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Appropriazione indebita: la querela ritirata azzera la condanna

L’Imputato era stato condannato per il reato di appropriazione indebita aggravata dall’abuso di relazioni d’ufficio. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, la Persona Offesa ha formalizzato la remissione della querela, accettata dall’Imputato. La Suprema Corte ha rilevato che, per effetto del Decreto Legislativo numero 36 del 2018, il reato in questione è diventato procedibile solo a querela di parte, salvo la presenza di aggravanti ad effetto speciale, qui assenti. Di conseguenza, la Cassazione ha applicato la norma più favorevole e ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l’estinzione del reato. L’Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento legate alla remissione.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 988 Anno 2022
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Pubblicato il 11 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il reato di appropriazione indebita e il cambio delle regole

L’ordinamento giuridico italiano ha subito importanti modifiche negli ultimi anni. Una delle riforme più significative riguarda il regime di procedibilità (la possibilità di avviare un processo) per alcuni reati contro il patrimonio. Tra questi spicca il reato di appropriazione indebita. In passato, la presenza di alcune circostanze aggravanti comuni, come l’abuso di relazioni d’ufficio, consentiva allo Stato di procedere d’ufficio (senza la necessità di una denuncia della vittima). Oggi non è più così. La vicenda in esame nasce proprio da questa importante transizione normativa. Un soggetto, che chiameremo l’Imputato, era stato condannato nei primi gradi di giudizio. L’accusa contestava l’appropriazione di beni con l’aggravante di aver abusato delle relazioni d’ufficio. Durante il terzo grado di giudizio davanti alla Corte di Cassazione, lo scenario giuridico è mutato radicalmente grazie all’accordo tra le parti.

Il ritiro della querela cancella la condanna

La vittima del reato ha deciso di perdonare l’Imputato. Questo perdono si traduce tecnicamente nella remissione della querela (il ritiro formale della denuncia). L’Imputato ha accettato questa decisione. Nel diritto penale, il ritiro della querela produce effetti diversi a seconda del tipo di reato. Se il reato è procedibile d’ufficio, il processo continua comunque. Se invece il reato è procedibile solo a querela di parte, il ritiro della denuncia estingue il reato. Il processo si ferma immediatamente. Nel caso specifico, l’Imputato aveva proposto ricorso per Cassazione proprio per far valere questo mutamento. La difesa ha depositato il verbale di accordo tra le parti. Questo documento attestava la volontà della vittima di non voler più procedere e la volontà dell’Imputato di chiudere la vicenda.

Le motivazioni della Cassazione sull’appropriazione indebita

I giudici della Suprema Corte hanno analizzato l’impatto del Decreto Legislativo numero 36 del 2018. Questa riforma ha modificato l’articolo 646 del codice penale. Il legislatore ha cancellato la procedibilità d’ufficio per l’ipotesi di appropriazione indebita aggravata da circostanze comuni. Attualmente, la procedibilità d’ufficio sopravvive solo in presenza di aggravanti ad effetto speciale (circostanze che aumentano la pena base di oltre un terzo). Nel caso dell’Imputato, l’aggravante contestata era l’abuso di relazioni d’ufficio. Questa è una circostanza aggravante comune, non ad effetto speciale. La Corte ha applicato il principio del favor rei (l’applicazione della norma più favorevole all’imputato). Questo principio impone di applicare la nuova legge anche ai processi ancora in corso. Poiché il reato è diventato procedibile solo a querela, e la querela è stata ritirata, il giudice ha l’obbligo di dichiarare l’estinzione del reato.

Le conclusioni sul caso concreto

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Imputato. I giudici hanno annullato senza rinvio (senza disporre un nuovo processo) la sentenza di condanna emessa dalla Corte d’appello. Il reato si è estinto definitivamente per intervenuta remissione della querela. Tuttavia, la decisione comporta una conseguenza economica per l’Imputato. La legge stabilisce che le spese del procedimento penale restano a carico del querelato (il soggetto contro cui era stata presentata la denuncia), salvo diverso accordo tra le parti. Pertanto, la Cassazione ha condannato l’Imputato al pagamento delle spese del processo. Questo caso dimostra come l’evoluzione delle norme penali possa cambiare radicalmente l’esito di un processo, trasformando una condanna definitiva in una pronuncia di totale estinzione del reato.

Cosa succede se la vittima ritira la querela per appropriazione indebita?
Se il reato non presenta aggravanti ad effetto speciale, il ritiro della querela estingue il reato e il processo penale si conclude senza alcuna condanna per l’imputato.

Chi deve pagare le spese del processo in caso di remissione della querela?
Salvo un diverso accordo privato tra le parti, la legge prevede che le spese del procedimento siano interamente a carico del soggetto querelato.

La riforma del 2018 si applica anche ai fatti commessi prima della sua entrata in vigore?
Sì, in virtù del principio del favor rei, le nuove regole sulla procedibilità a querela si applicano anche ai processi in corso per fatti commessi precedentemente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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