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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2026

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98 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Contributi socio non lavoratore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli utili derivanti dalla mera partecipazione in una società di capitali, senza lo svolgimento di alcuna attività lavorativa, non sono soggetti a contribuzione previdenziale. Il caso riguardava la richiesta dell'INPS di assoggettare a contributi i redditi percepiti dal socio fondatore di una S.r.l., il quale non svolgeva attività lavorativa. La Corte ha chiarito che tali proventi si qualificano come 'redditi di capitale' e non 'redditi d'impresa', escludendoli così dalla base imponibile per i contributi del socio non lavoratore.
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Rimborso credito IVA: decadenza e cessazione attività
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato che la richiesta di rimborso credito IVA è soggetta a un termine di decadenza di due anni, distinto dalla scelta di utilizzare il credito in compensazione. La Corte ha rigettato il ricorso di una società che, dopo aver optato per la compensazione, aveva richiesto il rimborso oltre il termine biennale. È stato chiarito che neanche la cessazione di fatto dell'attività, se non provata come definitiva e assoluta, costituisce una causa eccezionale per derogare alla decadenza.
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Inquadramento superiore: la responsabilità è decisiva
Un autista soccorritore ha richiesto un inquadramento superiore, ma la Cassazione ha respinto il ricorso. La Corte ha stabilito che, per ottenere una qualifica più alta, non basta svolgere mansioni complesse, ma è necessario dimostrare di avere una 'responsabilità sui risultati', elemento che il lavoratore non ha provato.
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Lavoro tra coniugi: prova rigorosa per la subordinazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2364/2026, ha stabilito che il lavoro tra coniugi si presume gratuito. Per dimostrare l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, il coniuge-lavoratore deve fornire una prova rigorosa della subordinazione, come un orario fisso, una retribuzione mensile e la soggezione al potere direttivo dell'altro coniuge. Nel caso di specie, una donna che lavorava nella gioielleria del marito separato non è riuscita a fornire tale prova, vedendosi negato il riconoscimento del rapporto di lavoro e le relative spettanze economiche.
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Onere della prova appalto: la Cassazione chiarisce
La Cassazione rigetta il ricorso di due committenti, chiarendo l'onere della prova appalto in un'opposizione a decreto ingiuntivo. La Corte ha stabilito che la valutazione del giudice su prove documentali, come un preventivo accettato per fatti concludenti, non costituisce violazione delle regole sulla ripartizione probatoria ma un apprezzamento di merito, insindacabile in sede di legittimità se logicamente motivato.
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Mutuo solutorio: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante una controversia su un contratto di finanziamento. I ricorrenti, garanti di una società, sostenevano la nullità del finanziamento in quanto si trattava di un "mutuo solutorio" simulato. La Corte ha ritenuto che il ricorso mirasse a un inammissibile riesame dei fatti già valutati in appello e ha confermato la piena validità del contratto, condannando i ricorrenti anche per abuso del processo.
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Prova testimoniale delega: quando è inammissibile
Una socia impugna il bilancio di una S.r.l., negando di aver partecipato all'assemblea tramite delegata. La società cerca di dimostrare l'esistenza della delega con una prova testimoniale, sostenendo lo smarrimento del documento. La Corte di Cassazione, in una prima pronuncia, stabilisce l'inammissibilità della prova testimoniale per la delega senza una rigorosa dimostrazione della perdita incolpevole. Nel successivo giudizio di rinvio, pur recependo questo principio, la Corte d'Appello rigetta comunque le domande della socia per altre ragioni, decisione confermata in via definitiva dalla Cassazione, che chiarisce l'ampiezza dei poteri del giudice del rinvio.
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Decadenza dalla prova: i poteri discrezionali del Giudice
Un fideiussore si opponeva a un decreto ingiuntivo contestando l'autenticità della propria firma e sostenendo la decadenza della banca dal diritto di provarla. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la decadenza dalla prova, prevista dall'art. 208 c.p.c., non si applica alla Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), non essendo quest'ultima un mezzo di prova in senso stretto. La Corte ha inoltre ribadito l'ampio potere discrezionale del giudice di merito di revocare le proprie ordinanze istruttorie, un potere non sindacabile in sede di legittimità.
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Legittimazione attiva successore: la prova in appello
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che, agendo come successore di un credito, non aveva fornito in appello la prova della propria legittimazione attiva. La Corte ha stabilito che la mancata dimostrazione della propria qualità di successore rende l'appello inammissibile, senza che si ponga la questione di integrare il contraddittorio con il cedente originario. Tale condotta processuale ha comportato anche una condanna per responsabilità aggravata.
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Prova del danno da assegno falso: la Cassazione decide
In un caso di truffa con assegno circolare falso per la vendita di un orologio, la Corte di Cassazione ha stabilito che la vittima deve fornire la prova del danno subito, dimostrando il valore effettivo del bene perduto. L'importo indicato sull'assegno falso non è di per sé sufficiente a quantificare il risarcimento, poiché non rappresenta il valore di mercato del bene. L'onere di dimostrare l'entità del pregiudizio economico ricade interamente su chi agisce in giudizio per il risarcimento.
