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D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis — Sezione Lavoro Civile

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357 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis

Sanzione disciplinare: i limiti del ricorso in Cassazione
Una lavoratrice, direttrice di filiale, ha ricevuto una sanzione disciplinare per negligenza nella verifica di un titolo di pagamento di ingente valore, risultato poi clonato. Dopo che la Corte d'Appello ha confermato la legittimità della sanzione, la lavoratrice ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che non è possibile sollevare in sede di legittimità questioni nuove, non discusse nei precedenti gradi di giudizio, né richiedere un riesame delle prove. La decisione ribadisce i rigorosi limiti procedurali del giudizio di Cassazione.
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Trattamento economico lettori: la Cassazione decide
Una docente universitaria ha richiesto la ricostruzione della carriera e l'adeguamento dello stipendio a quello di un ricercatore a tempo pieno. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando una precedente decisione. Ha stabilito che il corretto parametro retributivo è quello del ricercatore confermato a tempo definito, riconoscendo l'anzianità pregressa solo ai fini degli scatti di anzianità e del trattamento di fine rapporto. La distinzione tra contratti di 'lettore di scambio' di natura pubblicistica e contratti di diritto privato è stata decisiva per escludere l'applicazione di alcuni principi UE contro la discriminazione.
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Ricorso inammissibile: i requisiti del motivo
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per un assegno sociale. La decisione chiarisce che non si può contestare la valutazione dei fatti mascherandola da violazione di legge, specialmente senza indicare le norme violate. Viene ribadita l'importanza dei requisiti formali dell'appello.
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Impresa familiare: quando è lavoro subordinato?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la qualificazione di un rapporto di lavoro dipende dalle sue concrete modalità di svolgimento e non dalla denominazione formale data dalle parti, anche se contenuta in un atto pubblico. Nel caso specifico, nonostante l'esistenza di un atto notarile che costituiva una impresa familiare, la Corte ha confermato la natura subordinata del rapporto di lavoro basandosi su prove testimoniali che dimostravano la presenza di eterodirezione, orario fisso e mancanza di autonomia del prestatore di lavoro. Il ricorso del datore di lavoro è stato quindi respinto.
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Onere probatorio datore di lavoro: no a prove delegate
Una datrice di lavoro, condannata a pagare retribuzioni arretrate a una collaboratrice domestica, ricorre in Cassazione sostenendo che i giudici avrebbero dovuto ordinare alla lavoratrice di esibire documenti fiscali. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che l'onere probatorio del datore di lavoro sul pagamento non può essere trasferito al dipendente, specialmente quando esistono altri mezzi per dimostrare l'avvenuta corresponsione.
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Punteggio aggiuntivo ASL: non vale per la scuola
La Corte di Cassazione ha stabilito che il servizio prestato alle dipendenze di un'Azienda Sanitaria Locale (ASL) non dà diritto al punteggio aggiuntivo previsto per il personale scolastico. L'ordinanza chiarisce che le ASL, secondo il D.Lgs. 165/2001, non rientrano nella categoria delle 'amministrazioni statali', ma costituiscono un'entità distinta. Pertanto, la richiesta di una lavoratrice di vedersi riconosciuto tale punteggio è stata definitivamente respinta, confermando le decisioni dei gradi di giudizio precedenti.
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Indennità di turno: va inclusa nelle ferie? La Cassazione
Una lavoratrice del settore sanitario ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, un'Azienda Sanitaria, poiché la sua indennità di turno giornaliera non veniva inclusa nel calcolo della retribuzione durante le ferie. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla lavoratrice, confermando le sentenze dei gradi precedenti. La decisione si basa sul principio del diritto europeo secondo cui la retribuzione feriale deve essere paragonabile a quella ordinaria per non scoraggiare i lavoratori dal prendere le ferie. L'indennità di turno è stata ritenuta una componente retributiva intrinsecamente legata alle mansioni e quindi deve essere corrisposta anche durante il periodo di riposo.
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Massimale contributivo: quando si applica? La Cassazione
Una società ha applicato il massimale contributivo per un lavoratore, ritenendo irrilevante una sua breve anzianità contributiva passata. L'ente previdenziale si è opposto. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'ente, stabilendo che qualsiasi anzianità contributiva maturata prima del 1° gennaio 1996, a prescindere dalla sua entità, impedisce l'applicazione del massimale. Di conseguenza, il ricorso della società è stato respinto.
