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d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater — Sezione Quinta Civile

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Accertamento fiscale e valori OMI: la Cassazione
Una società edile ha impugnato sanzioni derivanti da un accertamento fiscale per maggiori redditi non dichiarati dalla vendita di immobili. L'Amministrazione Finanziaria ha basato le sue pretese non solo sui valori OMI, ma anche su accertamenti bancari che rivelavano mutui superiori al prezzo dichiarato e su calcoli errati delle superfici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la validità dell'accertamento fiscale in quanto fondato su una pluralità di elementi gravi, precisi e concordanti.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
Una società immobiliare, a seguito di un accertamento per maggiori redditi da vendite di immobili, è stata chiamata a versare le ritenute sui profitti che l'Amministrazione finanziaria presumeva fossero stati distribuiti ai soci. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la legittimità della presunzione di distribuzione utili per le società a ristretta base partecipativa e sottolineando che l'accertamento era fondato su una pluralità di indizi gravi, precisi e concordanti, non solo sui valori del mercato immobiliare (OMI).
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Credito acconti sospesi: legittimo per sisma Abruzzo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9385/2024, ha stabilito la legittimità del credito per acconti IRPEF sospesi e non versati da un contribuente residente nel cosiddetto "cratere sismico" a seguito del terremoto del 2009. L'Amministrazione Finanziaria aveva contestato tale credito, ritenendolo non spettante in quanto l'importo non era stato materialmente versato. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che il beneficio non costituisce un vantaggio indebito, ma è il legittimo effetto di una normativa emergenziale di favore, la quale prevedeva un regime diverso e più vantaggioso per i soggetti più colpiti dal sisma rispetto a quelli residenti al di fuori del cratere.
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Notifica cartella esattoriale: quando è nulla?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un agente della riscossione, confermando la nullità della notifica di una cartella di pagamento. La sentenza di merito aveva accertato che la procedura di notifica per irreperibilità relativa non era stata seguita correttamente, in particolare per la mancata affissione dell'avviso alla porta e per l'invio tardivo della raccomandata informativa dopo un cambio di residenza del contribuente. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile anche il motivo relativo alla presunta introduzione di una "domanda nuova" da parte del contribuente, in quanto formulato in modo generico.
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Termine impugnazione sentenza: Cassazione e tardività
Una società contesta 24 cartelle di pagamento ma il suo ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile. La Corte Suprema ha stabilito che l'appello è stato notificato oltre il termine perentorio di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza di secondo grado, violando così il termine impugnazione sentenza previsto dall'art. 327 c.p.c. La decisione sottolinea l'importanza cruciale del rispetto delle scadenze processuali, pena la perdita del diritto di contestare la decisione.
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Pensione integrativa: tassazione e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9053/2024, ha respinto il ricorso di un contribuente che chiedeva il rimborso delle imposte su una prestazione di pensione integrativa. La Corte ha stabilito che, sebbene formalmente i contributi fossero imputati al lavoratore, sostanzialmente erano a carico del datore di lavoro. Di conseguenza, la prestazione finale costituisce reddito da lavoro dipendente e deve essere assoggettata a tassazione separata, negando il diritto al rimborso.
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Prova contraria accertamento: la Cassazione decide
Un contribuente ha contestato un accertamento sintetico basato su movimentazioni bancarie, adducendo come prova contraria una donazione in contanti ricevuta dalla madre. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. Ha stabilito che una dichiarazione privata di un familiare non è sufficiente come prova contraria se giudicata non credibile e incoerente con altri elementi oggettivi, come l'uso di mezzi tracciabili per altre transazioni tra le stesse parti.
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Tassazione Pensione Integrativa: la Cassazione decide
Un pensionato, ex dipendente pubblico iscritto a un fondo integrativo dal 1962, ha richiesto il rimborso delle maggiori imposte versate sulla sua pensione integrativa per gli anni dal 2011 al 2016. Sosteneva di aver diritto al regime fiscale agevolato introdotto dal D.Lgs. 252/2005. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per i cosiddetti 'vecchi iscritti' a 'vecchi fondi', il nuovo regime di tassazione pensione integrativa non si applica ai montanti maturati prima del 1° gennaio 2007. Pertanto, continua ad applicarsi la previgente e meno favorevole disciplina fiscale.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario riguardante un accertamento IVA. La controversia, incentrata sulla presunta violazione del contraddittorio, si è conclusa non con una decisione nel merito, ma a seguito dell'adesione della società contribuente alla definizione agevolata prevista dalla Legge n. 197/2022. La società ha presentato istanza e versato l'importo dovuto, determinando così la chiusura del giudizio pendente.
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Certificato urbanistico: valore probatorio e limiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una contribuente contro un avviso di accertamento fiscale per la vendita di un terreno. Il caso verteva sulla discordanza tra diversi certificati urbanistici. La Corte ha stabilito che il certificato urbanistico allegato all'atto di vendita, che attestava la natura edificabile del terreno, fosse il documento di riferimento corretto ai fini fiscali. I motivi di ricorso, basati sulla presunta falsità di tale certificato e sull'omessa valutazione di altri documenti, sono stati dichiarati inammissibili, poiché chiedevano alla Corte una nuova valutazione dei fatti, compito che spetta esclusivamente ai giudici di merito.
