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Dies A Quo — Anno 2025

465 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Dies A Quo

Provvedimenti

Rescissione del giudicato: quando inizia il termine?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 41794/2025, ha stabilito che il termine per richiedere la rescissione del giudicato decorre dalla notifica dell'ordine di esecuzione della pena. Questo atto fornisce al condannato una conoscenza precisa e completa della sentenza emessa in sua assenza, rendendo tardiva ogni istanza presentata oltre i 30 giorni. L'errore del condannato nell'identificare la sentenza oggetto di esecuzione è stato ritenuto irrilevante ai fini della decorrenza del termine.
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Opposizione stato passivo: quando è improponibile?
La Corte di Cassazione ha chiarito l'improponibilità dell'opposizione stato passivo da parte di un creditore il cui credito era stato inizialmente ammesso senza riserva. Una successiva comunicazione informale del liquidatore che introduceva una riserva è stata ritenuta giuridicamente irrilevante. Lo stato passivo, una volta divenuto esecutivo, non può essere modificato con atti informali. Il creditore, non essendo soccombente rispetto al provvedimento originario, non era legittimato a proporre opposizione.
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Obbligo DVR: 90 giorni di tempo per le nuove imprese
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 41564/2025, ha annullato una condanna per mancata redazione del Documento di Valutazione dei Rischi. La Corte ha chiarito che l'obbligo DVR per le nuove imprese, con il relativo termine di 90 giorni, scatta solo dall'effettivo inizio dell'attività lavorativa e non dalla semplice apertura dei locali. Il giudice di merito aveva omesso di verificare questo presupposto fondamentale, vizziando la sentenza per carenza di motivazione.
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Prescrizione e decadenza: la Cassazione chiarisce
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento TARI, sostenendo che il credito fosse estinto per prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo la distinzione fondamentale tra prescrizione e decadenza. Per l'emissione di un atto impositivo, si applica il termine di decadenza, non quello di prescrizione, che riguarda invece la successiva fase di riscossione di un credito già definitivo. L'avviso, notificato entro cinque anni dall'anno in cui la dichiarazione era dovuta, è stato quindi ritenuto tempestivo.
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Improcedibilità appello: la Cassazione chiarisce i termini
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per resistenza a pubblico ufficiale a causa dell'improcedibilità dell'appello. La Corte ha stabilito che il termine triennale per la conclusione del giudizio di secondo grado era scaduto prima della pronuncia della sentenza, applicando l'art. 344-bis c.p.p. e annullando la decisione della Corte d'Appello che non aveva rilevato tale causa di estinzione del processo.
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Decadenza accertamento ICI: la Cassazione chiarisce
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento ICI per l'anno 2007, notificato a fine 2013, eccependo la prescrizione. Dopo due gradi di giudizio sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la decadenza accertamento ICI si compie il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui il versamento era dovuto. Nel caso specifico, il termine era il 31/12/2012, rendendo illegittima la notifica del 2013 e annullando l'atto impositivo.
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Compensazione atecnica: quando si applica nel lavoro
Un lavoratore era stato condannato a restituire una somma ricevuta dal suo ex datore di lavoro in base a una sentenza successivamente riformata. La Corte di Cassazione ha stabilito il principio della compensazione atecnica, consentendo di bilanciare il debito del lavoratore con il suo controcredito per licenziamento illegittimo, anche se non ancora liquidato, poiché entrambe le pretese derivavano dallo stesso rapporto di lavoro. La Corte d'Appello aveva erroneamente negato tale compensazione.
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Risarcimento Medici Specializzandi: la Prescrizione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul diritto al risarcimento dei medici specializzandi per la mancata retribuzione durante i corsi frequentati prima del 1991, a causa della tardiva attuazione di direttive europee da parte dell'Italia. La Corte ha rigettato i ricorsi, confermando il proprio orientamento consolidato secondo cui il termine di prescrizione decennale per tale diritto decorre dal 27 ottobre 1999. A quella data, con l'entrata in vigore della Legge n. 370/99, si è cristallizzato l'inadempimento dello Stato, rendendo il danno certo e azionabile. Di conseguenza, le azioni intraprese oltre il 2009 sono state considerate tardive e quindi prescritte.
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Prescrizione contributi consortili: la Cassazione decide
Un consorzio di bonifica rivendicava la prescrizione decennale per i contributi irrigui, ma un'azienda agricola si opponeva, sostenendo il termine di cinque anni. La Corte di Cassazione ha confermato la prescrizione contributi consortili quinquennale, classificando tali oneri come prestazioni periodiche. Inoltre, ha chiarito che una legge regionale che sospende la riscossione non interrompe né sospende la prescrizione, la cui disciplina è di competenza esclusiva dello Stato.
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Prescrizione contributi: la denuncia non la interrompe
Un lavoratore perde la causa per la riliquidazione della pensione a causa della prescrizione dei contributi non versati. La Corte di Cassazione conferma che la denuncia del lavoratore non interrompe né raddoppia il termine di prescrizione quinquennale. L'ordinanza chiarisce anche che il giudice del rinvio può esaminare l'eccezione di prescrizione se non è stata oggetto della precedente decisione della Cassazione, ribadendo i limiti del principio di automaticità delle prestazioni previdenziali.
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Onere modale: estinzione per soppressione dell’ente
