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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Quinta Civile

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Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Finanziamenti infruttiferi e transfer pricing: la Cassazione
Una società italiana aveva concesso finanziamenti infruttiferi a controllate estere. L'amministrazione finanziaria ha contestato l'operazione, applicando le norme sul transfer pricing e imputando interessi attivi tassabili calcolati al 'valore normale'. La Corte di Cassazione ha confermato che la disciplina del transfer pricing si applica anche ai finanziamenti infruttiferi, in quanto la finalità della norma è di tassare le operazioni infragruppo secondo il principio di libera concorrenza, a prescindere dalla gratuità pattuita. La Corte ha però cassato la sentenza di merito per aver determinato il tasso di interesse in base al saggio legale anziché a quello di mercato, accogliendo su questo punto il ricorso dell'Agenzia.
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Dazi doganali royalties: onere della prova e rimborso
Una società ha richiesto il rimborso dei dazi doganali pagati sulle royalties, sostenendo che non fossero una 'condizione della vendita'. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che in un'azione di rimborso l'onere della prova spetta al contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare, per ogni singola operazione di importazione, l'insussistenza dei presupposti per la daziabilità delle royalties. La Corte ha inoltre chiarito che una precedente sentenza favorevole, relativa a diverse operazioni, non costituisce un precedente vincolante (giudicato esterno).
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Costi di sponsorizzazione: deducibilità e onere prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32844/2024, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la deducibilità dei costi di sponsorizzazione sostenuti da una società. La Corte ha chiarito che, sebbene la legge presuma che tali spese siano di pubblicità, spetta al giudice di merito valutarne l'effettiva esistenza e l'inerenza. In questo caso, prove come fotografie e una precedente assoluzione penale sono state ritenute sufficienti a dimostrare la realtà dell'operazione, rendendo la valutazione del giudice di merito insindacabile in sede di legittimità.
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Valore doganale royalties: quando si includono?
Una società importatrice sosteneva di non dover includere i diritti di licenza (royalties) nel valore doganale delle merci. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il valore doganale royalties deve essere incluso quando il licenziante esercita un 'controllo' o un 'orientamento' sul produttore estero. Tale controllo, che rende il pagamento delle royalties una 'condizione di vendita', può manifestarsi anche attraverso l'imposizione di un 'codice di condotta', trasformando un semplice controllo qualità in un vero e proprio potere direttivo che giustifica l'assoggettamento a dazio.
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Royalties valore doganale: la motivazione è essenziale
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo all'inclusione delle royalties nel valore doganale delle merci. Pur respingendo l'eccezione di giudicato esterno sollevata dalle società, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Dogane, annullando la sentenza di secondo grado per vizio di 'motivazione apparente'. Il giudice d'appello si era infatti limitato a richiamare una precedente decisione senza fornire un'analisi autonoma e specifica delle censure mosse, violando l'obbligo di motivazione.
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Omessa pronuncia: quando il rigetto è implicito
Un contribuente ricorre in Cassazione lamentando l'omessa pronuncia sulla prescrizione di un debito tributario e l'illegittima compensazione delle spese. La Corte rigetta il ricorso, chiarendo che la decisione nel merito comporta un rigetto implicito dell'eccezione di prescrizione, escludendo così l'omessa pronuncia. Anche la compensazione delle spese viene confermata come potere discrezionale del giudice in caso di soccombenza parziale.
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Agevolazione prima casa: termine per vendere dall’atto
Un contribuente ha perso l'agevolazione prima casa per aver venduto l'immobile preposseduto oltre il termine di un anno. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32296/2024, ha stabilito che tale termine decorre inderogabilmente dalla data del rogito del nuovo immobile, e non dal suo completamento o dalla sua effettiva consegna. Il ritardo nei lavori di finitura, essendo una scelta del contribuente, non costituisce causa di forza maggiore.
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Notificazione inesistente: quando l’atto è sanabile?
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento lamentando una notificazione inesistente e un errore materiale nel numero della sentenza citata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la violazione del principio di autosufficienza: il ricorrente non aveva trascritto gli atti della notifica, impedendo alla Corte di valutare il merito della questione. La decisione evidenzia l'importanza cruciale di redigere ricorsi completi e autosufficienti.
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Cessione fabbricato fatiscente: no plusvalenza
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cessione di un fabbricato fatiscente, anche se destinato alla demolizione e ricostruzione, non può essere riqualificata dall'Amministrazione Finanziaria come cessione di terreno edificabile. Di conseguenza, l'operazione non è soggetta alla tassazione sulla plusvalenza prevista per i terreni. La Corte ha ribadito la netta distinzione fiscale tra la vendita di un edificio e quella di un terreno, escludendo categorie intermedie e limitando il potere di riqualificazione dell'ente fiscale.
