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Dies A Quo — Anno 2022

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608 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Dies A Quo

Provvedimenti

Gestione Separata INPS: contributi dovuti ma sanzioni annullate
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento di contributi e sanzioni per l'anno 2009 tramite iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata INPS, non avendo il legale raggiunto i requisiti reddituali per l'iscrizione alla Cassa Forense. Il professionista ha impugnato la richiesta eccependo la prescrizione del credito, l'errata base imponibile e l'illegittimità delle sanzioni per incertezza della legge. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo contributivo sull'intero reddito prodotto e la tempestività della richiesta dell'ente, ma ha accolto il ricorso sulle sanzioni civili: per i periodi anteriori al 2011 le sanzioni non sono dovute.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: proroga salva l’INPS
Un professionista ha contestato una richiesta di pagamento dell'ente previdenziale, sostenendo l'avvenuta prescrizione dei crediti per l'anno 2009. I giudici territoriali hanno accolto la tesi del lavoratore, escludendo l'effetto proroga stabilito dal governo per i versamenti fiscali. L'ente ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'istituto previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla data effettiva di scadenza del pagamento, comprensiva delle proroghe governative (DPCM) per i settori soggetti a studi di settore. I giudici hanno chiarito che i decreti della Presidenza hanno pieno valore normativo e si applicano a tutti i contribuenti dell'attività economica di riferimento, anche senza adesione diretta al regime fiscale ordinario.
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Prescrizione contributi Gestione separata: vince la proroga INPS
Un ingegnere libero professionista non versava i contributi previdenziali per l'anno 2008. L'Ente previdenziale notificava la richiesta di pagamento il 4 luglio 2014. I giudici di merito dichiaravano estinto il debito ritenendo superato il termine di cinque anni decorrente dal 16 giugno 2009. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Istituto e ribalta l'esito. La Suprema Corte afferma che la prescrizione contributi Gestione separata decorre dalla scadenza effettiva del versamento, includendo i rinvii disposti dai decreti governativi. La proroga fiscale al 6 luglio 2009 rende tempestiva la diffida e impedisce la cancellazione del credito.
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Prescrizione contributi previdenziali: proroga e conteggio
L'Ente Previdenziale richiede a una professionista il pagamento dei debiti contributivi per l'anno 2009. I giudici di merito dichiarano estinto il debito per prescrizione contributi previdenziali, individuando il termine iniziale di pagamento al 16 giugno 2010 e ritenendo tardivo l'atto interruttivo del 30 giugno 2015. L'Ente ricorre in Cassazione contestando la mancata sospensione del termine. La Suprema Corte accoglie il ricorso: un decreto ministeriale aveva prorogato la scadenza dei versamenti al 6 luglio 2010. Di conseguenza, la richiesta di pagamento del 30 giugno 2015 risulta tempestiva. Il giudice di legittimità può correggere d'ufficio la data iniziale della prescrizione quando la questione resta aperta.
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Agevolazioni fiscali terreni agricoli: stop al Fisco
Una contribuente acquista terreni agricoli richiedendo le agevolazioni fiscali terreni agricoli e dichiarando il possesso immediato della qualifica di Imprenditore Agricolo Professionale. Il Fisco registra l'atto nel 2009. Successivamente, rilevata l'assenza del certificato comprovante la qualifica, l'Agenzia delle Entrate notifica un avviso di liquidazione nel 2014 per recuperare le imposte ordinarie. La contribuente impugna l'atto eccependo la decadenza triennale dell'amministrazione finanziaria. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della contribuente. Se l'acquirente dichiara di possedere già i requisiti all'atto della stipula, il Fisco deve pretendere subito il certificato e ha tre anni dalla registrazione per contestare l'omissione. Trascorsi cinque anni, il potere di accertamento è decaduto e la richiesta impositiva viene definitivamente annullata.
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Prescrizione contributi Gestione separata: proroga salva l’INPS
L'Ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei versamenti previdenziali per l'anno 2008. I giudici di merito hanno annullato la richiesta, dichiarando estinto il credito per prescrizione contributi Gestione separata sul presupposto che il termine decorresse dal 16 giugno 2009. L'Ente ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Ente, chiarendo che la proroga fiscale estende la scadenza al 6 luglio 2009 e sposta in avanti la decorrenza della prescrizione. Il giudice può ricalcolare d'ufficio la data iniziale senza ostacoli di giudicato.
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Termine notifica sanzioni lavoro: quando scatta la decadenza
La Corte di Cassazione ha confermato la validità della sanzione pecuniaria inflitta a una datrice di lavoro dall'Ispettorato del Lavoro. La datrice contestava la violazione del termine notifica sanzioni lavoro, sostenendo che l'organo ispettivo avesse superato i novanta giorni previsti dalla legge dal primo atto di indagine. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che il termine di decadenza per la notifica della violazione non decorre dalla prima verifica materiale, ma dal momento in cui l'amministrazione conclude l'acquisizione e la valutazione completa di tutti gli elementi istruttori necessari ad accertare l'illecito.
