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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2026

98 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Definizione Agevolata: Azienda chiude la lite con il Fisco
Un'azienda del settore automobilistico ha ricevuto un avviso di accertamento per presunte irregolarità fiscali relative a deduzioni di costi e detrazioni IVA. Dopo aver impugnato l'atto, e mentre il processo era pendente in Cassazione, l'azienda ha scelto di aderire alla **definizione agevolata della lite**, pagando l'importo richiesto dalla procedura speciale. La Corte di Cassazione, prendendo atto del pagamento e della domanda di adesione, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. La lite si è quindi conclusa non con una sentenza di merito, ma grazie allo strumento della definizione agevolata, con le spese legali che restano a carico di chi le ha anticipate.
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Errore formale avviso di accertamento: tassa valida lo stesso?
Una contribuente riceve un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti (TARSU) che riporta un identificativo catastale errato. La cittadina impugna l'atto, sostenendo di essere estranea a quell'immobile. Il Comune ammette lo sbaglio, ma insiste sulla validità della richiesta, poiché relativa alla reale abitazione della contribuente. La Corte di Cassazione ha stabilito che un **errore formale nell'avviso di accertamento** non lo rende nullo se, grazie ad altri elementi come una corrispondenza precedente, il contribuente può comunque comprendere senza ambiguità l'oggetto della pretesa. La contribuente ha quindi perso la causa.
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Contributi di bonifica: ricorso infondato e condanna per lite temeraria
Una società agricola ha impugnato una cartella di pagamento per contributi di bonifica, sostenendo la mancanza di un beneficio diretto per i propri terreni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il vantaggio derivante da opere di difesa idraulica è intrinseco e non necessita di prova specifica. I giudici hanno inoltre condannato la società per **lite temeraria**, imponendole il pagamento di un'ulteriore somma a titolo di sanzione. La Corte ha ritenuto che l'azienda avesse abusato dello strumento processuale, insistendo su tesi giuridiche già ampiamente smentite dalla giurisprudenza consolidata. L'esito è una sconfitta su tutta la linea per l'azienda, che deve pagare i contributi, le spese legali e la sanzione.
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Inammissibilità ricorso: notifica e prova in Cassazione
Un ricorso dell'Agenzia delle Entrate è dichiarato in parte estinto per definizione agevolata e in parte inammissibile. La Cassazione ha stabilito l'inammissibilità ricorso per il mancato deposito della prova di notifica (avviso di ricevimento), confermando un principio procedurale fondamentale.
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Accertamento induttivo: la contabilità in nero basta
Una società del settore edilizio ha impugnato un avviso di accertamento induttivo basato su documentazione extracontabile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la cosiddetta 'contabilità in nero' costituisce un elemento probatorio sufficiente a legittimare l'accertamento, invertendo l'onere della prova sul contribuente.
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Sospensione vendita fallimentare: ricorso tardivo?
Una società fallita ha impugnato la vendita dei propri beni, ritenendo il prezzo troppo basso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso per la sospensione vendita fallimentare inammissibile perché, nel frattempo, i beni erano già stati pagati e trasferiti all'acquirente, facendo venire meno l'interesse ad agire.
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Procura speciale Cassazione: requisiti e validità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso a causa di una procura speciale Cassazione non valida. La procura mancava di riferimenti specifici al giudizio di legittimità e conteneva clausole applicabili solo ai giudizi di merito. La Corte ha inoltre sottolineato l'inammissibilità dei motivi di ricorso, uno per contraddittorietà e l'altro per genericità. La controversia originaria riguardava una richiesta di risarcimento danni sorta nell'ambito di un procedimento esecutivo.
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Scatti di anzianità cambio appalto: sì al cumulo
Una lavoratrice, impiegata continuativamente nello stesso servizio di mensa nonostante diversi cambi di azienda appaltatrice, ha citato in giudizio l'ultimo datore di lavoro per il mancato pagamento degli scatti di anzianità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando che, in base al CCNL Turismo, l'impresa subentrante deve riconoscere l'intera anzianità di servizio maturata dal lavoratore nell'appalto, anche se con datori di lavoro precedenti e anche se gli scatti non erano stati precedentemente erogati. La necessità di documentazione è una modalità procedurale, non una condizione che annulla il diritto del lavoratore.
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Responsabilità soci debiti società: limiti e prove
La Corte di Cassazione analizza un caso di responsabilità soci debiti società per oneri fiscali non pagati da un'azienda poi cancellata dal registro delle imprese. La sentenza chiarisce che l'amministrazione finanziaria non può agire contro gli ex soci se non fornisce la prova rigorosa che questi abbiano percepito utili o beni sociali nei due anni precedenti la liquidazione. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, sottolineando che la mancanza di tale prova è decisiva e rende inefficace la pretesa fiscale verso i soci, a prescindere da eventuali operazioni elusive compiute dalla società.
