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Art. 640 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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1738 provvedimenti

Altri anni per Art. 640 Codice Penale

Riciclaggio di auto rubate: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di riciclaggio di auto rubate e truffa a carico di un soggetto che aveva messo in vendita un veicolo di provenienza furtiva. L'imputato aveva alterato i documenti di circolazione e incassato un acconto di oltre ottomila euro da un acquirente ignaro. I giudici hanno ritenuto inammissibile il ricorso della difesa, confermando che il possesso di documentazione falsa e l'uso di generalità fittizie per l'acquisto dimostrano la piena consapevolezza dell'origine illecita del mezzo. La riqualificazione del reato operata in appello è stata ritenuta legittima poiché rispettosa del divieto di peggioramento della pena.
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Reato di truffa: finto curatore condannato dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa a carico di un soggetto che aveva promesso in vendita un macchinario mai consegnato, trattenendo il denaro. Per convincere la vittima, l'uomo si era falsamente presentato come un curatore fallimentare incaricato dal Tribunale. La difesa sosteneva si trattasse di un semplice inadempimento contrattuale e contestava un vizio formale nella notifica del processo. I giudici hanno chiarito che l'uso di false qualifiche professionali costituisce un vero e proprio inganno penale, superando il confine del mero illecito civile. Inoltre, l'omesso avviso sulla contumacia non comporta la nullità dell'atto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Tentata truffa all’anziano: la Cassazione punisce il finto urto
L'Imputato ha simulato un finto incidente stradale per convincere una vittima di quasi ottant'anni a consegnargli immediatamente cinquanta euro come risarcimento. La vittima non è caduta nel tranello, configurando così l'ipotesi di tentata truffa. Condannato in primo grado e in appello a sei mesi di reclusione, l'uomo ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'assenza di raggiri e la mancata concessione di attenuanti per la lievità del danno. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la messinscena del sinistro costituisce un raggiro idoneo e hanno ritenuto corretta la pena inflitta, considerando la gravità del fatto commesso ai danni di un anziano e i numerosi precedenti penali del ricorrente.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no ai motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da due soggetti condannati per i reati di truffa e ricettazione. La Corte d'Appello aveva precedentemente ridotto la pena, dichiarando prescritto il reato di truffa per uno dei due. I ricorrenti hanno impugnato la decisione lamentando vizi di motivazione e violazioni di legge. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che i motivi di ricorso erano del tutto generici e privi di un reale confronto con la sentenza d'appello, violando le regole del codice di procedura penale. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa consumata: condanna definitiva e notifiche all’estero
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il reato di truffa. La ricorrente contestava la regolarità delle notifiche, effettuate al difensore d'ufficio anziché presso il domicilio estero di un familiare, e la qualificazione del reato come truffa consumata anziché tentata. I giudici hanno chiarito che l'elezione di domicilio all'estero presso un parente è inidonea se il soggetto dimora in Italia. Inoltre, hanno confermato che la truffa consumata si perfeziona nel momento e nel luogo in cui si verifica l'effettiva perdita economica della vittima e il correlato ingiusto profitto del colpevole, con il conseguimento del possesso autonomo del bene. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa contrattuale: condanna definitiva ma la pena scende
L'Imputato ha acquistato due autovetture pagandole con assegni circolari contraffatti. La difesa sosteneva si trattasse di un semplice inadempimento o di insolvenza fraudolenta. La Corte di Cassazione ha invece confermato la responsabilità per il reato di truffa contrattuale, stabilendo che la consegna di un assegno circolare falso costituisce un artifizio idoneo a ingannare la vittima, data la fiducia che questo titolo genera. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente al calcolo della pena: i giudici di merito avevano applicato erroneamente la recidiva entro i cinque anni, mentre i fatti erano avvenuti oltre tale termine. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio alla Corte d'appello solo per rideterminare la pena, confermando in via definitiva la colpevolezza dell'acquirente.
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Truffa aggravata: l’inganno al computer colpisce l’ente pubblico
Il Tribunale di Napoli ha confermato il sequestro preventivo di oltre 205.000 euro nei confronti dell'amministratrice di una società, accusata di concorso in truffa aggravata ai danni di un'azienda sanitaria locale. Alcuni dipendenti pubblici infedeli avevano inserito nel sistema informatico dell'ente dati falsi per attestare prestazioni mai eseguite, disponendo pagamenti a favore della società dell'indagata. La difesa sosteneva l'insussistenza del reato poiché l'inganno aveva colpito un computer e non una persona. La Corte di Cassazione ha invece dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che la vittima della truffa aggravata è l'ente pubblico, indotto in errore dalle false attestazioni dei dipendenti, mentre il sistema informatico è stato solo lo strumento per consumare il reato.
