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Dies A Quo — Anno 2022

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608 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Dies A Quo

Provvedimenti

Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde sul quadro RR
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per la Gestione separata relativi all'anno 2011. L'ente previdenziale sosteneva che il termine di prescrizione fosse sospeso perché il professionista non aveva compilato il "quadro RR" della dichiarazione dei redditi, configurando un doloso occultamento del debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'INPS. I giudici hanno stabilito che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza del termine di pagamento e non dalla dichiarazione dei redditi. Inoltre, la mancata compilazione del quadro RR non costituisce un occultamento doloso se il reddito è stato comunque dichiarato, poiché l'ente può scoprirlo con i normali controlli. L'INPS perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde sul quadro RR
L'ente previdenziale ha richiesto a una Libera Professionista il pagamento dei contributi per la Gestione separata relativi all'anno 2011. L'ente sosteneva che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi avesse sospeso la prescrizione per doloso occultamento del debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza del termine di pagamento e non dalla dichiarazione dei redditi. Inoltre, l'omessa compilazione del quadro RR non costituisce un automatico occultamento doloso del debito, poiché il reddito era comunque verificabile tramite i controlli ordinari. L'ente previdenziale perde la causa.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: INPS perde la causa
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi per l'anno 2011 alla Gestione Separata. L'avvocato, non iscritto alla Cassa Forense per motivi di reddito, ha eccepito la prescrizione quinquennale, poiché la richiesta dell'ente previdenziale è giunta oltre i cinque anni dalla scadenza del pagamento. L'INPS ha sostenuto che la mancata compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere la prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che la mancata compilazione del quadro non equivale a un occultamento doloso. Di conseguenza, la prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla scadenza del termine di pagamento e il credito dell'INPS è definitivamente estinto.
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Giudizio abbreviato: il cambio di avvocato non salva i termini
L'Imputato, condannato per detenzione di stupefacenti, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato accoglimento della richiesta di giudizio abbreviato. La difesa sosteneva che il termine di quindici giorni per richiedere il rito speciale dovesse decorrere nuovamente da capo a seguito della rinuncia del difensore di fiducia e della conseguente notifica del decreto al nuovo difensore d'ufficio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il termine per proporre il giudizio abbreviato decorre esclusivamente dalla prima notifica del decreto di giudizio immediato all'imputato e al difensore originario. Il mutamento del difensore non comporta alcuna proroga o riapertura dei termini, che sono tassativi e non prorogabili. Di conseguenza, la richiesta tardiva è stata dichiarata inammissibile e la condanna è stata confermata.
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Opposizione a cartella esattoriale: conta la conoscenza reale
Il Contribuente ha proposto opposizione a cartella esattoriale per contributi previdenziali non versati all'ente previdenziale. La Corte d'Appello ha dichiarato il ricorso tardivo perché depositato oltre il termine di quaranta giorni. Il Contribuente ha sostenuto che la notifica fosse inesistente poiché l'atto era stato inserito in busta aperta nella cassetta delle lettere da un soggetto ignoto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'onere di provare la tempestività dell'opposizione grava sul destinatario se quest'ultimo ammette di aver avuto conoscenza legale dell'atto in una data precisa e non contesta formalmente l'inesistenza della notifica. Il Contribuente perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Prescrizione contributi gestione separata: proroga salva l’INPS
Una professionista, iscritta all'Albo Forense ma non alla relativa Cassa, si è opposta a un avviso di addebito dell'INPS per il pagamento dei contributi previdenziali. La Corte d'Appello ha ritenuto prescritta la pretesa dell'ente, fissando la decorrenza del termine al 16 giugno 2010. L'INPS ha fatto ricorso, sostenendo che un decreto ministeriale avesse prorogato la scadenza dei pagamenti al 6 luglio 2010, rendendo tempestiva la richiesta inviata il 1° luglio 2015. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la proroga dei termini di versamento sposta in avanti anche il giorno di inizio della prescrizione contributi gestione separata. Di conseguenza, la richiesta dell'ente previdenziale è legittima e tempestiva, poiché inviata prima della scadenza del termine quinquennale prorogato.
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Giuramento decisorio: la firma della parte salva il compenso
Due professionisti hanno richiesto il pagamento delle proprie competenze a una cliente, la quale ha eccepito la prescrizione presuntiva del credito. Per superare tale eccezione, i professionisti hanno deferito il giuramento decisorio. Il Tribunale ha ritenuto inammissibile il giuramento perché proposto dal difensore privo di procura speciale. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dei professionisti, stabilendo che il giuramento decisorio è valido se l'atto istruttorio che lo contiene risulta sottoscritto personalmente dalle parti, anche senza una procura speciale del difensore. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Eccesso di potere giurisdizionale: errore o limite del giudice?
