Esenzione plusvalenze PEX: quando la fase di start-up non basta
La vendita di partecipazioni societarie può generare importanti guadagni, ma anche significative implicazioni fiscali. Il regime della Participation Exemption (PEX) offre un grande vantaggio, esentando quasi totalmente le plusvalenze. Tuttavia, per accedere a questo beneficio, è necessario rispettare requisiti molto stringenti. Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce che l’esenzione plusvalenze PEX non si applica se la società, le cui quote vengono cedute, si trova ancora in una fase di avvio e non svolge un’attività commerciale concreta e operativa. Questo principio è cruciale per chiunque pianifichi operazioni societarie.
Il caso: una cessione di quote con un’attività in comodato
Una Società possedeva le quote di un’altra azienda, creata appositamente per detenere una struttura alberghiera. Poco dopo averle conferito l’azienda, la Società madre ha ceduto le quote della controllata a un acquirente terzo. Il problema nasce da un dettaglio contrattuale. Al momento della cessione delle quote, l’attività alberghiera non era gestita dalla società proprietaria, ma era stata data in gestione gratuita alla stessa società madre tramite un contratto di comodato. La Società ha comunque considerato il guadagno derivante dalla vendita come esente da tasse, applicando il regime PEX. L’Agenzia delle Entrate, però, non è stata dello stesso avviso.
La tesi dell’Agenzia delle Entrate: l’attività commerciale deve essere effettiva
L’Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento, contestando l’applicazione della PEX. Il motivo era semplice e diretto: mancava uno dei requisiti fondamentali previsti dalla legge. La norma richiede che la società partecipata (quella le cui quote sono state vendute) eserciti un’impresa commerciale. Secondo il Fisco, una società che possiede un’azienda ma non la gestisce, anzi la concede in uso gratuito a un altro soggetto, non sta esercitando alcuna attività commerciale. La sua operatività era solo potenziale e futura, non attuale al momento della vendita.
Il requisito di commercialità per l’esenzione plusvalenze PEX
L’articolo 87 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) elenca le condizioni per l’esenzione plusvalenze PEX. Una di queste, la più critica in questo caso, è il ‘requisito di commercialità’. La legge stabilisce che la società partecipata deve svolgere un’attività d’impresa commerciale. Inoltre, questo requisito deve sussistere ininterrottamente per un determinato periodo di tempo prima della cessione. L’obiettivo della norma è agevolare la circolazione di partecipazioni in società realmente operative, non in ‘scatole vuote’ o società che detengono semplicemente beni senza gestirli attivamente. La fase di start-up, se non completata, non permette di integrare questo requisito.
Le motivazioni della Cassazione: la fase preparatoria non è sufficiente
La Corte di Cassazione ha accolto pienamente la posizione dell’Agenzia delle Entrate. I giudici hanno affermato che il requisito della commercialità deve essere valutato al momento esatto della cessione delle quote. Non è sufficiente che la società abbia in programma di avviare un’attività in futuro. Se in quel preciso momento l’azienda è ancora in una fase preparatoria o, come in questo caso, la sua gestione è affidata a terzi a titolo gratuito, non si può parlare di esercizio di un’impresa commerciale. La Corte ha specificato che l’attività deve essere effettiva, non solo potenziale. Il fatto che l’azienda fosse gestita tramite comodato ha rafforzato questa conclusione, poiché un’attività gratuita è per sua natura inconciliabile con il concetto di impresa commerciale, che mira al profitto.
Le conclusioni: l’esenzione plusvalenze PEX richiede un’attività concreta
La sentenza stabilisce un punto fermo: per ottenere l’esenzione plusvalenze PEX, non basta la teoria. Serve la pratica. La società partecipata deve essere una realtà imprenditoriale viva e operante al momento della vendita. Le fasi di avvio, gli studi preparatori o la semplice detenzione di un’azienda non sono sufficienti. Questa decisione ha importanti conseguenze pratiche, obbligando le imprese a una pianificazione fiscale ancora più attenta nelle operazioni di finanza straordinaria. La vittoria è andata all’Agenzia delle Entrate, e la Società dovrà ora affrontare un nuovo giudizio che terrà conto di questo rigido principio.
Per ottenere l’esenzione PEX, la società partecipata può essere in fase di avvio?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che, al momento della vendita delle quote, la società deve già esercitare un’attività commerciale effettiva e non trovarsi ancora in una fase meramente preparatoria o di start-up.
Se una società dà in gestione la sua unica azienda con un contratto gratuito (comodato), esercita un’attività commerciale?
No. Secondo la sentenza, affidare l’intera gestione a terzi a titolo gratuito, come con un comodato, è incompatibile con l’esercizio di un’impresa commerciale, che presuppone un’attività economica organizzata e finalizzata al profitto.
Cosa significa che il requisito di commercialità deve esistere ‘ininterrottamente’?
Significa che la società partecipata deve aver svolto un’attività commerciale senza interruzioni per un periodo minimo stabilito dalla legge (almeno dall’inizio del terzo periodo d’imposta precedente alla vendita) affinché la plusvalenza sulla sua cessione possa essere esentata.