LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

Pagina 30 di 40

2828 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Ricorso contro patteggiamento: i limiti della Cassazione
L'Imputato ha proposto un ricorso contro patteggiamento stabilito dal Tribunale di Milano, contestando la mancata pronuncia di proscioglimento e la qualificazione giuridica del reato di evasione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, dopo la riforma del 2017, il ricorso contro patteggiamento è limitato a casi tassativi. Tra questi, la contestazione sulla qualificazione giuridica del fatto è ammessa solo se l'errore del giudice è manifesto ed evidente dalla sola lettura del provvedimento, senza necessità di riesaminare le prove. Poiché l'Imputato ha sollevato censure generiche e non consentite, la Cassazione ha respinto il ricorso, condannandolo al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto di energia elettrica: non basta non essere proprietari
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione e 300 euro di multa nei confronti di un cittadino per il reato di furto di energia elettrica. L'uomo aveva realizzato un allaccio abusivo diretto alla rete elettrica tramite un cavo posizionato alla base del contatore della propria abitazione. La difesa sosteneva la mancanza di prove sulla proprietà dell'immobile e l'assenza di dolo. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che l'imputato risiedeva stabilmente nell'immobile ed era l'intestatario della fornitura, rendendo inverosimile la sua estraneità al bypass visibile. La Suprema Corte ha confermato il diniego della sospensione condizionale della pena e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Concordato in appello: la sanzione concordata blocca il ricorso
Un uomo, sorpreso dal personale mentre tentava di sottrarre merce dagli scaffali di un supermercato, è stato condannato per tentato furto. In secondo grado, la difesa ha stipulato un concordato in appello per rideterminare la pena a due mesi di reclusione e 200 euro di multa, rinunciando formalmente agli altri motivi di impugnazione. Successivamente, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione delle cause di non punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché l'accordo sulla pena preclude la possibilità di sollevare censure sui motivi rinunciati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Tentato furto al supermercato: ricorso respinto e multa salata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per tentato furto al supermercato, sorpreso a sottrarre 15 scatolette di tonno. I giudici di merito lo avevano condannato a due mesi di reclusione e cento euro di multa. L'imputato ha proposto ricorso lamentando violazioni di legge, ma la Suprema Corte ha ritenuto i motivi del tutto generici e privi di un reale confronto critico con la sentenza d'appello. Di conseguenza, oltre alla conferma della condanna, l'uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende per aver presentato un ricorso manifestamente infondato.
Continua »
Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest positivo batte la difesa
Un automobilista è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'ora notturna e dalla recidiva, con un tasso alcolemico superiore a 2 g/l. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e contestando la prova dello stato di ebbrezza per assenza di omologazione dell'etilometro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'elevato tasso alcolemico e la guida notturna escludono la particolare tenuità del fatto per l'evidente pericolo creato. Inoltre, una volta che l'alcoltest risulta positivo, spetta alla difesa dimostrare specifici vizi dello strumento, non bastando una generica contestazione sull'omologazione. L'inammissibilità del ricorso ha precluso anche la dichiarazione di prescrizione del reato.
Continua »
Furto di energia elettrica: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina condannata per il reato di furto di energia elettrica pluriaggravato. La ricorrente contestava la decisione dei giudici di merito lamentando violazioni di legge e vizi di motivazione, richiedendo l'assoluzione. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi presentati erano del tutto generici e privi di un reale confronto critico con la sentenza impugnata. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e la ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Patteggiamento e ricorso per cassazione: furto e pena confermati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per furto aggravato. L'imputato aveva concordato la pena tramite patteggiamento, ma ha successivamente impugnato la decisione contestando l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede per aver sottratto una borsa incustodita in un negozio. I giudici hanno chiarito che, in tema di patteggiamento e ricorso per cassazione, l'impugnazione è limitata a casi tassativi e non consente di ridiscutere la qualificazione giuridica se non in presenza di errori macroscopici. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce di valutare la successiva mancanza di querela introdotta dalla Riforma Cartabia. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso contro il patteggiamento: la firma blocca i ripensamenti
L'Imputata, accusata di tentato furto pluriaggravato, ha concordato con il Pubblico Ministero una pena di tre mesi di reclusione e cento euro di multa. Successivamente, ha proposto un ricorso contro il patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione, contestando la qualificazione giuridica del reato, le aggravanti, la recidiva e lamentando l'assenza di querela. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro il patteggiamento è limitato a casi tassativi, come l'errore manifesto di qualificazione giuridica, qui non sussistente. Inoltre, la querela era regolarmente presente negli atti e, in ogni caso, l'inammissibilità del ricorso blocca qualsiasi verifica successiva sulla procedibilità del reato. L'Imputata è stata condannata a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso successivo
L'Imputata, condannata in primo grado per usura ed estorsione, proponeva concordato in appello concordando la pena a quattro anni di reclusione e rinunciando agli altri motivi di gravame. Successivamente, presentava ricorso per cassazione lamentando la mancata motivazione del giudice d'appello sulla sussistenza di cause di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'accordo sul concordato in appello preclude la possibilità di contestare la mancata valutazione del proscioglimento d'ufficio, limitando la cognizione del giudice ai soli punti concordati. L'Imputata perde la causa ed è condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Integrazione probatoria d’ufficio: tra decadenza e prescrizione
Il caso riguarda due soggetti: il primo accusato di reati tributari e il secondo di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Il primo imputato contestava l'assunzione tardiva di un testimone, ma la Cassazione ha chiarito che l'integrazione probatoria d'ufficio spetta al giudice quando è assolutamente necessaria per decidere, superando anche le decadenze delle parti. Tuttavia, per entrambi gli imputati i reati sono stati dichiarati estinti per prescrizione. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la condanna del primo imputato. Per il secondo imputato, la Corte ha confermato la prescrizione dei reati ma ha annullato con rinvio la decisione sulla confisca del denaro, poiché i giudici d'appello non avevano motivato adeguatamente sull'effettivo profitto e sul reale beneficiario delle somme.