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Prescrizione contributi: la Cassazione chiarisce
Un professionista ha contestato un debito verso la sua cassa previdenziale, sostenendo l'avvenuta prescrizione contributi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le comunicazioni inviate dall'ente erano idonee a interrompere la prescrizione. La Corte ha chiarito che la valutazione sulla ricezione e sul contenuto delle comunicazioni è un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito e che la contestazione di documenti in fotocopia deve essere specifica e non generica.
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Prescrizione decennale crediti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione decennale dei crediti si applica anche quando una precedente opposizione del debitore sia stata respinta con una sentenza di inammissibilità per tardività. Tale pronuncia, sebbene di rito, acquisisce forza di giudicato e trasforma il termine di prescrizione da quinquennale a decennale. Una società aveva contestato una comunicazione di ipoteca da parte di un ente previdenziale, sostenendo la prescrizione quinquennale dei crediti. La Corte ha accolto il ricorso dell'ente, affermando che le precedenti sentenze di inammissibilità avevano 'cristallizzato' il credito, rendendolo soggetto alla prescrizione decennale.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
Una società ha impugnato un estratto di ruolo sostenendo di non aver ricevuto la notifica di quattro avvisi di addebito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'impugnazione estratto di ruolo è consentita solo in casi specifici e tassativi. Poiché la società non ha dimostrato di subire un pregiudizio concreto previsto dalla legge (come l'esclusione da appalti pubblici), è stato ritenuto insussistente il suo interesse ad agire.
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Danno da demansionamento: risarcibile la perdita del turno
La Corte di Cassazione ha stabilito che la perdita economica derivante dalla mancata percezione dell'indennità per il lavoro notturno, se conseguenza diretta di un illegittimo demansionamento, costituisce un danno patrimoniale risarcibile. Il caso riguarda un lavoratore che, dopo anni di lavoro su turni notturni, è stato assegnato a mansioni inferiori sul turno diurno, subendo una notevole decurtazione dello stipendio. La Corte ha chiarito che non si tratta di un 'diritto acquisito' al turno, ma del risarcimento per una perdita causata da un comportamento illecito del datore di lavoro, cassando la sentenza d'appello che aveva negato tale risarcimento.
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Compensazione crediti inesistenti: onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che rigettava l'opposizione di una società a un avviso di addebito dell'INPS. La controversia nasceva da una compensazione di debiti contributivi con crediti fiscali poi rivelatisi inesistenti. Con questa ordinanza, la Suprema Corte ribadisce un principio fondamentale: in caso di compensazione crediti inesistenti, l'onere di dimostrare l'effettiva esistenza del credito spetta al debitore che se ne avvale. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili le critiche relative alla valutazione delle prove da parte del giudice, in quanto non costituiscono un valido motivo di ricorso per cassazione.
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Limite contratti a termine: come si calcola la base?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9264/2019, ha stabilito che il limite contratti a termine, fissato al 15% per le imprese concessionarie del servizio postale, deve essere calcolato sull'intero organico aziendale a livello nazionale. La Corte ha respinto il ricorso di alcuni lavoratori che sostenevano la necessità di un calcolo su base provinciale, affermando che la normativa intende favorire la flessibilità dell'intero complesso aziendale per garantire il servizio universale, senza distinzioni tra mansioni o aree territoriali.
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Calcolo pensione pro rata: no a nuove censure in Cassazione
Una cassa di previdenza ha impugnato una sentenza che garantiva a una pensionata il ricalcolo della sua pensione secondo il principio del calcolo pensione pro rata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché un motivo era stato ritirato e l'altro rappresentava una questione nuova, mai sollevata nei precedenti gradi di giudizio, confermando così la decisione a favore della pensionata.
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Contratto a termine acausale: legittimo per i postali
Un lavoratore ha impugnato un contratto a termine acausale stipulato con un'azienda di servizi postali, contestandone la validità e l'errato calcolo del limite di assunzioni del 15%. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando la legittimità del contratto a termine acausale per questo specifico settore, in virtù di una scelta precisa del legislatore. Inoltre, ha chiarito che il limite percentuale del 15% va calcolato sull'intero organico aziendale e non solo su una parte di esso.
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Omessa comunicazione condanna: licenziamento legittimo
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del licenziamento di un lavoratore che ha omesso di comunicare al datore di lavoro una condanna penale definitiva per un grave reato. Tale omissione, secondo la Corte, costituisce una violazione degli obblighi di buona fede e correttezza, tale da ledere irrimediabilmente il vincolo fiduciario e giustificare il recesso per giusta causa, a prescindere da specifiche previsioni del CCNL.
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