LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 129 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

Pagina 7 di 40

884 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Rinuncia al ricorso per cassazione: sanzioni e costi
Un cittadino, accusato del reato di abuso d ufficio, vedeva estinguersi il processo in appello per intervenuta prescrizione. L imputato proponeva inizialmente ricorso davanti alla Suprema Corte per ottenere una piena assoluzione nel merito anziché la semplice prescrizione. Successivamente, prima dell udienza di discussione, il suo difensore presentava atto formale di rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto di tale decisione, dichiarando l inammissibilità dell impugnazione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Ricorso per cassazione contro il patteggiamento: stop ai vizi
L'imputato ha concordato una pena con il pubblico ministero per reati inerenti agli stupefacenti. Dopo la sentenza, la difesa ha presentato un ricorso per cassazione contro il patteggiamento lamentando l'omessa valutazione di eventuali cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile senza fissare l'udienza. La legge limita i motivi di impugnazione delle sentenze concordate a casi tassativi e ben definiti. La mancata verifica del proscioglimento immediato non rientra tra i vizi denunciabili dopo un accordo sulla sanzione. L'imputato perde il giudizio e riceve la condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Abuso d’ufficio: assoluzione contestata e ricorso in appello
Un dirigente di una società a controllo pubblico è stato rimosso dalla propria carica tramite una delibera del consiglio di amministrazione. Considerata la revoca come una ritorsione personale e non come una scelta organizzativa, il lavoratore ha accusato gli amministratori del reato di abuso d'ufficio per il danno economico subito. Il Tribunale ha assolto gli imputati perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato a seguito delle riforme normative. Il dirigente ha proposto ricorso diretto in Cassazione per contestare l'assoluzione, invocando la violazione dei principi di imparzialità della pubblica amministrazione. La Suprema Corte ha stabilito che, siccome il ricorso richiede di esaminare anche questioni di fatto, l'atto deve essere convertito in appello. I giudici hanno quindi trasmesso il fascicolo alla Corte d'Appello competente per svolgere il giudizio di secondo grado.
Continua »
Assoluzione Ribaltata: Cassazione Annulla Condanna per Lesioni e Omissione
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna di un Lavoratore per lesioni colpose e omissione di soccorso, ripristinando l'assoluzione di primo grado. La Corte d'Appello aveva operato un "ribaltamento assoluzione" senza fornire una "motivazione rafforzata" adeguata. Non aveva spiegato in modo convincente perché una diversa valutazione delle prove, come il colore della chiglia dell'imbarcazione o un presunto falso alibi, dovesse prevalere sul ragionevole dubbio. La sentenza sottolinea l'importanza di una giustificazione persuasiva quando si condanna un imputato precedentemente assolto.
Continua »
Ricorso inammissibile: i limiti dell’appello nel patteggiamento penale
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una sentenza di patteggiamento, contestando la mancanza di motivazione sulla non punibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che tali doglianze non sono ammesse contro le sentenze di patteggiamento, secondo l'Art. 448, comma 2-bis, c.p.p. Il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende, evidenziando le severe conseguenze di un ricorso inammissibile.
Continua »
Omessa denuncia di reato: assolto il poliziotto fuori servizio
Un appartenente alle Forze dell'Ordine apprende in via del tutto privata, fuori dal proprio orario di servizio, di un tentativo di estorsione subito da un conoscente. Il Pubblico Ufficiale suggerisce in modo informale all'amico di cercare una mediazione e non presenta una formale segnalazione all'Autorità Giudiziaria. La Corte d'Appello dichiara prescritto il reato contestato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'imputato e lo assolve pienamente perché il fatto non sussiste. I giudici supremi stabiliscono che l'omessa denuncia di reato non si configura se la notizia viene acquisita in una sfera puramente privata ed estranea all'esercizio delle funzioni di istituto. Inoltre, il favoreggiamento personale richiede una specifica e provata intenzione di aiutare i colpevoli.
