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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

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884 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Impugnazione del patteggiamento: accordo fatto e ricorso vietato
Due imputati hanno concordato la pena tramite patteggiamento davanti al Tribunale. Successivamente, entrambi hanno proposto ricorso per Cassazione contestando la mancata applicazione del proscioglimento immediato d'ufficio. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. La legge circoscrive in modo rigoroso i casi in cui è consentita l'impugnazione del patteggiamento, escludendo contestazioni sul merito della responsabilità già negoziata dalle parti. I giudici hanno respinto le doglianze e hanno condannato ciascun ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: patto violato e multa
L'Imputato ha concordato l'applicazione della pena per il reato di lieve entità in materia di stupefacenti, ottenendo la condanna a un anno e sei mesi di reclusione oltre a una multa. Successivamente ha presentato un ricorso contro il patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione, lamentando la mancata valutazione di un immediato proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La legge circoscrive infatti le impugnazioni contro le sentenze concordate a casi eccezionali e predefiniti, vietando doglianze generiche sulla mancata assoluzione d'ufficio. I giudici hanno respinto l'istanza e condannato L'Imputato al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Patteggiamento e ricorso in Cassazione: accordi e limiti legali
L'Imputato forniva una carta d'identità falsa alle forze dell'ordine per evitare l'esecuzione di un ordine di carcerazione. Durante il fermo opponeva resistenza fisica provocando lesioni a un agente. Successivamente concordava una pena di un anno e cinque mesi di reclusione per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e possesso di documento falso. L'Imputato proponeva poi tema di Patteggiamento e ricorso in Cassazione, lamentando un'errata qualificazione giuridica per la mancata formale contestazione del reato di lesioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, dopo un accordo sulla pena, il ricorso è ammesso solo per errori di qualificazione giuridica palesi, e non per rivalutare gli elementi di fatto. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Omessa Motivazione Sentenza Penale: Cassazione Annulla Condanne Poliziotti
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva condannato numerosi agenti della Polizia Stradale per induzione indebita a dare o promettere utilità, riqualificando i fatti originariamente contestati come concussione. La Suprema Corte ha rilevato una grave omessa motivazione sentenza penale da parte dei giudici di merito, i quali avevano omesso di valutare individualmente le posizioni di ciascun imputato e i singoli episodi di reato, limitandosi a una valutazione generica. Questa mancanza ha impedito una corretta qualificazione dei fatti e la verifica dell'eventuale prescrizione dei reati. Il caso è stato rinviato a una diversa sezione della Corte d'Appello per un nuovo esame approfondito.
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Ricorso inammissibile: Termini Scaduti e Accordo sulla Pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un individuo condannato per reati legati agli stupefacenti. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile per due motivi principali: la presentazione oltre il termine di legge e la contestazione di questioni già rinunciate dall'imputato nell'ambito di un accordo sulla pena in appello. La sentenza ha ribadito che l'accordo sulla pena preclude ulteriori impugnazioni su quanto già concordato, comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: accordo invalicabile
Due imputati hanno concordato la pena tramite patteggiamento davanti al Giudice per le indagini preliminari. Successivamente, entrambi hanno presentato ricorso per cassazione contro patteggiamento, sostenendo che il giudice non avesse verificato l'assenza di cause di non punibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. La legge limita in modo tassativo i motivi per impugnare una sentenza concordata. Gli imputati non hanno indicato alcuna concreta causa di proscioglimento ignorata dal giudice. I giudici hanno condannato ciascun ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso in Patteggiamento: Inammissibilità e Condanna alle Spese
Un imputato ha proposto ricorso per cassazione contro una sentenza di patteggiamento che gli aveva applicato una pena per reati legati agli stupefacenti. Il ricorso contestava vizi di legge e motivazione, sostenendo l'insussistenza di cause di non punibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso in patteggiamento con procedura semplificata. Ha ritenuto che i motivi addotti non rientrassero tra quelli tassativamente previsti dalla legge per impugnare una sentenza di patteggiamento. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: pena pattuita ma ricorso inammissibile
L'Imputato ha stipulato un concordato in appello per rideterminare la sanzione penale, ma ha successivamente presentato ricorso in Cassazione. La difesa ha lamentato la mancata motivazione del giudice di merito sul proscioglimento immediato e la presunta violazione delle garanzie costituzionali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Quando le parti definiscono la pena con un accordo, i motivi di contestazione restano rigidamente circoscritti dalla legge. L'Imputato ha proposto censure non consentite dall'ordinamento, subendo la condanna alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Impugnazione del patteggiamento: limiti rigidi e sanzioni
L'Imputato ha concordato l'applicazione della pena davanti al Giudice per le indagini preliminari. Successivamente ha proposto ricorso per cassazione, lamentando l'assenza di motivazione circa la mancata dichiarazione di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso con procedura semplificata. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione del patteggiamento è rigidamente limitata dalla legge a casi tassativi. La presunta carenza motivazionale sulla non punibilità non rientra tra i motivi consentiti. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di una sanzione di tremila euro.
