sulla responsabilità contrattuale, confermando che l’erogazione di acqua non potabile costituisce un grave inadempimento. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso sulla giurisdizione, stabilendo che il giudice ordinario è competente anche a decidere sulla domanda di manleva contro la Regione, trattandosi di una richiesta accessoria a quella principale di risarcimento. La causa è stata quindi rinviata al Tribunale per decidere su questo specifico aspetto.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 26915 Anno 2023
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Pubblicato il 16 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

Il caso dell’arsenico e il risarcimento danni per acqua non potabile

Quando l’acqua presenta livelli di arsenico superiori ai limiti di legge, il servizio diventa inutilizzabile. Alcuni cittadini hanno avviato una causa contro il Gestore del servizio idrico locale. Gli utenti hanno chiesto la riduzione delle bollette e il risarcimento danni per acqua non potabile erogata nelle loro case.

Il Tribunale ha accolto la richiesta dei cittadini, condannando il Gestore a risarcire i danni patrimoniali e non patrimoniali. Inoltre, il giudice ha ridotto del cinquanta per cento il canone dell’acqua fino al ripristino della potabilità. Il Gestore ha chiamato in causa la Regione per essere rimborsato di ogni spesa, sostenendo che l’ente non avesse realizzato le infrastrutture necessarie. Il Tribunale ha però dichiarato che il giudice ordinario (il magistrato civile comune) non poteva decidere sulla richiesta contro la Regione, ritenendo la questione di competenza del giudice amministrativo. Il Gestore ha quindi proposto ricorso in Cassazione.

La responsabilità del gestore idrico

Il Gestore ha cercato di evitare la condanna contestando la giurisdizione del giudice ordinario. Secondo la società idrica, la richiesta di riduzione della tariffa toccava poteri amministrativi discrezionali. Di conseguenza, la causa avrebbe dovuto svolgersi davanti al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale).

La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi. I giudici hanno chiarito che il rapporto tra l’utente e il Gestore ha natura contrattuale. Il cittadino paga una tariffa e ha diritto a ricevere acqua potabile. L’erogazione di acqua contenente arsenico oltre i limiti costituisce un grave inadempimento contrattuale (il mancato rispetto degli accordi presi). Il fulcro della causa rimane il mancato rispetto del contratto individuale di utenza. Per questo motivo, il cittadino può rivolgersi al giudice civile per ottenere la tutela dei propri diritti.

Il conflitto di giurisdizione tra giudice ordinario e amministrativo

La parte più complessa della vicenda riguarda la domanda di manleva (la richiesta di rimborso) formulata dal Gestore contro la Regione.

Il Tribunale di secondo grado aveva ritenuto che questa domanda censurasse l’esercizio del potere amministrativo della Regione. Per questa ragione, il Tribunale aveva negato la competenza del giudice civile. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. I giudici hanno spiegato che la domanda di garanzia è strettamente collegata alla causa principale. Se il giudice civile è competente a decidere sulla responsabilità del Gestore verso i cittadini, lo stesso giudice deve decidere anche sulla responsabilità interna tra il Gestore e la Regione. Non si può costringere il Gestore a iniziare un nuovo processo davanti a un giudice diverso per la stessa vicenda.

Le motivazioni: la Cassazione sul risarcimento danni per acqua non potabile

La Suprema Corte ha fondato la sua decisione su principi giuridici molto chiari. Il gestore di un servizio pubblico risponde direttamente della qualità del prodotto erogato. Questa violazione genera un danno risarcibile per i consumatori.

La Cassazione ha confermato che il risarcimento danni per acqua non potabile spetta ai cittadini a causa del disagio subito. Il giudice civile ha il potere di quantificare questo danno anche in via equitativa (secondo giustizia e buon senso). Per quanto riguarda la Regione, la Cassazione ha chiarito che la domanda di manleva ha natura accessoria. La competenza del giudice ordinario si estende quindi anche a questa domanda, per garantire la concentrazione dei processi e la coerenza delle decisioni.

Le conclusioni: la decisione sulla manleva e il risarcimento

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Gestore limitatamente alla questione della giurisdizione sulla domanda di manleva. I giudici hanno rigettato la contestazione del Gestore sulla responsabilità per l’acqua all’arsenico, confermando il diritto dei cittadini al risarcimento.

La sentenza impugnata è stata cassata (annullata) nella parte in cui escludeva la competenza del giudice civile sulla chiamata in causa della Regione. La Suprema Corte ha rinviato la causa al Tribunale, in persona di un diverso magistrato. Questo nuovo giudice dovrà ora decidere se la Regione debba effettivamente rimborsare il Gestore per le somme pagate ai cittadini.

Cosa succede se il gestore idrico eroga acqua non potabile?
L’utente ha diritto a chiedere la riduzione della bolletta e il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali per il disagio subito.

Quale giudice decide sulla richiesta di risarcimento contro il gestore dell’acqua?
La competenza spetta al giudice ordinario civile, poiché la fornitura d’acqua si basa su un contratto di utenza di natura privatistica.

Il gestore può chiedere di essere rimborsato dalla Regione davanti al giudice civile?
Sì, la Corte di Cassazione ha stabilito che anche la domanda di manleva contro la Regione rientra nella giurisdizione del giudice ordinario.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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