LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.P.R. 917/1986 — Anno 2026

Pagina 14 di 31

616 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. 917/1986

Perdita Partecipazione: Indeducibile anche con Fallimento
Una società ha aderito alla definizione agevolata per un avviso di accertamento, estinguendo la lite. Per un secondo avviso, ha contestato la mancata deducibilità della perdita di una partecipazione in una società fallita. La Corte di Cassazione ha confermato il principio di diritto: la perdita di valore di una quota societaria, anche a seguito di fallimento, non è deducibile. La deducibilità della perdita di partecipazione è ammessa solo al momento della sua effettiva cessione (realizzo), secondo le regole della 'Participation Exemption' (PEX), e non può essere trattata come una sopravvenienza passiva. La Corte ha quindi dato ragione all'Agenzia delle Entrate su questo punto, rinviando il caso al giudice precedente solo per un vizio procedurale.
Continua »
Interessi al socio non pagati: la ritenuta d’acconto è dovuta
Una società aveva ricevuto un finanziamento dal proprio socio, contabilizzando gli interessi passivi ma senza pagarli. L'Agenzia delle Entrate ha contestato il mancato versamento della ritenuta d'acconto su tali interessi. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio fondamentale: l'obbligo per la società di applicare la ritenuta d'acconto su interessi dovuti al socio sorge alla scadenza pattuita, indipendentemente dall'effettiva erogazione del denaro. La presunzione legale di percezione degli interessi fa scattare l'obbligo fiscale per la società, che agisce come sostituto d'imposta, anche se il socio non ha materialmente incassato le somme.
Continua »
Ritenuta Interessi Finanziamento Soci: Dovuta Anche Senza Pagamento
Una società deduceva dal proprio reddito gli interessi maturati su un finanziamento ricevuto dalla socia unica, senza però averli mai effettivamente pagati. L'Agenzia delle Entrate contestava la mancata applicazione della ritenuta fiscale su tali interessi. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio fondamentale: l'obbligo di applicare la **ritenuta interessi finanziamento soci** non dipende dal pagamento materiale, ma dalla semplice maturazione del diritto a percepirli. La legge, infatti, presume che gli interessi siano stati percepiti alla scadenza per evitare facili elusioni fiscali. Di conseguenza, l'azienda deve versare la ritenuta anche se non ha fisicamente erogato gli interessi alla socia.
Continua »
Ritenuta su interessi soci: dovuta anche se non pagati, vince il Fisco
Una società ha dedotto dal proprio reddito i costi per interessi su un finanziamento ricevuto dal suo socio unico, senza però versare la relativa ritenuta fiscale. La società sosteneva che, non avendo ancora pagato materialmente gli interessi, non fosse tenuta al versamento. L'Agenzia delle Entrate ha contestato questa interpretazione. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Agenzia, stabilendo un principio fondamentale: l'obbligo di applicare la ritenuta su interessi da finanziamento soci sorge nel momento in cui gli interessi maturano e diventano esigibili, a prescindere dal loro effettivo pagamento. La presunzione legale di percezione degli interessi prevale sul principio di cassa, obbligando la società a versare la ritenuta.
Continua »
Costi fittizi in Srl: la presunzione di distribuzione utili ai soci
L'Agenzia delle Entrate contesta a due socie di una S.r.l. la percezione di utili non dichiarati. Questi utili derivavano da costi fittizi accertati a carico della loro società, con un avviso divenuto definitivo. La Cassazione conferma la legittimità dell'accertamento sulle socie, applicando la consolidata **presunzione di distribuzione utili** valida per le società a ristretta base sociale. Secondo questo principio, i profitti non contabilizzati si considerano automaticamente distribuiti ai soci. Spettava a loro, e non al Fisco, dimostrare che quei fondi fossero stati reinvestiti o accantonati. Non avendo fornito tale prova, le socie sono state condannate a pagare le imposte.
Continua »
Ristrutturazione in affitto: Fisco nega la deducibilità dei costi
L'Agenzia delle Entrate ha negato a un'azienda la deducibilità dei costi di ristrutturazione di un immobile in locazione, sostenendo che tali spese fossero di competenza del proprietario. L'ente fiscale ha quindi emesso un avviso di accertamento per recuperare IRES e IRAP non versate. L'azienda ha contestato la decisione, portando il caso fino alla Corte di Cassazione. La controversia si concentra sul principio della deducibilità costi ristrutturazione immobile in locazione, ovvero se un'impresa che opera come inquilino possa legittimamente scaricare le spese sostenute per migliorare i locali utilizzati per la propria attività commerciale. La decisione finale chiarirà i confini tra spese ordinarie, a carico dell'inquilino, e straordinarie, a carico del locatore, con importanti conseguenze fiscali per le imprese.