La Cassazione chiarisce che in caso di soppressione per legge di un ente beneficiario di un'eredità, l'onere modale non si trasferisce automaticamente all'ente subentrante. Se la legge non prevede la continuazione delle finalità originarie, l'obbligazione modale si estingue per impossibilità sopravvenuta, impedendo agli eredi di agire per la risoluzione del testamento.
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Opposizione a cartella: quando è tardiva e perché
Un contribuente ha presentato opposizione a una cartella di pagamento sostenendo di non averla mai ricevuta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'opposizione era tardiva. La sentenza chiarisce che il giudice deve verificare d'ufficio la tempestività dell'opposizione, essendo un presupposto processuale inderogabile. Anche una fotocopia della relata di notifica è considerata prova sufficiente se non specificamente contestata. Di conseguenza, una opposizione a cartella presentata oltre i termini di legge è inammissibile, impedendo l'esame del merito della pretesa.
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Rescissione del giudicato: il termine non si negozia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva la rescissione del giudicato, confermando che il termine di 30 giorni per la richiesta decorre dal momento in cui si ha effettiva conoscenza della sentenza, come la notifica dell'ordine di esecuzione, e non da eventi successivi. La Corte ha ritenuto l'istanza tardiva e ha escluso la violazione del diritto di difesa, ritenendo corretta la nomina del difensore d'ufficio dopo la revoca di quello di fiducia. Questa sentenza ribadisce il rigore sui termini per la rescissione del giudicato.
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Denuncia dei vizi: quando la contestazione è valida?
La Corte di Cassazione chiarisce i termini per la denuncia dei vizi in un immobile. In un caso riguardante difetti di costruzione, si è stabilito che il termine di otto giorni per la contestazione decorre non dalla prima percezione del problema, ma dalla data della perizia tecnica che ne accerta causa ed entità. La Corte ha inoltre confermato che una denuncia dei vizi, anche se generica, è sufficiente per interrompere la decadenza, spostando sul venditore l'onere di provare una conoscenza pregressa del difetto da parte dell'acquirente.
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Rescissione del giudicato: quando inizia il termine?
Una persona condannata in assenza presentava istanza di rescissione del giudicato oltre i termini, sostenendo di aver avuto conoscenza della sentenza solo dopo averne ottenuto copia tramite il proprio legale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il termine di 30 giorni per la rescissione del giudicato decorre dal momento in cui si ha conoscenza del procedimento, e non necessariamente della sentenza integrale. In questo caso, la notifica del provvedimento di cumulo delle pene, che menzionava la sentenza, è stata ritenuta sufficiente a far scattare il termine.
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Prescrizione reato: quando la sospensione non opera
La Cassazione annulla una condanna per guida in stato di ebbrezza, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione reato. Se il termine di prescrizione matura prima dell'inizio del periodo di sospensione (legato al deposito della sentenza di primo grado), il reato si estingue. La Corte ha corretto l'errore di calcolo del giudice d'appello, affermando che il 'dies a quo' per la sospensione deve cadere entro il termine prescrizionale.
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Interruzione del processo: il termine per la riassunzione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito un punto fondamentale sull'interruzione del processo. In caso di fallimento di una parte, l'interruzione è automatica, ma il termine perentorio per la riassunzione della causa non decorre dalla semplice conoscenza dell'evento, bensì dalla data in cui il giudice emette la formale dichiarazione di interruzione. Se questa dichiarazione manca, la riassunzione non può essere considerata tardiva.
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Interruzione del processo: da quando decorre il termine?
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale sull'interruzione del processo a seguito di fallimento. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il termine perentorio per la riassunzione del giudizio non decorre dalla conoscenza legale dell'evento fallimentare, ma dalla data della dichiarazione giudiziale di interruzione. Il caso riguardava una società, fallita nel corso di un giudizio d'appello, il cui liquidatore aveva riassunto la causa. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato estinto il processo per tardività, un errore corretto dalla Cassazione che ha cassato la sentenza con rinvio.
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Riapertura procedimento disciplinare: la scadenza
Un dipendente pubblico, licenziato a seguito di un procedimento disciplinare e successivamente assolto in sede penale, ha richiesto la riapertura del procedimento disciplinare. La sua istanza è stata respinta perché presentata oltre il termine di sei mesi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il termine decorre dalla data in cui la sentenza penale di assoluzione diventa irrevocabile, e non dalla data in cui il dipendente ne ottiene una copia con attestazione. La sentenza sottolinea l'importanza della certezza dei termini legali.
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Appello tardivo debitore non interrompe prescrizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un appello tardivo proposto dal debitore, e successivamente dichiarato inammissibile, non interrompe la prescrizione decennale del credito. In questo caso, relativo a una cartella di pagamento per debiti fiscali, il termine di prescrizione è iniziato a decorrere dal passaggio in giudicato della sentenza di primo grado e non dalla decisione sull'appello. La Corte ha chiarito che l'atto del debitore non può sostituire l'azione del creditore nel manifestare la volontà di esercitare il proprio diritto, confermando così l'estinzione del credito fiscale per decorso del tempo.
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