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Rinuncia al ricorso: spese compensate per incertezza
Una società agricola, dopo aver proposto ricorso in Cassazione per la tardività di un reclamo nello stato passivo di una liquidazione controllata, effettua una rinuncia al ricorso. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del giudizio ma, contrariamente alla prassi, dispone la compensazione delle spese legali. La decisione si fonda sulla sopravvenuta incertezza normativa riguardo ai termini processuali, generata da una recente riforma del Codice della Crisi d'Impresa, che giustifica la scelta iniziale della parte di impugnare.
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Esdebitazione: quale legge si applica? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che per una richiesta di esdebitazione presentata dopo l'entrata in vigore del Codice della Crisi, ma relativa a un fallimento dichiarato sotto la precedente legge fallimentare, si applica la vecchia normativa. L'esdebitazione non è un istituto autonomo, ma la fase conclusiva della procedura concorsuale. Pertanto, la richiesta del debitore è stata respinta perché, secondo la vecchia legge, era necessario un soddisfacimento almeno parziale dei creditori, requisito non previsto dalla nuova disciplina ma essenziale nel caso di specie, dove l'attivo era servito solo a pagare le spese di procedura.
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Responsabilità avvocato e perdita di chance: il caso
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un cliente contro il proprio avvocato per un appello tardivo. La Corte chiarisce che per ottenere il risarcimento per perdita di chance, non basta provare l'errore del legale. È necessario dimostrare, con un elevato grado di probabilità, che la causa avrebbe avuto un esito favorevole. In questo caso, la Corte d'Appello aveva correttamente basato la sua decisione su una duplice motivazione: la scarsa probabilità di successo dell'appello originario e l'assenza di prova di un danno economico concreto. La Cassazione ha ritenuto che il ricorso non scalfisse validamente almeno una di queste motivazioni, rendendo l'impugnazione infondata.
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Prescrizione crediti lavoro pubblico: quando decorre?
Una lavoratrice del settore pubblico, dopo aver ottenuto la riqualificazione del suo contratto da autonomo a subordinato, ha visto le sue richieste di differenze retributive parzialmente negate. La Corte di Cassazione ha confermato che la prescrizione crediti lavoro nel pubblico impiego decorre durante il rapporto e non dalla sua cessazione, negando l'applicabilità del cosiddetto 'metus' (timore del licenziamento) tipico di alcuni rapporti privati.
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Procura alle liti: validità e onere della prova
Una società otteneva un decreto ingiuntivo per 80.000 euro. La debitrice si opponeva, contestando la validità della procura alle liti del creditore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che i documenti in lingua straniera sono ammissibili nel processo e che l'onere di provare il difetto di rappresentanza spetta a chi lo eccepisce. La sentenza stabilisce importanti principi sulla validità della procura alle liti in contesti con elementi internazionali.
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Mansioni superiori: no a inquadramento superiore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore, autista soccorritore, che richiedeva il riconoscimento di mansioni superiori e le relative differenze retributive. La Corte ha stabilito che, per l'inquadramento in una categoria superiore, non è sufficiente svolgere compiti complessi, ma è necessario dimostrare autonomia decisionale e assunzione di responsabilità per il risultato, elementi che nel caso di specie erano assenti, essendo l'attività di mero supporto al personale sanitario.
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Mansioni superiori: no a inquadramento superiore
Un lavoratore, impiegato come autista soccorritore, ha richiesto il riconoscimento di mansioni superiori e il conseguente inquadramento in un'area contrattuale più elevata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del Tribunale. Secondo la Corte, le attività svolte dal lavoratore, pur essendo qualificate, erano di mero supporto al personale sanitario e prive dell'autonomia decisionale e della responsabilità per il risultato finale che caratterizzano il livello superiore richiesto.
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Mansioni superiori: no a inquadramento superiore
Un lavoratore, impiegato come autista soccorritore, ha richiesto il riconoscimento di mansioni superiori e le relative differenze retributive, sostenendo che il suo ruolo rientrasse nell'Area B anziché nell'Area A. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione del tribunale di merito. La Corte ha stabilito che le mansioni del lavoratore erano di mero supporto al personale sanitario e prive dell'autonomia e della responsabilità che caratterizzano l'inquadramento superiore. La decisione si fonda sul cosiddetto "giudizio trifasico", che confronta le mansioni effettivamente svolte con i profili professionali definiti dai contratti collettivi.
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Mansioni superiori: la responsabilità è decisiva
Un dipendente pubblico, operante come autista soccorritore, ha richiesto il pagamento di differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per il riconoscimento del diritto non è sufficiente svolgere compiti più complessi, ma è necessario dimostrare di aver assunto la maggiore responsabilità che caratterizza il livello superiore. La mancanza di prova su questo specifico punto è risultata decisiva per il rigetto della domanda.
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Mansioni superiori: prova e responsabilità del risultato
Una lavoratrice ha richiesto il riconoscimento di mansioni superiori come autista-soccorritore, ma la sua domanda è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che per ottenere un inquadramento superiore non basta svolgere compiti più elevati, ma è necessario dimostrare la loro prevalenza e, soprattutto, l'assunzione della responsabilità per i risultati, elemento chiave che distingue le diverse categorie professionali secondo il contratto collettivo.
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