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Evasione e Ricorso Inammissibile Patteggiamento: La Cassazione Limita l’Appello
Un Lavoratore, condannato per evasione (art. 385 c.p.) tramite patteggiamento, ha presentato ricorso in Cassazione. Ha sostenuto di aver violato gli arresti domiciliari per incontrare il figlio, spinto da uno stato depressivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile con procedura de plano. Le modifiche legislative introdotte dalla Legge n. 103 del 2017 hanno ristretto i motivi per cui si può impugnare una sentenza di patteggiamento. Il Lavoratore non ha sollevato nessuno dei motivi ammissibili, rendendo il suo ricorso inammissibile. Questa decisione conferma i limiti al ricorso inammissibile patteggiamento.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: limiti e rigetto
Un imputato ha concordato l'applicazione della pena tramite patteggiamento davanti al Giudice per le indagini preliminari. Successivamente, lo stesso soggetto ha proposto personalmente un ricorso per cassazione contro patteggiamento, contestando la mancanza di motivazione sull'eventuale proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici supremi hanno chiarito che l'imputato non può presentare personalmente l'atto senza l'assistenza di un avvocato abilitato alle giurisdizioni superiori. Inoltre, la legge vieta di contestare la motivazione del patteggiamento per presunte cause di non punibilità, ammettendo il ricorso solo per violazioni di legge tassative. La Corte ha condannato il ricorrente alle spese e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falsa accusa di tangente e reato di calunnia: condanna confermata
Un cittadino ha accusato falsamente un ufficiale di polizia locale di avergli chiesto diecimila euro per bloccare una pratica per abusi edilizi a carico del padre. Le indagini hanno smentito ogni accusa: il pubblico ufficiale risultava già trasferito ad altro ufficio all'epoca dei fatti e i controlli bancari non hanno riscontrato alcuna anomalia. I giudici hanno confermato la condanna a due anni e due mesi di reclusione per il reato di calunnia continuata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, condannandolo alle spese di giudizio, al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende e al risarcimento delle spese legali in favore dell'agente diffamato.
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Ricorso contro patteggiamento: quando la Cassazione lo boccia
Un imputato ha concordato l'applicazione della pena con la Procura davanti al Tribunale. Successivamente, l'uomo ha presentato ricorso per cassazione lamentando la mancata pronuncia del proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento è limitato a casi tassativi previsti dalla legge, tra cui l'errore sul consenso, la mancata corrispondenza tra richiesta e sentenza, l'errata qualificazione giuridica o l'illegalità della sanzione. La semplice mancata assoluzione d'ufficio non rientra tra i motivi consentiti. L'imputato ha subito la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Calunnia per Falsa Perizia: Prescrizione Penale, Rinvio Civile
Una Signora è stata condannata per il reato di calunnia, avendo denunciato un Geometra per falsa perizia in un procedimento civile. La Signora sosteneva che il Geometra avesse fornito misurazioni errate e omesso verifiche cruciali. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna. La Cassazione ha annullato la sentenza agli effetti penali perché il reato di calunnia si è estinto per prescrizione. Ha anche annullato la sentenza agli effetti civili, rinviando la questione del risarcimento danni a un nuovo giudizio davanti al Giudice civile competente, per permettere un esame approfondito del merito.
