Sei individui avevano installato 25 case mobili in un campeggio balneare, collegandole stabilmente alle utenze e al terreno. Le autorità hanno disposto il sequestro preventivo, ipotizzando il reato di lottizzazione abusiva. I proprietari hanno contestato, sostenendo che le case mobili rientravano nell'edilizia libera e non richiedevano permesso di costruire, anche alla luce di modifiche normative che consentono la permanenza "in via continuativa" in strutture ricettive. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi. Ha confermato che la lottizzazione abusiva si configura quando le strutture, pur mobili, perdono la loro natura temporanea e amovibile, diventando indicatori di una stabile trasformazione del territorio, richiedendo quindi un permesso di costruire.
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