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Dies A Quo — Anno 2022

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608 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Dies A Quo

Provvedimenti

Imputazione dei pagamenti: se manca la prova il creditore perde
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Società Fornitrice contro la revoca di un decreto ingiuntivo emesso nei confronti del Farmacista. La Società Fornitrice pretendeva il pagamento di oltre centomila euro per fatture asseritamente insolute e interessi moratori. Tuttavia, a fronte di cospicui pagamenti già effettuati dal debitore, la creditrice non ha fornito la prova specifica dell'imputazione dei pagamenti alle singole fatture, né il calcolo dettagliato degli interessi e della sorte capitale residua. La Suprema Corte ha confermato che spetta al creditore dimostrare con esattezza come sono state imputate le somme ricevute per poter pretendere un saldo ulteriore. Di conseguenza, la Società Fornitrice perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Gestione separata INPS: omissione o evasione contributiva?
Una Libera Professionista si oppone all'avviso di addebito dell'INPS per omessi contributi relativi all'anno 2009. La Corte d'Appello riconosce l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS, ma qualifica la violazione come semplice omissione e non evasione, escludendo l'intento doloso. Sia l'INPS sia la professionista propongono ricorso in Cassazione sollevando questioni sulla prescrizione e sull'abitualità dell'attività. La Suprema Corte, rilevando un errore procedurale dovuto all'omesso esame del ricorso dell'INPS nella proposta iniziale del relatore, decide con ordinanza interlocutoria di rinviare la causa a nuovo ruolo per formulare una nuova proposta.
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Risarcimento danni per mancata prelazione: no se c’è silenzio
Un inquilino di un immobile commerciale ha chiesto il risarcimento danni per mancata prelazione dopo che i proprietari hanno venduto il locale a un terzo senza informarlo. L'inquilino, avendo scoperto la vendita oltre il termine di sei mesi per riscattare il bene, ha accusato i venditori di averlo tenuto intenzionalmente all'oscuro. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta. I giudici hanno stabilito che il semplice silenzio del proprietario dopo la vendita non costituisce un comportamento fraudolento. Per ottenere il risarcimento, l'inquilino deve dimostrare un vero e proprio inganno attivo volto a impedirgli di consultare i registri immobiliari pubblici. Di conseguenza, l'inquilino perde la causa e non ottiene alcun indennizzo.
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Fondi assenti e prescrizione del diritto di credito: chi perde
Un professionista ha chiesto il risarcimento dei danni a un ex curatore fallimentare per non aver inserito i suoi crediti professionali nel piano di riparto finale. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda rilevando che i crediti erano già estinti. La Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del professionista. La Corte ha chiarito che la prescrizione del diritto di credito decorre dal momento in cui il diritto può essere fatto valere legalmente, e non da quando il debitore acquisisce la disponibilità economica per pagare. La mancanza di fondi della procedura fallimentare rappresenta un mero impedimento di fatto e non sospende il decorso del termine. Di conseguenza, il danno è stato causato dall'inerzia del creditore e non dall'omissione del curatore.
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Prescrizione contributi previdenziali: il mistero del quadro RR
Una libera professionista si oppone all'addebito dell'INPS per contributi omessi nel 2009, eccependo la prescrizione quinquennale. L'INPS sostiene che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisca doloso occultamento, sospendendo la prescrizione. La Corte d'Appello accoglie l'opposizione della professionista. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, rileva che la scadenza dei pagamenti era stata prorogata, rendendo potenzialmente tempestiva la richiesta dell'ente. Tuttavia, poiché l'INPS ha incentrato il ricorso solo sull'occultamento, la sesta sezione rimette la causa alla sezione ordinaria per chiarire se il giudice possa rilevare d'ufficio il corretto inizio della prescrizione. La decisione finale sulla prescrizione contributi previdenziali è quindi rimandata.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’omissione non è dolo
L'INPS ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2009 a un professionista non iscritto alla cassa professionale. La Corte d'appello ha dichiarato il credito prescritto, escludendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere i termini. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione. La sesta sezione civile, rilevando una questione di massima importanza sulla rilevabilità d'ufficio del giorno di inizio della prescrizione, ha disposto la rimessione della causa alla Sezione Quarta civile. Al centro del dibattito resta la corretta applicazione della prescrizione contributi previdenziali e i poteri del giudice nel determinarne la decorrenza.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: omissione o dolo?