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Prescrizione e proscioglimento nel merito: la regola
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso di una Dirigente Comunale imputata per diversi reati, tra cui abuso d'ufficio e turbativa d'asta. La Corte d'Appello aveva dichiarato estinti i reati per prescrizione. L'imputata ha chiesto l'assoluzione nel merito sostenendo l'evidenza della propria innocenza. La Cassazione ha chiarito che il tema della prescrizione e proscioglimento nel merito impone la prevalenza dell'assoluzione solo quando l'innocenza emerga in modo solare ed evidente senza svolgere nuove indagini. La Corte ha rigettato i motivi legati alla prova dell'innocenza per i reati prescritti. Tuttavia, ha annullato senza rinvio la sentenza per il reato di abuso d'ufficio poiché la riforma normativa ha depenalizzato la violazione delle regole contabili comunali, dichiarando che il fatto non sussiste.
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Violenza alla madre e remissione di querela inesistente
Un uomo ha minacciato la madre con un'arma per estorcerle somme di denaro destinate all'acquisto di sostanze stupefacenti. I giudici di secondo grado hanno riqualificato il reato originario di tentata estorsione in tentato esercizio arbitrario delle proprie ragioni. L'imputato ha presentato ricorso per Cassazione sostenendo che i giudici avrebbero dovuto proscioglierlo a seguito dell'avvenuta remissione di querela da parte della persona offesa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Dagli atti del fascicolo processuale non risulta alcun atto formale di remissione della querela presentato davanti al giudice, né tale circostanza era stata allegata nell'atto di appello. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Patteggiamento: Ricorso Inammissibile se la Motivazione è Concisa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due imputati contro una sentenza di primo grado che aveva applicato la pena su richiesta delle parti, ovvero il 'patteggiamento'. I ricorrenti contestavano la motivazione della sentenza, ma la Suprema Corte ha ribadito che, in caso di patteggiamento, la motivazione può essere concisa. Essa deve solo descrivere il fatto, qualificare correttamente il reato e verificare la congruità della pena. I motivi di ricorso presentati dagli imputati non rientravano tra quelli previsti dalla legge per impugnare una sentenza di patteggiamento. Pertanto, i ricorsi sono stati respinti e gli imputati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Concordato in Appello: Ricorso Inammissibile, la Cassazione Chiarisce i Limiti
Un Lavoratore, condannato per reati legati a stupefacenti, resistenza a pubblico ufficiale e armi, aveva ottenuto una riduzione della pena grazie a un concordato in appello. Successivamente, ha presentato ricorso in Cassazione, contestando il mancato proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che un ricorso contro una sentenza di concordato in appello è accettabile solo per vizi specifici legati all'accordo stesso, non per motivi a cui si è rinunciato. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Istigazione alla Corruzione: Prescrizione salva un reato, ma non la condanna
Un Lavoratore ha tentato di corrompere un Dirigente pubblico offrendo 500 euro per ottenere la sanatoria di un immobile abusivo. Il Dirigente ha rifiutato e denunciato l'accaduto. Il Lavoratore è stato anche condannato per aver fornito false generalità durante la notifica di un atto amministrativo. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per l'istigazione alla corruzione, dichiarando il reato estinto per prescrizione. Questo è avvenuto a causa della mancata applicazione di un'attenuante che avrebbe ridotto la pena e quindi il termine di prescrizione. Il ricorso per il reato di false generalità è stato invece dichiarato inammissibile, rendendo definitiva la condanna per tale capo.
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Patteggiamento: Ricorso Inammissibile per Vizi di Motivazione
Un Lavoratore aveva patteggiato una pena di due anni e otto mesi di reclusione e una multa per un reato legato agli stupefacenti. Successivamente, ha presentato un ricorso in Cassazione contestando l'assenza di motivazione sulla possibilità di un proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che contro una sentenza di patteggiamento non si possono sollevare vizi di motivazione. La decisione ha rafforzato il principio che la Inammissibilità ricorso patteggiamento è automatica quando si tenta di contestare aspetti non previsti dalla legge per questo tipo di sentenza.
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