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D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis

Gestione Separata e professionisti: quando l’obbligo?
Un professionista con un reddito annuo molto basso è stato citato in giudizio dall'ente previdenziale per la mancata iscrizione alla Gestione Separata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente, stabilendo che non era stata fornita la prova dell'esercizio abituale della professione, requisito indispensabile per l'obbligo contributivo. Il reddito esiguo è stato considerato un forte indizio a sfavore della presunta abitualità dell'attività lavorativa.
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Assegno ad personam: spetta al personale richiamato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30419/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex militare della Croce Rossa che chiedeva il riconoscimento dell'assegno ad personam dopo il transito nel ruolo civile. La decisione si fonda su un precedente giudicato amministrativo che aveva già escluso la natura di lavoro subordinato del servizio prestato, e sulla corretta interpretazione della normativa, che riserva tale beneficio economico solo al personale in servizio continuativo e non a quello richiamato.
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Ricorso autosufficiente: inammissibile senza bando
Un dipendente pubblico impugna una graduatoria per progressione economica, contestando l'ammissione di un collega sanzionato. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per violazione del principio del ricorso autosufficiente, poiché l'appellante non ha riportato in modo specifico il contenuto del bando di selezione, impedendo alla Corte di valutare le censure.
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Riattivazione notifica: l’onere della parte ricorrente
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce che, in caso di notifica fallita per cause non imputabili, la parte ha l'onere di procedere a una tempestiva riattivazione notifica. L'inerzia successiva al primo tentativo non andato a buon fine comporta l'inammissibilità del ricorso per decorrenza dei termini. La Corte ha respinto la richiesta di revocazione di un ente previdenziale, specificando che la sua precedente decisione non si basava su un errore di fatto, ma sulla corretta applicazione del principio che impone alla parte di attivarsi per completare la notificazione.
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Indennità ASpI e lavoro autonomo preesistente
Un lavoratore si è visto negare l'indennità ASpI per non aver comunicato all'INPS un'attività di lavoro autonomo avviata prima di perdere il lavoro dipendente. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'obbligo di comunicazione sussiste per qualsiasi attività autonoma contemporanea alla fruizione del sussidio, indipendentemente dalla sua data di inizio, pena la decadenza dal diritto.
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Inquadramento dipendente pubblico: le regole speciali
Una dipendente pubblica, trasferita da un'amministrazione scolastica a un ruolo speciale presso un'altra amministrazione statale, ha richiesto un superiore inquadramento professionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che le procedure speciali di reclutamento prevalgono sulle norme generali di mobilità. La decisione sottolinea come l'inquadramento dipendente pubblico, in tali contesti, si basi sulla normativa specifica della procedura e sulla professionalità acquisita nel nuovo ruolo, non su quella di provenienza.
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Appalto non genuino: quando è illecita manodopera
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda sanitaria pubblica, confermando che il contratto di appalto con una cooperativa sociale era un appalto non genuino, configurando una somministrazione illecita di manodopera. Elemento decisivo è stata la mancanza di un'autonoma organizzazione e dell'assunzione del rischio d'impresa da parte della cooperativa, anche in un contesto di appalto "labour intensive". L'inammissibilità è derivata dal tentativo della ricorrente di ottenere un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Appalto non genuino: Cassazione e onere organizzativo
Una lavoratrice, formalmente dipendente di una cooperativa ma operante presso un'azienda sanitaria, ha ottenuto il risarcimento del danno per l'accertamento di un appalto non genuino. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda sanitaria, confermando che per la genuinità di un appalto, anche se "leggero" o ad alta intensità di manodopera, è indispensabile che l'appaltatore disponga di un'autonoma organizzazione e si assuma il rischio d'impresa, elementi che la corte di merito aveva ritenuto mancanti nel caso di specie.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione non riesamina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dirigente licenziato per giusta causa. La decisione si fonda sul principio che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in una nuova valutazione dei fatti. Il ricorrente, secondo la Corte, ha tentato di ottenere un riesame del merito della vicenda, presentando motivi di ricorso che, pur apparendo come violazioni di legge, miravano in realtà a contestare gli accertamenti fattuali dei giudici precedenti. Di conseguenza, il licenziamento basato sulla rottura del rapporto fiduciario è stato definitivamente confermato, con condanna del dirigente al pagamento delle spese legali.
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Indennità turno notturno: onere della prova del datore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'Azienda Sanitaria al pagamento dell'indennità turno notturno a una sua dirigente medico. L'Azienda sosteneva di aver già pagato tali somme, ma non è riuscita a fornire la prova del pagamento. La Corte ha ribadito che l'onere della prova in questi casi spetta al datore di lavoro e ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Azienda, in quanto mirava a una non consentita rivalutazione dei fatti.
