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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Quinta Civile

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Rinuncia al ricorso: come estingue il giudizio
Una società, accusata di evasione delle accise sul GPL, aveva presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, ha presentato un atto di rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia senza una decisione nel merito. La Corte ha inoltre disposto la compensazione delle spese legali tra la società e l'Agenzia delle Dogane.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio fiscale
Una società di distribuzione GPL, dopo un lungo contenzioso con l'Agenzia Fiscale per presunte evasioni di accise, decide di effettuare una rinuncia al ricorso in Cassazione. L'ordinanza analizzata accoglie tale atto, dichiarando l'estinzione del giudizio e rendendo definitiva la sentenza di appello sfavorevole al contribuente. Il caso chiarisce gli effetti processuali della rinuncia, atto unilaterale che non necessita di accettazione.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione chiude il caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in un contenzioso tributario riguardante il pagamento di accise su GPL. La controversia, originata da un avviso di pagamento per l'uso di GPL per autotrazione anziché per uso domestico, era giunta in Cassazione dopo un lungo iter processuale, comprensivo di un precedente annullamento con rinvio. I ricorrenti, rappresentanti di una società in liquidazione, hanno depositato un atto di rinuncia al ricorso prima dell'udienza. La Corte, constatando la rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese di lite tra le parti.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione chiude il caso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22415/2024, ha dichiarato l'estinzione del giudizio in una controversia fiscale relativa alle accise sul GPL. La decisione non entra nel merito della presunta evasione, ma pone fine al contenzioso a seguito della rinuncia al ricorso presentata dalla società contribuente e dal suo ex legale rappresentante. La Corte ha inoltre disposto la compensazione delle spese legali tra le parti.
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Accertamento bancario: no 60 giorni per avvisi
Una contribuente ha impugnato tre avvisi di accertamento IRPEF basati su versamenti bancari non giustificati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il termine dilatorio di 60 giorni, previsto dallo Statuto del Contribuente, non si applica all'accertamento bancario 'a tavolino', ovvero condotto senza accesso fisico presso la sede del contribuente. Inoltre, la Corte ha ribadito che spetta al contribuente fornire una prova analitica e credibile per superare la presunzione legale che tali versamenti costituiscano reddito imponibile.
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Accertamento sintetico: onere della prova del coniuge
Una contribuente, soggetta ad accertamento sintetico per redditi non dichiarati, ha sostenuto che le sue spese erano coperte dal coniuge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo la legittimità dell'accertamento sintetico e sottolineando che spetta al contribuente l'onere di fornire una prova rigorosa e documentata della provenienza dei fondi, non essendo sufficiente una semplice affermazione, soprattutto se il reddito del coniuge risulta insufficiente.
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Cessazione materia del contendere: il caso tributario
Una professionista, a seguito di un accertamento fiscale per presunti ricavi non dichiarati, si è vista annullare l'atto impositivo in appello. Durante il ricorso in Cassazione dell'Agenzia delle Entrate, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata, pagando integralmente il dovuto. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del processo e la cessazione della materia del contendere, confermando l'efficacia della procedura di sanatoria.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Una società di autotrasporti, in lite con l'Agenzia delle Dogane per crediti d'imposta su accise, ha visto il proprio ricorso in Cassazione estinguersi. Aderendo alla definizione agevolata prevista dalla L. 197/2022 e depositando la relativa istanza e prova di pagamento, la società ha ottenuto dalla Suprema Corte la declaratoria di estinzione del giudizio, con spese legali a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio per definizione agevolata
Una società di trasporti, in lite con l'Agenzia delle Dogane per un credito d'imposta su accise, ha visto il proprio ricorso in Cassazione risolversi con una declaratoria di estinzione del giudizio. Aderendo alla definizione agevolata prevista dalla Legge n. 197/2022 e pagando l'importo dovuto, la società ha ottenuto la chiusura definitiva del contenzioso, come confermato dalla Corte.
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Produzione documenti appello tributario: quando è?
Un contribuente contesta un'intimazione di pagamento, negando di aver ricevuto la cartella esattoriale originaria. L'agente della riscossione presenta la prova della notifica solo in appello. La Cassazione, con questa ordinanza, conferma la legittimità della produzione documenti in appello tributario, stabilendo che l'art. 58, comma 2, del D.Lgs. 546/1992 consente di introdurre nuove prove documentali anche se preesistenti, rigettando il ricorso del contribuente.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22322/2024, ha dichiarato l'estinzione di un complesso contenzioso tributario relativo ad accise su GPL. A seguito della rinuncia al ricorso da parte della società contribuente, il giudizio si è concluso prima di una decisione nel merito, con compensazione delle spese legali tra le parti.