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Accertamento induttivo: costi indeducibili
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società edile contro un accertamento induttivo. La Corte ha confermato che i costi non pagati possono essere considerati indeducibili perché non adeguatamente documentati. Inoltre, ha ritenuto legittima la deduzione parziale dei costi di un ufficio usato per più attività, qualificandola come valutazione di fatto non sindacabile in sede di legittimità.
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Percentuale di ricarico: come si calcola? La Cassazione
La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società di accessori auto. La Corte ha confermato l'illegittimità dell'avviso di accertamento basato su una percentuale di ricarico del 45%, ritenendo la metodologia di calcolo dell'Ufficio errata perché non fondata sulla quantità certa di ogni prodotto venduto.
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Ricavi opere pluriennali: quando diventano imponibili
La Corte di Cassazione ha stabilito che i pagamenti ricevuti da un'impresa per opere pluriennali, basati su stati di avanzamento lavori (S.A.L.), costituiscono ricavi imponibili nell'anno di maturazione e non semplici acconti. Il caso riguardava un imprenditore edile a cui l'Amministrazione Finanziaria aveva contestato la mancata contabilizzazione come ricavi di somme fatturate 'in acconto'. La Corte ha confermato la pretesa fiscale, chiarendo che l'approvazione del S.A.L. rende il corrispettivo certo e liquido, qualificandolo come ricavo ai sensi dell'art. 109 del TUIR. L'onere di provare che si trattasse di un mero anticipo gravava sul contribuente, che non ha fornito tale prova.
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Annullamento ruoli esattoriali: il silenzio dell’ente
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento dei ruoli esattoriali a carico di una società, a seguito del silenzio dell'ente creditore protrattosi per oltre 220 giorni dall'istanza del contribuente. La sentenza chiarisce che l'Agente della Riscossione non può valutare il merito dell'istanza, ma deve solo trasmetterla, e che la mancata risposta comporta per legge la cancellazione del debito, a tutela del cittadino.
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Notifica atto impositivo: la prova in giudizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31822/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di notifica di atti impositivi. Se il destinatario è temporaneamente assente, l'ente impositore deve provare in giudizio non solo l'invio, ma anche l'avvenuta ricezione della Comunicazione di Avvenuto Deposito (CAD) tramite la produzione del relativo avviso di ricevimento. La sola prova della spedizione della raccomandata informativa non è sufficiente a perfezionare la notifica atto impositivo. Nel caso di specie, il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria è stato respinto proprio per la mancata produzione di tale prova.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia evita costi extra
In un contenzioso tributario tra un ente religioso e un Comune, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia congiunta al ricorso da parte dei contendenti. A seguito di un accordo transattivo, le parti hanno richiesto la compensazione delle spese. La Corte ha accolto la richiesta e ha chiarito che in caso di estinzione del giudizio per rinuncia, non è dovuto il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Accertamento studi di settore: la Cassazione decide
Una società contesta un accertamento fiscale basato sugli studi di settore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'atto. La decisione sottolinea che la mancata partecipazione del contribuente al contraddittorio preventivo e l'assenza di contestazioni specifiche rafforzano la validità dell'accertamento studi di settore, ponendo sul contribuente un onere probatorio più gravoso.
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Sopravvenienze attive: gestione fiscale dei rimborsi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31655/2024, ha stabilito che il rimborso di interessi anatocistici indebitamente pagati, pur costituendo una 'sopravvenienza attiva', non rientra necessariamente tra i proventi straordinari ai fini degli studi di settore. Tale somma è direttamente collegata alla gestione ordinaria dell'impresa, poiché il pagamento di interessi passivi è un'operazione tipica. Di conseguenza, la sua classificazione tra i ricavi ordinari da parte del contribuente è stata ritenuta corretta, annullando l'avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate basato su una presunta incongruenza della dichiarazione.
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Estinzione del giudizio: niente doppio contributo
Una società, dopo aver impugnato un avviso di pagamento per la TARI, ha rinunciato al ricorso in Cassazione a seguito di una conciliazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo un principio fondamentale: in caso di rinuncia, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, in quanto tale misura si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della rinuncia al ricorso in un contenzioso tributario. A seguito dell'accordo tra un Comune e una società, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese. La decisione sottolinea che, in caso di estinzione per rinuncia, non è dovuto il versamento del doppio del contributo unificato, poiché tale misura si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Liquidazione spese processuali: la discrezionalità del giudice
Una società ha impugnato in Cassazione la decisione di un giudice che aveva liquidato spese legali per un importo ritenuto troppo basso. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, chiarendo che la liquidazione spese processuali rientra nel potere discrezionale del giudice, il quale può discostarsi minimamente dai valori tabellari, motivando la sua scelta sulla base di elementi come l'esiguo valore della lite e la semplicità della controversia.
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