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Truffa aggravata dell’agriturismo: finto socio perde il ricorso

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa aggravata nei confronti di un soggetto che, fingendosi gestore di un agriturismo, ha convinto le vittime a versare 11.000 euro per entrare in una fittizia società. I giudici hanno ritenuto pienamente configurabile l’aggravante del danno patrimoniale di rilevante gravità, poiché la somma sottratta è pari a quanto necessario a una famiglia media per provvedere alle proprie esigenze primarie per un intero anno. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, respingendo anche l’eccezione sulla tardività della querela, in quanto formulata in modo generico e non verificabile in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 24497 Anno 2023
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Pubblicato il 14 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La truffa aggravata dell’agriturismo fantasma

La Corte di Cassazione ha affrontato un caso emblematico di truffa aggravata legato a un finto investimento immobiliare. Un uomo si è presentato a due ignari cittadini come il gestore e l’affittuario di una struttura agrituristica. Il finto gestore ha proposto alle vittime di entrare a far parte di una nuova società. Questa impresa avrebbe dovuto gestire l’agriturismo e persino acquistare l’intero complesso immobiliare. Le vittime, fidandosi delle apparenze e delle promesse di un guadagno futuro, hanno accettato la proposta. Il finto gestore ha così convinto i malcapitati a consegnargli una somma consistente. Il denaro doveva servire come prestito iniziale per avviare l’attività commerciale.

Il finto affare societario e il danno economico

Il raggiro si è consumato attraverso la consegna di undicimila euro complessivi. Le vittime hanno versato questa somma in parte in contanti e in parte attraverso assegni bancari. Il finto gestore ha incassato l’ultimo assegno completando il disegno criminoso. Successivamente, le vittime hanno scoperto la realtà dei fatti. Non esisteva alcuna società in fase di costituzione e il progetto era solo un pretesto per sottrarre denaro. I truffati hanno quindi sporto querela per tutelare i propri diritti. Il Tribunale e la Corte di Appello hanno condannato l’autore del reato. L’imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la gravità del danno e la tempestività della querela.

La rilevanza del danno economico nel reato

La difesa ha contestato l’applicazione dell’aggravante del danno di rilevante gravità. Secondo i difensori, la somma di undicimila euro non poteva giustificare un aumento della pena. La difesa ha sostenuto che i giudici di merito non avessero valutato correttamente l’impatto economico del danno. Inoltre, l’imputato ha eccepito la tardività della querela presentata dalle vittime. Se la querela fosse stata tardiva, l’azione penale non avrebbe potuto proseguire. La Cassazione ha dovuto quindi chiarire i criteri per misurare la gravità del danno patrimoniale e i limiti del controllo di legittimità sulla tempestività delle denunce.

Le motivazioni della Cassazione sulla truffa aggravata

I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto il ricorso del tutto inammissibile. La sentenza spiega che la valutazione del danno patrimoniale compiuta nei gradi precedenti è corretta e logica. La somma di undicimila euro rappresenta un valore economico oggettivamente elevato. Questa cifra permette a un piccolo nucleo familiare di provvedere alle proprie esigenze primarie di vita per circa un anno. Di conseguenza, il danno subito dalle vittime è senza dubbio di rilevante gravità. La Corte ha chiarito che non serve un’analisi complessa quando l’entità della somma è così evidente. Riguardo alla tardività della querela, i giudici hanno rilevato che la difesa ha sollevato l’eccezione in modo generico. L’imputato non ha fornito prove precise sulle date e non ha assolto il proprio onere probatorio. La Cassazione non può compiere indagini sui fatti o accedere direttamente ai fascicoli per cercare prove non fornite dalle parti.

Le conclusioni della Suprema Corte sulla truffa aggravata

La decisione della Cassazione mette un punto fermo sulla vicenda e conferma la condanna dell’imputato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile a causa della genericità dei motivi presentati. L’imputato deve ora scontare la pena stabilita dai giudici di merito. Oltre alla reclusione e alla multa, il condannato deve pagare le spese del processo. La Corte lo ha anche condannato al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa pronuncia ribadisce che il danno patrimoniale va valutato anche in base al potere d’acquisto reale della somma sottratta. Chi commette una truffa di questa entità non può sperare in sconti di pena o in cavilli procedurali non dimostrati.

Quando un danno economico viene considerato di rilevante gravità nella truffa?
Il danno è di rilevante gravità quando la somma sottratta ha un valore economico tale da consentire a una famiglia media di soddisfare le proprie esigenze primarie per un periodo significativo, come ad esempio un anno.

Si può contestare la tardività della querela direttamente in Cassazione?
No, la tardività della querela non può essere eccepita per la prima volta in Cassazione se richiede accertamenti di fatto o l’esame diretto degli atti del processo, attività precluse al giudice di legittimità.

Quali sono le conseguenze se il ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
L’inammissibilità rende definitiva la condanna inflitta nei gradi precedenti e comporta l’obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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