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Proventi illeciti: tassazione solo se entrano nel patrimonio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23288/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla tassazione dei proventi illeciti. Il caso riguardava un ex direttore di banca che aveva prelevato somme dai conti dei clienti, trasferendole però immediatamente a un terzo, unico beneficiario dello schema. L'Amministrazione Finanziaria riteneva tali somme tassabili in capo al direttore. La Corte ha invece rigettato il ricorso, affermando che non può esserci tassazione se i proventi illeciti non sono mai entrati, neppure temporaneamente, nella sfera patrimoniale del soggetto agente, non determinando alcun suo arricchimento.
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Ricorso tributario per relationem: inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un ricorso tributario avverso un avviso di accertamento. Il contribuente si era limitato a richiamare i motivi esposti in altri ricorsi pendenti, senza articolarli specificamente. La Corte ha ribadito che il ricorso tributario per relationem è inammissibile, poiché ogni impugnazione deve essere autonoma e autosufficiente, contenendo in sé tutte le argomentazioni a sostegno, a pena di inammissibilità.
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Transazione fiscale: estingue il processo tributario
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario relativo a una contestazione IVA. La decisione si fonda sulla sopravvenuta omologazione di una transazione fiscale nell'ambito di un concordato preventivo presentato dalla società contribuente. Secondo la Corte, tale accordo determina la cessazione della materia del contendere, rendendo inefficace la sentenza impugnata e l'originario avviso di accertamento.
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Annullamento atto presupposto: effetti a cascata
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'annullamento definitivo di un atto fiscale presupposto, come un avviso di accertamento, provoca l'invalidità di tutti gli atti successivi e dipendenti, come la cartella di pagamento e l'intimazione. Nel caso di specie, essendo stati annullati con sentenze passate in giudicato gli atti impositivi originari per falsità della sottoscrizione, la Corte ha rigettato il ricorso dell'Agente della Riscossione, confermando che l'intera pretesa tributaria aveva perso la sua giustificazione causale.
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Motivazione apparente: quando la sentenza è valida?
Una società di costruzioni contesta un accertamento fiscale basato su studi di settore, sostenendo che la sentenza d'appello presenti una motivazione apparente. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, specificando che una motivazione, sebbene sintetica, è valida quando permette di comprendere il percorso logico del giudice. In questo caso, il giudice aveva considerato elementi specifici come ricavi irrisori, anomalie nei dati e finanziamenti soci anomali, rendendo la decisione sufficientemente motivata e non meramente apparente.
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Definizione agevolata: l’impatto sul ricorso in corso
Una contribuente impugna diverse cartelle di pagamento. Durante il giudizio in Cassazione, aderisce alla definizione agevolata. La Corte dichiara inammissibile il ricorso per le cartelle oggetto di sanatoria per carenza di interesse ad agire, estingue d'ufficio alcuni debiti minori e rigetta nel merito il ricorso per una singola cartella non inclusa nella definizione.
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Prescrizione decennale: quando si applica alle cartelle
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riscossione di un'imposta, fondata su un avviso di accertamento divenuto definitivo a seguito di una sentenza passata in giudicato, è soggetta alla prescrizione decennale (actio iudicati) e non ai più brevi termini di decadenza. Questo principio si applica anche se la sentenza che ha reso definitivo l'accertamento è una pronuncia di rito, come una declaratoria di inammissibilità del ricorso del contribuente. La Corte ha rigettato il ricorso di una socia di una società di persone che contestava una cartella di pagamento per IRPEF, sostenendo che il titolo della riscossione era ormai la sentenza e non più l'originario avviso di accertamento.
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Indennità di recesso: tassazione e onere della prova
Un professionista ha contestato la tassazione dell'ultima rata della sua indennità di recesso da uno studio legale associato. Sosteneva che l'Agenzia delle Entrate non avesse provato l'effettiva percezione della somma e che parte di essa fosse una restituzione di capitale non tassabile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che un accordo di pagamento, unito alla mancata risposta del contribuente ai questionari e all'assenza di prove contrarie (come estratti conto), è sufficiente a dimostrare l'incasso. La Corte ha inoltre confermato la piena tassabilità dell'indennità di recesso come reddito diverso, poiché il contribuente non è riuscito a dimostrare l'esistenza di una componente patrimoniale distinta.
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Notifica cartella di pagamento: quando è valida?
Una società ha impugnato una cartella di pagamento per la TARSU, sollevando questioni sulla notifica dell'atto presupposto, sulla decadenza della riscossione e sulla carenza di motivazione degli interessi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il rifiuto di ricevere l'atto perfeziona la notifica cartella di pagamento, salvo querela di falso. Ha inoltre chiarito che il termine di decadenza applicabile era quello triennale e non annuale, e che la motivazione degli interessi era adeguata in quanto la cartella seguiva un avviso di accertamento dettagliato.
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