L'INPS ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali omessi per l'anno 2010 a un professionista non iscritto alla cassa forense. La Corte d'appello ha dichiarato estinto il credito per prescrizione dei contributi previdenziali, escludendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere i termini. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione. La sesta sezione civile, rilevando la necessità di approfondire la rilevabilità d'ufficio della corretta decorrenza del termine di prescrizione e l'effetto della mancata compilazione della dichiarazione, ha disposto la rimessione della causa alla Sezione Quarta civile per una decisione definitiva.
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Prescrizione contributi INPS: l’omissione del quadro RR inganna?
L'Istituto Previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi omessi a una Professionista iscritta alla Gestione Separata. La Corte d'Appello ha dichiarato estinto il credito per prescrizione, escludendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito. L'ente pubblico ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che tale omissione sospendesse la prescrizione. La sesta sezione civile, ritenendo la questione di particolare importanza nomofilattica, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rimettendo la decisione alla sezione ordinaria. La Corte dovrà chiarire se il giudice possa individuare d'ufficio la decorrenza del termine e se la mancata compilazione del quadro RR blocchi la prescrizione contributi INPS.
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Prescrizione contributi INPS: il silenzio del fisco non è dolo
Una professionista ha contestato un avviso di addebito dell'INPS per contributi del 2009, eccependo la prescrizione quinquennale. La Corte d'appello le ha dato ragione, escludendo che la mancata compilazione del quadro RR costituisse un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere i termini. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato che la scadenza originaria era stata prorogata, rendendo la richiesta dell'ente tempestiva. Tuttavia, poiché l'INPS non aveva sollevato questo specifico punto, la Cassazione ha dovuto affrontare la questione se il giudice possa correggere d'ufficio la data di inizio della prescrizione. Data l'importanza della questione sulla prescrizione contributi INPS, la causa è stata rimessa alla Sezione Quarta civile per una decisione definitiva.
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Sospensione dei termini di custodia cautelare: carcere confermato
Un indagato, arrestato all'estero per gravi reati tra cui rapina e spaccio, ha richiesto la scarcerazione eccependo la scadenza dei termini massimi di detenzione. La difesa sosteneva l'inapplicabilità della sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sospensione dei termini di custodia cautelare prevista dalla normativa emergenziale opera in modo automatico per legge. Tale blocco si estende anche ai termini delle indagini preliminari, prolungando legittimamente la durata della misura cautelare, salvo espressa richiesta contraria dell'indagato. Di conseguenza, l'indagato rimane in carcere.
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Patente falsa: la Cassazione dichiara la prescrizione del reato
Il Conducente era stato condannato per la falsificazione di una patente di guida straniera. Successivamente, i giudici d'appello avevano riqualificato la condotta come semplice uso di atto falso. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la qualificazione del fatto e il calcolo del tempo necessario per estinguere l'illecito. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso non manifestamente infondato. Di conseguenza, i giudici hanno dovuto rilevare l'intervenuta prescrizione del reato, poiché era ormai decorso il termine massimo di sette anni e sei mesi dal giorno in cui il fatto era stato commesso. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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Prescrizione contributi gestione separata: rinvio salva l’INPS
Un ingegnere libero professionista, dipendente pubblico non iscritto alla cassa di categoria, ha impugnato la richiesta dell'INPS per il pagamento dei contributi del 2008. Il professionista sosteneva l'avvenuta prescrizione contributi gestione separata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il termine di prescrizione quinquennale decorre dalla scadenza effettiva del pagamento, considerando anche i differimenti fiscali governativi. Nel caso specifico, la scadenza originaria del 16 giugno 2009 era stata prorogata al 7 luglio 2009. Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata dall'INPS il 30 giugno 2014 ha interrotto validamente la prescrizione prima del compimento dei cinque anni. Il professionista perde la causa e deve pagare i contributi previdenziali e le spese legali.
