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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2019

15 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Limiti dell’appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso con cui si contestava la mancata valutazione di cause di non punibilità. Poiché l'appello originario verteva unicamente sulla determinazione della pena, la Corte ha stabilito che il giudice di secondo grado non aveva l'onere di esaminare altri aspetti della sentenza. Questa ordinanza ribadisce i rigorosi limiti dell'appello e l'impossibilità di ampliare l'oggetto del giudizio in Cassazione.
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Ricorso inammissibile: quando blocca la prescrizione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per danneggiamento aggravato. La decisione si fonda sulla manifesta infondatezza dei motivi, che riproponevano censure già esaminate in appello. La Corte ribadisce un principio cruciale: un ricorso inammissibile non instaura un valido rapporto processuale e, di conseguenza, impedisce la declaratoria della prescrizione del reato maturata successivamente alla sentenza impugnata.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento proposto contro una sentenza per reati di droga. La decisione si fonda sui limiti tassativi imposti dall'art. 448, co. 2-bis, c.p.p., che non includono la mancata valutazione dell'assoluzione ex art. 129 c.p.p. come motivo valido di impugnazione.
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Inammissibilità ricorso: quando la prescrizione è bloccata
La Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso contro una condanna per molestie telefoniche. A causa della manifesta infondatezza dei motivi, l'inammissibilità del ricorso impedisce la declaratoria della prescrizione del reato maturata dopo la sentenza di primo grado, con conseguente condanna del ricorrente alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Recidiva e prescrizione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 20808/2019, ha stabilito un principio fondamentale in materia di recidiva e prescrizione del reato. La Corte ha chiarito che la sola valorizzazione dei precedenti penali per negare le attenuanti generiche non comporta un automatico riconoscimento della recidiva. Di conseguenza, se non vi è un esplicito aumento di pena per la recidiva o un giudizio di bilanciamento con altre circostanze, questa non rileva ai fini del calcolo dei termini di prescrizione, i quali non subiranno l'allungamento previsto. Il caso riguardava due imputati per contrabbando i cui reati sono stati dichiarati estinti per intervenuta prescrizione.
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Impugnazione parte civile: sì all’appello su reato prescritto
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che l'impugnazione della parte civile contro una sentenza che dichiara l'estinzione del reato per prescrizione è ammissibile. La Corte ha chiarito che la parte civile ha un interesse concreto e attuale a contestare un'erronea declaratoria di prescrizione per ottenere, nel processo penale, una pronuncia sulla responsabilità dell'imputato ai soli fini delle statuizioni civili, senza dover iniziare un nuovo e separato giudizio civile.
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Ricorso patteggiamento inammissibile: limiti e motivi
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso patteggiamento inammissibile, chiarendo che un motivo di appello non può essere generico. Se l'imputato è presente in aula e non si oppone all'accordo proposto dal suo difensore e procuratore speciale, non si ravvisa la necessità di una verifica ulteriore della sua volontà. Inoltre, la Corte ribadisce che i motivi di ricorso contro una sentenza di patteggiamento sono limitati a quelli espressamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., escludendo censure sulla sussistenza di cause di proscioglimento.
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Patteggiamento in appello: limiti al controllo del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver concordato la pena tramite patteggiamento in appello (art. 599-bis c.p.p.), lamentava la mancata motivazione del giudice sull'assenza di cause di proscioglimento. La Corte afferma che l'accordo sulla pena implica la rinuncia ai motivi d'appello, limitando il controllo del giudice alla correttezza dell'accordo stesso e non estendendolo alla valutazione di possibili cause di assoluzione ex art. 129 c.p.p.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per ricettazione e furto. L'appello è stato giudicato troppo generico e manifestamente infondato, poiché il ricorrente non ha specificato elementi concreti a sostegno della sua tesi. La decisione conferma che, con il patteggiamento, l'imputato accetta la qualificazione giuridica dei fatti, limitando fortemente i motivi di impugnazione. Questo caso di ricorso inammissibile patteggiamento si conclude con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’inammissibilità del ricorso
Un imputato, condannato per uso indebito di carte di credito, otteneva in appello una riduzione di pena tramite 'concordato in appello'. Successivamente, proponeva ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, secondo l'art. 610, comma 5 bis, c.p.p., le sentenze emesse a seguito di un concordato in appello non sono impugnabili. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: i limiti invalicabili
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 51750/2019, ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento. Il motivo del ricorso, ovvero la mancata valutazione da parte del giudice di un'eventuale assoluzione ai sensi dell'art. 129 c.p.p., non rientra tra i motivi tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. per l'impugnazione di questo tipo di sentenze. La Corte ha ribadito che il ricorso patteggiamento è limitato a questioni specifiche come il consenso, la qualificazione giuridica o l'illegalità della pena, escludendo doglianze di altra natura.
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Ricorso patteggiamento inammissibile: limiti e motivi
Un individuo, condannato per estorsione a seguito di patteggiamento, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso patteggiamento inammissibile, ribadendo che la Riforma Orlando ha limitato drasticamente i motivi di impugnazione. Poiché il motivo sollevato non rientrava tra quelli tassativamente previsti, l'appello è stato respinto con condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso proposto personalmente da un imputato avverso una sentenza di patteggiamento per il reato di rapina. La decisione si basa su due principi: il divieto per l'imputato di presentare personalmente ricorso in Cassazione e l'impossibilità di contestare una sentenza di patteggiamento per motivi non espressamente previsti dalla legge, come la presunta violazione dell'art. 129 c.p.p. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. Questo caso ribadisce le rigide condizioni del ricorso patteggiamento.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 52111/2019, chiarisce i limiti di impugnazione di una sentenza emessa a seguito di patteggiamento. In questo caso, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile perché basato su motivi non consentiti dalla legge, come la contestazione sulla durata della pena accessoria (fissata per legge a 5 anni e non parametrata alla pena principale) e sulla valutazione del merito del fatto. La Corte sottolinea che il ricorso patteggiamento è limitato a vizi specifici, escludendo censure sulla motivazione.
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Sospensione cautelare dipendente pubblico: il diritto
La Cass. Civ., Sez. L, n. 7657/2019, stabilisce che in caso di sospensione cautelare del dipendente pubblico per un procedimento penale, se l'amministrazione non avvia il procedimento disciplinare dopo la fine di quello penale, il dipendente ha diritto alla 'restitutio in integrum' (piena retribuzione). L'onere di riattivare il procedimento è dell'ente, non del lavoratore. La mancata comunicazione della sentenza penale da parte del lavoratore è irrilevante.
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