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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Quinta Civile

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Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Revocazione Cassazione: limiti all’errore di fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione, ribadendo la netta distinzione tra "errore di fatto", unico motivo valido per la revocazione, e "errore di giudizio". Le contestazioni del ricorrente, relative alla forma del provvedimento, alla motivazione e all'analisi degli atti, sono state qualificate come censure su errori di giudizio e, pertanto, non idonee a giustificare la revocazione della precedente decisione della Corte.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e CTD
Un centro di trasmissione dati, agendo per conto di un bookmaker estero, ha contestato un avviso di accertamento relativo all'imposta unica scommesse. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che anche gli intermediari privi di concessione sono soggetti passivi del tributo. La pronuncia stabilisce la piena compatibilità della normativa con il diritto nazionale ed europeo, in particolare per i periodi d'imposta successivi al 2010, escludendo che si tratti di un'imposta sul volume d'affari vietata.
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Solidarietà paritetica: bookmaker e ricevitore
Un bookmaker estero ha impugnato un avviso di accertamento fiscale, sostenendo che una pronuncia della Corte Costituzionale a favore del suo partner nazionale (il centro scommesse) dovesse estendersi anche a lui. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il rapporto tra i due soggetti è di solidarietà paritetica, non di dipendenza. Di conseguenza, il bookmaker rimane pienamente responsabile per il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse raccolte sul territorio italiano, poiché la sua obbligazione tributaria è autonoma e non accessoria a quella del centro scommesse.
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Nullità atto impositivo: i motivi vanno proposti subito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18707/2024, ha stabilito che la nullità dell'atto impositivo per vizi formali, come la mancanza di firma, costituisce un motivo di ricorso autonomo. Tale vizio deve essere eccepito nell'atto introduttivo del giudizio e non può essere introdotto tardivamente, poiché non è riconducibile né all'eccezione di prescrizione né a quella di decadenza. La tardiva proposizione del motivo ne comporta l'inammissibilità.
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Valutazione aree edificabili: la Cassazione su IMU
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni contribuenti contro il Comune per il pagamento dell'IMU su terreni considerati edificabili. La Corte ha stabilito che la qualifica di pertinenza di un terreno e la sua valutazione economica sono questioni di fatto, non riesaminabili in sede di legittimità. La sentenza chiarisce i limiti del giudizio di Cassazione in materia di valutazione aree edificabili e conferma che per tributi non armonizzati come l'IMU non è obbligatorio il contraddittorio preventivo.
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IMU Aree Edificabili: la Cassazione fa chiarezza
Un contribuente ha contestato avvisi di accertamento IMU su terreni ritenuti edificabili, sostenendo che fossero pertinenze dell'abitazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la nullità procedurale del primo grado non comporta il rinvio della causa. La Corte ha inoltre ribadito che la valutazione sulla natura pertinenziale dei terreni è una questione di fatto, insindacabile in sede di legittimità, e ha chiarito le regole su motivazione degli atti, valore delle IMU aree edificabili e contraddittorio preventivo.
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Accertamento bancario: onere della prova del contribuente
Un professionista ha contestato un accertamento bancario sostenendo che i versamenti sul suo conto personale fossero contributi elettorali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che spetta al contribuente l'onere di fornire una prova analitica e rigorosa della provenienza non imponibile delle somme accreditate. In assenza di tale prova, i versamenti sono legittimamente considerati ricavi professionali non dichiarati.
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Accertamento sintetico: prova del finanziamento al socio
Un contribuente ha ricevuto fondi dalla sua società, sostenendo che si trattasse della restituzione di un prestito per giustificare spese superiori al reddito dichiarato nell'ambito di un accertamento sintetico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della corte d'appello, stabilendo che il contribuente deve provare non solo la ricezione dei fondi, ma anche l'esistenza del prestito originario alla società. In assenza di tale prova, l'accertamento è stato ritenuto legittimo.
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Ricorso inammissibile: limiti nel giudizio di Cassazione
Una società in liquidazione ha presentato ricorso contro accertamenti fiscali per costi indeducibili legati a operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di valutare la corretta applicazione della legge. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una rivalutazione del merito, non contestava la ratio decidendi della sentenza d'appello ed era generico nelle sue censure.
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Notifica atto impositivo: quando è valida? La Cassazione
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento IMU, sostenendo la nullità della notifica atto impositivo effettuata da un operatore postale privato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, non entrando nel merito della validità della licenza dell'operatore, ma dichiarando il motivo inammissibile. La Corte ha stabilito che la società ricorrente non aveva dimostrato di aver sollevato la specifica questione nei gradi di merito precedenti, violando così il principio di autosufficienza e specificità del ricorso.
