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Dies A Quo — Anno 2022

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608 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Dies A Quo

Provvedimenti

Contributi previdenziali: l’accertamento blocca la prescrizione
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un Lavoratore Autonomo il pagamento di contributi omessi per l'anno 2007. Il Lavoratore ha eccepito la prescrizione dei contributi previdenziali, sostenendo che il termine di cinque anni fosse ormai scaduto. La Corte d'Appello ha accolto la tesi del Lavoratore, ritenendo che la prescrizione decorresse dalla scadenza del pagamento originario (2008) e che l'avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate del 2012 non avesse interrotto i termini per l'Ente. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che l'avviso di accertamento fiscale, notificato prima della scadenza dei cinque anni, interrompe la prescrizione anche per i contributi previdenziali. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio.
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Termine perentorio riesame: PEC fuori orario e arresto valido
L'Indagato, sottoposto agli arresti domiciliari per corruzione, ha chiesto l'annullamento della misura cautelare. La difesa sosteneva che il Pubblico Ministero avesse trasmesso in ritardo i documenti al Tribunale, violando il termine perentorio riesame di cinque giorni. La richiesta era stata inviata via PEC il 10 giugno oltre l'orario di apertura al pubblico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, se l'invio avviene fuori orario, l'ufficio prende atto della richiesta il giorno successivo. Inoltre, il giorno iniziale non si calcola nel computo dei cinque giorni. Di conseguenza, la trasmissione dei documenti avvenuta il 16 giugno è del tutto tempestiva e la misura cautelare resta valida.
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Prescrizione contributi previdenziali: la Cassazione frena l’INPS
L'Istituto Previdenziale ha richiesto a una Professionista il pagamento dei contributi per la Gestione Separata degli anni 2009 e 2010. La Corte d'Appello ha dichiarato il credito estinto per prescrizione contributi previdenziali, escludendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito. L'Istituto ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la prescrizione fosse sospesa e contestando il giorno di inizio del termine. La sesta sezione civile, rilevando la necessità di chiarire se il giudice possa individuare d'ufficio la corretta data di inizio della prescrizione oltre i limiti delle richieste delle parti, ha rimesso la decisione alla sezione ordinaria per una trattazione in pubblica udienza.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: il caso INPS
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi per l'anno 2008. Il lavoratore ha eccepito la prescrizione dei contributi previdenziali, sostenendo il decorso del termine quinquennale. L'INPS ha ribattuto che l'omessa compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituiva un occultamento doloso del debito, sospendendo la prescrizione. Inoltre, l'ente ha evidenziato che una proroga statale aveva spostato la scadenza dei pagamenti, rendendo tempestiva la richiesta. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità e l'importanza della questione riguardante la rilevabilità d'ufficio del corretto termine di decorrenza della prescrizione, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Con questo provvedimento, la causa è stata rimessa alla sezione ordinaria per una decisione in pubblica udienza, senza stabilire ancora un vincitore definitivo.
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Prescrizione dei contributi: il Quadro RR vuoto non è dolo
L'Ente Previdenziale ha richiesto il pagamento di somme a titolo di contributi previdenziali a una professionista per l'anno 2009. La professionista ha eccepito la prescrizione dei contributi, poiché la richiesta è giunta oltre i cinque anni dalla scadenza originaria. L'Ente ha sostenuto che l'omessa compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un doloso occultamento del debito, idoneo a sospendere il termine di prescrizione. La Corte di Cassazione, rilevando la necessità di chiarire se il giudice possa individuare d'ufficio la corretta decorrenza del termine considerando i differimenti di legge, ha rimesso la causa alla sezione ordinaria per la decisione in pubblica udienza.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: omissione o dolo?
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009 alla Gestione Separata. L'avvocato ha eccepito la prescrizione quinquennale, mentre l'INPS ha sostenuto che l'omessa compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere la prescrizione. La Corte d'Appello ha accolto la tesi del professionista. La Corte di Cassazione, rilevando la necessità di chiarire se il giudice possa individuare d'ufficio la corretta decorrenza del termine (considerando anche le proroghe legali di scadenza), ha rimesso la causa alla Sezione Quarta civile per una decisione in pubblica udienza. La questione centrale riguarda la corretta applicazione delle regole sulla prescrizione dei contributi previdenziali.
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Prescrizione contributi previdenziali: il Quadro RR vuoto è dolo?
Un lavoratore autonomo ometteva di compilare il Quadro RR nella dichiarazione dei redditi, non versando i contributi alla Gestione Separata. L'Ente Previdenziale richiedeva il pagamento oltre i cinque anni ordinari, sostenendo che l'omissione costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere la prescrizione. La Corte d'Appello dichiarava comunque estinto il credito. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione relativa alla corretta individuazione del termine di decorrenza e alla sua rilevabilità d'ufficio, ha disposto il rinvio della causa alla sezione ordinaria per una decisione in pubblica udienza. Al centro del dibattito resta la corretta applicazione della prescrizione contributi previdenziali.
