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Dies A Quo — Anno 2022

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608 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Dies A Quo

Provvedimenti

Ricorso per Cassazione tardivo: l’INPS perde la causa
L'Ente Previdenziale richiedeva a una Libera Professionista il pagamento dei contributi per la Gestione Separata relativi all'anno 2009. I giudici di merito accertavano la prescrizione quinquennale del credito, poiché l'Ente aveva inviato il sollecito di pagamento oltre il termine di legge. L'Ente decideva di impugnare la decisione sfavorevole davanti ai Supremi Giudici. Tuttavia, la Professionista eccepiva la notifica tardiva dell'impugnazione rispetto al termine perentorio di sessanta giorni dalla notifica della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha confermato il vizio formale e ha dichiarato inammissibile il ricorso per Cassazione tardivo. Di conseguenza, l'Ente ha perso la causa, non potrà più pretendere le somme contestate ed è stato condannato alla refusione delle spese di lite.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: no a proroghe INPS
Una Libera Professionista impugna la richiesta dell'Ente Previdenziale per il pagamento dei contributi omessi relativi all'anno 2013. L'Ente sosteneva la validità della richiesta notificata il 2 agosto 2019, individuando l'inizio del termine di prescrizione al 20 agosto 2014, data di scadenza della proroga con maggiorazione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della lavoratrice, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione Separata decorre dal termine originario ordinario (7 luglio 2014) e non dalla scadenza successiva con interessi. Di conseguenza, il diritto di riscossione dell'Ente risulta prescritto.
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Prescrizione contributi Gestione separata: vale il rinvio fiscale
Un professionista ha contestato all'ente previdenziale la richiesta di pagamento dei contributi dovuti per l'anno 2008. I giudici di merito hanno accolto l'opposizione, ritenendo estinto il debito per decorso del termine quinquennale calcolato a partire dal 16 giugno 2009. L'ente ha proposto ricorso denunciando l'errata individuazione della data iniziale del conteggio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente. I giudici di legittimità hanno chiarito che, in materia di prescrizione contributi Gestione separata, il termine decorre dalla reale scadenza del pagamento, tenendo conto anche dei differimenti disposti con decreto governativo. Poiché un provvedimento governativo aveva prorogato il termine di versamento al 6 luglio 2009 per i soggetti sottoposti agli studi di settore, l'intimazione notificata nel giugno 2014 è tempestiva. Il debito contributivo non è prescritto e la causa torna in appello.
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Decadenza accertamento TARSU: illegittima la richiesta tardiva
La società contribuente ha contestato un avviso di accertamento per la tassa rifiuti dell'anno 2011, notificato dal concessionario della riscossione soltanto alla fine del 2017. L'occupazione dell'immobile era iniziata il 1° gennaio 2011. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento dell'atto impositivo, accogliendo l'eccezione di decadenza accertamento TARSU. La legge impone di presentare la dichiarazione entro il 20 gennaio dello stesso anno se la detenzione inizia prima di tale data. Di conseguenza, il termine quinquennale di decadenza per il Comune scadeva il 31 dicembre 2016. L'atto notificato nel dicembre 2017 è pertanto nullo perché tardivo.