Continua »
Ricorso Patteggiamento: Inammissibilità per Vizi di Motivazione
Un Ricorrente ha impugnato una sentenza di patteggiamento, lamentando vizi di motivazione e una pena pecuniaria sproporzionata. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. La legge, infatti, limita l'impugnabilità delle sentenze di patteggiamento solo a specifiche violazioni di legge, escludendo le contestazioni sulla motivazione o sulla proporzione della pena, se non inficiata da illegalità. Poiché i motivi del Ricorrente non rientravano in queste eccezioni, la Suprema Corte ha confermato la decisione, condannandolo al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende, ribadendo i confini della inammissibilità ricorso patteggiamento.
Continua »
Ricorso inammissibile: patteggiamento contestato, Cassazione conferma
Il Ricorrente ha presentato un ricorso contro una sentenza di patteggiamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo è avvenuto perché i motivi di ricorso presentati non erano consentiti dalla legge per le sentenze di patteggiamento. Le censure riguardavano vizi di motivazione sulla pena e l'insussistenza di cause di proscioglimento. La Corte ha quindi confermato la decisione precedente. Il Ricorrente deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende. Questo caso chiarisce i limiti per un ricorso inammissibile contro il patteggiamento.
Continua »
Falsa denuncia di smarrimento assegno: condanna e prescrizione
Un acquirente viene condannato nei primi due gradi di giudizio per calunnia a seguito di una falsa denuncia di smarrimento assegno. L'imputato aveva consegnato il titolo bancario al venditore per l'acquisto di una vettura, denunciandone poi falsamente lo smarrimento e accusando indirettamente il beneficiario di ricettazione. L'imputato propone ricorso in Cassazione lamentando difetti di motivazione anche in merito al mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte dichiara ammissibile il ricorso e rileva l'intervenuta prescrizione del reato maturata dopo la sentenza di secondo grado. Non emergendo elementi idonei a un proscioglimento nel merito, i giudici annullano la sentenza senza rinvio per estinzione del reato.
Continua »
Abuso d’Ufficio: Prescrizione o Abolitio Criminis? La Cassazione Chiarisce
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un ex consigliere comunale accusato di abuso d'ufficio per aver favorito la pratica edilizia di un parente. I giudici precedenti avevano dichiarato la **prescrizione del reato di abuso d'ufficio**. La Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio. Ha stabilito che, a seguito di una riforma legislativa (D.L. 76/2020), la condotta contestata non rientrava più nella nuova definizione di abuso d'ufficio. Questo ha comportato una parziale "abolitio criminis", rendendo il fatto non più punibile. La Corte ha quindi annullato la sentenza non per la prescrizione, ma perché il fatto non costituiva più reato.
Continua »
Abuso d’Ufficio: La Prescrizione del Reato Annulla la Condanna
Un ex Sindaco e un Imprenditore sono stati condannati in appello per abuso d'ufficio. Il Sindaco aveva affidato un servizio comunale a una società dell'Imprenditore, della quale era stato socio e coobbligato per debiti, violando il dovere di astensione. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio. Ha stabilito che il reato si era estinto per prescrizione del reato prima della sentenza d'appello, a causa di un errato calcolo dei termini di sospensione legati all'emergenza pandemica.
Continua »
Ricorso in Cassazione Inammissibile: Accordo sulla Pena e Costi
Due imputati hanno presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza d'appello che aveva definito la pena tramite un accordo (concordato in appello) per reati legati agli stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso in Cassazione, poiché i motivi addotti riguardavano questioni già rinunciate o non contestabili in questa fase, come la mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento o vizi sulla pena non illegale. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Patteggiamento e ricorso per cassazione: i limiti della difesa
Un imputato ha impugnato davanti alla Corte di Cassazione la sentenza di applicazione della pena concordata con il pubblico ministero emessa dal Tribunale. Il ricorrente lamentava che il primo giudice avesse omesso di verificare la presenza di cause di non punibilità o proscioglimento immediato. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso con esito di totale inammissibilità. Il tema del patteggiamento e ricorso per cassazione prevede limiti normativi rigorosi e tassativi introdotti dalla legge processuale, i quali vietano di contestare vizi estranei a quelli specificamente elencati dal codice. L'accordo sulla pena rende irrevocabili le valutazioni ordinarie del giudice, impedendo ripensamenti successivi. La Suprema Corte ha confermato la validità della sanzione patteggiata e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Prescrizione del reato: quando il tempo cancella l’accusa
L'Imputato riceveva una condanna in appello per spaccio di lieve entità, mentre il giudice dichiarava improcedibile una seconda imputazione per mancanza di querela. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione denunciando la totale assenza di motivazione sulle prove dell'accusa. La Suprema Corte ha riconosciuto le gravi carenze della sentenza impugnata, ma ha rilevato l'intervenuta prescrizione del reato. Dal compimento del fatto nel maggio 2013 era infatti trascorso il termine massimo di sette anni e sei mesi, pur considerando le sospensioni processuali. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno annullato la condanna senza rinvio, liberando definitivamente L'Imputato dall'addebito penale.