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Servitù di passaggio: il cancello chiuso costa caro al condominio
Il Proprietario di un immobile agisce contro il Condominio che ha installato un cancello automatico all'ingresso del viale comune, ostacolando la sua servitù di passaggio. A causa della chiusura, una società conduttrice ha rescisso il contratto di locazione, causando un danno economico. I giudici di merito ordinano al Condominio di tenere aperto il cancello di giorno e lo condannano a risarcire ventimila euro. Il Condominio ricorre in Cassazione, sostenendo che il cancello non creasse un grave disagio avendo consegnato le chiavi. La Suprema Corte rigetta il ricorso: l'installazione del cancello senza citofono limita l'accesso di clienti e terzi, violando la servitù di passaggio. Il Condominio perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali e il risarcimento.
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Interruzione del processo tributario: il Fisco ritarda e perde
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che dichiarava l'estinzione di un giudizio d'appello. Il processo era stato interrotto a causa del decesso di uno dei soci di una società di capitali. Secondo l'ente impositore, il termine di sei mesi per la ripresa del giudizio era sospeso per nove mesi grazie alla normativa sul condono fiscale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sospensione dei termini prevista per le controversie definibili non si applica all'istanza di trattazione successiva all'interruzione del processo tributario. Di conseguenza, non avendo l'ufficio riassunto tempestivamente la causa entro il termine semestrale ordinario, il giudizio si è definitivamente estinto. L'amministrazione finanziaria perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Prescrizione delle accise: l’autodenuncia non salva l’evasore
Un'azienda ha attivato impianti di produzione di energia elettrica per autoconsumo senza dichiararlo all'ufficio competente. Dopo molti anni, l'azienda ha presentato un'autodenuncia e l'Agenzia delle Dogane ha effettuato un controllo, emettendo avvisi di pagamento e sanzioni per le annualità passate. L'azienda ha eccepito la prescrizione delle pretese fiscali anteriori agli ultimi cinque anni. La Corte di Cassazione ha chiarito che, in caso di comportamenti omissivi del contribuente, la prescrizione delle accise non decorre dal momento del consumo, ma inizia a decorrere solo dal momento in cui l'amministrazione finanziaria scopre l'illecito. Di conseguenza, l'amministrazione ha diritto di recuperare le imposte e le sanzioni non pagate anche per i periodi molto vecchi, in quanto il termine di cinque anni è iniziato solo con la scoperta dell'evasione. L'Agenzia delle Dogane vince la causa.
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Prescrizione delle accise: il fisco vince contro l’omessa denuncia
L'Azienda ha attivato impianti di produzione di energia elettrica per uso proprio senza la preventiva denuncia, omettendo per anni il pagamento delle relative imposte. Nel 2006 l'Azienda ha presentato una denuncia tardiva e, nel 2008, l'Ufficio doganale ha accertato le violazioni emettendo avvisi di pagamento. L'Azienda ha eccepito la prescrizione delle accise per le annualità più risalenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Dogane, stabilendo che, in caso di comportamenti omissivi del contribuente, la prescrizione delle accise non decorre dal momento del consumo, ma inizia a decorrere solo dal momento in cui l'amministrazione finanziaria scopre l'illecito. Di conseguenza, le pretese del fisco sono pienamente legittime e non prescritte.
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Prelievo coattivo di campioni biologici: firma o esecuzione?
Il Pubblico Ministero ha disposto d'urgenza un prelievo coattivo di campioni biologici su un soggetto indagato. Il Giudice per le indagini preliminari ha dichiarato inammissibile la richiesta di convalida ritenendola tardiva, calcolando il termine di quarantotto ore dalla data di emissione del decreto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore, stabilendo che il termine per richiedere la convalida inizia a decorrere esclusivamente dal momento dell'effettiva esecuzione del prelievo sulla persona, e non dalla firma del provvedimento. Trattandosi di un atto che incide sulla libertà personale, l'esigenza di controllo del giudice sorge solo quando la lesione del diritto si realizza concretamente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata ordinando al giudice di riesaminare il caso.
