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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Quinta Civile

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Notifica avviso accertamento: quando è valida?
Una società in liquidazione ha impugnato un avviso di accertamento e le successive cartelle esattoriali per un presunto vizio di notifica. Dopo una vittoria in primo grado, la decisione è stata ribaltata in appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando la validità della notifica dell'avviso di accertamento effettuata al legale rappresentante a mezzo posta. La Corte ha stabilito che, in questi casi, si applicano le più semplici norme del servizio postale e che il riesame delle modalità di notifica è una questione di fatto non sindacabile in sede di legittimità.
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Tempestività ricorso tributario: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17391/2024, ha ribadito un principio fondamentale nel contenzioso fiscale: la prova della tempestività del ricorso tributario spetta esclusivamente al contribuente. Nel caso di specie, un ricorso è stato dichiarato inammissibile perché il ricorrente non aveva depositato la documentazione attestante la data di notifica dell'atto impugnato, non permettendo al giudice di verificare il rispetto del termine di decadenza di 60 giorni. La Corte ha sottolineato che tale onere non può essere trasferito al giudice né si può ritenere superato da presunte ammissioni della controparte.
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Raddoppio dei termini: obbligo di denuncia e reati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17380/2024, ha chiarito che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale si applica quando sussistono seri indizi di un reato tributario che impongono un obbligo di denuncia. Questa condizione opera indipendentemente dalla presentazione effettiva della denuncia o dall'esito del successivo procedimento penale. Il caso riguardava un professionista che contestava avvisi di accertamento per costi indeducibili derivanti da fatture per operazioni inesistenti.
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Ricorso cumulativo: quando è inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17321/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso cumulativo presentato da due contribuenti contro due distinte sentenze in materia di tassa sui rifiuti (t.a.r.su.). Il principio ribadito è che non è possibile impugnare con un unico atto sentenze diverse, emesse in procedimenti separati e nei confronti di soggetti parzialmente diversi, anche se relative allo stesso immobile e a tributi simili. La Corte ha sottolineato che le eccezioni a questa regola sono tassative e non si applicavano al caso di specie, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese legali.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo lamentando la mancata notifica delle cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, applicando la recente normativa che limita l'impugnazione estratto di ruolo ai soli casi in cui il ricorrente dimostri un concreto e attuale 'interesse ad agire', ovvero un pregiudizio specifico derivante dall'iscrizione a ruolo. La semplice contestazione della notifica non è più sufficiente.
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Esenzione IMU prima casa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Comune che negava l'esenzione IMU prima casa a un contribuente la cui moglie risiedeva in un altro immobile. Fondamentale è stata l'applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 209/2022, che ha svincolato il beneficio dalla residenza dell'intero nucleo familiare, legandolo esclusivamente alla dimora abituale e residenza anagrafica del singolo possessore.
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Esenzione IMU prima casa: coniugi con residenze diverse
Un comune aveva negato l'esenzione IMU prima casa a un contribuente poiché la moglie risiedeva in un'altra città. La Corte di Cassazione, recependo la storica sentenza n. 209/2022 della Corte Costituzionale, ha respinto il ricorso del comune. È stato definitivamente chiarito che il diritto all'esenzione si basa sulla residenza anagrafica e sulla dimora abituale del singolo possessore nell'immobile, senza che la diversa residenza del coniuge possa costituire un ostacolo.
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ICI pertinenza: quando il terreno è tassabile?
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento ICI, sostenendo che un terreno fosse una pertinenza di un fabbricato e quindi non tassabile separatamente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la valutazione del vincolo di ICI pertinenza è una questione di fatto riservata ai giudici di merito. La Corte ha chiarito che il suo sindacato non può estendersi a una nuova valutazione delle prove, se la motivazione della sentenza impugnata non è totalmente mancante o illogica.
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Appello senza motivi: inammissibile senza contraddittorio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17247/2024, ha stabilito che un appello senza motivi è radicalmente inammissibile. Un Comune aveva presentato un ricorso 'in bianco', riservandosi di aggiungere le motivazioni in seguito. La Corte ha confermato la decisione di inammissibilità, chiarendo che il giudice non è tenuto a stimolare il contraddittorio su questioni puramente procedurali, poiché la parte deve conoscere gli oneri processuali a suo carico. La mancanza dei motivi di gravame è un vizio insanabile che impedisce l'esame del merito.
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Procura speciale Agente Riscossione: Cassazione 2024
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società relativo a un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti (TARSU). La decisione, tuttavia, è di grande interesse perché dichiara inammissibile il controricorso dell'ente di riscossione. Il punto centrale è l'invalidità della procura speciale dell'Agente Riscossione conferita ad avvocati del libero foro per il giudizio in Cassazione, in assenza di una specifica delibera motivata che giustifichi la deroga alla rappresentanza, di regola affidata all'Avvocatura dello Stato. I motivi di ricorso della società sono stati comunque rigettati per difetto di autosufficienza.
