La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15722/2025, ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, cassando una decisione di secondo grado. Il caso riguarda l'onere della prova frode IVA in contesti di operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte ha stabilito che per negare la detrazione IVA non è necessario provare un accordo fraudolento, ma è sufficiente dimostrare, anche tramite presunzioni, che il contribuente sapeva o avrebbe dovuto sapere, con l'ordinaria diligenza, di essere parte di un'evasione. Una volta forniti questi elementi, l'onere di provare la propria buona fede passa al contribuente.
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