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Agevolazione prima casa: stop lavori non è forza maggiore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la sospensione dei lavori di ristrutturazione di un immobile acquistato, dovuta a un imprevisto ritrovamento archeologico, non costituisce causa di forza maggiore per giustificare il mancato trasferimento della residenza entro 18 mesi. Per ottenere l'agevolazione prima casa, l'obbligo è trasferire la residenza nel Comune in cui si trova l'immobile, non necessariamente all'interno dell'abitazione acquistata. Di conseguenza, il beneficio fiscale è stato legittimamente revocato.
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Errore di fatto: quando la Cassazione lo esclude
Una società energetica, dopo aver perso in Cassazione la sua causa per un ingente rimborso IRES, ha tentato di revocare la decisione sostenendo un grave errore di fatto. La Corte Suprema ha però dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che le argomentazioni della società concernevano un presunto errore di diritto, non di fatto. La Corte ha ribadito che la revocazione non può essere utilizzata per ridiscutere l'interpretazione delle norme fiscali, in particolare quelle relative alle perdite d'esercizio e alle dichiarazioni integrative.
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Omessa riassunzione: conseguenze sulla cartella
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8770/2024, chiarisce le gravi conseguenze della omessa riassunzione di un processo tributario a seguito di un rinvio. La mancata prosecuzione del giudizio comporta l'estinzione dell'intero processo, rendendo definitivo l'atto impositivo originale. Di conseguenza, la successiva cartella di pagamento è legittima e i termini di prescrizione del credito decorrono dalla scadenza del termine per la riassunzione, non dall'atto originario.
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Notificazione cartelle: la prova della consegna
Un contribuente ha impugnato delle cartelle di pagamento sostenendo di non averle mai ricevute. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per dimostrare l'avvenuta notificazione delle cartelle esattoriali non è indispensabile produrre l'atto originale. È sufficiente depositare in giudizio una copia della cartella, anche fotostatica, accompagnata dalla relativa relazione di notifica, specialmente se il contribuente non contesta specificamente la conformità della copia all'originale.
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Società non operativa: blocco attività e prova contraria
La Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che una società può superare la presunzione di essere una società non operativa se dimostra l'impossibilità oggettiva di produrre ricavi. Nel caso specifico, un contenzioso amministrativo che ha bloccato un progetto edilizio è stato ritenuto prova sufficiente a giustificare il mancato raggiungimento della soglia di operatività, annullando così l'accertamento fiscale.
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Notifica cartella di pagamento: quando è valida?
Una società ha impugnato diverse cartelle di pagamento sostenendo la nullità della notifica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo i criteri per una valida notifica cartella di pagamento, in particolare nei casi di irreperibilità del destinatario. La Corte ha stabilito che una notifica eseguita regolarmente rende inammissibile un ricorso presentato oltre il termine di 60 giorni, assorbendo ogni altra eccezione di merito come la prescrizione del credito.
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Costi infragruppo: onere della prova e utilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8010/2024, ha affrontato il tema della deducibilità dei costi infragruppo per l'uso di marchi e know-how. Ha stabilito che il contribuente ha l'onere di provare l'utilità effettiva e aggiuntiva di tali costi, specialmente se esistono già accordi di cost-sharing. In assenza di tale prova, i costi sono considerati una duplicazione e quindi indeducibili. La decisione ha anche confermato che, in regime di trasparenza fiscale, l'esito dell'accertamento sulla società partecipata vincola direttamente i soci.
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Giudicato tributario: effetti sulla società e coobbligati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7935/2024, ha stabilito che l'annullamento di un avviso di accertamento, divenuto definitivo a seguito del ricorso di un legale rappresentante che agiva anche in nome e per conto della società, crea un giudicato tributario opponibile all'Amministrazione Finanziaria. Tale giudicato impedisce all'Agenzia di proseguire l'azione accertativa nei confronti della società stessa o di altri amministratori per il medesimo atto, confermando l'inammissibilità degli appelli proposti su sentenze relative allo stesso avviso.
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Redditometro: la Cassazione sulla prova contraria
Una contribuente contesta un avviso di accertamento basato sul redditometro per il possesso di un'auto e di una casa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il redditometro istituisce una presunzione legale. Di conseguenza, spetta al contribuente l'onere di dimostrare, con prove documentali, che le spese sono state sostenute con redditi non imponibili o esenti, invertendo così il normale onere probatorio.
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Imposta unica scommesse: chi paga tra bookmaker e CTD?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un bookmaker estero, operante in Italia tramite centri trasmissione dati (CTD) senza concessione, è tenuto al pagamento dell'imposta unica scommesse anche per gli anni antecedenti al 2011. La sentenza chiarisce che la pronuncia della Corte Costituzionale n. 27/2018 esonera dalla responsabilità solo i CTD, ma non il bookmaker, che rimane soggetto passivo dell'imposta.
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