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Cartella senza firma: è valida? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che la validità di una cartella senza firma autografa non è compromessa. L'atto è valido se riconducibile all'ente emittente. Inoltre, ha dichiarato inammissibile il motivo di ricorso sulla motivazione per violazione del principio di autosufficienza, poiché l'appellante non ha trascritto il testo della cartella contestata.
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Amministratore di fatto: prova e ruolo del socio occulto
La Corte di Cassazione conferma un avviso di accertamento IRPEF a carico di un contribuente, ritenuto amministratore di fatto e socio occulto di una S.r.l. a ristretta base partecipativa. La Suprema Corte ha stabilito che la prova di tale ruolo può basarsi su elementi indiziari, come le dichiarazioni di terzi, e che la presunzione di distribuzione degli utili si applica ai soci effettivi, anche se la loro partecipazione è occulta e la struttura formale della società è fittizia.
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Amministratore di fatto: la prova da terzi basta
La Corte di Cassazione ha confermato un accertamento fiscale a carico di un contribuente ritenuto amministratore di fatto e socio occulto di una società edile. La Corte ha stabilito che le dichiarazioni di clienti, fornitori e dipendenti, raccolte in fase di verifica, costituiscono prova sufficiente per dimostrare il ruolo di gestione effettiva, superando la struttura societaria formale, ritenuta una mera finzione. Il ricorso del contribuente è stato rigettato.
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Accertamento induttivo: i dati online sono prova
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità di un accertamento induttivo basato sui dati di vendita di una piattaforma online. L'ordinanza chiarisce che tali dati costituiscono una presunzione grave e precisa, invertendo l'onere della prova sul contribuente. Quest'ultimo, per contestare l'accertamento, non può limitarsi a una critica generica ma deve fornire prove specifiche delle transazioni non andate a buon fine. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando che la contestazione generica sulla 'dubbia provenienza' dei dati non è sufficiente a invalidare l'atto impositivo.
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Presunzione catastale: chi deve provare la proprietà?
Una società contesta un avviso di accertamento IMU sostenendo di non essere proprietaria dell'immobile. La Corte di Cassazione, confermando la decisione di secondo grado, stabilisce che la presunzione catastale, basata sui dati della visura, è valida ai fini fiscali. Di conseguenza, spetta al contribuente fornire la prova contraria per superare tale presunzione. Poiché la società non ha fornito prove adeguate, il suo ricorso è stato respinto.
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Motivazione avviso accertamento: la Cassazione decide
Un istituto di credito ha impugnato un avviso di accertamento catastale con cui l'Agenzia delle Entrate aveva rigettato la rendita proposta tramite Docfa, ripristinando quella precedente, più elevata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo i criteri sulla sufficienza della motivazione avviso accertamento in tali casi. Secondo la Corte, se l'ufficio ripristina un valore già noto e consolidato perché la nuova dichiarazione non giustifica una riduzione, l'onere di provare il minor valore spetta al contribuente. La motivazione dell'atto è adeguata se indica chiaramente questa ragione, senza necessità di ulteriori dettagli tecnici.
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Ricorso in Cassazione: i motivi inammissibili
Un professionista contesta un avviso di accertamento fiscale. La Cassazione rigetta il ricorso in Cassazione perché i motivi mescolavano in modo confuso violazioni di legge e richieste di riesame dei fatti e delle prove documentali, attività non consentita al giudice di legittimità.
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Giudicato esterno: notifica rendita catastale
Una società immobiliare ha contestato un avviso di accertamento fiscale sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica della variazione della rendita catastale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso applicando il principio del giudicato esterno, poiché una precedente sentenza tra le stesse parti aveva già accertato in via definitiva l'avvenuta notifica. Tale fatto storico, essendo permanente, non può essere rimesso in discussione in giudizi futuri relativi ad annualità diverse.
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Sanzioni collegate: lite estinta se il tributo è definito
La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un giudizio relativo a sanzioni fiscali. I contribuenti, dopo aver ricevuto un avviso di accertamento per reddito d'impresa e indebita compensazione di crediti IVA, hanno aderito a una definizione agevolata per i soli tributi. La Corte ha stabilito che, in base alla normativa sulla definizione agevolata, il saldo del tributo comporta l'estinzione automatica e senza alcun versamento delle sanzioni collegate, ponendo fine alla materia del contendere.
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Giudicato esterno: estensione a imposte diverse
Una società immobiliare ha impugnato avvisi di accertamento IMU e TASI, sostenendo la mancata notifica della variazione della rendita catastale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando il principio del giudicato esterno. Precedenti sentenze tra le stesse parti avevano già accertato in via definitiva l'avvenuta notifica della nuova rendita come fatto storico. Tale accertamento, essendo permanente e immodificabile, estende i suoi effetti anche a periodi d'imposta successivi e a tributi diversi (IMU e TASI) che si fondano sullo stesso presupposto, precludendo ogni ulteriore contestazione.
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