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Riparazione per ingiusta detenzione e silenzio difensivo legittimo
Un imprenditore subisce settanta giorni di arresti domiciliari per presunti reati di corruzione e turbativa d'asta. Il tribunale lo assolve nel merito e la procura rinuncia all'appello. L'interessato richiede la riparazione per ingiusta detenzione, ottenendo quattordicimila euro dalla Corte di Appello. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ricorre in Cassazione eccependo la tardività della domanda, l'insussistenza di un proscioglimento reale e la colpa grave dell'indagato per essersi avvalso della facoltà di non rispondere. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso statale. I giudici confermano la tempestività del calcolo del biennio dal passaggio in giudicato formale e ribadiscono che il legittimo silenzio difensivo durante l'interrogatorio non ostacola affatto il diritto all'indennizzo.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga salva l’INPS
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il versamento dei contributi per l'anno 2009, notificando l'atto il 30 giugno 2015. I giudici di merito avevano respinto la domanda dell'istituto, ritenendo che il debito fosse estinto per il decorso del termine quinquennale a partire dal 16 giugno 2010. L'ente ha proposto ricorso evidenziando come un decreto ministeriale avesse differito il termine ordinario di pagamento al 6 luglio 2010 per i contribuenti soggetti a studi di settore. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente. Il termine per la prescrizione contributi Gestione Separata inizia infatti a decorrere dalla data di scadenza effettiva del pagamento, comprensiva della proroga generale senza maggiorazioni. L'atto interruttivo risulta quindi pienamente tempestivo.
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Prescrizione del credito nel concordato: la Cassazione
Una società cessionaria di crediti bancari chiedeva l'ammissione al passivo del fallimento di una società debitrice. Il giudice delegato e il Tribunale respingevano la richiesta per decorso del tempo, ritenendo estinto il debito. La creditrice impugnava la decisione in Cassazione. Gli Ermellini hanno ribaltato la pronuncia, stabilendo che la prescrizione del credito nel concordato rimane bloccata finché il credito resta temporaneamente inesigibile durante l'esecuzione del piano concordatario omologato.
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Rivalutazione contributiva per amianto: stop al ricorso
Un lavoratore ha agito in giudizio per ottenere il beneficio della rivalutazione contributiva per amianto a seguito dell'attività lavorativa svolta. I giudici di secondo grado hanno respinto la richiesta, dichiarando il diritto ormai prescritto. Il conteggio del termine di dieci anni partiva infatti dalla data di presentazione della domanda all'istituto assicuratore e non dal provvedimento finale. Il lavoratore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando il calcolo della prescrizione. Prima dell'adunanza camerale, il ricorrente ha notificato un atto formale di rinuncia al ricorso. I Supremi Giudici hanno confermato l'efficacia immediata della rinuncia, dichiarando estinto il giudizio e disponendo la compensazione integrale delle spese tra le parti.
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Incarichi extra lavorativi non autorizzati: stop al dipendente
Un dipendente pubblico a tempo pieno ha svolto per anni attività professionali esterne per committenti pubblici e privati senza richiedere la prescritta autorizzazione all'ente di appartenenza. La Corte dei conti ha condannato il lavoratore a risarcire il danno subito dall'amministrazione per la violazione dell'obbligo di esclusività. Il dipendente ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la giurisdizione del giudice contabile e lamentando la prescrizione del diritto al risarcimento. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore. Gli incarichi extra lavorativi non autorizzati comportano l'obbligo di riversare i compensi indebitamente percepiti. La Cassazione ha ribadito che la contestazione sulla giurisdizione era preclusa per mancata impugnazione tempestiva e che la valutazione sui termini di prescrizione spetta pienamente al giudice contabile senza travalicare i poteri della legge.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga vince
L'Ente Previdenziale ha richiesto a una professionista il pagamento dei contributi dovuti per l'anno 2008 alla Gestione Separata, notificando l'atto il 30 giugno 2014. I giudici territoriali avevano dichiarato estinto il credito per prescrizione contributi Gestione Separata, individuando il termine iniziale di decorrenza nel 16 giugno 2009. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito, accogliendo il ricorso dell'ente pubblico. I Giudici hanno chiarito che un decreto statale aveva prorogato la scadenza dei versamenti al 6 luglio 2009 per i contribuenti soggetti a studi di settore. Di conseguenza, il termine quinquennale decorreva da tale data differita e la richiesta dell'ente, recapitata il 30 giugno 2014, risultava tempestiva e pienamente valida.