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Disdetta contratti collettivi: i limiti del datore
Una società metalmeccanica cessa di erogare alcuni emolumenti economici ai dipendenti a seguito della disdetta di contratti collettivi aziendali. I lavoratori ottengono ragione in primo e secondo grado. La società ricorre in Cassazione, ma il suo ricorso viene dichiarato inammissibile per vizi procedurali, tra cui la critica al merito della valutazione delle prove e la mancata trascrizione dei contratti oggetto di contestazione. La Suprema Corte conferma quindi le decisioni favorevoli ai lavoratori.
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Licenziamento collettivo: limiti e criteri di scelta
Un lavoratore impugna un licenziamento collettivo, sostenendo che i criteri di scelta avrebbero dovuto includere tutti gli stabilimenti aziendali. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, confermando la legittimità della decisione aziendale di limitare la platea dei lavoratori a una singola unità produttiva, a condizione che tale scelta sia sorretta da valide e comprovate motivazioni tecnico-organizzative comunicate in modo trasparente.
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Appalto di manodopera: quando è lecito e quando no
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che contestava un presunto appalto di manodopera illecito. Il caso riguardava un addetto alla pulizia dei vagoni ferroviari, formalmente dipendente di una società di servizi ma operante presso una grande azienda di trasporti. La Corte ha stabilito che, per configurare un'interposizione fittizia, non è sufficiente un mero coordinamento, ma è necessaria la prova che il committente eserciti un potere direttivo, organizzativo e disciplinare diretto sui dipendenti dell'appaltatore, prova che in questo caso non è emersa.
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Danno comunitario: onere della prova e quantificazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda sanitaria pubblica, confermando la condanna al risarcimento del danno comunitario a una lavoratrice per l'illegittima reiterazione di contratti a termine. La Corte ha chiarito che spetta al lavoratore dimostrare solo l'esistenza del rapporto di lavoro, mentre è onere del datore di lavoro pubblico provare la legittimità dei contratti. È stata inoltre confermata la correttezza dei criteri usati per quantificare il risarcimento, basati sulla durata complessiva del rapporto illegittimo.
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Restituzione contributi INPS: quando scatta la prescrizione
Un lavoratore ha richiesto la riliquidazione della pensione e la restituzione dei contributi INPS versati ma non utilizzati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. È stato stabilito che il diritto alla restituzione dei contributi si prescrive in dieci anni. Il termine non decorre dalla data di liquidazione della pensione, ma dal momento in cui il lavoratore ha avuto conoscenza dell'inutilizzabilità dei versamenti, in questo caso a seguito di una comunicazione dell'ente previdenziale.
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Calcolo TFR: indennità estero, la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene sul caso di un ex dipendente di banca riguardo al calcolo TFR per il periodo di lavoro svolto all'estero. La Corte cassa con rinvio la sentenza di secondo grado, accogliendo un motivo di ricorso della banca per difetto di motivazione e un motivo del lavoratore sull'inclusione del 'contributo alloggio' nella base di calcolo TFR. Viene ribadita la distinzione tra base imponibile fiscale e previdenziale per i redditi esteri.
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Vittima del dovere: la vigilanza in infermeria
La Corte di Cassazione ha stabilito che un agente di polizia penitenziaria che contrae un'infermità durante la sorveglianza di detenuti in infermeria non rientra nella categoria di 'vittima del dovere' per vigilanza a infrastrutture. La Corte ha chiarito che il beneficio si applica solo alla vigilanza diretta dell'infrastruttura stessa, considerata intrinsecamente rischiosa, e non alle generiche attività svolte al suo interno.
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Riconoscimento anzianità: la Cassazione decide
Un lavoratore del settore scolastico, trasferito da un ente locale a un ministero statale, ha richiesto il pieno riconoscimento dell'anzianità maturata per la ricostruzione della carriera economica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la normativa, interpretata alla luce del diritto europeo, mira a impedire un peggioramento retributivo 'sostanziale' al momento del trasferimento, ma non garantisce automaticamente l'applicazione dei meccanismi di progressione del nuovo contratto basati sull'intera anzianità pregressa. La decisione si fonda su un orientamento consolidato, bilanciando la tutela del lavoratore con le esigenze di interesse generale.
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Attività agricola previdenziale: quando è esclusa?
Una società di costruzioni ha contestato la sua riclassificazione dal settore agricolo a quello terziario ai fini contributivi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'attività prevalente di taglio di alberi per la rivendita a terzi non rientra nell'ambito dell'attività agricola previdenziale, ma appartiene al settore dei servizi. La Corte ha sottolineato i vizi procedurali del ricorso, come il difetto di autosufficienza e la genericità delle censure.
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Specificità del ricorso: Cassazione su ultrapetizione
L'ente previdenziale ricorre in Cassazione lamentando un vizio di ultrapetizione da parte della Corte d'Appello, che aveva annullato un avviso di addebito per intero, nonostante una parte della pretesa contributiva fosse passata in giudicato. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per difetto di specificità del ricorso. L'ente non ha chiarito se le due contestazioni (distacco illecito e mancanza di certificato di agibilità) fossero autonome e a quali importi specifici si riferissero, impedendo di valutare l'effettiva sussistenza del vizio denunciato.
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