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D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis

Procura speciale cassazione: i requisiti di validità
Un lavoratore si vede dichiarare inammissibile il ricorso contro il fallimento del suo ex datore di lavoro per un credito da TFR. La Corte di Cassazione ha stabilito che la causa dell'inammissibilità risiede nella nullità della procura speciale cassazione, in quanto quella utilizzata era generica e non specificamente conferita per il giudizio di legittimità, mancando dei requisiti essenziali richiesti dalla legge.
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Applicazione CCNL: la scelta vincolante del datore
La Corte di Cassazione ha stabilito che la costante e reiterata applicazione di un determinato Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) a centinaia di dipendenti costituisce un comportamento concludente che vincola l'azienda. Di conseguenza, l'impresa è obbligata a garantire la stessa applicazione CCNL anche ai nuovi assunti che ne facciano richiesta, a prescindere dalla corrispondenza tra le mansioni specifiche e la sfera di applicazione letterale del contratto. La scelta volontaria e di fatto del datore prevale sul criterio merceologico dell'attività effettivamente svolta.
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Licenziamento motivo oggettivo: onere della prova
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per motivo oggettivo a causa della mancata prova, da parte del datore di lavoro, dell'impossibilità di ricollocare il dipendente (repechage). Il caso riguardava un magazziniere che svolgeva anche mansioni di postino, rendendo la sua posizione fungibile con quella di altri colleghi. La Corte ha stabilito che l'azienda avrebbe dovuto effettuare una comparazione tra i lavoratori prima di procedere al licenziamento, applicando i criteri di correttezza e buona fede. L'appello dell'azienda è stato dichiarato inammissibile anche sulla quantificazione del danno, poiché non aveva contestato tempestivamente la retribuzione indicata dal lavoratore.
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Progressione economica: legittimo stop biennale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni dipendenti pubblici trasferiti da un'amministrazione regionale a una provinciale. I dipendenti contestavano l'esclusione dalla progressione economica per l'anno 2007, disposta sulla base di un contratto integrativo locale che prevedeva un intervallo minimo di due anni tra una progressione e l'altra. La Corte ha ritenuto legittima tale esclusione, confermando che la contrattazione decentrata può regolare le modalità della progressione economica, in conformità con i principi stabiliti dal contratto collettivo nazionale applicabile al momento dell'avvio della procedura.
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Errore di fatto: quando è inammissibile la revocazione
Un lavoratore ha richiesto la revocazione di una sentenza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto riguardo la presunta violazione del principio di terzietà nel procedimento disciplinare a suo carico. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la sua precedente decisione si basava su una valutazione giuridica dell'ammissibilità del motivo di ricorso, e non su un accertamento fattuale. Pertanto, non sussiste l'errore di fatto necessario per la revocazione, che non può essere utilizzata come un ulteriore grado di giudizio per riesaminare il merito della controversia.
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Esonero obbligo assicurativo: no indennità disoccupazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore non ha diritto all'indennità di disoccupazione se il suo ex datore di lavoro ha ottenuto un esonero dall'obbligo assicurativo con efficacia retroattiva. Anche se il decreto di esonero è stato emesso dopo la cessazione del rapporto di lavoro, la sua retroattività, prevista per legge, fa venire meno il requisito essenziale di un valido rapporto assicurativo per il periodo lavorato, rendendo legittimo il diniego della prestazione e la richiesta di restituzione delle somme eventualmente già percepite.
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Inquadramento mobilità volontaria: la decisione
Un ex dipendente statale, trasferito presso un ente pubblico non economico, ha contestato il suo inquadramento professionale, ritenendolo inferiore a quello spettante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che nell'ambito della mobilità volontaria, l'accettazione di uno specifico posto vacante implica l'accettazione del relativo inquadramento. Pertanto, il lavoratore non può pretendere una classificazione superiore se questa non corrisponde a una posizione disponibile al momento del trasferimento. La sentenza sottolinea come l'inquadramento nella mobilità volontaria sia strettamente legato ai posti effettivamente vacanti e offerti dall'amministrazione di destinazione.
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Retribuzione di posizione negata a precari regionali
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di dipendenti a tempo determinato di un'amministrazione regionale che richiedevano il riconoscimento della retribuzione di posizione. I lavoratori, assunti con qualifiche tecniche, sostenevano di aver diritto al trattamento economico completo della terza fascia dirigenziale dopo una riorganizzazione normativa. La Corte ha stabilito che la norma sulla transizione a tale fascia aveva carattere transitorio ed era riservata solo al personale di ruolo già in possesso della qualifica dirigenziale, escludendo quindi i ricorrenti che non soddisfacevano tale requisito.
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Termine lungo impugnazione: il ricorso tardivo è K.O.
Una ricercatrice si è rivolta alla Corte di Cassazione per un presunto ritardo nella sua assunzione che le avrebbe precluso la partecipazione a un concorso. Tuttavia, la Corte ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La ragione risiede nel mancato rispetto del termine lungo per l'impugnazione, fissato a sei mesi dalla pubblicazione della sentenza d'appello. Poiché nelle cause di lavoro non si applica la sospensione feriale dei termini, il ricorso, presentato oltre la scadenza, non ha potuto essere esaminato nel merito, confermando l'importanza cruciale del rispetto delle scadenze processuali.