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Rimborso contrassegni SIAE: il termine decorre dal pagamento
Una società commerciale ha richiesto il rimborso dei contrassegni SIAE versati prima del 2009, sostenendo l'illegittimità del prelievo per contrasto con le norme europee. L'impresa riteneva che il termine di due anni per l'istanza decorresse dalla sentenza di annullamento emessa dal Consiglio di Stato nel 2012. L'ente impositore ha respinto la domanda per tardività. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, stabilendo che il termine per il rimborso contrassegni SIAE decorre dal giorno del pagamento effettivo e non dalle decisioni giudiziarie successive. L'esistenza di un regolamento illegittimo costituiva solo un ostacolo di fatto, poiché il contribuente poteva agire subito chiedendone la disapplicazione al giudice tributario. La società perde la causa ed è condannata al pagamento delle spese legali.
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Rimborso tributi indebiti: la decadenza decorre dal versamento
Una società commerciale ha richiesto all'Ente di gestione del diritto d'autore la restituzione delle somme versate tra il 2002 e il 2009 per l'acquisto di contrassegni obbligatori sui supporti multimediali. La pretesa si fondava sull'annullamento giudiziale della disciplina nazionale contraria alle direttive europee. L'Ente ha eccepito la tardività della domanda. La Suprema Corte ha confermato il rigetto della richiesta di rimborso tributi indebiti. I giudici hanno stabilito che il termine biennale di decadenza decorre dal momento dell'effettivo versamento delle somme e non dalla successiva sentenza amministrativa o comunitaria che ne sancisce l'illegittimità, poiché il contribuente poteva agire immediatamente chiedendo la disapplicazione della norma illegittima.
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Fondo di garanzia INPS: stipendi tutelati con la conciliazione
Una lavoratrice chiede l'intervento del Fondo di garanzia INPS per ottenere le ultime tre mensilità retributive non pagate dal datore di lavoro dichiarato fallito. L'ente previdenziale respinge la domanda sostenendo che i crediti non ricadono nell'arco temporale annuale previsto dalla legge. La Corte d'Appello riconosce invece il diritto della dipendente, valorizzando la precedente richiesta del tentativo di conciliazione conclusosi con verbale esecutivo. La Corte di Cassazione conferma questa decisione e respinge il ricorso dell'ente. I giudici stabiliscono che la data della richiesta di conciliazione, se sfocia in un valido titolo esecutivo, costituisce il momento utile per calcolare a ritroso i dodici mesi di copertura. Di conseguenza, la lavoratrice ottiene il pagamento integrale delle mensilità arretrate.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: INPS perde il credito
L'Ente Previdenziale richiedeva a un Professionista il versamento dei contributi per l'anno 2011, inviando la richiesta solo ad agosto 2017. Il Professionista eccepiva l'estinzione del debito per decorso del termine quinquennale. L'Istituto sosteneva invece la sospensione della prescrizione per doloso occultamento, causata dalla mancata compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha stabilito che la semplice omissione della compilazione del quadro fiscale non equivale a una condotta fraudolenta diretta a nascondere il debito. Di conseguenza, il conteggio temporale parte dalla data di scadenza del pagamento originario e la prescrizione contributi Gestione Separata si compie integralmente, annullando ogni pretesa dell'ente.
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Termine a difesa del contribuente: il Fisco vince in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento IVA a una società dopo un'ispezione in sede. I giudici tributari hanno annullato l'atto, ritenendolo emesso prima del dovuto rispetto alla chiusura della procedura transattiva. Il Fisco ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo delle tempistiche. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. Il termine a difesa del contribuente di sessanta giorni decorre unicamente dal rilascio del verbale di chiusura delle operazioni di verifica nei locali aziendali. La successiva apertura o chiusura di un procedimento transattivo non azzera né fa ripartire da capo detto periodo di garanzia. La causa torna quindi al giudice di secondo grado per una nuova decisione.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: INPS perde la causa
L'ente previdenziale ha richiesto a una professionista il pagamento dei contributi per l'anno 2011 tramite iscrizione d'ufficio. La richiesta di pagamento è arrivata alla contribuente nell'agosto 2017. L'ente sosteneva che la mancata compilazione del quadro relativo ai contributi nella dichiarazione dei redditi avesse nascosto con dolo il debito, bloccando così il decorso del tempo utile per la riscossione. La Suprema Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della professionista. I giudici hanno chiarito che la semplice omissione della compilazione fiscale non costituisce una frode automatica. Il termine di cinque anni decorre dalla data di scadenza del versamento e non dalla dichiarazione. Di conseguenza, la Corte ha accertato la piena prescrizione contributi Gestione Separata, annullando definitivamente il debito richiesto.
