LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 646 Codice Penale — Anno 2022

Pagina 11 di 14

268 provvedimenti

Altri anni per Art. 646 Codice Penale

Richiesta di archiviazione negata: il giudice ordina le indagini
Una società proprietaria di un immobile denunciava i conduttori per aver danneggiato e depredato i locali. Il Pubblico Ministero presentava richiesta di archiviazione, ritenendo insussistenti i reati di danneggiamento e invasione di edifici. Il Giudice per le indagini preliminari respingeva la richiesta di archiviazione, ordinando al PM di svolgere nuove indagini, tra cui l'interrogatorio dell'indagato, per verificare il diverso reato di appropriazione indebita. Il PM ricorreva in Cassazione lamentando l'anomalia del provvedimento. Le Sezioni Unite hanno dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che non è anomalo il provvedimento del giudice che rifiuta l'archiviazione e ordina l'interrogatorio dell'indagato, anche per un reato diverso da quello originario, previa iscrizione nel registro delle notizie di reato.
Continua »
Appropriazione indebita: l’auto in leasing non restituita costa cara
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Amministratore condannato per appropriazione indebita di un'auto in leasing. L'imputato non aveva pagato i canoni e non aveva restituito il veicolo, sostenendo che il fatto fosse già assorbito in una precedente condanna per bancarotta fraudolenta. I giudici hanno chiarito che si tratta di reati distinti e autonomi: la bancarotta colpisce la distrazione di beni societari, mentre l'appropriazione indebita riguarda il possesso illegittimo del veicolo altrui. Di conseguenza, non si applica il divieto di doppio giudizio.
Continua »
Appropriazione indebita: l’auto in prestito costa la condanna
Un uomo ha ricevuto in prestito un'autovettura da conoscenti con cui era in ottimi rapporti, omettendone poi la restituzione e configurando il reato di appropriazione indebita. I proprietari hanno sporto querela dopo circa un anno e mezzo, confidando inizialmente nella restituzione spontanea a causa del legame di amicizia. La difesa ha eccepito la tardività della querela, sostenendo che l'inerzia dei proprietari dimostrasse il superamento dei termini di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che il ritardo nella querela è giustificato dai buoni rapporti iniziali e che il ricorso non ha contestato in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello. L'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Appropriazione indebita: meno carcere ma multa più alta
Un intermediario postale incaricato di riscuotere la tassa sui rifiuti (TARI) per conto dei cittadini si è impossessato del denaro anziché versarlo al Comune, consegnando ricevute F24 false. La Corte d'Appello ha riqualificato il reato in appropriazione indebita e falsità materiale, riducendo la reclusione ma aumentando la multa. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che non vi è violazione del divieto di peggioramento della pena se l'aumento della multa è ampiamente compensato dalla riduzione dei giorni di carcere, calcolando il valore complessivo tramite il ragguaglio matematico tra le sanzioni. L'imputato è stato quindi condannato in via definitiva.
Continua »
Assoluzione ribaltata senza motivazione rafforzata: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso del Medico e dell'Amministratore Delegato di una società alberghiera, condannati in appello per truffa e appropriazione indebita dopo essere stati assolti in primo grado. La Suprema Corte ha stabilito che la condanna in appello, pronunciata riformando l'assoluzione precedente senza riascoltare il testimone chiave, viola l'obbligo di motivazione rafforzata e le regole sul giusto processo. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato con rinvio la condanna per truffa in concorso, disponendo un nuovo giudizio. Per il reato di appropriazione indebita contestato al solo Amministratore, la Corte ha rilevato l'intervenuta prescrizione del reato, annullando la sentenza senza rinvio agli effetti penali ma confermando il risarcimento dei danni in favore della società alberghiera.
Continua »
Riqualificazione giuridica del reato: da impiegato a ladro
Un impiegato di banca riceveva da un cliente una carta di credito con l'incarico di disattivarla. Invece di procedere, l'impiegato utilizzava la carta per effettuare un prelievo illecito di cinquemila euro per acquisti personali. Condannato nei primi gradi, l'impiegato proponeva ricorso in Cassazione lamentando, tra l'altro, la violazione del diritto di difesa a causa della riqualificazione giuridica del reato da appropriazione indebita a furto aggravato operata dal giudice. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la riqualificazione giuridica del reato è legittima se operata in primo grado, poiché l'imputato ha potuto ampiamente difendersi nei successivi gradi di giudizio, escludendo ogni effetto a sorpresa o lesione del diritto al contraddittorio.
