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Art. 640 Codice Penale — Anno 2023

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1361 provvedimenti

Altri anni per Art. 640 Codice Penale

Minorata difesa nella truffa online: condannato il finto agente
L'Imputato ha proposto ricorso contro la condanna per truffa aggravata. Aveva ingannato la Vittima proponendo online una finta polizza assicurativa tramite un sito web ingannevole e contatti telefonici con un'utenza intestata a terzi, spingendola a pagare subito tramite ricarica Postepay. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la sussistenza della circostanza aggravante della minorata difesa nella truffa online. I giudici hanno chiarito che la distanza fisica tra le parti consente al truffatore di nascondere la propria identità e sottrarsi facilmente alle ricerche, ponendo la vittima in una situazione di vulnerabilità. L'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa in concorso: condanna confermata ma si riapre il caso del 2006
Il caso riguarda una truffa in concorso ai danni di una donna, indotta a consegnare somme di denaro per un totale di circa 70.000 euro. La Corte d'Appello aveva dichiarato parzialmente prescritti i reati, rideterminando la pena per Il Ricorrente. Quest'ultimo ha impugnato la decisione, contestando il proprio coinvolgimento nella prima dazione di 10.000 euro avvenuta nel 2006 e l'attendibilità della vittima. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, annullando la sentenza con rinvio limitatamente all'episodio del 2006 per carenza di motivazione sul ruolo del Ricorrente. Ha invece dichiarato inammissibile il resto del ricorso, confermando la colpevolezza per i fatti successivi e rimettendo la quantificazione del danno al giudice civile.
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Termine per il ricorso in Cassazione: ritardo fatale per la difesa
L'Imputata, condannata in appello per truffa contrattuale, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la giurisdizione e la valutazione delle prove. La Suprema Corte ha però rilevato che il ricorso è stato depositato oltre la scadenza di quarantacinque giorni prevista dalla legge, calcolata tenendo conto del periodo di sospensione feriale estiva. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per violazione del termine per il ricorso in Cassazione, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa contrattuale o affare fallito? La Cassazione decide
Un uomo, fingendosi venditore online, ha incassato un cospicuo acconto per poi rendersi immediatamente irreperibile senza consegnare il bene. Condannato nei primi due gradi di giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che si trattasse di un semplice inadempimento civile e non di una truffa contrattuale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che incassare un acconto sul web e sparire nel nulla costituisce una vera e propria macchinazione preordinata all'inganno. Inoltre, la mancata comparizione della vittima in udienza non equivale a una rinuncia tacita alla querela, a meno che non vi sia stato un esplicito avvertimento legale sulle conseguenze della sua assenza. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Finti corrieri e merce rubata: è furto aggravato e non truffa
Il caso riguarda due soggetti che, fingendosi corrieri con un furgone dalla targa modificata, sono entrati nel magazzino di un'azienda e, approfittando della momentanea assenza dei dipendenti, hanno sottratto rapidamente 35 colli di merce di lusso. La difesa chiedeva di riqualificare il fatto come truffa, sostenendo che vi fosse stata una consegna volontaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando l'accusa di furto aggravato. I giudici hanno chiarito che si tratta di furto e non di truffa poiché lo spossessamento è avvenuto senza il consenso del proprietario ("invito domino"), sfruttando l'inganno solo per facilitare l'accesso e la successiva sottrazione furtiva dei beni, e non per ottenere una consegna consapevole e volontaria della merce da parte delle vittime.
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Finto corriere e furto aggravato: quando l’inganno non è truffa
Due soggetti si presentano presso il magazzino di un'azienda di moda con un furgone dalla targa contraffatta, fingendosi corrieri autorizzati al ritiro della merce. Approfittando della momentanea assenza dei dipendenti, i finti corrieri caricano rapidamente trentacinque colli di valore e fuggono. La difesa sostiene che il fatto costituisca truffa e non furto, poiché vi sarebbe stata una consegna volontaria. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando la custodia in carcere. I giudici stabiliscono che si tratta di furto aggravato con mezzo fraudolento e destrezza: lo spossessamento è avvenuto senza il consenso del proprietario, poiché i complici hanno sottratto i beni di propria iniziativa sfruttando l'assenza del personale, e non a seguito di una consegna volontaria indotta in errore.