Una società immobiliare, successivamente fallita, ha impugnato davanti al Consiglio di Stato una dichiarazione di inizio attività (DIA) edilizia. Il Consiglio di Stato ha dichiarato il ricorso tardivo e improcedibile. Il Fallimento ha quindi proposto ricorso alle Sezioni Unite della Cassazione, lamentando un eccesso di potere giurisdizionale per presunti errori procedurali e per un asserito diniego di giustizia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che gli errori nell'individuazione dei termini processuali o nella qualificazione di un atto amministrativo costituiscono semplici errori di giudizio o di procedura. Tali vizi non integrano un eccesso di potere giurisdizionale, il quale si verifica solo quando il giudice speciale travalica i limiti esterni della propria giurisdizione, invadendo ambiti riservati ad altri poteri dello Stato.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: l’INPS perde il round
L'Istituto Previdenziale ha richiesto a un ingegnere il pagamento dei contributi per l'anno 2008 alla Gestione Separata. Il professionista si è opposto eccependo la prescrizione dei contributi previdenziali, poiché la richiesta era giunta oltre i cinque anni dalla scadenza originaria. L'ente ha sostenuto che l'omessa compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere il termine. La Corte d'Appello ha respinto la tesi dell'ente, rilevando che il professionista aveva comunque presentato la dichiarazione dei redditi compilando il quadro RE. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa alla Sezione ordinaria per chiarire se la proroga dei termini di versamento fiscale influisca sulla decorrenza della prescrizione e se tale questione sia rilevabile d'ufficio.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: silenzio o dolo
L'INPS ha richiesto a un avvocato, non iscritto alla Cassa forense, il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009. La Corte d'appello ha dichiarato prescritto il credito dell'ente. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la mancata compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un doloso occultamento del debito, idoneo a sospendere la prescrizione. La Suprema Corte, rilevando la necessità di approfondire la rilevabilità d'ufficio della corretta decorrenza del termine di prescrizione e l'impatto delle proroghe fiscali, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Con questa decisione, la causa è stata rimessa alla Sezione Quarta civile per una decisione in pubblica udienza, lasciando aperta la questione sulla prescrizione contributi Gestione Separata.
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Denuncia gravi difetti: condominio vince contro il costruttore
Un condominio ha riscontrato gravi infiltrazioni d'acqua nei garage interrati e ha promosso un'azione legale contro la società costruttrice. Quest'ultima ha eccepito la decadenza del condominio, sostenendo che i vizi erano noti da oltre un anno prima della contestazione scritta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società costruttrice, confermando che il termine annuale per la denuncia gravi difetti decorre solo dal momento in cui il danneggiato acquisisce una piena e oggettiva consapevolezza della gravità del problema e del collegamento causale con i difetti di costruzione, conoscenza che spesso si consolida solo dopo il deposito di una perizia tecnica specialistica. La società costruttrice è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Prescrizione contributi Gestione separata: la proroga salva l’INPS
Una professionista, non iscritta alla Cassa Forense, ometteva il versamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009 alla Gestione separata dell'ente previdenziale. L'ente richiedeva il pagamento con una nota ricevuta il 2 luglio 2015. La Corte d'appello dichiarava prescritto il credito, calcolando il termine quinquennale dalla scadenza ordinaria del 16 giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che la prescrizione contributi Gestione separata decorre dalla scadenza effettiva del pagamento, tenendo conto anche dei differimenti di legge. Nel caso specifico, un decreto ministeriale aveva prorogato la scadenza al 6 luglio 2010 per i contribuenti soggetti agli studi di settore. Di conseguenza, la richiesta di pagamento del 2 luglio 2015 è tempestiva poiché notificata prima del compimento dei cinque anni. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: INPS battuto sul tempo
Un professionista contesta l'iscrizione d'ufficio alla Gestione separata INPS e la richiesta di pagamento dei contributi per l'anno 2013, eccependo la prescrizione quinquennale. La Corte d'appello respinge l'eccezione, ritenendo che la proroga di pagamento al 20 agosto 2013 (con maggiorazione dello 0,40%) avesse spostato in avanti l'inizio del termine di prescrizione, rendendo tempestiva la richiesta dell'INPS del 31 luglio 2018. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del professionista, stabilendo che la dilazione onerosa non sposta il termine iniziale della prescrizione, che decorre invece dalla prima scadenza non onerosa (8 luglio 2013). Di conseguenza, la prescrizione contributi Gestione Separata si era già compiuta prima della richiesta dell'INPS. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga salva l’INPS
Un Libero Professionista, iscritto all'Albo ma non alla cassa di categoria, si opponeva alla richiesta dell'Ente Previdenziale per il pagamento dei contributi del 2009. La Corte d'Appello dichiarava prescritti i contributi, ritenendo che il termine di cinque anni decorresse dalla scadenza ordinaria del 16 giugno 2010. La Cassazione accoglie il ricorso dell'Ente Previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione Separata decorre dal termine di pagamento effettivamente prorogato dalle norme tributarie (nel caso specifico, il 6 luglio 2010). Di conseguenza, la richiesta di pagamento inviata dall'Ente era tempestiva. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Truffa contrattuale: il doppio incasso che riapre il risarcimento
Il caso riguarda una truffa contrattuale commessa dal Venditore ai danni dell'Acquirente durante la vendita di un macchinario agricolo. Il Venditore ha ceduto il credito a una banca e, contemporaneamente, ha fatto stipulare all'Acquirente un finanziamento per lo stesso importo, incassando due volte la somma. La Corte d'Appello aveva dichiarato il reato prescritto, collocando la consumazione alla data della cessione del credito. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Acquirente, stabilendo che la truffa contrattuale si consuma solo quando si verifica l'effettivo danno economico per la vittima, ovvero alla firma del finanziamento. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente agli effetti civili, rinviando la decisione al giudice civile per il risarcimento dei danni.
