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D.P.R. 633/1972 — Anno 2022

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1170 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. 633/1972

Rimborso IVA Leasing Immobiliare: La Cassazione Contro l’Agenzia
L'Agenzia delle Entrate negava a una società alberghiera il diritto al rimborso IVA leasing immobiliare per un albergo. L'Agenzia sosteneva che il bene non fosse ammortizzabile e che il contratto fosse stato risolto prima del riscatto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia. Ha ribadito che l'utilizzatore ha diritto al rimborso IVA per i beni ammortizzabili detenuti in leasing, anche prima dell'effettivo riscatto. L'operazione è equiparata all'acquisto di un bene di investimento se prevede il trasferimento della proprietà o le sue caratteristiche essenziali. Il mancato inserimento nel registro dei beni ammortizzabili non impedisce il rimborso.
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Accertamento IVA: Omessa Dichiarazione Estende i Termini a 5 Anni
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una Contribuente l'omessa dichiarazione IVA per l'anno 2011, notificando un avviso di accertamento nel 2017. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'avviso, ritenendolo tardivo in base al termine di quattro anni dalla presentazione della dichiarazione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia. Ha chiarito che in caso di omessa dichiarazione, i termini di accertamento IVA si estendono a cinque anni. La sentenza della CTR è stata cassata e la causa rinviata per un nuovo esame, riconoscendo la validità dell'accertamento.
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Inerenza dei costi: quando un immobile personale non è deducibile
Una società immobiliare acquistò un immobile, dichiarandolo come bene destinato alla vendita, ma lo utilizzò per scopi personali dei soci. L'Agenzia delle Entrate contestò l'operazione, negando l'inerenza dei costi fiscali sostenuti e recuperando le imposte IRPEF e IRAP. La società ricorse in Cassazione, sostenendo, tra l'altro, la mancanza del processo verbale di constatazione e l'omessa motivazione dell'accertamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'accertamento e l'indeducibilità dei costi, ribadendo che la spesa non era inerente all'attività d'impresa.
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Operazioni oggettivamente inesistenti: i costi e le imposte
L'Agenzia delle Entrate contesta a una società la presenza di operazioni oggettivamente inesistenti per la compravendita di macchinari commerciali, recuperando le relative imposte. La società ricorre in Cassazione chiedendo l'applicazione della nuova disciplina sui costi da reato. La Corte di Cassazione conferma che l'inesistenza reale degli scambi è stata accertata correttamente. Tuttavia, riconosce che per le imposte sui redditi occorre applicare la nuova legge favorevole approvata dopo l'inizio della causa. I giudici annullano parzialmente la sentenza e inviano la causa al giudice di merito per ricalcolare il debito fiscale.
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Opposizione a decreto ingiuntivo e prova della fattura
L'Ente Pubblico ha proposto opposizione a decreto ingiuntivo contro il pagamento di lavori di manutenzione svolti da L'Azienda, sostenendo di non aver mai ricevuto la fattura commerciale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Ente Pubblico. La Corte ha chiarito che l'opposizione a decreto ingiuntivo instaura un giudizio ordinario in cui si accerta l'esistenza reale del credito. Poiché L'Ente Pubblico non ha mai contestato l'esecuzione dei lavori, la fattura ha valore indiziario e dimostra la pretesa insieme agli altri elementi. Spettava quindi al debitore provare l'avvenuto pagamento, prova che non è stata fornita.
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Esenzione IVA polizze assicurative: lo scontro con il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'azienda la mancata applicazione dell'imposta su contratti assicurativi stipulati per conto di compagnie terze nell'ambito di consulenze commerciali. L'amministrazione sosteneva l'imponibilità delle operazioni, mentre la società difendeva l'esenzione IVA polizze assicurative vista l'autonomia e la facoltatività delle coperture. I giudici di merito hanno accolto la tesi del contribuente. Il Fisco ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, data la delicatezza della questione interpretativa, ha emesso un'ordinanza interlocutoria senza decidere a porte chiuse. La causa è stata rinviata alla pubblica udienza per un esame approfondito.
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Assoggettabilità IVA: accollo mutui Comune, Cassazione rinvia
L'Agenzia delle Entrate ha contestato un Comune per la mancata applicazione dell'IVA su pagamenti ricevuti da un gestore del servizio idrico. Questi pagamenti riguardavano l'accollo delle rate di mutui accesi dal Comune per finanziare impianti. La questione centrale è l'Assoggettabilità IVA di tali somme, ovvero se costituiscano un corrispettivo per un servizio. Dopo che le commissioni tributarie avevano dato ragione al Comune, la Corte di Cassazione, rilevando un precedente favorevole all'Agenzia e la necessità di considerare il diritto unionale, ha disposto un rinvio per un approfondimento tematico.
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Contratto Autonomo di Garanzia: Merito in sospeso, rinvio deciso
Un'Azienda Assicurativa ha contestato l'applicazione di un **contratto autonomo di garanzia** che aveva emesso a favore dell'Agenzia delle Entrate, in relazione a una polizza fiscale. In primo grado, l'Azienda Assicurativa aveva vinto, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, dando ragione all'Agenzia delle Entrate. L'Azienda Assicurativa ha quindi presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Tuttavia, la Corte, con questa ordinanza, non ha deciso sul merito della controversia. Ha invece stabilito che le questioni giuridiche sollevate rientravano nella competenza di un'altra sezione interna. Per questo motivo, ha disposto l'invio degli atti al Primo Presidente per una nuova assegnazione del caso.
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Notifica Atto Impositivo: L’Agenzia Perde per Vizio Procedurale
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento induttivo contro un Contribuente per omessa dichiarazione dei redditi e contabilità inattendibile. Il Contribuente ha prodotto ricevute telematiche di presentazione delle dichiarazioni. I giudici tributari di merito hanno accolto il suo ricorso, ritenendo le ricevute valide e non essendo stata proposta querela di falso. L'Agenzia ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'Agenzia non ha dimostrato correttamente la notifica dell'atto di ricorso al Contribuente, non avendo prodotto la cartolina di avvenuto deposito (CAD) della raccomandata informativa, essenziale per provare il perfezionamento della notifica di un atto impositivo in caso di mancato recapito.
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Notifica Atto Tributario: Vecchio Domicilio Fiscale vs. Nuova Sede
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica di un atto tributario è invalida se effettuata presso il vecchio domicilio fiscale di un'azienda che ha regolarmente comunicato il cambio di sede. Nel caso specifico, l'Agenzia delle Entrate aveva notificato un avviso di accertamento al vecchio indirizzo di un'azienda, dove un portiere aveva ritirato l'atto. La Suprema Corte ha chiarito che il portiere non è considerato un soggetto qualificato a ricevere atti tributari per conto dell'azienda in un domicilio non più effettivo, anche se si era dichiarato autorizzato. La sentenza conferma la necessità di rispettare il nuovo domicilio fiscale per la validità notifica atto tributario.
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Fatture False e Costi Indeducibili: la Cassazione sulle Operazioni Soggettivamente Inesistenti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'Azienda contro un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA. L'Azienda aveva utilizzato fatture per **operazioni soggettivamente inesistenti**, deducendo costi e detraendo IVA. I giudici hanno accertato che il direttore amministrativo dell'Azienda era anche amministratore di fatto di una società "cartiera" coinvolta in una frode carosello. L'Azienda non ha dimostrato la propria buona fede né l'effettiva inerenza dei costi. La Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento, ribadendo che i costi relativi a tali operazioni non sono deducibili senza una prova concreta della loro effettività e inerenza.
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Notifica del ricorso via PEC: errore del Fisco e rinvio
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'associazione sportiva maggiori imposte a seguito di controlli sui conti correnti. I giudici di secondo grado hanno ridotto la pretesa fiscale ritenendo in parte giustificate le operazioni. Il Fisco ha quindi proposto impugnazione davanti alla Corte di Cassazione, lamentando un'errata valutazione sull'onere probatorio. Tuttavia, nel fascicolo telematico dell'Agenzia mancava la prova dell'avvenuta ricezione dell'atto da parte dell'ente. L'ente impositore ha infatti depositato per errore due copie della ricevuta di accettazione telematica al posto della ricevuta di recapito finale. La Suprema Corte ha sospeso la decisione e ordinato di sanare la notifica del ricorso via PEC entro sessanta giorni, rinviando l'esame del merito a una successiva udienza.
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Raddoppio dei termini: salvo l’IRES ma l’IRAP è prescritta
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un'Azienda per l'anno 2004, contestando fatture per operazioni soggettivamente inesistenti ai fini IRES e IRAP. L'atto è stato notificato nel 2010, oltre i termini ordinari. I giudici di legittimità hanno chiarito la disciplina relativa al raddoppio dei termini. Tale meccanismo richiede unicamente l'obbligo di denuncia penale e permette il recupero delle imposte sui redditi come l'IRES. Al contrario, l'IRAP non costituisce reato tributario e non beneficia dell'allungamento dei tempi di verifica. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'Azienda, dichiarando la decadenza del Fisco limitatamente alla pretesa IRAP, mentre ha confermato la legittimità del recupero delle altre imposte.
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Accertamento analitico-induttivo: i libri contabili non bastano
L'Agenzia delle Entrate emette un avviso di accertamento analitico-induttivo contro un contribuente, contestando l'antieconomicità della gestione per ripetute perdite e applicando una percentuale di ricarico maggiore. Il contribuente difende la regolarità formale della propria contabilità. La Commissione Tributaria Regionale annulla l'atto fiscale considerando la contestazione del fisco una mera opinione. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e accoglie il ricorso dell'amministrazione finanziaria. La Suprema Corte stabilisce che la regolarità formale dei libri contabili non impedisce la rettifica dei ricavi. Di fronte a comportamenti antieconomici, spetta al contribuente l'onere di dimostrare la veridicità delle dichiarazioni rese.
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Inversione contabile: sanzioni IVA sospese dalla Cassazione
Una societa operante nel settore dello smaltimento rifiuti ha contestato diversi avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia delle Entrate. Le contestazioni riguardavano l'applicazione delle sanzioni IVA e le presunte violazioni formali sul meccanismo dell'inversione contabile. La Corte di Cassazione ha deciso di riunire i giudizi pendenti trattandosi dei medesimi soggetti. Contestualmente, i giudici hanno sospeso la decisione e rinviato le cause a nuovo ruolo. Questa scelta si e resa indispensabile per attendere la pronuncia delle Sezioni Unite, chiamate a chiarire in modo definitivo il corretto trattamento sanzionatorio per le violazioni degli adempimenti legati all'inversione contabile.
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Valori OMI e accertamento: i limiti alle rettifiche
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di compravendita immobiliare presunti maggiori ricavi non dichiarati, fondando la rettifica fiscale sullo scostamento tra i prezzi indicati negli atti di vendita e le quotazioni dell'Osservatorio del Mercato Immobiliare. Il contenzioso si è concentrato sulla validità di tali parametri e sulla rilevanza di mutui bancari di importo superiore al prezzo dichiarato. La Corte di Cassazione ha chiarito la disciplina sul binomio valori OMI e accertamento, stabilendo che la stima tabellare costituisce una presunzione semplice non autosufficiente. Per giustificare la pretesa fiscale occorrono elementi ulteriori e precisi, come la concessione di un mutuo superiore al prezzo pattuito. I giudici hanno inoltre accolto il ricorso della contribuente, ribadendo che le difese tecniche contestanti i calcoli dell'Ufficio rimangono valide nei gradi successivi anche senza un'esplicita riproposizione formale.
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Rimborso IVA Soggetti Non Residenti: Attività in Italia e Diniego
Un'azienda estera, con sede in Estonia, ha chiesto il rimborso IVA per acquisti di beni effettuati in Italia nel 2015. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo che l'azienda, pur non residente, aveva svolto "operazioni attive" in Italia, trasformando e rivendendo i beni a società extra-UE mentre questi si trovavano ancora sul territorio italiano. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego del **rimborso IVA soggetti non residenti**. Ha stabilito che, in presenza di tali operazioni attive, l'azienda avrebbe dovuto dotarsi di una partita IVA italiana tramite identificazione diretta o nominare un rappresentante fiscale, seguendo la procedura ordinaria di detrazione/rimborso, anziché quella semplificata per i non residenti.
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Appalto di servizi e IVA: Cassazione ribalta il Fisco sui contratti portuali
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'azienda portuale che utilizzava una cooperativa per la movimentazione merci. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato la natura dei contratti, qualificandoli come fornitura di lavoro temporaneo, con conseguente non deducibilità dei costi IRAP e imponibilità IVA. L'azienda sosteneva invece si trattasse di un `appalto di servizi`. La Suprema Corte, richiamando precedenti giudicati esterni, ha accolto il ricorso dell'azienda. Ha stabilito che i contratti erano effettivamente `appalto di servizi`, rendendo i costi deducibili ai fini IRAP e le operazioni non imponibili ai fini IVA. La decisione ha cassato la sentenza precedente.
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Minicrociere vs. Trasporto: l’Esenzione IVA non si applica
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un Operatore Marittimo il mancato pagamento di IRPEF, IRAP e IVA per attività di "minicrociere". L'Operatore Marittimo sosteneva l'esenzione IVA per trasporto marittimo e la violazione del contraddittorio preventivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che le "minicrociere" non rientrano nell'esenzione IVA per trasporto urbano di persone, essendo prevalente la finalità turistico-ricreativa. Ha inoltre ritenuto che il contraddittorio fosse stato rispettato o non fosse obbligatorio, dato che l'accertamento si basava anche su altri elementi oltre agli studi di settore.
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Raddoppio termini accertamento: l’Agenzia vince sul principio ma perde
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento IVA per omessa dichiarazione (anno 2000) contro un'associazione. La Commissione Tributaria Regionale lo annullò per tardività, sostenendo che il raddoppio dei termini di accertamento, per indizi di reato, richiedesse una denuncia penale tempestiva. La Cassazione ha corretto questo principio: il raddoppio opera anche se la denuncia è tardiva o archiviata. Nonostante ciò, la Suprema Corte ha comunque confermato la tardività dell'avviso, basandosi sui termini effettivi applicabili al caso, anche con il raddoppio. Il ricorso dell'Agenzia è stato rigettato.
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