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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Quinta Civile

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Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Rimborso IVA attività preparatorie: no se i beni mancano
Una società chiede il rimborso IVA per attività preparatorie relative all'apertura di un hotel. La Cassazione nega il diritto, perché l'azienda non ha dimostrato quali specifici beni e servizi fossero stati acquistati a tale scopo, rendendo impossibile verificare l'inerenza delle spese.
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Termine impugnazione: ricorso inammissibile non si ripropone
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ricorso dichiarato inammissibile per vizi di notifica non può essere riproposto, anche se il termine di impugnazione non fosse ancora scaduto. La controversia riguardava la richiesta di rimborso di una ritenuta fiscale su un risarcimento per occupazione acquisitiva. La Corte ha chiarito che il principio sancito dall'art. 387 c.p.c. impedisce la riproposizione dell'impugnazione, consolidando gli effetti della prima pronuncia di inammissibilità.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
Una società a ristretta base partecipativa e i suoi soci hanno impugnato un avviso di accertamento per maggiori redditi non dichiarati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci. L'ordinanza ribadisce che spetta ai contribuenti fornire la prova contraria, dimostrando che i maggiori ricavi sono stati reinvestiti o accantonati. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i motivi relativi a presunti vizi di forma dell'atto e alla valutazione delle prove, per difetto di autosufficienza del ricorso.
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Cessioni intracomunitarie: la prova della consegna
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una società in fallimento, confermando che per le cessioni intracomunitarie l'esenzione IVA è subordinata alla prova, a carico del venditore, dell'effettiva uscita dei beni dal territorio nazionale e della loro consegna in un altro Stato membro. La mancanza di tale prova concreta rende l'operazione imponibile in Italia, escludendo il beneficio della non imponibilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: effetti e costi
Una società di gestione del risparmio ha impugnato un avviso di accertamento per la Tasi emesso da un Comune. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, le parti hanno raggiunto un accordo: la società ha pagato quanto dovuto e ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso per cassazione, specificando che in questo caso non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e sanzioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22235/2024, ha rigettato il ricorso di una società, chiarendo la ripartizione dell'onere della prova in materia di operazioni inesistenti. Se l'Agenzia delle Entrate fornisce indizi gravi, precisi e concordanti sulla fittizietà delle operazioni (come la mancanza di struttura dei fornitori), spetta al contribuente dimostrarne l'effettività. La mera registrazione delle fatture e la prova dei pagamenti non sono considerate prove sufficienti a superare la presunzione di fittizietà.
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Motivazione per relationem: quando è valida in appello
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una sentenza d'appello che utilizzava la motivazione per relationem, ossia rinviando a quella di primo grado. Il caso riguardava una società del settore abbigliamento a cui era stato notificato un avviso di accertamento per operazioni ritenute inesistenti. La Corte ha stabilito che tale tecnica è valida se il giudice d'appello dimostra di aver autonomamente valutato i motivi di gravame, e non si limita a un'adesione acritica alla decisione precedente. È stato inoltre ribadito che la perizia di parte ha un valore probatorio limitato, non essendo sufficiente da sola a contrastare le prove fornite dall'Amministrazione finanziaria.
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Vendite in nero: la Cassazione contro le fatture fittizie
Una società impugna un accertamento fiscale per vendite in nero, sostenendo di aver emesso solo fatture pro-forma per ottenere finanziamenti, senza reali cessioni di beni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. L'esistenza di bonifici bancari da parte dei clienti, che indicavano gli estremi delle fatture, è stata ritenuta prova sufficiente delle operazioni commerciali reali, rendendo inverosimile la tesi difensiva della società.
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Dichiarazione integrativa: come calcolare i termini
Un contribuente ha presentato una dichiarazione integrativa, ricevendo poi una cartella di pagamento. Impugnando l'atto per tardività, sosteneva che i termini di accertamento dovessero decorrere dalla dichiarazione originale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, per le modifiche apportate, il termine di decadenza per l'accertamento decorre dalla data di presentazione della dichiarazione integrativa. Questo principio serve a non ridurre il tempo a disposizione dell'Amministrazione Finanziaria per i controlli. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese legali e a una sanzione per lite temeraria.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo tributario
Una contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento basata su diverse cartelle esattoriali, contestando vizi di notifica. Dopo aver presentato ricorso in Cassazione, ha deciso di rinunciare all'azione. A seguito dell'accettazione della rinuncia da parte dell'Agenzia delle Entrate, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, compensando le spese legali tra le parti. La parola chiave è rinuncia al ricorso.
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Esenzione accise: quando il processo è mineralogico?