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Prescrizione contributi Gestione separata e proroga dei termini
L'Ente previdenziale ha richiesto a un Professionista il versamento dei contributi previdenziali non corrisposti. Il Professionista ha eccepito l'estinzione del debito per decorso del tempo. La Corte territoriale ha accolto l'eccezione, calcolando il termine dalla data ordinaria di versamento. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici hanno stabilito che la prescrizione contributi Gestione separata inizia a decorrere dalla reale data di scadenza del pagamento, includendo i differimenti e le proroghe disposti dai decreti governativi. Inoltre, la contestazione in appello mantiene aperta l'intera questione estintiva, consentendo al giudice di rideterminare d'ufficio il giorno iniziale del conteggio senza incorrere in preclusioni processuali. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso dell'Ente previdenziale, annullando la sentenza impugnata.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: proroga salva l’ente
Un libero professionista contestava la richiesta di pagamento dell'ente previdenziale per i redditi prodotti nel 2009. I giudici di merito avevano dichiarato estinto il debito per prescrizione contributi Gestione Separata, calcolando il termine di cinque anni a partire dal 16 giugno 2010. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto le ragioni dell'ente. I giudici hanno chiarito che un decreto ministeriale aveva prorogato la scadenza del versamento al 6 luglio 2010 per i contribuenti soggetti a studi di settore. La richiesta di pagamento notificata il 1° luglio 2015 è quindi tempestiva. Il giudice può correggere d'ufficio la data iniziale della prescrizione senza violare i limiti del processo.
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Prescrizione della pena tra indulto revocato e mancata notifica
Un condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione la prescrizione della pena dell'arresto inflitta anni prima, sostenendo che l'indulto originariamente concesso non avesse mai prodotto effetti perché mai notificato formalmente. Di conseguenza, secondo la tesi difensiva, il decorso del tempo avrebbe dovuto estinguere la sanzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'omessa notifica non invalida il beneficio della clemenza né blocca la sua successiva revoca per commissione di un nuovo reato. Il termine per la prescrizione della pena comincia a decorrere unicamente dal momento in cui diviene definitiva la nuova sentenza di condanna che revoca di diritto l'indulto, impedendo così la maturazione dell'estinzione richiesta.
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Rimborso delle accise: versamento e bilancio ribaltano l’esito
Un'azienda fornitrice di energia ha richiesto il rimborso delle accise versate sul gas naturale destinato alla produzione elettrica, ritenendole indebite in base alle norme europee. I giudici tributari regionali avevano accolto la domanda, considerando tempestiva l'istanza rispetto alla dichiarazione annuale ed escludendo la traslazione del costo sui clienti. L'amministrazione finanziaria ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto le censure erariali: trattandosi di imposte non dovute fin dall'origine, il termine di decadenza biennale decorre dalla data del singolo versamento e non dalla dichiarazione annuale. Inoltre, i giudici devono esaminare i bilanci societari per verificare se l'onere tributario sia confluito nel prezzo finale praticato all'utente. La decisione impugnata è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi previdenziali: proroga e conteggio
L'Ente Previdenziale richiede a un Libero Professionista i contributi dovuti alla Gestione Separata per l'anno 2008. Il Professionista eccepisce l'estinzione del debito per decorso del tempo. I giudici di merito accolgono l'eccezione, fissando l'inizio del termine al 16 giugno 2009 e dichiarando inefficace la richiesta dell'Ente giunta il 1° luglio 2014. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. La prescrizione contributi previdenziali decorre dal termine effettivo di versamento, differito per legge al 6 luglio 2009 tramite decreto ministeriale per le attività soggette a studi di settore. Il giudice deve individuare d'ufficio la corretta scadenza iniziale senza vincoli di giudicato interno. L'Ente vince il ricorso e la causa torna in Corte d'appello.
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Abuso edilizio e prescrizione: immobile grezzo e reato attivo
Un proprietario ha impugnato la condanna per reati edilizi sostenendo che l'immobile fosse già completato nel 2012 e che fosse quindi decorso il termine per estinguere il reato. Gli accertamenti della Polizia Municipale hanno però dimostrato che nel 2016 l'edificio risultava ampiamente modificato e ancora parzialmente al grezzo. Il tema centrale riguarda il rapporto tra abuso edilizio e prescrizione. I giudici hanno chiarito che la costruzione abusiva costituisce un'opera unitaria, il cui termine di estinzione decorre unicamente dal completamento integrale di ogni sua parte. Poiché la costruzione risultava ancora incompiuta al momento del controllo, il reato non era prescritto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa della genericità delle censure difensive, confermando la responsabilità penale e condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Licenziamento disciplinare legittimo nonostante la prescrizione
La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità del licenziamento disciplinare intimato da un Ente Pubblico a un dipendente per peculato. L'amministrazione aveva avviato il procedimento disciplinare nel 2002 e lo aveva sospeso in attesa dell'esito del processo penale. Conclusosi il giudizio penale con declaratoria di prescrizione, l'ente ha tempestivamente riattivato la procedura sanzionatoria irrogando il recesso senza preavviso. La Suprema Corte ha chiarito che la prescrizione in sede penale non cancella la gravità dei fatti commessi. I giudici hanno stabilito che ai procedimenti aperti prima della riforma del 2009 si applicano i termini previsti dai contratti collettivi. L'amministrazione può utilizzare le risultanze istruttorie del processo penale per dimostrare la rottura definitiva della fiducia lavorativa, rigettando integralmente le contestazioni del lavoratore.