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Abuso edilizio: condanna annullata per prescrizione
Un cittadino subisce una condanna penale per la costruzione non autorizzata di un fabbricato e di un terrazzino in zona sismica. L'imputato ricorre per Cassazione, sostenendo che le opere erano terminate anni prima dell'accertamento e che il tempo massimo per punire l'illecito fosse ormai trascorso. I giudici di merito avevano invece calcolato il termine partendo solo dalla data del sopralluogo delle autorità, ignorando le prove sulla fine dei lavori. La Corte di Cassazione accoglie le ragioni del ricorrente in ordine al computo temporale. I giudici supremi stabiliscono che la prescrizione dei reati edilizi decorre dalla conclusione effettiva dei lavori e non dal giorno del controllo. Nel dubbio sulla data esatta, si applica il principio del favore per l'imputato. La Suprema Corte annulla la condanna senza rinvio per estinzione dei reati.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: l’INPS perde
L'Ente Previdenziale richiedeva a un libero professionista il pagamento dei contributi non versati per l'anno 2005. La richiesta di pagamento era giunta al professionista il 22 giugno 2011. Il giudice di appello riteneva valida la richiesta, calcolando il termine quinquennale dalla scadenza con maggiorazione dello 0,40% fissata al 20 luglio 2006. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. Il calcolo della prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla scadenza naturale e originaria di legge del 20 giugno 2006. La proroga con maggiorazione costituisce solo una facilitazione di pagamento e non sposta il termine iniziale della prescrizione. La Suprema Corte dichiara quindi estinto il credito contributivo per decorso dei cinque anni.
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Rivalutazione contributiva amianto: decorrenza e prescrizione
Un lavoratore ha richiesto all'ente previdenziale l'adeguamento della propria pensione tramite i benefici previsti per l'esposizione professionale a sostanze nocive. I giudici territoriali hanno accolto la domanda, rigettando l'eccezione di prescrizione decennale sollevata dall'ente: per la Corte d'appello, infatti, il termine decorreva dalla data del pensionamento, momento di fine dell'esposizione. L'ente ha impugnato la decisione in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, chiarendo che il diritto alla rivalutazione contributiva amianto è autonomo rispetto al trattamento pensionistico. Di conseguenza, il termine di prescrizione non inizia a decorrere con il pensionamento, bensì dal momento esatto in cui l'interessato ha acquisito, o avrebbe potuto acquisire, la piena consapevolezza di essere stato esposto oltre i limiti di legge.
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Equo premio invenzione dipendente: vittoria contro la società
Un lavoratore ha sviluppato una soluzione tecnica innovativa durante il proprio rapporto lavorativo. L'azienda datrice ha ceduto i diritti su tale scoperta a società collegate del gruppo estero, le quali hanno poi ottenuto brevetti internazionali. L'inventore ha quindi richiesto il pagamento dell'equo premio invenzione dipendente. La società datrice si è opposta sostenendo che l'attività inventiva rientrasse nelle mansioni ordinarie, che il brevetto fosse intestato a soggetti terzi e che il diritto fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando che il compenso spetta anche se il brevetto è stato rilasciato a terzi cessionari, che la prescrizione decennale decorre dal rilascio del brevetto e che i generici bonus aziendali non escludono la natura straordinaria dell'invenzione.
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