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Falsità materiale e tentata truffa: il finto verbale non salva

Il Gestore di fatto di una cooperativa ha cercato di indurre in errore un’Università dichiarando falsamente la disponibilità ad accettare una transazione mai offerta dall’Avvocatura dello Stato. Per fare ciò, ha utilizzato la copia contraffatta di un verbale d’udienza. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di falsità materiale e tentata truffa. I giudici hanno chiarito che l’utilizzo di un documento pubblico falso come mezzo per raggirare la vittima configura un concorso materiale tra i due reati, escludendo che l’uno assorba l’altro. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la responsabilità penale del ricorrente.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 33260 Anno 2023
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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Falsità materiale e tentata truffa: il caso del verbale d’udienza falsificato

La pronuncia della Corte di Cassazione affronta il delicato tema del concorso tra i reati di falsità materiale e tentata truffa. Spesso si tende a pensare che l’utilizzo di un documento falso per compiere un raggiro costituisca un unico illecito penale. Tuttavia, la giurisprudenza di legittimità ribadisce che la falsificazione di un atto pubblico e il tentativo di truffa mantengono la loro autonomia, portando a una doppia contestazione per il colpevole. Nel caso in esame, il gestore di fatto di una cooperativa ha tentato di incassare somme non dovute da un’istituzione universitaria, presentando un finto accordo transattivo.

La vicenda: una transazione inesistente basata su un documento contraffatto

La vicenda nasce dall’iniziativa del Gestore di fatto di una cooperativa sociale. Il soggetto ha inviato una comunicazione formale a un’Università, dichiarando che la propria società era pronta ad accettare una proposta di transazione economica. Secondo la sua ricostruzione, tale proposta era stata formulata dall’Avvocatura dello Stato durante una causa civile pendente in tribunale. Per rendere credibile il raggiro, il Gestore ha allegato la copia conforme di un verbale d’udienza.

Tuttavia, le indagini hanno rivelato una realtà completamente diversa. L’Avvocatura dello Stato non aveva mai proposto alcun accordo transattivo. Il verbale d’udienza allegato era un falso grossolano, creato sostituendo le pagine successive alla prima pagina di un documento reale. Inoltre, il difensore della stessa cooperativa ha disconosciuto la firma presente sulla copia falsa, confermando l’assoluta estraneità all’accordo millantato. L’Università, accortasi dell’anomalia, non ha proceduto al pagamento, bloccando sul nascere il tentativo di truffa.

Il rapporto tra il reato di falso e la truffa

La difesa del Gestore ha tentato di sostenere che la condotta non potesse essere punita due volte. Secondo questa tesi, il falso doveva considerarsi assorbito nel reato di truffa, trattandosi di un’unica azione finalizzata a un solo scopo economico.

La giurisprudenza esclude questa interpretazione. Il reato complesso si configura solo quando la legge prevede espressamente un reato come elemento costitutivo o circostanza aggravante di un altro. Nel caso del falso in atto pubblico e della truffa, si è in presenza di due norme che tutelano beni giuridici differenti: da un lato la fede pubblica e la genuinità dei documenti ufficiali, dall’altro il patrimonio del soggetto raggirato. Pertanto, la falsificazione non viene assorbita, ma concorre materialmente con la truffa.

Le motivazioni della Cassazione sulla falsità materiale e tentata truffa

I giudici di legittimità hanno respinto ogni argomentazione difensiva, confermando la correttezza delle decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha chiarito che la formazione della copia di un atto inesistente integra il reato di falso quando la copia stessa assume l’apparenza di un documento originale e conforme. Nel caso specifico, la contraffazione era finalizzata a dimostrare l’esistenza di una transazione mai avvenuta.

Inoltre, la Cassazione ha ribadito che il divieto di essere giudicati due volte per lo stesso fatto non si applica quando una sola condotta viola contemporaneamente diverse disposizioni di legge, configurando più reati in concorso formale o materiale. La falsificazione del verbale d’udienza ha rappresentato lo strumento, ovvero l’artificio, per tentare di indurre in errore l’Università, ma mantiene una gravità autonoma che merita una sanzione separata rispetto alla tentata truffa.

Le conclusioni della Suprema Corte sul caso specifico

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Gestore della cooperativa. Di conseguenza, la condanna penale inflitta nei precedenti gradi di giudizio è diventata definitiva. Oltre alla conferma della pena, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa decisione lancia un segnale chiaro sulla gravità della manipolazione dei documenti giudiziari e sull’impossibilità di evitare la punizione per entrambi gli illeciti commessi.

Cosa rischia chi usa un verbale d’udienza falso per ottenere un pagamento?
Il soggetto rischia una doppia condanna per falsità materiale e tentata truffa, poiché i due reati concorrono tra loro e non si assorbono.

La falsificazione di una copia conforme costituisce reato?
Sì, la creazione di una copia falsa che ha l’apparenza di un atto originale e conforme integra il reato di falsità materiale.

Si può essere puniti sia per il falso sia per la truffa commessi insieme?
Sì, la legge prevede il concorso materiale dei reati poiché la falsità documentale e il raggiro patrimoniale offendono interessi diversi.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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