Continua »
Concordato in Appello: Inammissibilità Ricorso Penale, la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un'imputata. La persona aveva impugnato una sentenza dopo aver raggiunto un concordato in appello, ovvero un accordo sulla pena. La Suprema Corte ha chiarito che un simile accordo preclude ulteriori contestazioni, anche in sede di legittimità, limitando la possibilità di ricorrere contro la decisione. Questo principio impedisce di rimettere in discussione aspetti di responsabilità e colpevolezza già accettati con il patto sulla pena.
Continua »
Ricorso contro il patteggiamento: il no della Cassazione
L'Imputato ha concordato una pena davanti al Tribunale tramite patteggiamento. Successivamente, la difesa ha presentato un ricorso contro il patteggiamento in Corte di Cassazione, lamentando un difetto di motivazione e la mancata proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha dichiarato l'impugnazione inammissibile. La legge stabilisce infatti limiti tassativi per contestare una pena concordata, escludendo tali motivi. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la sanzione stabilita in precedenza e hanno condannato L'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Concordato in appello: accordo valido ma il ricorso è vietato
L'Imputato, condannato per reati sugli stupefacenti, stipula un concordato in appello ottenendo la riduzione della pena a due anni di reclusione e duemila euro di multa. Successivamente, la difesa propone ricorso per cassazione lamentando la mancanza di motivazione sulla congruità della sanzione concordata. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'accordo sulle pene mediante concordato in appello preclude successive contestazioni sui motivi rinunciati o sulla misura della pena liberamente concordata tra le parti. Il ricorrente subisce anche la condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso per patteggiamento: il limite legale blocca l’appello
Un cittadino ha proposto un ricorso per patteggiamento dinanzi alla Corte di Cassazione contro la sentenza di applicazione della pena per reati sugli stupefacenti. L'imputato lamentava la mancanza di motivazione circa l'assenza di cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La legge limita infatti la possibilità di contestare le sentenze di patteggiamento solo a casi di violazione di legge ben precisi e tassativi. L'imputato non poteva sollevare questo tipo di contestazione. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la decisione e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Patteggiamento e ricorso in cassazione: i limiti tassativi
L'Imputato ha proposto impugnazione contro la sentenza del Tribunale che aveva applicato la pena concordata tra le parti. Il ricorrente lamentava la mancata verifica preliminare di eventuali cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'atto. La disciplina sul patteggiamento e ricorso in cassazione stabilisce infatti un elenco tassativo di motivi per proporre impugnazione. Tra questi non rientra la contestazione sull'omessa verifica del proscioglimento. L'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammiende per aver presentato un ricorso palesemente inammissibile.
Continua »
Evasione dagli arresti domiciliari: il cortile comune è reato
Un soggetto sottoposto alla misura degli arresti domiciliari viene notato dalle forze dell'ordine nel cortile condominiale, seduto su una panchina. Alla vista degli agenti, l'uomo rientra celermente nel proprio appartamento. I giudici di merito lo condannano per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato propone ricorso per cassazione sostenendo la tesi dello scambio di persona e invocando comunque la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, chiarificando che le aree condominiali comuni non rientrano nella nozione di privata dimora ai fini della misura cautelare. La Suprema Corte evidenzia inoltre che la presenza di precedenti passati per la medesima violazione dimostra l'abitualità del reato, escludendo l'applicazione della causa di non punibilità. L'imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »