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D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis — Sezione Lavoro Civile

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Minimale contributivo: obbligatorio anche con assenze
Una società di autotrasporti ha contestato la richiesta di contributi INAIL calcolati sulla base del minimale salariale previsto dal contratto collettivo, sostenendo di aver correttamente pagato i contributi sulla retribuzione inferiore effettivamente corrisposta ai dipendenti a causa di assenze concordate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il principio del minimale contributivo è inderogabile. La base di calcolo per i contributi previdenziali non può scendere al di sotto di quanto stabilito dai contratti collettivi nazionali, anche in presenza di accordi individuali per assenze non retribuite, a tutela del sistema di protezione sociale.
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Incarico dirigenziale: no a demansionamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15603/2024, ha stabilito che la modifica di un incarico dirigenziale da 'struttura complessa' a 'struttura semplice' nell'ambito di una riorganizzazione di un'azienda sanitaria non costituisce demansionamento. Il ricorso di un dirigente medico è stato respinto poiché per la dirigenza pubblica vige un regime speciale che distingue il rapporto di lavoro a tempo indeterminato dall'incarico dirigenziale a termine. Quest'ultimo può essere modificato dall'amministrazione, la quale non è vincolata dall'art. 2103 c.c. L'unica tutela garantita al dirigente è la conservazione del trattamento economico, che nel caso di specie non era stato leso.
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Lavoratori socialmente utili: diritti e differenze
La Cassazione analizza il caso di una lavoratrice impiegata come LSU da una P.A. La Corte conferma la natura subordinata del rapporto, dato che le mansioni superavano quelle previste per i lavoratori socialmente utili. Il ricorso della P.A. è dichiarato inammissibile per tardività, consolidando il diritto della lavoratrice alle differenze retributive.
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Potere datoriale del preside: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dirigente scolastico esercita legittimamente il proprio potere datoriale anche senza un accordo con le organizzazioni sindacali, qualora le trattative, pur avviate, si arenino per l'intransigenza sindacale. In caso di "mancato accordo", il dirigente può adottare provvedimenti sostitutivi e provvisori per garantire il funzionamento dell'istituto, a condizione di aver rispettato gli obblighi di informazione e di esame congiunto. La Corte ha respinto il ricorso di un sindacato che denunciava una condotta antisindacale, confermando che il potere organizzativo del dirigente non è subordinato al consenso sindacale.
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Verbale ispettivo: valore probatorio e difesa in giudizio
Una società cooperativa ha impugnato un'ordinanza ingiunzione per violazioni in materia di lavoro, basata su un verbale ispettivo. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che eventuali vizi procedurali della fase amministrativa, come il negato accesso agli atti, sono superati dal giudizio di opposizione, che riesamina l'intero rapporto. La Corte ha inoltre ribadito che le dichiarazioni dei lavoratori raccolte dagli ispettori, pur non avendo fede privilegiata, costituiscono materiale probatorio liberamente apprezzabile dal giudice, che può fondare su di esse la propria decisione in assenza di prove contrarie concrete.
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Transazione novativa: contributi non pagati e accordo
La Corte di Cassazione ha stabilito che una transazione novativa tra lavoratore e datore di lavoro sostituisce integralmente le obbligazioni precedenti. Una lavoratrice, dopo aver firmato un accordo che prevedeva la sua riassunzione in cambio della restituzione di una somma, ha contestato tale restituzione sostenendo che l'importo corrispondesse a contributi mai versati dall'azienda. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la natura novativa dell'accordo rende irrilevante l'origine della somma, che diventa un importo predeterminato e non più scindibile in quote retributive o contributive.
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Contribuzione dovuta: appello inammissibile
Un lavoratore si è visto negare la pensione anticipata per carenza di contributi. A seguito di un accertamento fiscale che ha rivelato un reddito maggiore, l'ente previdenziale ha richiesto un'integrazione tramite una cartella esattoriale non opposta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore, sottolineando che la mancata opposizione alla cartella ha reso la maggiore contribuzione dovuta definitiva e non più contestabile, confermando così le decisioni dei gradi precedenti.
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Lavoratore Socialmente Utile: quando spetta la paga?
Una lavoratrice impiegata per anni come Lavoratore Socialmente Utile ha richiesto le differenze retributive, sostenendo che il suo fosse un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione d'appello che aveva respinto parte della domanda a causa della genericità delle allegazioni della lavoratrice. La sentenza sottolinea che, per ottenere il riconoscimento del lavoro subordinato, il lavoratore deve fornire prove specifiche e dettagliate dello scostamento dal progetto originario e del suo inserimento nell'organizzazione dell'ente.
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Mansioni superiori: diritto alla retribuzione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un dipendente pubblico a ricevere una retribuzione adeguata per lo svolgimento di mansioni superiori, anche in assenza di un incarico formale. L'ordinanza stabilisce che l'effettivo espletamento di funzioni dirigenziali prevale sulla mancanza di procedure formali, garantendo al lavoratore il compenso proporzionato al lavoro svolto, in base all'art. 36 della Costituzione.
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Pensione complementare: estinzione del giudizio
Un ex dipendente aveva avviato un ricorso in Cassazione contro un fondo di previdenza per la riliquidazione della sua pensione complementare. Durante il procedimento, le parti hanno raggiunto un accordo, rinunciando reciprocamente ai rispettivi ricorsi. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, compensando le spese legali.
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Termine impugnazione lavoro: il ricorso è tardivo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un Ente Pubblico contro una lavoratrice socialmente utile. La decisione si fonda sulla tardività dell'impugnazione, presentata oltre il termine semestrale. L'ordinanza ribadisce un principio cruciale: il termine impugnazione lavoro non è soggetto alla sospensione feriale dei termini, rendendo perentori i tempi per appellare le sentenze in materia di diritto del lavoro.
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Contratto a tempo determinato: onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un contratto a tempo determinato stipulato da un'azienda della grande distribuzione. L'azienda non è riuscita a provare in giudizio le 'punte di più intensa attività' addotte come causale nel contratto, sebbene la causale stessa fosse stata ritenuta sufficientemente specifica. La Corte ha ribadito che l'onere della prova spetta interamente al datore di lavoro. L'ordinanza ha inoltre dichiarato inammissibile il motivo di ricorso relativo alla quantificazione dell'indennità risarcitoria per genericità.
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Interposizione illecita di manodopera: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una grande società di servizi postali per interposizione illecita di manodopera. Il caso riguardava lavoratori, formalmente dipendenti di una società di trasporti, che in realtà operavano sotto la piena direzione e controllo della committente. La Corte ha stabilito che l'appalto era fittizio, poiché l'appaltatore non aveva una reale organizzazione d'impresa né assumeva un vero rischio, limitandosi a una gestione amministrativa del personale. Di conseguenza, è stato dichiarato un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato direttamente con la società committente.
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Assegno ad personam: cosa non rientra nel calcolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14322/2024, ha stabilito che nel calcolo dell'assegno ad personam, erogato ai dipendenti pubblici in caso di passaggio ad altra amministrazione per garantire l'irriducibilità della retribuzione, non possono essere incluse le voci variabili e aleatorie come i premi di produttività. Il caso riguardava ex dipendenti di un ente soppresso transitati in un Ministero. La Corte ha chiarito che solo le componenti retributive fisse e continuative, certe sia nell'esistenza che nell'importo, concorrono a formare la base di calcolo di tale assegno, escludendo emolumenti legati al raggiungimento di obiettivi e alla performance.
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Retribuzione lavoro pubblico: sì a tutti i diritti
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore del settore pubblico, il cui rapporto di lavoro subordinato era mascherato da un contratto di collaborazione poi dichiarato nullo, ha diritto alla piena retribuzione prevista dal contratto collettivo nazionale. L'ordinanza chiarisce che il diritto non si limita a un "minimo costituzionale", ma include tutte le voci retributive per il periodo in cui la prestazione è stata effettivamente svolta, in applicazione dell'art. 2126 del Codice Civile. L'appello dell'Azienda Sanitaria è stato dichiarato inammissibile.
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Indennità di trasferta: quando è inammissibile il ricorso
Una lavoratrice ha impugnato in Cassazione la sentenza che le negava l'indennità di trasferta giornaliera (diaria) per i suoi spostamenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, non entrando nel merito della questione. La decisione si fonda su vizi procedurali: il ricorso mancava del principio di autosufficienza, non riportando il testo della norma del CCNL invocata, e tentava di ottenere un riesame dei fatti, attività preclusa al giudice di legittimità.
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Riscatto pensione: quando matura il diritto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13925/2024, ha respinto il ricorso di un ex dipendente che chiedeva un ricalcolo del riscatto della pensione complementare. La Corte ha stabilito che il diritto al riscatto pensione sorge al momento della cessazione del rapporto di lavoro, e non quando si maturano i requisiti per la pensione statale. Di conseguenza, il calcolo della somma da liquidare deve basarsi sui dati certi al momento della cessazione del lavoro, come il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia, e non su requisiti contributivi futuri e incerti.
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Clausola di salvaguardia: quando si applica al pro rata
Un pensionato ha richiesto la riliquidazione della propria pensione, calcolata con il sistema pro rata tra due diversi regimi, invocando una clausola di salvaguardia. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che l'applicazione di tale clausola non è automatica. È necessario un giudizio comparativo che dimostri, a parità di condizioni (retribuzioni, contributi, massimali), che il trattamento pensionistico sarebbe effettivamente deteriore. L'onere di fornire tale prova specifica ricade sul ricorrente, onere che in questo caso non è stato soddisfatto.
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Lavoro agricolo e onere della prova: la Cassazione
Una lavoratrice agricola si è vista negare il riconoscimento di 101 giornate lavorative. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, stabilendo un principio chiave sul lavoro agricolo e onere della prova: se l'ente previdenziale cancella l'iscrizione dagli elenchi, spetta interamente al lavoratore dimostrare l'esistenza, la durata e l'onerosità del rapporto di lavoro. La Corte ha inoltre chiarito che le norme sul procedimento amministrativo (L. 241/1990), inclusi l'obbligo di motivazione e i limiti temporali all'autotutela, non si applicano a questi atti, poiché i diritti previdenziali sorgono direttamente dalla legge in base a presupposti di fatto.
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Clausola di salvaguardia: onere della prova pensionato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13839/2024, ha respinto il ricorso di un pensionato che chiedeva il ricalcolo della pensione. Il caso riguardava l'applicazione della clausola di salvaguardia per i lavoratori transitati da un ente previdenziale soppresso all'INPS. La Corte ha stabilito che, per invocare tale clausola, il pensionato ha l'onere di dimostrare concretamente, attraverso un giudizio comparativo "a parità di condizioni", che il trattamento pensionistico ricevuto è deteriore rispetto a quello che avrebbe ottenuto con l'applicazione integrale del regime generale, considerando tutti i parametri contributivi e retributivi. La semplice affermazione o la presentazione di conteggi non argomentati non è sufficiente.
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