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Allegazione tardiva: come perdere una causa commerciale
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di rigetto di una domanda per concorrenza sleale avanzata da un'attività di ristorazione contro altri esercizi in un centro commerciale. La causa è stata persa a causa della allegazione tardiva dei fatti costitutivi del danno e della mancanza di prove tempestive. La Corte ha ribadito che la consulenza tecnica d'ufficio (CTU) non può essere utilizzata per sopperire alle carenze probatorie della parte.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente pubblico contro la sentenza che riconosceva a un dipendente differenze retributive e una somma una tantum. Il ricorso è stato giudicato generico, meramente riproduttivo dei motivi d'appello e privo di una specifica indicazione delle norme violate. La decisione sottolinea l'importanza di formulare censure precise e pertinenti nel giudizio di legittimità, evidenziando come la mancata specificità dei motivi porti a un esito di inammissibilità, anche in presenza della regola della "doppia conforme".
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Un contribuente, durante l'appello contro un avviso di accertamento fiscale, ha aderito alla definizione agevolata dei debiti. Dopo aver completato i pagamenti, ha chiesto l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato che l'adesione alla definizione agevolata implica una rinuncia alla lite, portando all'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere.
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Mansioni superiori: responsabilità e inquadramento
Due autisti soccorritori hanno richiesto il riconoscimento di differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione di merito. Il motivo è che i lavoratori non hanno allegato né provato l'elemento decisivo per l'inquadramento superiore: la responsabilità per i risultati, che distingue le due aree professionali previste dal CCNL.
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Società di comodo: la prova contraria spetta a te
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1752/2026, ha rigettato il ricorso di una società agricola contro un accertamento fiscale per IRES e IRAP basato sulla disciplina delle società di comodo. La Corte ha chiarito che per superare la presunzione di non operatività, il contribuente deve fornire la prova rigorosa di situazioni oggettive che hanno reso impossibile il conseguimento dei ricavi minimi, non essendo sufficiente invocare lo stato di liquidazione della capogruppo. Inoltre, ha confermato che non esiste un obbligo generale di contraddittorio preventivo per i tributi non armonizzati.
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Disconoscimento scrittura privata: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso in un caso di restituzione di una somma versata per la cessione di un contratto preliminare. La Corte ha stabilito che il disconoscimento della scrittura privata prodotta in copia deve essere specifico e non generico. Inoltre, ha chiarito che non sussiste litisconsorzio necessario nei confronti degli eredi a cui il testamento non attribuiva alcun diritto relativo alla causa, specialmente in presenza di una divisione testamentaria accettata da tutti.
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Definizione agevolata: come estingue il processo
Un contribuente, nel corso di un ricorso in Cassazione contro un avviso di accertamento fiscale, ha aderito alla procedura di definizione agevolata, saldando integralmente il debito. La Corte Suprema ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che l'adesione alla sanatoria implica la rinuncia alla lite e che le spese processuali restano a carico della parte che le ha anticipate, venendo assorbite dalla procedura stessa.
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Presunzione utili soci: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un socio di una S.r.l., confermando la legittimità degli avvisi di accertamento per maggiori IRPEF. L'ordinanza ribadisce la validità della presunzione utili soci, secondo cui i maggiori ricavi accertati in capo a una società a ristretta base sociale si presumono distribuiti ai soci. Spetta a questi ultimi fornire la prova contraria.
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Diniego rimborso IVA: quando il ricorso è tardivo
Una società si è vista negare un rimborso IVA e ha impugnato tardivamente il provvedimento, dopo aver inutilmente richiesto un riesame in autotutela. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso, chiarendo che la notifica del diniego di rimborso IVA era regolare e che l'istanza di autotutela non riapre i termini per l'impugnazione. La sentenza sottolinea i limiti invalicabili per contestare un atto tributario definitivo.
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Rimborso IVA dopo condono: la Cassazione dice no
Una società, dopo aver definito una lite fiscale tramite condono, ha richiesto il rimborso IVA sostenendo un doppio pagamento da parte dell'Erario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo due principi fondamentali: in primo luogo, l'adesione alla definizione agevolata preclude qualsiasi successiva richiesta di rimborso; in secondo luogo, il soggetto che paga l'IVA in rivalsa (l'acquirente) non può chiederne il rimborso direttamente all'amministrazione finanziaria, ma deve rivolgersi al venditore.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è infondato
Una società di costruzioni ha presentato ricorso contro un avviso di accertamento per operazioni oggettivamente inesistenti. Dopo una vittoria in primo grado, la decisione è stata ribaltata in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il successivo ricorso inammissibile, in quanto i motivi non contestavano la 'ratio decidendi' della sentenza d'appello, ma miravano a un riesame dei fatti. La società è stata condannata anche per abuso del processo.
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