LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Dies A Quo — Anno 2022

Pagina 17 di 31

608 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Dies A Quo

Provvedimenti

Responsabilità del liquidatore: crediti salvi o prescritti?
Un creditore ha citato in giudizio gli eredi di un liquidatore societario chiedendo il risarcimento del danno. L'attore contestava la liquidazione del patrimonio e la successiva cancellazione della società dal Registro delle imprese, avvenuta nonostante un contenzioso ancora pendente sul credito vantato. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per intervenuta prescrizione quinquennale del diritto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la responsabilità del liquidatore decorre inderogabilmente dalla data formale di cancellazione dell'ente societario dal Registro delle imprese, momento conoscibile a tutti per presunzione di legge, e non dal successivo esito negativo dell'esecuzione forzata tentata dal creditore.
Continua »
Prescrizione contributi Gestione Separata e proroghe
L'Ente di previdenza ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi dovuti per l'anno 2010. L'atto di richiesta è giunto il 1° luglio 2016. I giudici di merito hanno ritenuto il credito estinto, calcolando la prescrizione contributi Gestione Separata dalla data ordinaria del 16 giugno 2011. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'Ente. Un decreto ministeriale aveva infatti prorogato il termine di pagamento al 6 luglio 2011. Di conseguenza, il conteggio del termine quinquennale parte dalla data effettiva di proroga, rendendo valida e tempestiva la richiesta di pagamento notificata prima di tale scadenza.
Continua »
Prescrizione contributi Gestione separata: proroga salva l’INPS
L'Ente previdenziale ha notificato una diffida di pagamento a un libero professionista per i contributi del 2008. Il giudice territoriale aveva dichiarato estinto il debito per prescrizione, fissando la decorrenza al 16 giugno 2009 e considerando tardivo l'atto notificato il 30 giugno 2014. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'istituto, chiarendo che la prescrizione contributi Gestione separata decorre dall'effettiva scadenza del versamento, inclusi gli slittamenti disposti per legge o regolamento statale. Poiché un apposito decreto governativo aveva prorogato il termine al 6 luglio 2009 per i soggetti sottoposti a parametri fiscali di categoria, la richiesta di pagamento notificata entro i cinque anni risulta tempestiva e valida.
Continua »
Amianto e benefici previdenziali: diritto perso dopo 12 anni
Un lavoratore ha adito le vie legali per ottenere i benefici previdenziali per esposizione all'amianto, sostenendo di aver lavorato a contatto con la fibra nociva per oltre un decennio. L'ente di previdenza ha eccepito l'estinzione dell'azione giudiziaria a causa del decorso del tempo. Il lavoratore aveva presentato istanza amministrativa nel 1997, ma ha depositato il ricorso in tribunale soltanto nel 2009. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente la domanda dell'operaio, confermando che l'azione era colpita da decadenza triennale. Il collegio ha precisato che la maggiorazione per amianto, pur influendo sulla pensione finale, costituisce un beneficio autonomo soggetto a termini perentori di ricorso decorrenti dal silenzio-rifiuto dell'ente previdenziale.
Continua »
Cartella di pagamento incompleta: resta l’onere di impugnazione
L'Agente della Riscossione ha notificato al contribuente una cartella esattoriale per imposte non versate. Il contribuente ha impugnato l'atto oltre i termini ordinari, sostenendo che la notifica riguardava una cartella di pagamento incompleta e priva di alcune pagine, configurando una presunta inesistenza giuridica dell'atto. I giudici di merito hanno respinto il ricorso per tardività. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso. I giudici hanno chiarito che l'omissione di pagine o la carenza di motivazione determinano la mera nullità dell'atto e non la sua inesistenza. Di conseguenza, il contribuente conserva l'onere di proporre ricorso entro il termine perentorio stabilito dalla legge, con conseguente decadenza in caso di impugnazione tardiva.