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Consulenza Tecnica: quando è inammissibile il ricorso
Una società cooperativa ha contestato un debito verso un ente previdenziale. Le corti di merito hanno basato la loro decisione su una Consulenza Tecnica d'Ufficio per quantificare il debito. Il ricorso della società in Cassazione è stato respinto perché i motivi di impugnazione erano generici e non rispettavano l'onere di specificità, non riuscendo a dimostrare concretamente i vizi della perizia.
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Decadenza lavoro agricolo: la Cassazione decide
Un lavoratore ha impugnato il disconoscimento del proprio lavoro da parte dell'ente previdenziale. Il tema centrale era il calcolo dei termini per l'appello a seguito di una modifica legislativa sulla decadenza lavoro agricolo. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per le decisioni emesse durante la sospensione della norma sulla decadenza, il termine di 120 giorni per ricorrere in giudizio ricomincia a decorrere da capo dalla data di ripristino della legge. Il ricorso del lavoratore, presentato oltre questa nuova scadenza, è stato dichiarato inammissibile.
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Obbligo assicurativo studi professionali: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4473/2024, ha confermato che non sussiste l'obbligo assicurativo INAIL per i componenti degli studi professionali associati. La Corte ha rigettato il ricorso di un ente previdenziale, specificando che la normativa attuale non estende tale obbligo alle associazioni professionali, le quali non sono assimilabili a società. Viene così consolidato un principio chiave per gli studi professionali, distinguendo nettamente la loro natura giuridica da quella societaria ai fini previdenziali.
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Retribuzione ferie: indennità variabili incluse
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di trasporti, confermando che nella retribuzione ferie devono essere incluse anche le indennità variabili, come quelle per attività di scorta e riserva. La decisione si fonda sull'interpretazione della direttiva europea 2003/88/CE, che mira a garantire al lavoratore una retribuzione durante le ferie paragonabile a quella ordinaria, per non disincentivare il godimento del riposo. La Corte ha stabilito che qualsiasi importo pecuniario collegato all'esecuzione delle mansioni e allo status del lavoratore rientra in questa nozione onnicomprensiva di retribuzione.
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Rettifica classificazione INAIL: quando è retroattiva
Una società del settore pubblicitario è stata oggetto di una rettifica classificazione INAIL con effetto retroattivo dopo aver assunto dei promoters senza darne comunicazione. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della retroattività, motivandola con la "denuncia incompleta" da parte dell'azienda. Inoltre, ha ribadito l'obbligo assicurativo per l'amministratore che svolgeva concrete mansioni esecutive.
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Retribuzione di anzianità: no dopo la riforma PA
Alcuni dipendenti pubblici, promossi a dirigenti, chiedevano l'adeguamento della retribuzione di anzianità secondo una vecchia legge regionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la riforma del pubblico impiego ha trasferito la disciplina della retribuzione alla contrattazione collettiva, superando le leggi precedenti. La data di decorrenza economica della promozione è il momento decisivo per individuare la normativa applicabile.
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Licenziamento orale: quando la revoca è inefficace
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda contro la sentenza che aveva annullato la revoca di un licenziamento orale. La decisione si fonda sul fatto che l'azienda non ha impugnato uno dei due motivi autonomi della sentenza d'appello: la mancata prova della comunicazione della revoca alla lavoratrice. Questo caso sottolinea l'inefficacia totale del licenziamento orale e i requisiti formali per la sua eventuale revoca.
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Estratto di ruolo: quando l’impugnazione è inammissibile
Una contribuente ha impugnato un estratto di ruolo sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, applicando la normativa che limita fortemente i casi di impugnazione diretta dell'estratto di ruolo, confermando che è necessaria la prova di un pregiudizio specifico per poter agire in giudizio.
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Invito a riprendere servizio: la Cassazione chiarisce
Un lavoratore, dopo un licenziamento illegittimo, ha ricevuto un invito a riprendere servizio con un preavviso di soli due giorni. Egli ha sostenuto che tale invito fosse nullo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3264/2024, ha stabilito che un invito a riprendere servizio con un termine inferiore a 30 giorni è valido. Tuttavia, la risoluzione di diritto del rapporto di lavoro, in caso di mancata presentazione del lavoratore, si verifica solo allo scadere del trentesimo giorno dalla ricezione dell'invito, e non prima. Il datore di lavoro rimane quindi obbligato a pagare la retribuzione per l'intero periodo di 30 giorni.
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Sospensione feriale: il rito del lavoro prevale
La Cassazione chiarisce che la sospensione feriale dei termini per impugnare non si applica se la causa è stata trattata in primo grado con il rito del lavoro, anche se la materia del contendere non è propriamente lavoristica. Il rito adottato dal giudice, infatti, funge da criterio vincolante per le parti ai fini del calcolo dei termini per l'appello, determinandone la tardività in caso di mancato rispetto.
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Totalizzazione contributi: sì al cumulo con l’estero
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore ha diritto alla totalizzazione contributi, sommando i periodi di lavoro in Italia con quelli presso un'organizzazione internazionale, anche se già percepisce una pensione da quest'ultima. La Corte ha chiarito che l'erogazione di una prestazione pensionistica non equivale a un "rimborso" dei contributi, condizione che osterebbe al cumulo. Questa decisione si fonda sul principio della libera circolazione dei lavoratori nell'Unione Europea, che non può essere ostacolato da interpretazioni restrittive della normativa nazionale.
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