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Equa riparazione: revocazione e termini scaduti per il ricorso
Una cittadina ha richiesto l'equa riparazione per l'irragionevole durata di un processo esecutivo immobiliare. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la domanda perché presentata oltre il termine di sei mesi dalla sentenza di Cassazione del 2015. La ricorrente sosteneva che il termine dovesse decorrere dalla successiva decisione sulla revocazione del 2018. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la pendenza del giudizio di revocazione non impedisce il passaggio in giudicato della sentenza principale. Di conseguenza, il termine per chiedere l'equa riparazione decorre inderogabilmente dal deposito della sentenza di legittimità originaria, rendendo tardiva la richiesta della cittadina.
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Querela di falso: firma contestata ma il fisco vince comunque
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società di persone e ai suoi soci. La società ha impugnato l'atto oltre il termine di sessanta giorni. Il rappresentante legale sosteneva di non aver firmato la ricevuta postale di notifica. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'avviso di ricevimento del servizio postale fa piena prova fino a querela di falso. Non basta dichiarare di non riconoscere la firma per annullare la notifica; è necessario avviare una formale querela di falso. Poiché la società non ha proposto tale azione, il ricorso è stato dichiarato tardivo e l'accertamento societario è diventato definitivo. Di conseguenza, anche i soci subiscono gli effetti di tale definitività per il maggior reddito loro imputato.
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Scadenza del termine di sabato: l’appello di lunedì è valido
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato tardivo il suo appello contro l'annullamento di una cartella esattoriale emessa nei confronti di una società. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'ufficio pubblico, chiarendo le regole sul computo dei termini. Nel caso specifico, calcolando il termine annuale e la sospensione feriale di quarantasei giorni, la scadenza cadeva di sabato. La Corte ha stabilito che la scadenza del termine di sabato comporta la proroga automatica al primo giorno lavorativo successivo, ovvero il lunedì. Di conseguenza, l'appello spedito il lunedì tramite posta è pienamente tempestivo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame del merito.
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Iscrizione al catasto: si paga anche a lavori non finiti
Una società di costruzioni ha contestato un avviso di accertamento per il pagamento dell'imposta comunale sugli immobili (ICI). L'immobile era stato registrato in catasto a febbraio 2011, ma i lavori erano terminati solo ad aprile dello stesso anno. La società sosteneva che l'imposta fosse dovuta solo dalla fine dei lavori. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che l'iscrizione al catasto rappresenta un presupposto sufficiente e autonomo per l'applicazione della tassa. Di conseguenza, l'obbligo di pagamento decorre dalla data di accatastamento, anche se i lavori di costruzione non sono ancora formalmente conclusi e l'immobile non è abitabile. La Cassazione ha quindi respinto il ricorso della società, confermando che l'iscrizione al catasto fa scattare immediatamente il tributo.
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Diritto alla pensione salvo: la decadenza colpisce solo i ratei
Una lavoratrice ha chiesto il riconoscimento del proprio diritto alla pensione di vecchiaia. L'INPS ha eccepito la decadenza dall'azione giudiziaria. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la domanda ritenendo l'intero diritto estinto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della lavoratrice, chiarendo che la decadenza non colpisce il diritto alla pensione in sé, che è imprescrittibile, ma si applica esclusivamente ai singoli ratei maturati prima dell'avvio della causa. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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