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Sequestro preventivo: nullo se il giudice ignora la difesa
Il Tribunale del Riesame di Napoli confermava il sequestro preventivo di somme di denaro nei confronti di un Imprenditore e della sua Società, indagati per truffa. La difesa proponeva ricorso in Cassazione lamentando che il Tribunale avesse completamente ignorato i motivi scritti presentati e non avesse minimamente esaminato la posizione della Società, dedicando all'Imprenditore solo pochissime righe generiche. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'assenza di una reale valutazione delle difese costituisce un vizio di motivazione apparente, equiparabile alla violazione di legge. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza e ha ordinato un nuovo esame del caso.
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Sequestro preventivo nullo: la Cassazione frena l’accusa
L'Indagato, accusato di truffa aggravata per essersi appropriato di risarcimenti assicurativi destinati a vittime di gravi incidenti, subisce un secondo sequestro preventivo di buoni fruttiferi per centomila euro. Il Tribunale annulla la misura poiché duplicazione di un precedente provvedimento già annullato per inutilizzabilità delle indagini tardive. Il Pubblico Ministero ricorre in Cassazione contestando solo la sussistenza del reato, senza affrontare il tema della duplicazione. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del PM, confermando l'annullamento del sequestro preventivo in favore dell'Indagato.
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Truffa online: la condanna resta anche se l’imputato è all’estero
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di truffa online. L'imputato aveva pubblicato un falso annuncio a condizioni vantaggiose, incassato il denaro su una carta prepagata e si era reso irreperibile bloccando il contatto telefonico della vittima. La difesa lamentava la mancata sospensione del processo a causa della detenzione all'estero dell'imputato e l'insussistenza degli elementi del reato. La Suprema Corte ha chiarito che, in assenza di una richiesta di partecipazione all'udienza scritta, l'impedimento è irrilevante. Inoltre, ha confermato la presenza di artifici e raggiri e la correttezza della pena applicata. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa contrattuale: ha il camper ma l’assegno vuoto lo condanna
Un acquirente ha comprato un camper pagando con un assegno privo di fondi e ottenendo dilazioni di pagamento tramite continui raggiri. Condannato per truffa contrattuale e riciclaggio, ha fatto ricorso in Cassazione contestando la competenza territoriale e sostenendo la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la scelta del giudizio abbreviato preclude ogni contestazione sulla competenza territoriale. Inoltre, nella truffa contrattuale, il reato si consuma solo al momento dell'ultimo atto dannoso (il mancato incasso dell'assegno a giugno 2014) e non al momento del passaggio di proprietà del mezzo. Di conseguenza, la prescrizione non era ancora maturata al momento della sentenza d'appello.
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Finto agente e sostituzione di persona: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di truffa e sostituzione di persona a carico di un soggetto che si era presentato sotto falso nome, millantando la qualifica di agente assicurativo, per rilasciare una fideiussione falsa e ottenere merci non pagate per oltre 51.000 euro. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, chiarendo che la querela presentata dal legale rappresentante di una società è valida anche senza l'indicazione specifica della fonte dei suoi poteri, rientrando tale atto nell'ordinaria gestione. Inoltre, la Suprema Corte ha ribadito la legittimità della testimonianza degli agenti di polizia sulle indagini svolte dai colleghi e la corretta sospensione della prescrizione dovuta all'astensione degli avvocati.
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Truffa per falso attestato: il finto diploma costa caro
Una lavoratrice è stata condannata per il reato di truffa per aver presentato un finto diploma di operatrice socio-sanitaria per farsi assumere presso alcune strutture assistenziali. La difesa sosteneva che il titolo non fosse un requisito essenziale per l'assunzione e che mancassero gli elementi dell'inganno. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna, stabilendo che palesare falsamente il possesso di una qualifica professionale specifica integra pienamente gli artifici e raggiri necessari per configurare la truffa per falso attestato, in quanto tale requisito è stato determinante per la stipula del contratto di lavoro. Il ricorso della lavoratrice è stato dichiarato inammissibile.
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Ricettazione e truffa: la finta vendita del furgone estorto
Il caso nasce dall'estorsione di un furgone ai danni di una vittima, costretta con la forza a cedere il mezzo senza ricevere alcun pagamento. Il veicolo è stato poi intestato a un complice e rivenduto a una concessionaria di auto usate, nascondendone la provenienza illecita. Gli imputati sono stati condannati per i reati di ricettazione e truffa contrattuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei condannati. La Corte ha chiarito che per configurare il reato di ricettazione non serve la prova che l'imputato non abbia partecipato all'estorsione originaria, bastando la mancanza di prove di una sua partecipazione attiva. Inoltre, nascondere l'origine illecita del bene durante una vendita configura pienamente il reato di truffa.