Continua »
ASD commerciale? Perde le agevolazioni fiscali: la Cassazione
Un'associazione sportiva dilettantistica (ASD) che gestiva una piscina si è vista negare i benefici fiscali. L'Agenzia delle Entrate ha contestato che l'attività fosse svolta con modalità commerciali, offrendo servizi a non soci e con una contabilità irregolare. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio chiave sulle agevolazioni fiscali ASD: non basta la forma giuridica. È l'associazione che deve provare di operare concretamente come un ente non lucrativo. In mancanza di questa prova, i benefici vengono meno. L'onere di dimostrare la natura non commerciale spetta quindi interamente all'ASD.
Continua »
5 per mille negato: l’errore sulla devoluzione del patrimonio
Un istituto di formazione si è visto negare il contributo del 5 per mille perché la clausola statutaria sulla devoluzione del patrimonio era troppo generica. Lo statuto prevedeva che, in caso di scioglimento, i beni sarebbero andati a un'Università per 'finalità analoghe'. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dell'Amministrazione Finanziaria, stabilendo un principio fondamentale: per beneficiare del 5 per mille, la clausola sulla devoluzione del patrimonio deve indicare un vincolo di destinazione specifico e non un generico riferimento a scopi simili. La mancanza di precisione è costata all'istituto la perdita del beneficio fiscale. La Corte ha quindi respinto il ricorso dell'istituto, che ha perso la causa.
Continua »
Azienda usa un prestanome? L’Interposizione soggettiva vale per l’IVA
L'Agenzia delle Entrate contesta a una società a responsabilità limitata di aver operato tramite un prestanome (un imprenditore individuale) per nascondere ricavi. La Corte di Cassazione, ribaltando una precedente decisione, stabilisce un principio fondamentale: l'interposizione soggettiva si applica anche ai fini IVA. Di conseguenza, quando si accerta che una società è il reale soggetto economico dietro le operazioni di un prestanome, tutti gli effetti fiscali, inclusa l'IVA, devono essere imputati alla società stessa. La Corte ha inoltre confermato la legittimità degli avvisi di accertamento notificati ai soci, basati sulla presunzione di distribuzione degli utili non contabilizzati.
Continua »
Tassazione Indennità di Occupazione: Annullata se il Terreno è in Zona F
La Corte di Cassazione ha stabilito che la tassazione indennità di occupazione segue le stesse regole dell'indennità di esproprio. Una contribuente aveva subito una ritenuta fiscale su tale indennità, relativa a un terreno in 'zona F' (non edificabile). L'Agenzia delle Entrate sosteneva la legittimità del prelievo. La Corte ha dato ragione alla cittadina, affermando che queste indennità sono tassabili solo se i terreni si trovano in specifiche zone urbanistiche edificabili (A, B, C, D). Poiché il terreno era in 'zona F', l'indennità non era tassabile e la contribuente aveva diritto al rimborso totale della ritenuta.
Continua »
Esenzione plusvalenze PEX negata: la società è solo in start-up
Una società ha venduto le quote di una sua controllata, proprietaria di un'azienda alberghiera, chiedendo l'applicazione dell'esenzione plusvalenze PEX. L'Agenzia delle Entrate ha negato il beneficio fiscale perché, al momento della vendita, la società controllata non gestiva direttamente l'attività, avendola concessa in gestione gratuita alla controllante tramite un contratto di comodato. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio fondamentale: per beneficiare della PEX, la società partecipata deve esercitare un'attività commerciale effettiva e pienamente operativa. Una fase di 'start-up' o meramente preparatoria non è sufficiente a soddisfare il requisito di legge, soprattutto se l'attività non è ancora stata avviata.
Continua »
Legittimazione Attiva: Ricorso nullo se non lo fa la società
La Corte di Cassazione affronta un caso di presunta esterovestizione di una società. L'Agenzia delle Entrate notifica un avviso di accertamento, indirizzato solo alla società, nelle mani di una persona fisica ritenuta l'amministratore di fatto. Quest'ultimo impugna l'atto in nome proprio. La Corte dichiara il ricorso inammissibile per mancanza di legittimazione attiva nel processo tributario. Il principio sancito è chiaro: la persona fisica che non è destinataria diretta di una pretesa fiscale non ha il diritto di contestare un atto impositivo intestato esclusivamente a una società, anche se le è stato materialmente notificato.
Continua »
Sottoscrizione avviso di accertamento: delega valida col timbro
Una associazione sportiva ha impugnato un avviso fiscale sostenendo la nullità della sottoscrizione dell'avviso di accertamento, poiché apposta da un funzionario delegato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la delega di firma è valida se prodotta in giudizio dall'Agenzia delle Entrate. La data certa della delega, attestata dal timbro del protocollo, ha valore di atto pubblico e non può essere contestata genericamente. L'onere di provare l'invalidità della delega, ad esempio con una querela di falso, spetta al contribuente. Di conseguenza, l'Agenzia delle Entrate ha vinto la causa e l'accertamento è stato confermato.
