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Confisca per usura: reato prescritto ma il profitto si perde

Un uomo, accusato del reato di usura, ha impugnato la decisione della Corte d’Appello che, pur dichiarando la prescrizione del reato, ha confermato la confisca di 12.000 euro, considerati il profitto dell’attività illecita. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la confisca per usura ha natura diretta e preventiva quando ha per oggetto il denaro corrispondente agli interessi usurari percepiti. Di conseguenza, tale misura resta valida e obbligatoria anche se il reato si è estinto per prescrizione, purché sia stata precedentemente accertata la responsabilità dell’imputato nei gradi di giudizio precedenti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 24514 Anno 2023
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Pubblicato il 14 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La confisca per usura sopravvive alla prescrizione del reato

La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di grande rilievo riguardante i limiti della confisca nei reati finanziari. La vicenda nasce dall’accusa di usura mossa nei confronti di un soggetto. In primo grado il tribunale ha condannato l’imputato. Successivamente, la Corte d’Appello ha dichiarato la prescrizione del reato. Tuttavia, i giudici di secondo grado hanno confermato la misura della confisca per usura per un valore di 12.000 euro. Questa somma corrispondeva agli interessi illeciti che la vittima aveva pagato. L’imputato ha proposto ricorso davanti alla Suprema Corte per contestare la legittimità del provvedimento.

La distinzione tra confisca diretta e confisca per equivalente

La difesa dell’imputato ha sostenuto che la misura applicata fosse una confisca per equivalente. Secondo questa tesi, lo Stato non avrebbe potuto sottrarre i beni dopo la prescrizione del reato. La Cassazione ha chiarito questo importante confine giuridico. Quando la misura colpisce direttamente il denaro che rappresenta il profitto del reato, si tratta di confisca diretta. Il denaro è un bene fungibile (sostituibile) per natura. Per questo motivo, non occorre dimostrare un legame fisico specifico tra le banconote sequestrate e l’attività illecita. La confisca diretta ha una funzione preventiva e non punitiva. Essa serve a eliminare i vantaggi economici derivanti dal reato per ripristinare la situazione originaria. La confisca per equivalente ha invece una natura sanzionatoria (punitiva) e colpisce beni diversi dal profitto del reato. Quest’ultima tipologia non si può applicare se il reato si estingue prima della condanna definitiva.

Il calcolo del profitto illecito e la tutela della vittima

L’imputato ha contestato anche il calcolo della somma confiscata. Egli voleva escludere dal totale la quota di capitale che la vittima aveva restituito. I giudici hanno respinto questa ricostruzione. Il profitto confiscabile nel reato di usura coincide interamente con gli interessi usurari corrisposti dalla vittima. Non rileva il fatto che il pagamento sia avvenuto tramite assegni non ancora incassati. Il titolo di credito rappresenta comunque un arricchimento patrimoniale effettivo per l’usuraio. La legge penale protegge il patrimonio della vittima e colpisce l’intero guadagno illecito accumulato dal colpevole. I giudici di merito hanno calcolato correttamente l’importo degli interessi usurari nella loro integralità. Questo importo costituisce il vero profitto del reato e deve essere sottratto al colpevole per impedire un ingiusto arricchimento.

Le motivazioni della decisione sulla confisca per usura

La Cassazione ha basato la sua decisione su principi consolidati dalle Sezioni Unite. La confisca per usura prevista dal codice penale ha carattere obbligatorio. La prescrizione del reato estingue la punibilità del soggetto ma non cancella l’accertamento del fatto illecito compiuto nei precedenti gradi di giudizio. I giudici di merito hanno accertato la responsabilità dell’imputato e la natura usuraria degli interessi. Di conseguenza, la natura preventiva della misura impone di sottrarre comunque il profitto illecito. Consentire all’imputato di trattenere il denaro a causa del tempo trascorso contrasterebbe con la finalità ripristinatoria della norma penale. La legge vuole evitare che il reato produca vantaggi economici duraturi per chi lo commette.

Le conclusioni della Cassazione sulla confisca per usura

La Suprema Corte ha rigettato integralmente il ricorso dell’imputato. La decisione conferma che la prescrizione non costituisce uno scudo contro la perdita dei profitti illeciti. La confisca per usura rimane pienamente operativa anche in assenza di una condanna formale definitiva, purché la responsabilità sia stata accertata. L’imputato deve quindi subire la perdita dei 12.000 euro. Oltre alla perdita della somma, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. Egli deve versare anche una sanzione di tremila euro in favore della cassa delle ammende per aver proposto un ricorso infondato. Questa pronuncia rafforza l’efficacia delle misure patrimoniali nel contrasto alla criminalità economica.

La prescrizione del reato cancella sempre la confisca dei beni?
No, la confisca diretta del denaro che costituisce il profitto del reato rimane valida anche in caso di prescrizione, purché la responsabilità del soggetto sia stata precedentemente accertata nel merito.

Qual è la differenza tra confisca diretta e confisca per equivalente?
La confisca diretta colpisce il denaro o i beni che costituiscono il profitto immediato del reato, mentre la confisca per equivalente colpisce altri beni di valore corrispondente quando il profitto originario non è aggredibile.

Come si calcola il profitto confiscabile nel reato di usura?
Il profitto coincide con l’intero ammontare degli interessi usurari effettivamente corrisposti dalla vittima, compresi i pagamenti effettuati tramite titoli di credito come gli assegni.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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