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D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis — Sezione Lavoro Civile

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Minimale Contributivo: quale CCNL applicare? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due società cooperative contro una richiesta di pagamento di differenze contributive. Il caso verteva sulla corretta individuazione del CCNL da applicare per il calcolo del minimale contributivo. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, secondo cui va utilizzato il contratto collettivo stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Il ricorso è stato respinto per motivi procedurali, tra cui la genericità delle contestazioni e l'applicazione del principio di "doppia pronuncia conforme", che impedisce di riesaminare i fatti già accertati in modo concorde nei primi due gradi di giudizio.
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Termine impugnazione Cassazione: Rito Fornero e PEC
Un lavoratore, licenziato per giustificato motivo oggettivo a seguito di un'operazione di esternalizzazione, ha impugnato la decisione della Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo. La sentenza chiarisce che, nel Rito Fornero, il termine impugnazione Cassazione di 60 giorni decorre dalla semplice comunicazione telematica (PEC) della sentenza da parte della cancelleria, rendendo irrilevante la notifica formale.
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Fondo di Garanzia TFR: l’obbligo INPS non si ferma
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia TFR gestito dall'INPS deve intervenire per pagare il trattamento di fine rapporto a un lavoratore di un'azienda fallita, anche in presenza di un'altra società solvibile, coobbligata in solido a seguito di una scissione societaria. La sentenza sottolinea che la tutela del lavoratore è diretta e immediata, non subordinata alla preventiva azione contro altri debitori. L'obiettivo è garantire una protezione tempestiva ed efficace del credito del lavoratore.
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Prescrizione decennale: recupero somme trattenute
La Corte di Cassazione ha stabilito che si applica la prescrizione decennale, e non quella quinquennale, all'azione di un pensionato per recuperare le somme trattenute illegittimamente dalla sua pensione a titolo di contributo di solidarietà. La Corte ha chiarito che tale richiesta non riguarda ratei di pensione non pagati, ma la restituzione di un indebito, un credito mai divenuto liquido ed esigibile per il pensionato. L'ente previdenziale sosteneva la prescrizione breve, ma il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Sgravi contributivi: non automatici senza domanda
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice agricola, stabilendo che gli sgravi contributivi non sono automatici ma richiedono una specifica domanda amministrativa. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione dei contributi decorre dalla scadenza del termine di pagamento e che la base imponibile non può essere ridotta in base all'orario effettivo se inferiore a quello contrattuale minimo.
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Indennità di trasferta: limiti di esenzione contributiva
La Corte di Cassazione chiarisce le regole sull'indennità di trasferta. Un ricorso di un'azienda per sgravi contributivi è stato respinto per motivi procedurali, mentre è stato accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale. La Corte ha stabilito che le indennità di trasferta non sono sempre esenti da contributi; il giudice deve verificare il superamento dei limiti di legge. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Riliquidazione pensione part-time: il diritto dei dipendenti
La Corte di Cassazione ha stabilito che i dipendenti pubblici, inclusi quelli dell'Istituto Previdenziale, che hanno trasformato il loro rapporto di lavoro in part-time percependo contestualmente la pensione di anzianità (ex L. 662/1996), hanno diritto alla riliquidazione della pensione al momento della cessazione definitiva. Questa riliquidazione deve includere i contributi versati durante il periodo di lavoro part-time, poiché la normativa speciale prevale sulle regole generali che prevedono solo un supplemento pensionistico.
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Fondo di Garanzia TFR: serve titolo esecutivo?
Una lavoratrice ha richiesto il pagamento del TFR al Fondo di Garanzia INPS dopo che la sua società datrice di lavoro è stata cancellata dal registro delle imprese. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in questo caso, è un requisito indispensabile ottenere prima un titolo esecutivo che accerti il credito nei confronti dei soci, successori della società estinta. Solo dopo aver ottenuto questo accertamento formale, il lavoratore può rivolgersi al Fondo di Garanzia TFR, non essendo sufficiente la mera impossibilità di recuperare il credito per mancanza di beni.
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Perdita di chance: ricorsi inammissibili in Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della perdita di chance per un dipendente pubblico a seguito di un errato inquadramento al momento della stabilizzazione. La Corte d'Appello aveva riconosciuto un risarcimento pari al 50% delle differenze retributive. La Cassazione, tuttavia, ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale dell'ente datore di lavoro sia quello incidentale del lavoratore, consolidando di fatto la decisione di merito. La sentenza sottolinea i rigorosi limiti procedurali per l'accesso al giudizio di legittimità, ribadendo che la Corte non può riesaminare le valutazioni di fatto operate dai giudici dei gradi inferiori.
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Fondo di Garanzia INPS: No se il lavoro continua
La Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori non possono accedere al Fondo di Garanzia INPS per il TFR e i crediti maturati con il precedente datore di lavoro, se, in seguito a una cessione d'azienda in amministrazione straordinaria, il loro rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con l'impresa acquirente. La continuità lavorativa esclude il presupposto essenziale per l'intervento del Fondo, ovvero la cessazione del rapporto con il datore insolvente.