Continua »
Gestione Separata INPS: contributi dovuti e prescrizione
Un avvocato ha impugnato la richiesta di pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009 avanzata dall'ente previdenziale. Il professionista sosteneva l'insussistenza dell'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS e l'intervenuta prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo contributivo. I giudici hanno chiarito che i versamenti solidaristici alla Cassa di categoria non escludono la tutela previdenziale generale. La Suprema Corte ha inoltre respinto la tesi della prescrizione quinquennale, stabilendo che il differimento dei termini di versamento stabilito con decreto ministeriale sposta in avanti il momento iniziale del decorso dei termini di pagamento.
Continua »
Regolamento preventivo di giurisdizione: i termini per l’appello
Una società privata ha citato in giudizio un Ente Regionale per ottenere il risarcimento dei costi sostenuti per ristrutturare una struttura assistenziale. Il Tribunale ha dichiarato il difetto di giurisdizione a favore del giudice amministrativo. La società ha quindi presentato un regolamento preventivo di giurisdizione, dichiarato però inammissibile perché attivato dopo una sentenza. Successivamente, la società ha proposto appello ordinario, ma la Corte d'Appello lo ha respinto per tardività. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno confermato l'inammissibilità del ricorso definitivo: notificare un regolamento inammissibile dimostra la piena conoscenza della pronuncia e fa scattare il termine breve per impugnare. La società perde la causa e deve rifondere le spese processuali.
Continua »
Prescrizione del reato: stop alla condanna per false generalità
L'Imputato subiva una condanna per spaccio di lieve entità e per aver fornito false generalità a pubblici ufficiali. Il Giudice di secondo grado confermava la responsabilità penale per entrambe le condotte contestate. Il Difensore proponeva ricorso per Cassazione evidenziando il decorso del tempo massimo consentito dalla legge per punire il reato di falsità. La Suprema Corte ha accolto questa specifica doglianza, rilevando l'avvenuta prescrizione del reato di false dichiarazioni prima della pronuncia d'appello. I Giudici di legittimità hanno pertanto annullato senza rinvio la condanna per la falsità e disposto la rideterminazione della pena per la sola detenzione di stupefacenti.
Continua »
Servitù di passaggio: accordi scritti e limiti alle modifiche
Alcuni proprietari hanno citato in giudizio una società vicina lamentando la riduzione di una strada soggetta a servitù di passaggio, causata dalla costruzione di un muretto e dall'installazione di un cancello non automatizzato. I ricorrenti chiedevano l'abbattimento del muro e l'installazione di telecomando e videocitofono. I giudici di merito hanno respinto le domande: il muretto è stato mantenuto per usucapione, decorrendo il termine dal completamento delle opere essenziali, mentre le modifiche al cancello richiedevano l'accordo unanime dei comproprietari stabilito in una convenzione del 1987. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso, confermando la piena validità degli accordi contrattuali e la legittimità della compensazione delle spese processuali.
Continua »
Recupero del credito IVA: il Fisco decade dall’uso dell’F24
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un contribuente un avviso per il recupero del credito IVA relativo al 2011, utilizzato in compensazione nel 2012 e riportato nella dichiarazione presentata nel 2013. Il Fisco sosteneva che il termine di decadenza per l'accertamento decorresse dall'anno di presentazione della dichiarazione (2013). La Corte di Cassazione ha invece respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. I giudici hanno stabilito che il termine di decadenza decorre dal momento dell'effettivo utilizzo del credito tramite modello F24 telematico (2012) e non dalla dichiarazione successiva. L'avviso notificato oltre il quadriennio dall'utilizzo è tardivo ed illegittimo.
