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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Quinta Civile

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Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Giurisdizione catastale: a chi spetta decidere?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29834/2024, ha confermato la giurisdizione catastale del giudice tributario nelle controversie relative all'aggiornamento delle mappe del catasto. Anche quando la modifica deriva da una sentenza del giudice civile che ha definito i confini tra una proprietà privata e il demanio marittimo, la contestazione dell'atto di aggiornamento catastale rientra nella competenza delle corti tributarie, data la sua diretta incidenza sulla determinazione delle imposte.
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Rendita catastale definitiva: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni contribuenti contro l'Agenzia delle Entrate e un Comune, confermando l'inammissibilità dell'impugnazione di atti fiscali basati su una rendita catastale definitiva. La Corte ha stabilito che, una volta che il classamento di un immobile è stato deciso con sentenza passata in giudicato, non può essere oggetto di un nuovo contenzioso. Di conseguenza, la rendita catastale definitiva diventa l'unica e inderogabile base per il calcolo delle imposte correlate, come l'ICI, e ogni successivo atto fondato su di essa non è impugnabile nel merito.
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Rendita Catastale: Onere della Prova e Variazioni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro l'aumento della rendita catastale del suo immobile. L'ordinanza stabilisce che l'onere della prova per la maggiore rendita spetta all'Agenzia delle Entrate, ma il contribuente che non contesta i criteri di stima e non fornisce prove contrarie (come sull'esistenza di una piscina) non può sollevare tali questioni in Cassazione. È stato inoltre negato il valore di giudicato a una precedente sentenza, poiché la nuova valutazione si basava su presupposti diversi (una successiva ristrutturazione).
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Estinzione del processo per rinuncia: ecco le regole
La Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della rinuncia al ricorso da parte di una società in un contenzioso tributario contro un Comune e l'Agenzia delle Entrate. L'ordinanza dichiara l'estinzione del processo per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese legali e specificando che non è dovuto il versamento del doppio del contributo unificato, poiché tale sanzione non si applica in caso di rinuncia ma solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso.
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Rinuncia usufrutto imposte: la Cassazione decide
Una società ha rinunciato al proprio diritto di usufrutto su un immobile, realizzando una liberalità indiretta. La società sosteneva che tale atto dovesse essere soggetto a imposte ipotecarie e catastali in misura fissa. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29444/2024, ha respinto il ricorso, stabilendo che la rinuncia a un diritto reale immobiliare come l'usufrutto equivale a un trasferimento di diritti. Di conseguenza, si applicano le imposte ipotecarie e catastali in misura proporzionale. La Corte ha chiarito che le norme sulle imposte ipo-catastali rinviano implicitamente alle definizioni valide per l'imposta di registro e di donazione, per le quali la rinuncia è un atto imponibile.
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Notifica ricorso Cassazione: quando è inammissibile
Una società alberghiera ha impugnato la determinazione della propria rendita catastale. Dopo due gradi di giudizio, il ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte Suprema ha stabilito che la mancata produzione della prova di avvenuta notifica del ricorso alla controparte (Agenzia delle Entrate), che non si è costituita in giudizio, impedisce l'esame nel merito, rendendo l'impugnazione inammissibile per vizio procedurale.
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Giudicato esterno: appello inammissibile
Un'autorità municipale ha presentato ricorso per cassazione contro una sentenza tributaria sfavorevole. Tuttavia, il ricorso è stato dichiarato inammissibile a causa del principio del giudicato esterno. Una sentenza parallela e identica, riguardante le stesse parti e la stessa questione, era diventata definitiva, precludendo così ogni ulteriore esame del merito e consolidando la decisione di primo grado.
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Tassazione fondi pensione: la Cassazione chiarisce
Un contribuente ha contestato la tassazione di una prestazione da fondo pensione ricevuta nel 2007. Sosteneva l'applicazione di una norma più favorevole del 2011, ma la Cassazione ha respinto il ricorso. La Corte ha chiarito che per i 'vecchi iscritti' a fondi pensione, le prestazioni maturate prima del 2007 seguono il regime di tassazione fondi pensione vigente all'epoca, escludendo l'applicazione di norme successive più vantaggiose.
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Avviamento tabaccheria: come si calcola nel valore?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'avviamento tabaccheria, ovvero la capacità di profitto derivante dalla vendita di generi di monopolio, deve essere incluso nel valore dell'azienda ceduta ai fini dell'imposta di registro. Questo principio si applica anche se la licenza non è direttamente trasferibile ma viene ottenuta dal nuovo acquirente in un secondo momento, poiché ciò che rileva è la continuità dell'attività nello stesso locale commerciale, che genera un valore intrinseco per l'azienda.
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Decadenza accertamento tributi locali: la Cassazione
Un comune ha emesso un secondo avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti dopo l'annullamento del primo. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del secondo avviso, chiarendo che il potere di accertamento era estinto per decorso dei termini. La notifica, avvenuta oltre la scadenza del 31 dicembre del quinto anno successivo a quello d'imposta, determina la decadenza dell'accertamento dei tributi locali, rendendo nulla la pretesa fiscale.