Continua »
Ricavi extra-contabili: azienda condannata, soci si salvano
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'azienda edile accusata di aver generato ricavi extra-contabili dalla vendita di immobili a un prezzo superiore a quello dichiarato. L'Agenzia delle Entrate aveva emesso avvisi di accertamento sia verso la società che verso i singoli soci, ai quali venivano imputati gli utili non dichiarati. Mentre i soci hanno scelto di chiudere la controversia con una definizione agevolata, l'azienda ha proseguito la causa. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, ritenendolo inammissibile e troppo generico, confermando di fatto la pretesa del Fisco. L'azienda è stata quindi condannata al pagamento delle imposte e delle spese legali.
Continua »
Accollo Debito non è Permuta: Tassazione Plusvalenza Confermata
Un contribuente cede le sue partecipazioni societarie e una parte del prezzo viene pagata dall'acquirente tramite l'accollo di un debito del venditore. Il contribuente sosteneva che questa parte fosse una permuta, quindi non soggetta a imposte. La Corte di Cassazione ha stabilito il contrario: l'accollo è solo una modalità di pagamento del prezzo. Di conseguenza, la tassazione plusvalenza da accollo di debito è pienamente legittima e l'intero corrispettivo, inclusa la somma del debito accollato, deve essere considerato per calcolare il guadagno imponibile. L'Agenzia delle Entrate vince la causa.
Continua »
Prestazioni Gratuite: il Fisco presume il compenso, l’onere della prova è tuo
Un libero professionista riceve un avviso di accertamento per compensi non fatturati, ma si difende sostenendo di aver svolto quelle prestazioni gratuitamente per amici e parenti. La Corte di Cassazione interviene per chiarire un punto fondamentale: ogni prestazione professionale si presume eseguita a pagamento. Di conseguenza, l'onere della prova delle prestazioni gratuite ricade interamente sul contribuente. Non spetta al Fisco dimostrare l'incasso, ma al professionista provare, con elementi concreti, l'assenza di un corrispettivo. In mancanza di tale prova, l'accertamento fiscale è legittimo.
Continua »
Accertamento Parziale illegittimo: Fisco sconfitto, vince l’Azienda
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento emesso dall'Agenzia delle Entrate contro due società. L'Agenzia aveva utilizzato la procedura di accertamento parziale per contestare la deducibilità di alcuni costi, ritenendoli non inerenti all'attività d'impresa. I giudici hanno stabilito che l'accertamento parziale è illegittimo se usato per valutazioni complesse che richiedono un'analisi approfondita da parte dell'Ufficio. Questa procedura semplificata, infatti, è riservata solo ai casi in cui la presunta evasione emerge da dati esterni certi e di immediata lettura, senza necessità di interpretazioni o giudizi di valore. Poiché la valutazione sull'inerenza dei costi è un'attività complessa, l'Agenzia avrebbe dovuto usare un accertamento ordinario. Di conseguenza, le società hanno vinto la causa.
Continua »
Inerenza dei costi: spetta all’azienda provare le spese, non al Fisco
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro un'azienda produttrice di calcestruzzo. La sentenza stabilisce due principi fondamentali. Primo, una decisione è nulla per 'motivazione apparente' se si limita a richiamare perizie di altre cause senza spiegarne il contenuto e la rilevanza. Secondo, l'onere di dimostrare l'inerenza dei costi spetta sempre al contribuente. L'azienda non può dedurre spese per pezzi di ricambio e pneumatici senza provare il loro effettivo utilizzo nell'attività d'impresa, anche se le fatture sono generiche. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando il caso a un nuovo giudice.
Continua »
Irretrattabilità Opzione Fiscale: Scelta Fatta, Niente Ripensamenti
Un'azienda sceglie di rateizzare in cinque anni la tassazione di una plusvalenza derivante dalla vendita di un immobile. Successivamente, una nuova legge rende questa scelta svantaggiosa. L'azienda tenta quindi di revocarla con una dichiarazione integrativa, ma l'Agenzia delle Entrate si oppone. La Corte di Cassazione dà ragione al Fisco, stabilendo un principio chiave: l'irretrattabilità dell'opzione fiscale. Una volta che il contribuente esprime una scelta strategica nella dichiarazione dei redditi, questa diventa vincolante e non può essere modificata, neanche se un cambiamento normativo la rende meno conveniente. L'azienda perde quindi il ricorso.
Continua »
Ritenuta su interessi transfrontalieri: vince la legge nazionale
Un'azienda italiana si oppone a un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate relativo alla ritenuta su interessi transfrontalieri. L'Agenzia contestava l'aliquota applicata sui pagamenti a una consociata estera, imponendo il 15% previsto dalla Convenzione Italia-Belgio. La Corte di Cassazione, pur non entrando nel merito dell'individuazione del beneficiario effettivo, ha stabilito un principio fondamentale: il contribuente ha sempre diritto al trattamento fiscale più favorevole. Se la legge nazionale prevede un'aliquota inferiore (in questo caso 12,50%) rispetto al tetto massimo fissato dalla Convenzione internazionale, si deve applicare la norma interna più vantaggiosa. La Corte ha quindi dato ragione all'azienda su questo punto cruciale, annullando la decisione precedente.
Continua »