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Pensione del defunto e Truffa aggravata: la delega che condanna
Due soggetti, tra cui la titolare di una procura speciale, hanno continuato a incassare la pensione di una parente deceduta dal 2002 al 2015, omettendo di comunicare il decesso all'Inps e alla banca. La donna ha continuato a movimentare il conto corrente della defunta simulando la sua esistenza in vita. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di Truffa aggravata. I giudici hanno chiarito che l'utilizzo di una procura ormai scaduta per la morte della titolare, unito al silenzio intenzionale, costituisce un vero e proprio raggiro. Non si tratta di una semplice ricezione indebita, ma di un comportamento attivo volto a ingannare l'ente pubblico, con conseguente obbligo di restituzione delle somme sottratte.
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Notifica all’imputato detenuto: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per truffa. L'imputato lamentava la mancata conoscenza del processo a causa della mancata notifica degli atti presso il carcere dove era detenuto per altra causa. La Suprema Corte ha stabilito che la notifica all'imputato detenuto eseguita presso il domicilio precedentemente eletto è valida se l'interessato non ha comunicato il proprio stato di detenzione o il mutamento di domicilio. L'onere di comunicazione grava infatti sull'imputato stesso. Di conseguenza, le notifiche effettuate presso il domicilio eletto sono legittime e l'eventuale nullità risulta sanata non essendo stata tempestivamente eccepita.
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Truffa aggravata dell’agriturismo: finto socio perde il ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa aggravata nei confronti di un soggetto che, fingendosi gestore di un agriturismo, ha convinto le vittime a versare 11.000 euro per entrare in una fittizia società. I giudici hanno ritenuto pienamente configurabile l'aggravante del danno patrimoniale di rilevante gravità, poiché la somma sottratta è pari a quanto necessario a una famiglia media per provvedere alle proprie esigenze primarie per un intero anno. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, respingendo anche l'eccezione sulla tardività della querela, in quanto formulata in modo generico e non verificabile in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Tentata truffa in banca: la fuga non evita la condanna
Una donna si presenta in banca esibendo una patente falsa per negoziare un vaglia postale fittizio, dopo aver aperto un conto corrente. Quando l'impiegato si allontana per fotocopiare il documento, la donna scappa. La Corte di Cassazione conferma la condanna per tentata truffa e uso di atto falso. I giudici chiariscono che il direttore di filiale e pienamente legittimato a sporgere querela, in quanto responsabile della gestione e dei rischi dell'istituto. Inoltre, non si configura la desistenza volontaria: l'imputata non ha interrotto l'azione per libera scelta, ma solo perche spaventata dal controllo imminente sui documenti. Il ricorso viene rigettato con condanna alle spese.
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Omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali: no alla truffa
Un soggetto, precedentemente condannato per associazione mafiosa, riceve un risarcimento danni di 178.000 euro per la morte di un parente ma non lo comunica alla Polizia tributaria entro i trenta giorni previsti. Viene inoltre accusato di truffa per aver nascosto tale somma durante una richiesta di riabilitazione. La Corte di Cassazione chiarisce che l'obbligo di comunicazione riguarda qualsiasi variazione patrimoniale, anche se derivante da fonti lecite come un risarcimento. Tuttavia, esclude il reato di truffa poiché l'inganno verso un giudice non configura tale illecito. Infine, accertata la precedente riabilitazione del condannato, viene meno la recidiva: il reato di omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali risulta quindi estinto per prescrizione. Di conseguenza, la Cassazione annulla la condanna e revoca la confisca del denaro.
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Truffa in concorso: promesse di ricchezza e condanna finale
Due soggetti, un intermediario e un carrozziere, hanno convinto una coppia di coniugi ad acquistare auto incidentate, promettendo enormi guadagni con la rivendita in Polonia. Gli imputati hanno nascosto che i veicoli appartenevano a terzi o erano sottoposti a fermo amministrativo, incassando denaro in contanti senza emettere fatture. Il tribunale ha condannato solo l'intermediario, ma la Corte d'appello ha condannato anche il carrozziere. La Cassazione ha confermato la condanna per entrambi per il reato di truffa in concorso. I giudici hanno chiarito che le false promesse di profitto e la dissimulazione dello stato reale dei beni costituiscono veri e propri raggiri, e non un semplice inadempimento contrattuale. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando la responsabilità penale e l'obbligo di risarcimento.
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