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Società non operative: prova delle cause oggettive
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva la disapplicazione della disciplina sulle società non operative. Secondo la Corte, la semplice revoca di un contributo non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di situazioni oggettive che hanno impedito di produrre ricavi, se l'azienda non prova che tali inadempimenti non le siano imputabili.
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Responsabilità amministratore di fatto: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18341/2024, ha stabilito che la responsabilità dell'amministratore di fatto per le sanzioni fiscali è personale quando la società è una mera 'cartiera', creata al solo scopo di commettere illeciti. In questi casi, non si applica il principio generale che attribuisce la responsabilità esclusivamente all'ente. La Corte ha rigettato i ricorsi degli amministratori di fatto di una società coinvolta in una frode carosello, confermando che lo schermo societario non può essere usato per eludere le conseguenze sanzionatorie personali.
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Prove presuntive e costi fittizi: la Cassazione
Una società si è vista negare la deducibilità di costi per l'acquisto di materiale ferroso da fornitori ritenuti privi di capacità operativa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che un quadro coerente di prove presuntive può superare la validità di documenti formalmente regolari come fatture e pagamenti, considerati facilmente falsificabili per mascherare operazioni fittizie.
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Notifica avviso accertamento: quando è valida?
Una società impugnava una cartella di pagamento sostenendo la mancata notifica dell'avviso di accertamento prodromico. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la notifica dell'avviso di accertamento effettuata presso la vecchia sede legale a mezzo posta, perfezionatasi per compiuta giacenza, è valida se il cambio di sede non è ancora efficace ai fini fiscali. La mancata impugnazione tempestiva dell'atto preclude ogni successiva contestazione.
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Rottamazione ter: estinzione del giudizio fiscale
Un contribuente, soggetto a un accertamento fiscale basato sul possesso di auto di lusso, aveva impugnato l'atto fino in Cassazione. Durante il processo, ha aderito alla cosiddetta "rottamazione ter", un condono fiscale che prevedeva la rinuncia alle liti pendenti. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che l'adesione a tale definizione agevolata comporta l'abbandono del contenzioso.
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Prescrizione tassa automobilistica: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18006/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla prescrizione tassa automobilistica. Il caso riguardava un contribuente che aveva ricevuto un'ingiunzione di pagamento per il bollo auto del 2012, notificata nel 2018, a seguito di un avviso di accertamento del 2015. La Corte ha chiarito che, una volta interrotto il termine di prescrizione dall'avviso di accertamento, il nuovo periodo triennale per la riscossione non si estende fino al 31 dicembre del terzo anno, ma decorre immediatamente dal momento in cui l'accertamento diventa definitivo (cioè 60 giorni dopo la notifica). Di conseguenza, l'azione di riscossione dell'ente impositore è stata ritenuta prescritta e il suo ricorso è stato rigettato.
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Esenzione TARI enti ecclesiastici: la Cassazione decide
Un istituto religioso si opponeva al pagamento della TARI. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della municipalizzata, confermando l'esenzione TARI per gli enti ecclesiastici in base a una nuova legge retroattiva (d.l. 146/2021) che si applica anche ai rapporti pendenti.
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Costi manutenzione straordinaria: deducibilità e oneri
La Corte di Cassazione ha deliberato sulla corretta deducibilità dei costi manutenzione straordinaria sostenuti su un immobile in leasing. Una società aveva dedotto integralmente nell'anno il costo per la rimozione dell'amianto dal tetto. La Corte ha confermato la posizione dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che tali spese, in quanto aumentano la sicurezza e il valore del bene, devono essere capitalizzate e ammortizzate su più esercizi. La decisione sottolinea inoltre l'impossibilità di introdurre nuovi motivi di contestazione nel corso del processo se non presenti nell'atto di ricorso originario.
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Errore di fatto: quando la Cassazione lo esclude
Una società ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione in materia tributaria, sostenendo un errore di fatto nella valutazione di alcuni terreni. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la doglianza della società non configurava un errore di fatto, bensì un errore di giudizio, poiché riguardava l'interpretazione e la valutazione degli atti di causa e non una mera svista percettiva. La decisione ribadisce la netta distinzione tra i due tipi di errore ai fini dell'impugnazione straordinaria.
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Termine dilatorio accertamento: illegittimo se prematuro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17516/2024, ha ribadito un principio fondamentale a tutela del contribuente: l'avviso di accertamento emesso prima della scadenza del termine dilatorio di 60 giorni, successivo a un accesso o verifica fiscale, è illegittimo. La Corte ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, la quale sosteneva che l'accertamento, basandosi su indagini bancarie, non fosse soggetto a tale termine. Secondo i giudici, il rispetto del termine dilatorio accertamento è una garanzia essenziale del diritto al contraddittorio, la cui violazione invalida l'atto impositivo, salvo la prova di specifiche e fondate ragioni di urgenza, non dimostrate nel caso di specie.
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