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D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis — Sezione Lavoro Civile

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357 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis

Licenziamento disciplinare: non basta l’assenza fisica
Una società cooperativa ha promosso un licenziamento disciplinare contro una dipendente con ruolo di coordinatrice, accusandola di violare l'orario di lavoro e di abusare della fiducia aziendale. I tribunali di merito e, in ultima istanza, la Corte di Cassazione hanno respinto le pretese della società. La Suprema Corte ha stabilito che, data la natura autonoma del ruolo della lavoratrice e la comprovata possibilità di svolgere le mansioni da remoto, la mera assenza fisica dalla sede non era sufficiente a dimostrare l'inadempimento. L'azienda non è riuscita a provare una concreta mancanza di risultati o lo svolgimento di attività incompatibili con il lavoro, rendendo così il licenziamento illegittimo.
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Delega di funzioni: licenziamento e responsabilità
La Corte di Cassazione conferma il licenziamento per giusta causa di un direttore di supermercato, ritenendolo responsabile per la mancata vigilanza sulla conservazione degli alimenti. La sentenza stabilisce che la sua delega di funzioni era valida ed efficace, in quanto gli conferiva pieni poteri decisionali, di controllo e autonomia, oltre ad essere supportata da adeguata formazione. Di conseguenza, il suo ricorso, basato sulla presunta invalidità della delega, è stato respinto.
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Ricorso per saltum nel Rito Fornero: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che, dopo una sentenza di primo grado sfavorevole in una causa di licenziamento soggetta al Rito Fornero, ha presentato un ricorso per saltum, saltando la Corte d'Appello. La Corte ha stabilito che il rito speciale previsto dalla Legge 92/2012 impone un percorso di impugnazione specifico e inderogabile (il reclamo), escludendo la possibilità di un ricorso per saltum in assenza di un accordo tra le parti.
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Pensionamento anticipato editoria: no mobilità
Un lavoratore del settore editoriale ha richiesto il pensionamento anticipato, cercando di includere nel calcolo dei contributi anche quelli figurativi derivanti dal periodo di mobilità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale per il pensionamento anticipato editoria: ai fini del raggiungimento del requisito contributivo, sono validi solo i contributi maturati durante il periodo di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS), escludendo quelli successivi del periodo di mobilità. La decisione si basa su una stretta interpretazione della normativa speciale di settore.
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Pensione e lavoro in nero: quando si restituisce
La Cassazione conferma il diritto dell'INPS a richiedere la restituzione della pensione di anzianità a chi svolge un'attività di lavoro in nero. La mancata comunicazione dello stato occupazionale, anche se irregolare, legittima la ripetizione dell'indebito e l'annullamento dei contributi fittizi. Questo caso chiarisce l'obbligo di trasparenza del pensionato e le conseguenze della sua omissione in tema di pensione e lavoro in nero.
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Scorrimento graduatoria: quando non è un diritto
Un dirigente biologo, già assunto a tempo determinato da una graduatoria, ha citato in giudizio l'Azienda Sanitaria per non aver continuato con lo scorrimento della graduatoria, preferendo indire un nuovo concorso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la pretesa del lavoratore non configura un diritto soggettivo all'assunzione, ma un interesse legittimo. La decisione della P.A. di bandire un nuovo concorso è un atto amministrativo che il giudice ordinario non può annullare, ma solo disapplicare se lede un diritto soggettivo, cosa che in questo caso non sussiste.
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Eccezione di prescrizione: l’onere della prova in giudizio
Un lavoratore agricolo ha citato in giudizio gli eredi del suo datore di lavoro per ottenere il pagamento di differenze retributive maturate in un rapporto di lavoro quarantennale. Gli eredi hanno sollevato un'eccezione di prescrizione, sostenendo che il diritto del lavoratore si era estinto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha rigettato il ricorso del lavoratore. La Corte ha chiarito che, sebbene spetti a chi solleva l'eccezione di prescrizione allegare i fatti su cui essa si fonda (come la data di cessazione del rapporto), il lavoratore non è esonerato dal provare la continuità del rapporto di lavoro nel periodo rilevante ai fini della prescrizione. Non avendo fornito tale prova, la sua domanda è stata considerata prescritta.
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Clausola Sociale: Obbligo di Assunzione Confermato
Un'azienda subentrante in un appalto di servizi aeroportuali non assume una lavoratrice, violando la clausola sociale del CCNL. La Cassazione conferma la decisione d'Appello, rigettando il ricorso dell'azienda. Si ribadisce che la clausola sociale crea un obbligo di assunzione ex novo, non soggetto a decadenza, e che l'onere di provare un'offerta conforme spetta all'impresa.
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Prova testimoniale generica: quando è inammissibile
Un'impresa individuale contesta una richiesta di pagamento di contributi previdenziali. Dopo un rinvio dalla Cassazione, la Corte d'Appello dichiara nuovamente inammissibile la richiesta di prove testimoniali, questa volta definendola come prova testimoniale generica. La Cassazione conferma questa decisione, chiarendo che una precedente valutazione sulla tempestività della prova non impedisce al giudice di rinvio di valutarne la specificità. L'appello dell'imprenditore viene definitivamente respinto.