Continua »
Prescrizione contributi Gestione Separata: proroga salva l’INPS
Un professionista riceve dall'ente previdenziale una richiesta di pagamento per la contribuzione dovuta all'INPS per l'anno 2009. Il contribuente eccepisce l'estinzione del debito per decorso del tempo. I giudici di merito ritengono tardiva la richiesta dell'istituto, fissando l'avvio del conteggio alla scadenza ordinaria di giugno 2010. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte stabilisce che il termine iniziale coincide con la scadenza effettiva del versamento, la quale era stata prorogata al 6 luglio 2010 da un decreto ministeriale. Di conseguenza, l'avviso di pagamento recapitato al professionista il 30 giugno 2015 risulta tempestivo. La prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla data differita di pagamento, con pieno accoglimento delle ragioni dell'ente creditore.
Continua »
Prescrizione contributi Gestione Separata e proroghe
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi non versati per l'anno 2009. I giudici di merito avevano annullato la richiesta ritenendo scaduto il termine quinquennale di prescrizione contributi Gestione Separata, calcolato a partire dal 16 giugno 2010. L'ente ha impugnato la decisione sostenendo che un decreto governativo aveva differito la scadenza del pagamento al 6 luglio 2010, rendendo tempestiva la richiesta inviata il 2 luglio 2015. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente: la proroga generale dei versamenti sposta in avanti anche il momento iniziale della prescrizione. La richiesta dell'ente è quindi pienamente valida ed efficace.
Continua »
Prescrizione contributi Gestione Separata tra scadenze e proroghe
L'Ente Previdenziale ha richiesto il versamento dei contributi previdenziali per l'anno 2008 a un libero professionista iscritto all'albo ma non alla cassa autonoma. Il Professionista ha contestato l'addebito, sostenendo l'avvenuta prescrizione contributi Gestione Separata per il decorso di cinque anni dal termine originario del 16 giugno 2009. L'Ente ha invece dimostrato di aver notificato la richiesta di pagamento il 3 luglio 2014. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale, stabilendo che la proroga fiscale governativa al 6 luglio 2009 sposta in avanti anche il termine di decorrenza della prescrizione. Di conseguenza, l'avviso di pagamento notificato il 3 luglio 2014 risulta pienamente tempestivo e idoneo a interrompere il termine quinquennale.
Continua »
Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga INPS
L'ente previdenziale richiedeva a un libero professionista il pagamento di somme arretrate per gli anni 2009 e 2010 tramite avviso di addebito. Il professionista contestava la richiesta sostenendo l'intervenuta prescrizione contributi Gestione Separata per il decorso del termine di cinque anni rispetto alla scadenza ordinaria del 16 giugno. L'ente ricorreva per Cassazione sostenendo che appositi decreti governativi avevano prorogato il termine di pagamento al 6 luglio dei rispettivi anni. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente: le proroghe fiscali spostano in avanti il giorno iniziale del conteggio temporale per tutti i soggetti del settore, rendendo tempestivi gli atti di richiesta inviati dall'istituto.
Continua »
Gestione separata INPS: proroghe fiscali e redditi minimi
L'Ente Previdenziale ha richiesto a una libera professionista il versamento dei contributi previdenziali per la Gestione separata INPS relativi ad annualità pregresse. La lavoratrice ha contestato la richiesta eccependo la prescrizione dei crediti e l'esenzione dal versamento per aver prodotto un reddito inferiore a cinquemila euro. I giudici di merito hanno accolto l'opposizione della professionista. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione accogliendo il ricorso dell'Istituto. La Suprema Corte ha chiarito che i decreti di proroga fiscale spostano in avanti anche il termine iniziale della prescrizione contributiva. Inoltre, il reddito modesto non dimostra da solo l'occasionalità del lavoro se sussistono elementi presuntivi di abitualità professionale come la partita IVA e l'iscrizione all'albo.