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Decadenza accertamento TARSU: termini e scissione notifica
L'ente di riscossione ha emesso un avviso di accertamento contro una società per recuperare la tassa sui rifiuti relativa agli anni 2011 e 2012, contestando una dichiarazione inesatta sulle superfici dei locali. I giudici di merito hanno annullato l'atto per entrambi gli anni per intervenuta decadenza accertamento TARSU. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della pretesa per l'annualità 2011, poiché il termine quinquennale era spirato prima dell'invio. Al contrario, la Suprema Corte ha salvato l'atto per l'anno 2012: la spedizione postale è avvenuta entro il 31 dicembre del quinto anno, risultando tempestiva grazie al principio della scissione degli effetti della notificazione, indipendentemente dalla data di ricezione da parte dell'azienda.
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Equa riparazione: calcolo dei tempi e sospensione estiva
Due cittadini chiedono l'equa riparazione per l'eccessiva durata di un processo penale conclusosi con la loro assoluzione. La Corte d'Appello accorda l'indennizzo per il danno morale ma respinge il danno patrimoniale societario e decorre il tempo dalla chiusura delle indagini. I cittadini ricorrono in Cassazione per anticipare il calcolo alla data di un sequestro documentale e ottenere i danni economici. Anche il Ministero contesta la decisione sostenendo l'inapplicabilità della pausa estiva al termine di ricorso. La Corte di Cassazione respinge entrambi i ricorsi. La Corte chiarisce che il tempo rileva solo dalla formale conoscenza dell'accusa e che la sospensione feriale si applica pienamente ai sei mesi per proporre la domanda.
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Distanze legali tra costruzioni: demolito il terrazzo del vicino
Un'impresa immobiliare ha ampliato un terrazzo e un seminterrato, violando le distanze legali rispetto alla proprietà dei vicini. I giudici di merito hanno ordinato la demolizione della parte abusiva e il risarcimento dei danni ai vicini, quantificato in 1.000 euro all'anno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, confermando che l'ampliamento costituisce una nuova costruzione e non una semplice ristrutturazione. Di conseguenza, l'opera deve rispettare le distanze legali tra costruzioni vigenti al momento della sua realizzazione. La Corte ha inoltre confermato il diritto dei vicini al risarcimento del danno per il ridotto godimento della loro proprietà, che può essere dimostrato anche tramite semplici presunzioni. L'impresa immobiliare perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali.
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Equa riparazione fallimento: indennizzo calcolato dalla domanda
Una società creditrice ha chiesto l'equa riparazione fallimento a causa dell'irragionevole durata di una procedura concorsuale a cui aveva partecipato. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, calcolando il ritardo a partire dal deposito della domanda di insinuazione al passivo. Il Ministero della Giustizia ha proposto ricorso, sostenendo che il calcolo dovesse iniziare solo dal decreto di ammissione allo stato passivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero. I giudici hanno stabilito che il tempo si computa dal momento in cui il creditore presenta la domanda di insinuazione, poiché da quel momento egli diventa parte attiva del processo e matura l'aspettativa di veder soddisfatto il proprio credito.
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Equo indennizzo Legge Pinto: i termini non aspettano i ricorsi
Un gruppo di cittadini ha richiesto l'equo indennizzo Legge Pinto per la durata eccessiva di una causa civile iniziata nel 1976 e terminata in Cassazione nel 2014. La domanda è stata presentata oltre i sei mesi dal deposito della sentenza di Cassazione. I cittadini sostenevano che il termine dovesse decorrere solo dopo la scadenza del termine per proporre la revocazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il termine di sei mesi per chiedere l'equo indennizzo Legge Pinto decorre tassativamente dal deposito della sentenza che conclude il giudizio di legittimità. La pendenza del termine per la revocazione non impedisce il passaggio in giudicato della decisione. Di conseguenza, i cittadini hanno perso la causa e sono stati condannati a pagare le spese legali.
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Termini per l’appello penale: ricorso tardivo e condanna
L'Imputato, condannato per il reato di diffamazione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'errato calcolo dei termini per l'appello penale durante la sospensione emergenziale COVID-19. Secondo la difesa, il primo giorno successivo al periodo di sospensione non doveva essere conteggiato nei trenta giorni previsti per l'impugnazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la fine della sospensione coincide con il giorno iniziale non computabile. Di conseguenza, il giorno immediatamente successivo è pienamente libero e va conteggiato. L'appello presentato è stato quindi confermato come tardivo e l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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