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Fondo di Garanzia INPS: obbligo di escussione?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2292/2025, ha stabilito che un lavoratore, il cui datore di lavoro sia fallito, ha diritto di accedere direttamente al Fondo di Garanzia INPS per il pagamento del TFR, senza dover prima agire contro altri soggetti solidalmente responsabili, come la società scissa ancora in bonis. La Corte ha chiarito che la legge non prevede un beneficio di escussione a favore del Fondo, garantendo così una tutela rapida ed efficace al lavoratore. L'INPS potrà poi surrogarsi nei diritti del lavoratore per recuperare le somme.
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Iscrizione Albo professionale e obbligo Cassa
Un professionista, iscritto al proprio albo, ha contestato delle cartelle di pagamento della sua Cassa di previdenza, sostenendo di svolgere l'attività solo in modo occasionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'iscrizione all'Albo professionale crea una presunzione legale dell'esercizio dell'attività. Tale presunzione comporta l'obbligo di iscrizione e versamento dei contributi alla Cassa di categoria. Spetta al professionista fornire la prova contraria, ovvero di non aver svolto in alcun modo l'attività, neanche in forma saltuaria. La coesistenza di un'iscrizione ad altra gestione previdenziale per un'attività differente non esonera da tale obbligo.
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Cancellazione elenchi agricoli: onere della prova
Un lavoratore agricolo ha impugnato la sua cancellazione dagli elenchi di categoria disposta dall'ente previdenziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: in caso di cancellazione elenchi agricoli, il giudizio non verte sulla legittimità dell'atto amministrativo, ma sull'accertamento del rapporto di lavoro. Di conseguenza, l'onere di dimostrare l'effettivo svolgimento dell'attività lavorativa ricade interamente sul lavoratore, rendendo irrilevanti eventuali vizi, come la tardività o la carenza di motivazione, del provvedimento di cancellazione.
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Restituzione contributi cassa: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un professionista per la restituzione contributi versati alla propria cassa di previdenza. Il ricorso è stato respinto non nel merito, ma per vizi procedurali, in quanto la violazione dei regolamenti della cassa, di natura privatistica, non è stata dedotta come violazione delle norme sull'interpretazione dei contratti.
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Contributo di solidarietà: illegittimo senza legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il contributo di solidarietà imposto autonomamente da una cassa di previdenza professionale su una pensione. Secondo i giudici, un simile prelievo, qualificabile come prestazione patrimoniale, richiede una specifica base legale che non può essere sostituita da una delibera dell'ente. La Corte ha inoltre stabilito che il diritto del pensionato a ottenere la restituzione delle somme trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque. L'insistenza dell'ente nel portare avanti il ricorso, nonostante una giurisprudenza consolidata contraria, è stata qualificata come abuso del processo, con conseguente condanna al pagamento di un'ulteriore somma.
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Mancanza titolo abilitante: contratto nullo
Una docente, assunta a tempo indeterminato a seguito di un provvedimento cautelare, subisce la risoluzione del contratto per la successiva scoperta della mancanza del titolo abilitante all'insegnamento. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della risoluzione, affermando che il contratto è nullo per la mancanza di un requisito essenziale previsto dalla legge. La Corte ha precisato che né il provvedimento cautelare iniziale, né la successiva assoluzione penale dal reato di falso ideologico, possono sanare la nullità derivante dalla oggettiva mancanza del titolo abilitante.
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Assegno familiare: prova del reddito a carico del richiedente
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero per il riconoscimento dell'assegno familiare, confermando che la mancata dimostrazione del requisito reddituale di tutto il nucleo, inclusi i familiari residenti all'estero, impedisce l'accesso al beneficio. Secondo la Corte, l'onere di fornire tale prova ricade interamente sul richiedente e la sola dichiarazione dei redditi non è sempre sufficiente.
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Avviso di addebito: quando è tardi per la prescrizione
Un contribuente si oppone a un'intimazione di pagamento, sostenendo la prescrizione dei contributi previdenziali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la mancata opposizione al precedente avviso di addebito entro i termini di legge rende il credito definitivo e preclude la possibilità di sollevare successivamente l'eccezione di prescrizione.
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Obbligo iscrizione cassa: quando non sussiste
Una società di servizi tecnici ha ottenuto ragione contro un ente previdenziale di categoria. La Corte di Cassazione ha confermato che non sussiste l'obbligo di iscrizione alla cassa professionale se le attività svolte, pur essendo in ambito tecnico, non richiedono le competenze specifiche e la base culturale proprie della professione. Il ricorso dell'ente è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Istanza di rateizzazione: interrompe la prescrizione?
Un contribuente ha contestato alcuni avvisi di addebito dell'INPS, sostenendo che il credito fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo due principi fondamentali: primo, le contestazioni sul merito del credito devono essere fatte entro 40 giorni dalla notifica dell'atto; secondo, la presentazione di un'istanza di rateizzazione costituisce un riconoscimento del debito, interrompendo così la prescrizione.
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