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Rescissione del giudicato: quando i 30 giorni scadono subito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando la decisione della Corte di Appello. Il ricorrente aveva richiesto la rescissione del giudicato oltre il termine di trenta giorni stabilito dalla legge. La Suprema Corte ha chiarito che il termine per presentare la domanda decorre dal momento in cui l'interessato ha conoscenza dell'esistenza del procedimento penale a suo carico, come nel caso della notifica di una misura cautelare in carcere, e non dal momento successivo in cui acquisisce la piena conoscenza degli atti processuali o della sentenza di condanna. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Doppia notifica e deposito del ricorso per cassazione: ko
Una società di logistica subisce il furto di tre cisterne d'olio d'oliva dai propri spazi e viene chiamata a risarcire il danno. L'assicuratrice rifiuta l'indennizzo, ma la Corte d'Appello la condanna a pagare. L'assicuratrice propone ricorso in Cassazione notificandolo due volte, ma effettua il deposito oltre il termine di venti giorni dalla prima notifica. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso improcedibile: il termine perentorio per il deposito del ricorso per cassazione decorre tassativamente dalla prima notificazione, anche in caso di notifiche multiple dello stesso atto. L'assicuratrice perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Dichiarazione integrativa di successione: stop interessi retroattivi
Gli Eredi hanno presentato nel 2013 una dichiarazione integrativa di successione per denunciare beni omessi nelle denunce del 1993/1994. L'Amministrazione Finanziaria ha richiesto l'imposta e oltre centomila euro di interessi calcolati a ritroso dal 1993. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti, stabilendo che in caso di presentazione spontanea di una dichiarazione integrativa di successione oltre i termini di decadenza del fisco, l'obbligo di pagamento sorge solo dalla data di tale presentazione. Di conseguenza, gli interessi non possono decorrere da una data anteriore, poiché prima di allora non esisteva un credito liquido ed esigibile. Avendo gli eredi pagato l'imposta entro sessanta giorni dalla nuova liquidazione, nessun interesse è dovuto.
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Occultamento di scritture contabili: condanna o prescrizione?
Il Liquidatore di una società è stato condannato per il reato di occultamento di scritture contabili, avendo omesso di esibire i registri obbligatori durante una verifica fiscale. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che il reato si fosse consumato all'inizio dell'ispezione e fosse quindi caduto in prescrizione prima della condanna d'appello. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'occultamento è un reato permanente. La condotta illecita cessa solo con la conclusione delle operazioni di verifica fiscale, momento in cui si consuma effettivamente il reato. Di conseguenza, si applica il termine di prescrizione più lungo introdotto dalla legge durante il controllo, rendendo la contestazione ancora valida. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Deposito telematico obbligatorio: valido il reclamo cartaceo
I Debitori si oppongono alla prosecuzione di un pignoramento immobiliare, sostenendo che l'istanza di riattivazione dei Creditori fosse invalida perché depositata prima della fine del periodo di sospensione. Sostengono inoltre che il successivo reclamo dei Creditori contro l'estinzione fosse inammissibile perché cartaceo e non telematico. Le Sezioni Unite della Cassazione respingono il ricorso dei Debitori. La Corte stabilisce che il reclamo contro l'estinzione del processo esecutivo introduce una fase autonoma di cognizione e non è un atto interno al processo. Di conseguenza, per questo atto non vige il deposito telematico obbligatorio, rendendo valido il deposito in formato cartaceo. Inoltre, l'istanza di riattivazione può essere presentata legittimamente anche prima della scadenza del termine di sospensione. I Creditori vincono definitivamente la causa.
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Azione revocatoria: il conto svuotato non salva le figlie
Un ex marito si è spogliato del proprio patrimonio trasferendo ingenti somme di denaro alle figlie. L'ex moglie, creditrice per l'assegno divorzile, ha promosso un'azione revocatoria per rendere inefficaci tali trasferimenti. Le figlie hanno eccepito la prescrizione del diritto, sostenendo che la madre conoscesse l'azzeramento dei conti già dal 2007. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando inammissibile il ricorso delle figlie. La Suprema Corte ha chiarito che il termine di prescrizione dell'azione revocatoria inizia a decorrere solo quando il creditore è in grado di conoscere non solo l'azzeramento del patrimonio, ma anche lo specifico atto dispositivo pregiudizievole e il suo destinatario, elemento scoperto dall'ex moglie solo nel 2016 tramite indagini penali.
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Prescrizione del reato: condanna annullata per l’imprenditrice
Un'imprenditrice era stata condannata nei primi due gradi di giudizio per l'omesso versamento all'INPS delle ritenute previdenziali dei dipendenti nel 2010. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato fosse ormai estinto. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, calcolando che il termine massimo di nove anni, comprensivo di sospensioni e interruzioni dovute alla recidiva, era decorso il 14 gennaio 2020, prima della sentenza d'appello del 2021. Di conseguenza, la Cassazione ha sancito la prescrizione del reato e ha annullato la condanna senza rinvio, liberando definitivamente l'imputata da ogni responsabilità penale.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS perde contro la lavoratrice
L'INPS ha richiesto a una lavoratrice autonoma il pagamento dei contributi previdenziali dovuti alla gestione separata per gli anni 2010 e 2011. La contribuente ha eccepito l'avvenuta prescrizione dei crediti. L'INPS ha sostenuto che il termine di prescrizione fosse rimasto sospeso a causa del doloso occultamento del debito da parte della lavoratrice, la quale non aveva compilato il quadro RR della dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che la mancata compilazione della dichiarazione non equivale a un doloso occultamento del debito e non impedisce all'ente previdenziale di effettuare i normali controlli incrociati con l'Agenzia delle Entrate. Pertanto, si applica la ordinaria prescrizione contributi previdenziali a partire dalla scadenza originaria del pagamento.
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