Continua »
Appropriazione indebita: trattenere il leasing costa la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di appropriazione indebita nei confronti dell'amministratore di fatto di una società di costruzioni. L'imputato non aveva restituito alcuni veicoli ricevuti in leasing, nonostante la risoluzione dei contratti e le formali richieste della società proprietaria. La difesa ha sostenuto l'avvenuta prescrizione del reato, calcolando il tempo fino al deposito della motivazione della sentenza d'appello. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il termine di prescrizione si arresta al momento della lettura del dispositivo in udienza e non al successivo deposito della motivazione. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso preclude la possibilità di rilevare cause di non punibilità successive. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Specificità dei motivi di appello: ricorso generico e condanna
L'Imputato è stato condannato in primo grado per il reato di appropriazione indebita aggravata, per non aver versato alla Società Danneggiata il ricavato della vendita di alcuni veicoli. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il suo gravame per genericità. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la violazione del diritto di difesa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'atto di appello deve contenere una critica mirata e puntuale della decisione impugnata. La Corte ha ribadito il principio della specificità dei motivi di appello: non basta contestare genericamente la decisione o riproporre le stesse difese del primo grado, ma occorre confutare direttamente le motivazioni del giudice. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Appropriazione indebita: trattenere l’orologio altrui è reato
Un uomo ha trattenuto un orologio di lusso ricevuto in prestito, rifiutandosi di restituirlo al legittimo proprietario. L'uomo ha giustificato il rifiuto sostenendo di vantare un credito per i presunti danni causati dal proprietario alla sua auto sportiva. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di appropriazione indebita. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che il preteso diritto di ritenzione a garanzia di un danno non provato non esclude il reato. Chi trattiene un bene altrui senza una valida giustificazione legale commette appropriazione indebita, anche se dichiara di volerlo acquistare o trattenere come garanzia.
Continua »
Truffe online o stile di vita? I limiti del disegno criminoso
Un uomo ha acquistato online una marmitta e una moto senza pagarle, minacciando poi il secondo venditore con dei coltelli quando questi si e presentato a casa sua per chiedere il pagamento. Condannato per insolvenza fraudolenta, appropriazione indebita e violenza privata, l'imputato ha chiesto il riconoscimento della continuazione tra i reati, sostenendo che facessero parte di un unico progetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'uso ripetuto di internet per truffare non dimostra un unico disegno criminoso, ma rappresenta un semplice stile di vita deviante. Inoltre, la reazione violenta contro il venditore e stata un evento occasionale e non pianificato. L'imputato e stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Appropriazione indebita: la ricevuta incastra il dipendente
Un dipendente addetto al recupero crediti di una società di fornitura gas incassava i pagamenti dei clienti morosi, rilasciando regolari ricevute, ma faceva risultare i debiti come ancora insoluti per trattenere le somme. Accusato di appropriazione indebita, veniva condannato nei primi due gradi di giudizio. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di prove dirette dei pagamenti e il difetto di querela. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la responsabilità penale basandosi su prove indiziarie precise, come la gestione esclusiva della cassa e il rilascio delle quietanze. Inoltre, la contestazione sulla querela è stata ritenuta tardiva perché non presentata nei motivi di appello. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Truffa aggravata o appropriazione? Il verdetto sui gioielli
Una donna ha convinto un'amica a consegnarle gioielli di valore in conto vendita, usando raggiri per apparire affidabile, ma trattenendo poi i beni. La Cassazione ha confermato la condanna per Truffa aggravata, respingendo la tesi difensiva che invocava l'appropriazione indebita. La Corte ha chiarito che si configura la Truffa aggravata se l'inganno è finalizzato a ottenere il possesso del bene, mentre l'appropriazione indebita presuppone un possesso già legittimo. Tuttavia, i giudici hanno annullato senza rinvio la provvisionale di 40.000 euro concessa in appello alla parte civile. Poiché la vittima non aveva impugnato il diniego di primo grado, la Corte d'Appello non poteva concedere d'ufficio la somma, violando il principio devolutivo. Vince parzialmente l'imputata, che evita il pagamento immediato della provvisionale, ma resta condannata a un anno di reclusione.