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Rivalutazione contributiva per esposizione all’amianto: i limiti
Il Lavoratore ha chiesto all'INPS il riconoscimento della rivalutazione contributiva per esposizione all'amianto. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ritenendo il diritto prescritto perché il termine decennale sarebbe iniziato a decorrere al massimo dalla data del pensionamento. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Lavoratore, stabilendo che la prescrizione non decorre automaticamente dal pensionamento o dalla fine dell'attività lavorativa. Il termine inizia a decorrere solo dal momento in cui il Lavoratore acquisisce l'effettiva consapevolezza dell'esposizione all'amianto. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame che accerti tale momento di consapevolezza.
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Gestione Separata INPS: Cassa Forense non salva l’avvocato
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo per un avvocato di iscriversi alla Gestione Separata INPS e versare i contributi per l'anno 2010. Il professionista sosteneva di essere esentato avendo retroattivamente pagato i contributi integrativi alla Cassa Forense. I giudici hanno chiarito che il semplice versamento di contributi di solidarietà, i quali non creano una vera pensione, non esclude l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS. Poiché il termine di pagamento era stato differito al 5 agosto 2011, la richiesta dell'ente previdenziale del 4 luglio 2016 è tempestiva e non prescritta. Il ricorso del professionista è stato rigettato.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS vince il ricorso
L'INPS ha richiesto a una commerciante il pagamento dei contributi previdenziali a percentuale per l'anno 2005. La Corte d'appello aveva dichiarato il credito estinto per prescrizione, ritenendo che il termine iniziasse a decorrere dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere dal giorno di scadenza del pagamento del saldo (20 giugno 2006) e non dalla successiva dichiarazione dei redditi. Inoltre, la dichiarazione dei redditi non costituisce riconoscimento del debito idoneo a interrompere i termini. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'INPS, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi Gestione separata: vince l’INPS sulla data
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2008. La Corte d'appello ha ritenuto il credito prescritto, calcolando il termine di cinque anni dalla scadenza ordinaria del 16 giugno 2009. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione separata inizia a decorrere non dalla scadenza ordinaria, ma dal termine prorogato (nel caso specifico, il 6 luglio 2009) previsto per i contribuenti soggetti agli studi di settore, anche se aderenti al regime dei minimi. Di conseguenza, la richiesta dell'INPS, notificata il 30 giugno 2014, è tempestiva. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi Gestione separata: vince l’INPS
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009. Il professionista ha eccepito la prescrizione contributi Gestione separata, sostenendo che il termine di cinque anni fosse decorso a partire dal 16 giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione inizia a decorrere solo dalla scadenza del termine di pagamento effettivamente prorogato dalla legge (nel caso specifico, il 6 luglio 2010). Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata il 1° luglio 2015 è tempestiva, in quanto avvenuta prima del compimento del quinquennio. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione del reato: ricorso non valido conferma la condanna
L'Imputato è stato condannato per ricettazione di un motociclo. Il suo difensore ha proposto ricorso per Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, calcolando le sospensioni, la prescrizione del reato si è perfezionata solo successivamente alla sentenza d'appello. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso preclude la possibilità di far valere la prescrizione maturata dopo la decisione di secondo grado. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte: pena ridotta
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un contribuente condannato per omessa dichiarazione IVA e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, realizzata trasferendo denaro sui conti dei genitori. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, dichiarando prescritto il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. I giudici hanno chiarito che l'inasprimento dei termini di prescrizione introdotto nel 2011 non si applica retroattivamente a condotte cessate nel 2010. Di conseguenza, la Corte ha annullato senza rinvio la condanna per questo reato, riducendo la pena complessiva da un anno e tre mesi a un anno di reclusione, confermando invece la responsabilità per l'omessa dichiarazione IVA.
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Definizione agevolata: l’istanza smarrita blocca la sanatoria
Una società contribuente ha richiesto l'estinzione di una controversia tributaria con l'Agenzia delle Entrate, sostenendo di aver presentato domanda di definizione agevolata. La Corte di Cassazione ha rilevato che agli atti mancava la documentazione idonea a dimostrare l'avvenuto deposito di tale istanza e che l'ufficio finanziario non aveva fornito conferme. Di conseguenza, i giudici non hanno potuto dichiarare l'estinzione del giudizio. Con ordinanza interlocutoria, la Corte ha rinviato la causa a nuovo ruolo, ordinando alla cancelleria di cercare i documenti mancanti e assegnando al contribuente un termine di sessanta giorni per depositare la copia timbrata della domanda di definizione agevolata.
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