Continua »
Pignoramento di beni altrui ed equo indennizzo Legge Pinto
Una proprietaria subisce il pignoramento illegittimo di alcuni suoi immobili all'interno di una procedura esecutiva diretta contro un terzo debitore. La proprietaria propone tempestiva opposizione di terzo e il giudice dell'esecuzione dispone la liberazione dei beni nel 2014. Anni dopo, la proprietaria richiede l'equo indennizzo Legge Pinto lamentando la durata irragionevole dell'intera esecuzione forzata, conclusasi nel 2018 per gli altri beni. La Corte di Cassazione respinge definitivamente la richiesta della donna. I giudici chiariscono che il terzo estraneo non è parte della procedura esecutiva principale. Il termine di sei mesi per chiedere l'indennizzo decorreva dall'ordinanza del 2014 che aveva liberato i suoi beni, rendendo tardiva l'azione avviata nel 2018.
Continua »
Scioglimento virtuale del cumulo: accesso alle misure
Un condannato a dodici anni di reclusione ha presentato istanza per ottenere l'ammissione a misure alternative. La pena complessiva derivava da un cumulo comprensivo di delitti comuni e di un reato ostativo. Il Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile la richiesta, sostenendo che l'uomo stesse ancora espiando la pena per il delitto ostativo. La difesa ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la mancata applicazione dello scioglimento virtuale del cumulo. Secondo i calcoli difensivi, la porzione ostativa risultava già interamente scontata, lasciando in esecuzione solo pene per reati ordinari. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha annullato il provvedimento, ribadendo l'obbligo di verificare l'effettiva espiazione della pena ostativa prima di respingere la domanda.
Continua »
Prescrizione del risarcimento antitrust: confermata la decadenza
Un'azienda di telecomunicazioni ha citato in giudizio un colosso concorrente per abuso di posizione dominante, chiedendo i danni per condotta anticoncorrenziale. Il giudice di primo grado ha accolto la domanda, ma la Corte di Appello ha ribaltato il verdetto dichiarando estinto il diritto. La Corte di Cassazione ha confermato l'intervenuta prescrizione del risarcimento antitrust. I giudici hanno chiarito che il termine quinquennale per agire decorre dall'avvio dell'istruttoria dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, momento in cui un operatore diligente del settore è in grado di percepire l'illecito. Inoltre, una semplice missiva che auspica un accordo amichevole non interrompe la prescrizione, poiché non costituisce una formale intimazione di pagamento. L'atto stragiudiziale produce effetti solo al momento della ricezione, risultata in questo caso tardiva. L'azienda danneggiata perde definitivamente il risarcimento milionario.
Continua »
Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga salva l’INPS
L'ente previdenziale ha richiesto a una lavoratrice il pagamento dei contributi dovuti per l'anno 2010. La contribuente ha eccepito l'estinzione del debito per intervenuta prescrizione contributi Gestione Separata, sostenendo il superamento del termine quinquennale di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'istituto previdenziale, affermando che il termine di prescrizione inizia a decorrere dalla data effettiva di pagamento stabilita con decreto di proroga (6 luglio 2011) e non dalla scadenza ordinaria precedente. L'avviso inviato all'inizio di luglio 2016 risulta pertanto pienamente tempestivo ed efficace nell'interrompere i termini di prescrizione.
Continua »
Equo indennizzo per fallimento: lo Stato paga oltre i 6 anni
Un creditore si è insinuato nel passivo di una procedura concorsuale protrattasi per oltre dodici anni. A fronte di tale ingiustificato ritardo, il creditore ha promosso un ricorso contro il Ministero della Giustizia per ottenere l'equo indennizzo per fallimento previsto dalla Legge Pinto. La Corte d'Appello ha riscontrato un ritardo effettivo di sei anni rispetto alla durata standard stabilita dalla legge e ha condannato l'amministrazione statale al risarcimento. Il Ministero ha impugnato la pronuncia dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo che la complessità dell'insolvenza consentisse di allungare i tempi ragionevoli e contestando la ripartizione delle spese. La Suprema Corte ha respinto integralmente il ricorso statale, statuendo che il tetto massimo di sei anni per le procedure fallimentari possiede natura perentoria e inderogabile.
Continua »