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Legge applicabile: aerei e obblighi di lavoro
La Corte di Cassazione ha annullato le sanzioni amministrative contro una compagnia aerea per mancate comunicazioni obbligatorie. La sentenza stabilisce che la legge applicabile è quella irlandese, scelta nei contratti di lavoro del personale di volo, e non quella italiana. Questo perché gli obblighi contestati non rientrano nella materia della sicurezza sociale, escludendo l'applicazione analogica dei regolamenti UE e confermando la prevalenza della legge scelta dalle parti per i rapporti di lavoro transnazionali.
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Periodo di comporto: ferie per evitare il licenziamento
Un lavoratore è stato licenziato per superamento del periodo di comporto. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, stabilendo che i giorni di ferie richiesti e concessi al termine della malattia interrompono il conteggio dei giorni di assenza, salvando così il posto di lavoro. La condotta dell'azienda, che ha riconsiderato quei giorni come malattia a distanza di tempo, è stata giudicata contraria a buona fede.
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Giudicato esterno: limiti in caso di licenziamento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 387/2024, ha chiarito i limiti del giudicato esterno. Una precedente sentenza che annulla un licenziamento collettivo per vizi procedurali non costituisce prova automatica del diritto dei lavoratori ad essere assunti da un'altra società, anche se collegata. La Corte ha stabilito che, affinché il giudicato sia vincolante, le due cause devono avere identico oggetto (petitum) e identiche ragioni (causa petendi), condizione non soddisfatta nel caso di specie, dove si confrontavano l'illegittimità di un licenziamento e il diritto a una nuova assunzione basata su un accordo separato.
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Onere prova straordinario: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una lavoratrice che chiedeva il pagamento di differenze retributive per lavoro straordinario. La decisione si fonda sulla mancata e rigorosa dimostrazione delle ore extra svolte, confermando le sentenze dei due precedenti gradi di giudizio. L'ordinanza ribadisce che l'onere della prova del lavoro straordinario grava interamente sul dipendente e sottolinea l'importanza di formulare ricorsi specifici e non generici, specialmente in presenza di una 'doppia conforme'.
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Notifica PEC sentenza: quando è valida per l’appello?
Una società di servizi per l'assistenza al volo ha visto il suo appello dichiarato inammissibile per tardività. La società sosteneva che la notifica PEC sentenza di primo grado fosse invalida. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la notifica via PEC era pienamente valida ed efficace, facendo decorrere il termine di 30 giorni per l'appello. La presenza di altre comunicazioni nella stessa email non ha invalidato la notifica, poiché lo scopo di portare a conoscenza l'atto era stato raggiunto.
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Onere di allegazione: prova e domanda inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una lavoratrice per il mancato riconoscimento dell'indennità di disoccupazione. La decisione si fonda sul principio dell'onere di allegazione: non basta produrre documenti se nel ricorso non vengono esplicitati i fatti che costituiscono il diritto. La ricorrente aveva contestato solo la mancata prova, ignorando la censura sulla mancata allegazione, rendendo così inefficace la sua impugnazione.
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Conguaglio contributi CIGS: quando si evita la decadenza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34274/2024, chiarisce i termini per il conguaglio dei contributi CIGS. La Corte ha stabilito che, per evitare la decadenza, non è sufficiente la richiesta di autorizzazione all'INPS, ma è necessario l'effettivo pagamento della differenza contributiva. Tale pagamento deve avvenire entro il giorno 16 del mese successivo alla fine del periodo di paga in cui scade il termine semestrale. Nel caso specifico, pur correggendo la motivazione della Corte d'Appello, la Cassazione ha ritenuto il pagamento dell'azienda tempestivo, rigettando il ricorso dell'INPS.
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Pro rata pensionistico: Cassazione conferma i principi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente previdenziale contro la sentenza che riconosceva a un professionista il diritto alla riliquidazione della pensione. Il caso verteva sull'applicazione del principio del pro rata pensionistico a una pensione di vecchiaia anticipata con decorrenza 2005. La Corte ha confermato che le modifiche peggiorative introdotte dall'ente non possono applicarsi retroattivamente e che il diritto alla riliquidazione si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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Inammissibilità del ricorso: no al riesame dei fatti
Un lavoratore ha fatto ricorso in Cassazione contro una decisione della Corte d'Appello che gli negava un beneficio previdenziale per esposizione all'amianto. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, stabilendo che le critiche del lavoratore non denunciavano veri errori di diritto, ma miravano a ottenere una nuova valutazione delle prove e della perizia tecnica (CTU), attività preclusa nel giudizio di legittimità.
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Rivalutazione contributiva amianto: no se < 10 anni
Un ex operaio di un'azienda aeronautica si era visto riconoscere dalla Corte d'Appello il diritto alla rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione e la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. La Suprema Corte ha negato il beneficio, stabilendo che il periodo di esposizione provato, inferiore a quattro anni, non raggiungeva il requisito legale minimo di dieci anni, un presupposto che il giudice deve verificare anche d'ufficio.
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Contratto a progetto: quando si trasforma in lavoro
Una società di scommesse ha visto i suoi contratti di collaborazione a progetto riqualificati come lavoro subordinato dall'ente previdenziale, poiché il "progetto" coincideva con la normale attività aziendale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'assenza di un genuino e specifico contratto a progetto ne determina l'automatica conversione in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, trattandosi di una presunzione assoluta.
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