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Bancarotta fraudolenta per distrazione: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione a carico dell'Amministratore di una società immobiliare fallita. L'imputato non è stato in grado di giustificare la sparizione di oltre trentaduemila euro dalla cassa sociale. Inoltre, la Corte ha confermato la sua responsabilità civile per truffa ai danni di due acquirenti. L'Amministratore aveva incassato oltre duecentomila euro per la vendita di una villetta mai costruita, garantendo l'affare con una fideiussione irregolare emessa da un intermediario non autorizzato, nonostante il cantiere fosse già sotto sequestro. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministratore, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Mandato di arresto europeo: truffa all’estero ma pena in Italia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino italiano contro la decisione di consegnarlo alle autorità tedesche in esecuzione di un mandato di arresto europeo per truffa contrattuale. L'uomo, in qualità di amministratore societario, aveva indotto la vittima a versare 70.700 euro per l'acquisto di due auto senza mai consegnarle. La difesa contestava la mancanza di querela in Italia, ma i giudici hanno chiarito che, ai fini della doppia punibilità, rileva solo la qualificazione del fatto come reato in entrambi gli Stati, non la procedibilità concreta. Essendo il soggetto cittadino italiano, la Cassazione ha subordinato la consegna alla condizione che, dopo il processo in Germania, egli venga restituito all'Italia per scontare l'eventuale pena.
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Truffa assicurativa: fingono il furto ma la Cassazione li condanna
Due coniugi sono stati condannati per simulazione di reato e truffa assicurativa. I soggetti avevano falsamente denunciato il furto della propria auto, in realt smontata per rivenderne i pezzi, richiedendo poi il risarcimento alle compagnie assicurative tramite fatture false. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, dichiarando solo parzialmente prescritto un reato per la moglie. Gli imputati hanno fatto ricorso in Cassazione lamentando vizi di notifica e l'uso di un testimone esperto anzich di un consulente tecnico. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi: le notifiche erano valide o comunque sanate, e la testimonianza tecnica del dipendente della casa automobilistica era pienamente legittima. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali e i danni alle parti civili.
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Reato di calunnia: assolto il proprietario contro l’inquilino
Un proprietario di casa ha denunciato il proprio inquilino accusandolo di truffa e falso ideologico per aver dichiarato all'Agenzia delle Entrate l'esistenza di un contratto di locazione verbale in nero, a fronte di un comodato gratuito registrato. L'inquilino è stato ritenuto innocente e il proprietario è stato condannato nei gradi precedenti per il reato di calunnia. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna del proprietario. I giudici hanno stabilito che le false dichiarazioni dell'inquilino all'ente fiscale non integravano i reati di truffa o falso ideologico (art. 483 c.p.), poiché mancava un obbligo giuridico di verità con effetti diretti. Di conseguenza, non essendoci reati da contestare all'inquilino, non può configurarsi il reato di calunnia a carico del proprietario per insussistenza del fatto.
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Falsità materiale e tentata truffa: il finto verbale non salva
Il Gestore di fatto di una cooperativa ha cercato di indurre in errore un'Università dichiarando falsamente la disponibilità ad accettare una transazione mai offerta dall'Avvocatura dello Stato. Per fare ciò, ha utilizzato la copia contraffatta di un verbale d'udienza. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di falsità materiale e tentata truffa. I giudici hanno chiarito che l'utilizzo di un documento pubblico falso come mezzo per raggirare la vittima configura un concorso materiale tra i due reati, escludendo che l'uno assorba l'altro. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la responsabilità penale del ricorrente.
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Tardività della querela: la truffa non si scopre al pagamento
Un uomo è stato condannato per il reato di truffa legato alla vendita fittizia di auto provenienti da fallimenti. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la tardività della querela, sostenendo che il termine di novanta giorni fosse decorso dall'ultimo pagamento effettuato dalle vittime. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'onere di provare la tardività della querela spetta a chi la solleva e che il termine non decorre dal pagamento se in quel momento le vittime non avevano ancora il sospetto di essere state truffate. La Cassazione ha confermato la condanna e inflitto una sanzione pecuniaria al ricorrente.
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Truffa assicurativa: il sospetto non basta, condanna confermata
Una automobilista è stata condannata per truffa assicurativa dopo aver denunciato un falso sinistro stradale. La difesa ha impugnato la sentenza sostenendo che la querela della compagnia assicurativa fosse tardiva, in quanto presentata oltre i novanta giorni dai primi sospetti sull'incidente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il termine per presentare la querela non decorre dal semplice sospetto, ma dal momento in cui la persona offesa acquisisce una conoscenza certa e completa del reato e del suo autore. Nel caso specifico, tale certezza è maturata solo con la consegna della relazione finale dell'agenzia investigativa privata. Di conseguenza, la querela è stata ritenuta tempestiva e la condanna dell'imputata è stata confermata.
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Truffa aggravata: finto smaltimento e condanna definitiva
Un imprenditore edile ha stipulato contratti con la Pubblica Amministrazione per lavori di manutenzione e demolizione. Invece di smaltire regolarmente tutti i rifiuti in discarica, come previsto e pagato dall'ente pubblico, l'imprenditore ha concordato preventivamente con un privato lo sversamento illecito di parte del materiale su un terreno non autorizzato. Questo comportamento gli ha permesso di risparmiare sui costi di smaltimento, realizzando un profitto illecito a danno dello Stato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imprenditore, confermando la condanna per il reato di truffa aggravata. La Corte ha chiarito che l'accordo preventivo per lo smaltimento illecito, parallelo alla stipula del contratto pubblico, dimostra l'intento fraudolento originario volto a ottenere un pagamento per prestazioni non eseguite.