Continua »
Appropriazione indebita: commercialista condannato perde ricorso
Un commercialista è stato condannato per il reato di appropriazione indebita ai danni di un cliente. Il professionista aveva ricevuto somme di denaro destinate al pagamento delle imposte, tra cui l'IRAP, ma le aveva trattenute per sé invece di versarle all'erario. La difesa ha sostenuto l'avvenuta prescrizione del reato e la mancanza di prove sulla consegna del denaro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la responsabilità penale del commercialista. I giudici hanno accertato che l'ultimo prelievo illecito risaliva al luglio 2012, escludendo così la prescrizione al momento della sentenza d'appello. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Appropriazione indebita: la querela tardiva non salva il colpevole
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di appropriazione indebita continuata. La difesa sosteneva che la querela fosse tardiva, calcolando il termine di tre mesi dalla data della diffida ad adempiere. I giudici hanno invece chiarito che il termine per presentare la querela decorre solo dal momento in cui la persona offesa acquisisce la piena e certa consapevolezza della volontà dell'autore del reato di non restituire il denaro o i beni. Nel caso specifico, tale consapevolezza è maturata solo dopo la comunicazione della risoluzione del contratto, rendendo la querela tempestiva. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Appropriazione indebita: se l’uso è aziendale non è reato
Un collaboratore aziendale è stato condannato per il reato di appropriazione indebita per aver utilizzato un assegno della titolare, firmato con sigla apocrifa, per pagare un fornitore di mobili usati. La difesa ha sostenuto che l'assegno era destinato all'attività commerciale comune e non a fini personali, escludendo così il dolo specifico dell'ingiusto profitto. La Corte d'Appello ha confermato la condanna ignorando questa tesi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che l'uso di beni per scopi aziendali può costituire una semplice distrazione non punibile penalmente. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame delle prove difensive.
Continua »
Appropriazione indebita: la querela ritirata azzera la condanna
L'Imputato era stato condannato per il reato di appropriazione indebita aggravata dall'abuso di relazioni d'ufficio. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, la Persona Offesa ha formalizzato la remissione della querela, accettata dall'Imputato. La Suprema Corte ha rilevato che, per effetto del Decreto Legislativo numero 36 del 2018, il reato in questione è diventato procedibile solo a querela di parte, salvo la presenza di aggravanti ad effetto speciale, qui assenti. Di conseguenza, la Cassazione ha applicato la norma più favorevole e ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione del reato. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento legate alla remissione.
Continua »
Messa alla prova: no al rifiuto preventivo per povertà
Un uomo, condannato per appropriazione indebita di un bracciale d'oro, ha richiesto la sospensione del processo con messa alla prova. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno respinto la domanda prima ancora che venisse redatto il programma di trattamento con l'U.E.P.E., ritenendo che l'imputato non avesse offerto un risarcimento adeguato e avesse scarse risorse economiche. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che il giudice non può bocciare preventivamente la messa alla prova senza attendere la stesura del programma definitivo. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Appropriazione indebita: trattenere denaro non esclude il reato
Un agente di commercio è stato condannato per il reato di appropriazione indebita per aver trattenuto somme di denaro riscosse per conto della società mandante, omettendo di versarle nonostante i solleciti. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'inutilizzabilità di una testimonianza indiretta e sostenendo la mancanza di dolo per aver manifestato la disponibilità a restituire il denaro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la testimonianza indiretta è utilizzabile se la difesa non ne richiede l'integrazione e che il reato si perfeziona nel momento in cui l'agente decide di fare proprie le somme ricevute, ignorando le richieste di restituzione. Di conseguenza, la condanna è stata confermata.
Continua »
Gravi indizi di colpevolezza: incensurata ma bandita dal comune
Una donna, accusata di far parte di un'associazione per delinquere finalizzata all'appropriazione indebita ai danni di una farmacia, ha impugnato la misura cautelare del divieto di dimora. La difesa contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari, sottolineando l'incensuratezza dell'indagata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il controllo di legittimità non può tradursi in un nuovo esame dei fatti se la motivazione del giudice di merito è logica e coerente. Inoltre, l'incensuratezza non esclude la pericolosità sociale se emerge una condotta illecita sistematica e prolungata nel tempo, assunta come vero e proprio stile di vita per ottenere profitti.
Continua »
Attenuanti generiche ignorate: la Cassazione cancella la condanna
L'Imputato, condannato per appropriazione indebita aggravata, ricorre in Cassazione lamentando che la Corte d'appello non ha valutato la richiesta di riconoscimento delle attenuanti generiche formulata tramite memoria difensiva. La Suprema Corte accoglie il ricorso, ribadendo che, se sollecitato dalla difesa, il giudice d'appello ha l'obbligo di motivare l'eventuale diniego delle attenuanti generiche. Tuttavia, poiché il reato è stato commesso nel 2013, la Cassazione rileva l'avvenuta prescrizione del reato successiva alla sentenza d'appello. Di conseguenza, la Corte annulla senza rinvio la sentenza impugnata per estinzione del reato.
Continua »