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Art. 7 Convenzione EDU — Anno 2023

102 provvedimenti

Altri anni per Art. 7 Convenzione EDU

Riparazione per ingiusta detenzione: sì alla pena, no a cautela
Il caso riguarda la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione presentata da un ex funzionario di polizia, la cui condanna per concorso esterno in associazione mafiosa era stata dichiarata ineseguibile a seguito di una sentenza della Corte EDU. La Corte d'Appello aveva riconosciuto l'indennizzo solo per il periodo di espiazione della pena (dal 2007), escludendo la custodia cautelare (1992-1995) a causa della condotta gravemente colposa del richiedente. La Corte di Cassazione rigetta tutti i ricorsi, confermando la decisione. La riparazione per ingiusta detenzione spetta per la fase esecutiva poiché l'ordine di carcerazione è divenuto retroattivamente illegittimo dopo la pronuncia europea, mentre resta esclusa per la fase cautelare a causa del comportamento del soggetto che aveva generato il sospetto di favoreggiamento.
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Divieto di bis in idem: cancellata la doppia condanna per truffa
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino condannato due volte per la stessa truffa ai danni di un negozio di ottica. L'Imputato aveva già subito una condanna definitiva dal Tribunale di Forlì per aver acquistato occhiali con un assegno falso. Nonostante ciò, la Corte di appello lo aveva nuovamente condannato per lo stesso episodio, applicando erroneamente la continuazione. La Suprema Corte ha riaffermato il principio del Divieto di bis in idem, chiarendo che l'identità del fatto sussiste quando vi è coincidenza di condotta, nesso causale ed evento. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la seconda condanna, eliminando la relativa pena di un mese di reclusione e trenta euro di multa, dichiarando inammissibili gli altri motivi di ricorso.
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Sospensione dall’esercizio della professione: confermato lo stop
Un avvocato ha ricevuto dal proprio cliente oltre ventimila euro per chiudere una transazione con una banca, ma ha trattenuto indebitamente il denaro. Inoltre, ha abusato di fogli firmati in bianco dal cliente e lo ha calunniato. Per questi fatti, l'ordine professionale ha inflitto all'avvocato la sanzione della sospensione dall'esercizio della professione per venti mesi. L'avvocato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'illecito fosse prescritto e che la depenalizzazione di alcuni reati escludesse la responsabilità. Le Sezioni Unite hanno rigettato il ricorso, stabilendo che il trattenimento del denaro è un illecito permanente la cui prescrizione decorre solo dalla decisione di primo grado e che le regole penali più favorevoli non si applicano retroattivamente alle sanzioni disciplinari.
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Sostituzione della pena dell’ergastolo: no al rito ordinario
Il Condannato, originariamente condannato alla pena dell'ergastolo con rito ordinario, ha richiesto la sostituzione della pena dell'ergastolo con trenta anni di reclusione. Egli ha basato la sua richiesta sulla nota sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo nel caso Scoppola contro Italia. Il Condannato aveva inizialmente richiesto il rito abbreviato, ma aveva poi revocato la domanda optando per il rito ordinario a causa di una legge dell'epoca poi dichiarata incostituzionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che il beneficio della riduzione della pena spetta esclusivamente a chi ha effettivamente celebrato il processo con il rito abbreviato. Chi ha scelto il rito ordinario, anche se influenzato da norme poi cancellate, non può ottenere lo sconto di pena.
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Lottizzazione abusiva: la prescrizione non cancella la confisca
Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta del Proprietario di revocare la confisca di terreni e immobili disposta per il reato di lottizzazione abusiva, dichiarato prescritto. Il Proprietario ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la confisca fosse illegittima a seguito di nuovi orientamenti giurisprudenziali nazionali ed europei. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la revoca della sentenza ex art. 673 c.p.p. opera solo in caso di abrogazione della norma incriminatrice o dichiarazione di incostituzionalità, e non per semplici mutamenti interpretativi dei giudici. Inoltre, la confisca è legittima anche in presenza di prescrizione se il fatto è stato accertato nel pieno rispetto del contraddittorio, come avvenuto nel caso specifico. Il Proprietario perde la causa e viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: la salute non basta a fermare le ruspe
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro il rigetto della sua richiesta di revoca o sospensione di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Il Tribunale aveva respinto l'istanza a causa della totale mancanza di prove concrete. Il ricorrente non ha infatti allegato documenti idonei a dimostrare le sue precarie condizioni economiche, lo stato di salute o l'eventuale richiesta di accesso all'edilizia popolare. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, ribadendo che la semplice opposizione senza prove specifiche non può fermare l'abbattimento del manufatto abusivo. Di conseguenza, il cittadino perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Divieto di bis in idem: no al secondo processo sullo stesso fatto
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due soggetti accusati di furto di energia elettrica tramite allaccio abusivo. Uno dei due imputati era già stato prosciolto in un precedente processo per lo stesso fatto a causa della mancanza di querela. Nel secondo processo, l'accusa aveva contestato nuove aggravanti per rendere il reato procedibile d'ufficio. La Suprema Corte ha stabilito che il divieto di bis in idem impedisce un secondo processo per lo stesso fatto storico, anche se il pubblico ministero riformula l'accusa aggiungendo aggravanti o contestando il concorso di persone. Di conseguenza, la condanna del primo imputato è stata confermata, mentre la sentenza nei confronti del secondo è stata annullata con rinvio per verificare l'identità del fatto storico.
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Particolare tenuità del fatto: no alle norme retroattive sfavorevoli
L'Imputato era stato condannato a quattro mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale per fatti del 2012. La Corte di appello aveva negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, applicando una riforma restrittiva del 2019 che esclude tale beneficio per i reati contro i pubblici ufficiali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, stabilendo che la riforma del 2019 non può applicarsi retroattivamente a fatti commessi in precedenza. Il principio di irretroattività della legge penale più sfavorevole protegge il reo anche riguardo alle cause di non punibilità. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Confisca per equivalente: i creditori battono lo Stato
Una società creditrice ha contestato la confisca per equivalente disposta sui beni del proprio debitore, precedentemente pignorati dalla società stessa. Il reato tributario addebitato al debitore era stato dichiarato estinto per prescrizione, ma il giudice dell'esecuzione aveva comunque mantenuto la misura. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della creditrice, stabilendo che la confisca per equivalente ha natura sanzionatoria e non può essere applicata retroattivamente a fatti commessi prima dell'entrata in vigore della norma (Art. 578-bis c.p.p.), qualora il reato sia prescritto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza e revocato la confisca, consentendo alla società creditrice di far valere i propri diritti sui beni pignorati.
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Sostituzione dell’ergastolo: perché il rito ordinario nega lo sconto
Il Condannato ha richiesto la sostituzione dell'ergastolo con la pena di trenta anni di reclusione. Egli ha invocato i principi della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo stabiliti nel noto caso Scoppola contro Italia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la riduzione di pena spetta solo a chi ha ottenuto l'ammissione al giudizio abbreviato in un preciso arco temporale del 2000. Il Condannato, invece, ha affrontato un processo con rito ordinario a causa della tardività della sua richiesta. Di conseguenza, egli non può beneficiare del trattamento di favore riservato a situazioni diverse. La Suprema Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Divieto di ne bis in idem: no alla doppia sanzione fiscale
Un imprenditore, condannato per omessa dichiarazione e distruzione di documenti contabili, ha impugnato la sentenza lamentando la violazione del divieto di ne bis in idem. L'Agenzia delle Entrate gli aveva infatti già inflitto una pesante sanzione amministrativa per gli stessi fatti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che i giudici d'appello non hanno verificato la sussistenza di una stretta connessione temporale e sostanziale tra il procedimento amministrativo e quello penale. La Suprema Corte ha quindi annullato la condanna, rinviando il caso alla Corte d'appello per un nuovo esame che valuti attentamente la proporzionalità complessiva delle sanzioni e la reale impossibilità di ricostruire i redditi basandosi solo su poche fatture mancanti.
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Accertamento bancario: il Fisco vince sui conti non giustificati
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un contribuente, rideterminando il suo reddito sulla base di versamenti e bonifici non giustificati sui suoi conti correnti. Il contribuente ha impugnato l'atto, contestando il mancato rispetto del termine di sessanta giorni per l'emissione e chiedendo di ripartire i maggiori redditi su più anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'operato del Fisco. I giudici hanno chiarito che per l'accertamento bancario basato su controlli d'ufficio non si applica il termine di attesa di sessanta giorni, tipico delle ispezioni sul posto. Inoltre, spetta interamente al contribuente l'onere di fornire la prova contraria analitica per ogni singolo accredito bancario registrato, al fine di dimostrare che non si tratta di reddito imponibile.
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Messa alla prova: no al blocco se la legge cambia dopo il reato
Il Legale Rappresentante di una società viene condannato per omessa dichiarazione IVA negli anni duemilatredici e duemilaquattordici. I giudici di merito rifiutano la sua richiesta di messa alla prova perché una legge successiva ha innalzato la pena massima del reato a cinque anni, superando il limite di quattro anni previsto per accedere al beneficio. La Corte di Cassazione annulla la decisione: le riforme penali sfavorevoli non possono applicarsi retroattivamente per negare benefici sostanziali come la messa alla prova. Il processo deve essere rifatto applicando le pene vigenti al momento del fatto.
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Prescrizione del reato e recidiva: la Cassazione nega lo sconto
L'Imputato, accusato di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la recidiva reiterata incide sia sul calcolo del tempo base necessario a prescrivere, sia sulla proroga massima in presenza di atti interruttivi. Di conseguenza, il termine di prescrizione del reato non era ancora decorso al momento della decisione. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Giudicato esecutivo e diritti dei detenuti: la svolta
Il Detenuto ha richiesto i rimedi risarcitori per condizioni di detenzione inumane. Il Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile la domanda, ritenendo che il precedente rigetto del 2019 creasse un giudicato esecutivo insuperabile, nonostante un successivo mutamento favorevole della giurisprudenza delle Sezioni Unite. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Detenuto, stabilendo che il giudicato esecutivo opera solo "rebus sic stantibus". Di conseguenza, un nuovo orientamento giurisprudenziale basato su principi costituzionali o europei costituisce un elemento di novità idoneo a superare la preclusione. La Corte ha annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame.
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Sorveglianza particolare: sanzione annullata senza prove certe
Il Tribunale di sorveglianza confermava l'applicazione del regime di sorveglianza particolare per tre mesi a carico di un detenuto, accusato di aver partecipato all'aggressione di un altro ristretto. Il detenuto proponeva ricorso in Cassazione, lamentando l'assenza di prove sulla sua reale partecipazione e la violazione del principio del divieto di doppia punizione, essendo già stato sanzionato in via disciplinare. La Suprema Corte ha chiarito che la misura preventiva non viola il divieto di doppio giudizio e può fondarsi anche su un singolo episodio. Tuttavia, ha accolto il ricorso poiché il Tribunale non ha verificato l'effettiva responsabilità del detenuto nell'aggressione, né ha eliminato le restrizioni illegittime sul presupposto che la misura fosse ormai scaduta. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Confisca per usura: reato prescritto ma il profitto si perde
Un uomo, accusato del reato di usura, ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che, pur dichiarando la prescrizione del reato, ha confermato la confisca di 12.000 euro, considerati il profitto dell'attività illecita. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la confisca per usura ha natura diretta e preventiva quando ha per oggetto il denaro corrispondente agli interessi usurari percepiti. Di conseguenza, tale misura resta valida e obbligatoria anche se il reato si è estinto per prescrizione, purché sia stata precedentemente accertata la responsabilità dell'imputato nei gradi di giudizio precedenti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Ne bis in idem: sanzione in cella e condanna penale
Un detenuto ha appiccato il fuoco a un materasso e alle lenzuola nella propria cella per motivi dimostrativi, provocando un pericolo di incendio e l'intossicazione di un agente. Per questo fatto, ha ricevuto sia una sanzione disciplinare di quindici giorni di esclusione dalle attività comuni, sia una condanna penale a nove mesi di reclusione ai sensi dell'articolo 424 del codice penale. La difesa ha impugnato la condanna lamentando la violazione del principio del Ne bis in idem, sostenendo che il soggetto fosse già stato punito in via disciplinare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sanzione disciplinare carceraria non ha natura sostanzialmente penale, poiché modifica solo temporaneamente le modalità di detenzione senza incidere sulla libertà personale complessiva, escludendo così la violazione del divieto di doppio giudizio.
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Confisca per equivalente: reato prescritto ma immobile salvo
Un imprenditore vittima di usura subiva tassi d'interesse mensili del 10% da parte di un intermediario, finanziato da un professionista consapevole dell'illecito. A garanzia del debito, la vittima rilasciava al finanziatore una procura a vendere un immobile. In appello, il reato del finanziatore veniva dichiarato estinto per prescrizione, ma i giudici ordinavano comunque la confisca per equivalente della sua casa di famiglia. La Cassazione ha annullato senza rinvio la misura, stabilendo che la confisca per equivalente ha natura punitiva e non può essere applicata retroattivamente a fatti commessi prima dell'introduzione della norma che ne consente l'applicazione in caso di prescrizione. Il finanziatore salva così il proprio immobile, mentre l'altro coimputato perde il ricorso.
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Confisca dopo la prescrizione: stop ai prelievi senza prove
Il caso riguarda un Parlamentare italiano accusato di corruzione per aver ricevuto ingenti somme da esponenti politici esteri in cambio del sostegno a posizioni politiche straniere. La Corte d'Appello ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, ma ha confermato la confisca del denaro. La Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, annullando la decisione sulla misura patrimoniale. I giudici di legittimità hanno stabilito che la confisca dopo la prescrizione richiede un accertamento pieno e approfondito della responsabilità dell'imputato, non potendosi limitare a una verifica sommaria sull'assenza di prove di innocenza. La causa è stata rinviata per un nuovo esame della misura patrimoniale.
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