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Travisamento della prova e ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un Comune contro una società di gestione balneare per un accertamento TARI. Il motivo, basato su un presunto travisamento della prova (la data di una foto aerea), è stato respinto perché la prova stessa è stata ritenuta non decisiva ai fini del giudizio, in quanto relativa a un'annualità diversa da quella contestata.
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Decadenza TARI: quando scade il potere di accertamento
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti (TARES 2013) notificato da un Comune a un'impresa balneare. La Corte ha stabilito che la notifica, avvenuta nel 2019, era tardiva perché il termine di decadenza TARI di cinque anni era scaduto il 31 dicembre 2018. Il caso chiarisce che il termine per l'accertamento decorre dall'anno in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata, consolidando un importante principio a tutela del contribuente.
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Accertamento tributario: la prova deve essere idonea
Un comune ha emesso un accertamento tributario TARI contro uno stabilimento balneare, contestando una maggiore superficie imponibile sulla base di una foto aerea di un'altra annualità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del comune, stabilendo l'inidoneità della prova in quanto non riferibile all'anno d'imposta oggetto di contestazione. L'ordinanza ha chiarito che il ricorso per cassazione è inammissibile se mira a una rivalutazione delle prove già esaminate nei gradi di merito, confermando così la decisione favorevole al contribuente.
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Termine decadenza accertamento tributi: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la tardività di un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti (TARES) notificato nel 2019 per l'annualità 2013. Sebbene un primo avviso fosse stato annullato, l'ente non poteva emetterne un secondo oltre il termine di decadenza di cinque anni, scaduto il 31 dicembre 2018. La sentenza chiarisce che il termine decadenza accertamento tributi non viene interrotto o sospeso dall'annullamento di un precedente atto impositivo, ribadendo la perentorietà dei limiti temporali per l'azione della pubblica amministrazione.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese compensate
Una società produttrice di energia elettrica, dopo aver ricevuto un avviso di pagamento per accise non versate e aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, ha effettuato una rinuncia al ricorso, prendendo atto di un orientamento giurisprudenziale sfavorevole. La Corte di Cassazione, accogliendo la rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha compensato integralmente le spese processuali tra le parti, escludendo l'applicazione del raddoppio del contributo unificato.
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Beneficiario effettivo: la prova spetta al contribuente
Una società alberghiera italiana pagava royalties a una società lussemburghese, applicando la ritenuta fiscale ridotta prevista dalla Convenzione bilaterale. L'Agenzia delle Entrate contestava l'agevolazione, sostenendo che la società lussemburghese fosse una mera intermediaria (conduit company) e non il 'beneficiario effettivo' dei canoni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando la decisione della Commissione Tributaria Regionale. La Suprema Corte ha stabilito che spetta al contribuente dimostrare di essere il beneficiario effettivo, superando specifici test di sostanza economica. Una volta fornita tale prova, la valutazione del giudice di merito non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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Iscrizione ipotecaria e prima casa: la Cassazione
Una contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria sulla propria abitazione principale, sostenendo che fosse un atto di esecuzione forzata vietato dalla legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo un principio consolidato: l'iscrizione ipotecaria non è un atto di espropriazione, ma una misura cautelare alternativa. Pertanto, le tutele previste per la prima casa contro l'espropriazione non si applicano alla semplice iscrizione dell'ipoteca, che rimane legittima.
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Residenza fiscale estera: il certificato è prova
Un contribuente che lavorava negli Stati Uniti ha ottenuto un rimborso per doppia imposizione dimostrando la sua residenza fiscale estera tramite un apposito certificato. La Corte di Cassazione ha confermato che tale documento costituisce una prova sufficiente, respingendo il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria che sosteneva che il centro degli interessi del contribuente fosse rimasto in Italia.
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Notifica irreperibili: quando è valida? La Cassazione
Un contribuente ha impugnato delle cartelle di pagamento sostenendo la nullità della notifica per irreperibilità e la conseguente prescrizione del debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la valutazione sulla sufficienza delle ricerche effettuate dal messo notificatore costituisce un accertamento di fatto, insindacabile in sede di legittimità. Di conseguenza, la decisione della corte d'appello, che aveva ritenuto valida la notifica irreperibili, è stata confermata.
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Notifica ricorso cassazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso dell'Agenzia delle Entrate perché, a seguito di un tentativo di notifica fallito per irreperibilità del destinatario, il ricorrente non ha provveduto autonomamente e con immediatezza a riattivare il procedimento. La Corte ha stabilito che la parte ha l'onere, e non la mera facoltà, di riprendere la notifica ricorso cassazione senza attendere un'autorizzazione del giudice, pena l'inammissibilità dell'atto.
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