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Diritto di difesa violato: la Cassazione annulla la condanna
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna per truffa emessa nei confronti de L'Imputato a causa di un grave vizio procedurale. Il Difensore aveva regolarmente trasmesso le proprie conclusioni scritte tramite PEC, usufruendo della normativa emergenziale. Tuttavia, i giudici di secondo grado hanno omesso di valutare tale documento, dichiarando erroneamente il mancato deposito. La Suprema Corte ha stabilito che l'omessa valutazione di memorie difensive scritte inviate tramite posta certificata lede gravemente il diritto di difesa dell'imputato. Tale omissione configura una nullità a regime intermedio del procedimento. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione impugnata, disponendo il rinvio del processo dinanzi alla Corte d'Appello di Salerno per un nuovo giudizio che tenga conto delle argomentazioni difensive precedentemente ignorate.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: condanna definitiva
L'Imputato, condannato per truffa, associazione a delinquere e autoriciclaggio ai danni di oltre 2500 risparmiatori, ha proposto un ricorso straordinario per errore di fatto. La difesa lamentava l'omessa valutazione di una memoria difensiva inviata telematicamente prima della decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'omesso esame di una memoria costituisce errore di fatto solo se deriva da una svista materiale macroscopica e riguarda argomenti decisivi per l'esito del giudizio. Nel caso specifico, il documento conteneva semplici repliche a tesi già ampiamente esaminate e respinte con motivazione logica e completa.
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Restituzione delle cose sequestrate: decide il giudice civile
Un veicolo, oggetto di truffa ai danni del Proprietario Originario, viene sequestrato e poi rivendicato dal Terzo Acquirente in buona fede. Il giudice per le indagini preliminari ordina la restituzione del mezzo al Proprietario Originario. Il Terzo Acquirente si oppone, sostenendo che esista una reale controversia sulla proprietà del bene. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, chiarendo che in caso di contestazione sulla titolarità, la decisione spetta esclusivamente al giudice civile. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla il provvedimento e stabilisce che la restituzione delle cose sequestrate non può essere disposta dal giudice penale, il quale deve mantenere il vincolo sul bene e rimettere le parti davanti al tribunale civile per risolvere la disputa sulla proprietà.
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Dichiarazione fraudolenta: assolti i fornitori, condannato l’ex
La Cassazione ha esaminato il caso di una truffa e di una connessa dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti. L'ex Amministratore di una società ha indotto con l'inganno il Nuovo Amministratore a pagare fatture false e a inserirle in contabilità, presentando così una dichiarazione fraudolenta. La Corte d'Appello aveva assolto l'ex Amministratore per il reato fiscale e i gestori delle ditte emittenti. La Cassazione ha confermato la condanna dell'ex Amministratore per truffa e l'assoluzione degli emittenti per mancanza di dolo specifico di evasione. Tuttavia, ha annullato con rinvio l'assoluzione dell'ex Amministratore per il reato di dichiarazione fraudolenta. La Corte ha stabilito che l'autore mediato risponde del reato tributario anche se si serve di un amministratore in buona fede per presentare la dichiarazione fiscale falsa.
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Reato di truffa: condanna confermata ma un vizio salva il complice
Due soggetti vengono condannati per il reato di truffa dopo aver venduto falsi gioielli per 1.200 euro. Uno dei condannati contesta la mancata valutazione delle pietre e il diniego delle attenuanti, ma la Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. L'altro condannato eccepisce invece la nullità della notifica del decreto di citazione, eseguita presso il difensore nonostante quest'ultimo avesse tempestivamente dichiarato di non accettare notifiche per l'assistito. La Suprema Corte accoglie questo secondo ricorso, chiarendo che il rifiuto del difensore deve precedere la notifica stessa. Di conseguenza, la sentenza viene annullata senza rinvio per il secondo imputato con rinvio degli atti alla Corte d'appello, mentre il primo viene condannato anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Truffa dell’assegno circolare: foto condivisa, condanna sicura
Due soggetti pubblicano un falso annuncio di vendita di un'auto online e convincono gli acquirenti a inviare la foto di un assegno circolare da 31.000 euro come garanzia. Utilizzando l'immagine, i truffatori clonano il titolo e lo incassano. Il Tribunale applica la pena su richiesta delle parti per truffa in concorso, ma omette di dichiarare la falsità del titolo clonato. Il Procuratore Generale ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che anche in caso di patteggiamento il giudice deve dichiarare la falsità dei documenti usati per il reato. La Cassazione annulla parzialmente la sentenza senza rinvio e dichiara formalmente la falsità del titolo, risolvendo definitivamente la vicenda legata alla truffa dell'assegno circolare.
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