Una società che estrae e lavora minerali si è vista negare l'esenzione dalle accise sull'energia elettrica. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, stabilendo che per ottenere l'esenzione accise, l'attività deve costituire un vero e proprio 'processo mineralogico' di trasformazione che crea un nuovo prodotto, come definito dai codici ATECO. La semplice frantumazione e vagliatura del materiale estratto non sono sufficienti.
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Definizione agevolata: stop al processo tributario
Una società impugna una cartella esattoriale per imposte e sanzioni. Durante il processo in Cassazione, aderisce alla definizione agevolata e salda il debito in forma ridotta. La Corte Suprema, di conseguenza, dichiara estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, confermando che l'adesione alla sanatoria fiscale chiude definitivamente la lite.
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Prova trasferimento beni: la Cassazione e l’IVA
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda di vendita auto, confermando il diniego all'esenzione IVA per cessioni intracomunitarie. L'azienda non ha fornito una adeguata prova del trasferimento dei beni fuori dall'Italia. La Corte ha stabilito che, anche in caso di vendita "franco fabbrica", l'onere della prova del trasferimento fisico dei beni incombe sul venditore, e la sola documentazione contrattuale o la radiazione dal PRA non sono sufficienti a dimostrarlo.
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Onere della prova frode fiscale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società di rivendita auto, confermando gli accertamenti fiscali per ricavi non dichiarati e indebita detrazione IVA in un contesto di frode carosello. La sentenza ribadisce i principi sull'onere della prova nella frode fiscale: l'Amministrazione Finanziaria può dimostrare la consapevolezza del contribuente tramite presunzioni gravi, precise e concordanti. Una volta fornita tale prova, spetta al contribuente dimostrare la propria buona fede e di aver agito con la massima diligenza, cosa che nel caso di specie non è avvenuta.
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Compendio unico: affitto senza perdere le agevolazioni
La Corte di Cassazione ha stabilito che i benefici fiscali per la costituzione di un compendio unico non decadono se i proprietari affittano il terreno a una società agricola di cui sono gli unici soci. Secondo la Corte, questa operazione non interrompe la coltivazione diretta richiesta dalla legge, in quanto l'attività prosegue attraverso un diverso veicolo giuridico ma con gli stessi soggetti. La decisione si fonda sull'interpretazione della normativa che mira a garantire la continuità dell'attività agricola, non a sanzionare le forme organizzative scelte dall'imprenditore.
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Motivazione apparente: quando la sentenza è nulla?
La Cassazione rigetta il ricorso di un imprenditore contro un accertamento IVA. Si stabilisce che il processo tributario non va sospeso per pendenza di un procedimento penale e si chiarisce quando una sentenza non può considerarsi viziata da motivazione apparente, anche se concisa o riferita ad altri atti.
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Controllo automatizzato credito: limiti e poteri fiscali
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità del ricorso al controllo automatizzato credito da parte dell'Agenzia delle Entrate per recuperare un credito d'imposta compensato in misura superiore a quello effettivamente disponibile nell'anagrafe tributaria. Il caso riguardava una società che aveva impugnato una cartella di pagamento, ma la Corte ha rigettato il ricorso, specificando che un mero confronto di dati rientra negli "errori materiali" correggibili con la procedura semplificata ex art. 36-bis d.P.R. 600/1973. Inoltre, ha dichiarato inammissibile l'eccezione di decadenza sollevata per la prima volta in sede di legittimità.
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Sanatoria notifica tardiva: no alla cura oltre la decadenza
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della sanatoria per una notifica tardiva di un atto fiscale. Sebbene l'impugnazione da parte del contribuente possa sanare un vizio di notifica, tale effetto non opera se il perfezionamento della comunicazione avviene dopo la scadenza del termine di decadenza previsto per l'esercizio del potere impositivo. La Corte ha quindi rigettato il ricorso dell'agente della riscossione, confermando che il decorso del termine di decadenza rende l'atto irrecuperabile.
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Definizione agevolata: come estingue il processo
Una società in contenzioso con l'Agenzia Fiscale, giunto fino in Cassazione, ha utilizzato la definizione agevolata per chiudere la lite. Avendo pagato gli importi dovuti e rispettato i termini procedurali, la Corte ha dichiarato l'estinzione del processo e la cessazione della materia del contendere, confermando l'efficacia di questo strumento per risolvere le controversie fiscali.
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Doppia ratio decidendi: ricorso inammissibile
Una società di trasporti si è vista negare il rimborso delle accise sul gasolio. La Commissione Tributaria Regionale ha rigettato l'appello della società basandosi su due motivi distinti e autonomi. La società ha fatto ricorso in Cassazione, ma ha contestato solo uno dei due motivi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che in presenza di una doppia ratio decidendi, il ricorrente deve impugnare entrambe le motivazioni, altrimenti il ricorso è nullo.
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