Continua »
Procedibilità a querela: ricorso valido salva due ladri su tre
Tre persone vengono condannate per furto aggravato in tabaccheria e furto d'auto. Uno degli imputati ricorre in Cassazione lamentando un errore materiale nell'intestazione della sentenza, mentre gli altri due contestano la sufficienza degli indizi. La Suprema Corte dichiara inammissibile il primo ricorso perché l'errore non ha leso il diritto di difesa. Di conseguenza, per lui non opera la nuova procedibilità a querela introdotta dalla riforma Cartabia. Al contrario, la Corte accoglie il ricorso degli altri due imputati: poiché i loro motivi erano ammissibili, si applica la nuova disciplina favorevole. Mancando la querela delle vittime, la Cassazione annulla senza rinvio la loro condanna.
Continua »
Prescrizione del reato: condanna annullata anche senza innocenza
L'Imputato era stato condannato in appello alla pena di tre mesi di arresto e un'ammenda per il reato di guida senza patente. Contro tale decisione, l'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza della recidiva e il diniego della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha rilevato che il reato, commesso nel luglio 2017, si era estinto per il decorso del termine massimo di cinque anni. Non emergendo dagli atti l'evidente e immediata prova dell'innocenza dell'imputato, idonea a giustificare un'assoluzione nel merito ai sensi dell'articolo 129 del codice di procedura penale, i giudici hanno dichiarato la prescrizione del reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna impugnata.
Continua »
Riparazione per l’ingiusta detenzione negata se c’è una condanna
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino che chiedeva la riparazione per l'ingiusta detenzione subita per circa sei mesi. L'ordinanza cautelare originaria si fondava su molteplici reati. Sebbene l'imputato fosse stato assolto dall'accusa di associazione mafiosa e porto d'armi, e altri reati fossero andati prescritti, egli era stato condannato in via definitiva per spaccio di sostanze stupefacenti. I giudici hanno ribadito che la condanna anche per uno solo dei reati posti a fondamento della misura cautelare esclude il diritto all'indennizzo, qualora tale reato sia idoneo a giustificare la custodia. Inoltre, la prescrizione non dà diritto alla riparazione, a meno che la detenzione non superi la pena inflitta o manchino del tutto i presupposti della misura.
Continua »
Prescrizione negata: inammissibilità del ricorso per cassazione
Il caso riguarda un uomo condannato a quattro anni di reclusione per spaccio di hashish. L'imputato ha proposto ricorso lamentando un'errata valutazione delle prove (dichiarazioni di un collaboratore, pagamenti Postepay e intercettazioni) e sostenendo che il reato fosse ormai estinto per prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati riproducevano pedissequamente le contestazioni già respinte in appello, richiedendo una inammissibile rivalutazione dei fatti. Di conseguenza, i giudici hanno chiarito che l'inammissibilità del ricorso impedisce la costituzione di un valido rapporto processuale e preclude la possibilità di rilevare la prescrizione del reato maturata successivamente alla sentenza d'appello. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Appropriazione indebita: sì ai documenti, rinvio per il denaro
Un ex amministratore di condominio è stato condannato per il reato di appropriazione indebita di documenti e somme di denaro del condominio. La difesa ha eccepito la mancanza di una valida querela per l'appropriazione del denaro, ma la Corte d'Appello ha ritenuto la questione tardiva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso su questo punto, stabilendo che la mancanza di una condizione di procedibilità può essere rilevata d'ufficio dal giudice in ogni stato e grado del processo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente alle somme di denaro, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame sulla validità della querela, confermando invece la condanna per la mancata consegna dei documenti.
Continua »
Ricorso per cassazione dopo patteggiamento: i limiti invalicabili
Il Giudice per le indagini preliminari ha applicato all'Imputato la pena concordata per i reati di tentata rapina e lesioni personali. L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata valutazione delle cause di proscioglimento, l'errata qualificazione del fatto e la determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La legge limita fortemente i motivi di impugnazione dopo l'accordo sulla pena. Di conseguenza, il ricorso per cassazione dopo patteggiamento non può riguardare la determinazione della pena concordata o l'omesso proscioglimento, salvo casi eccezionali. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Limiti al ricorso per patteggiamento: l’accordo non si cancella
L'Imputato ha concordato una pena di due anni di reclusione e mille euro di multa per i reati di truffa e utilizzo indebito di carta di credito. Successivamente, ha proposto ricorso lamentando la mancata valutazione delle cause di non punibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo i rigidi limiti al ricorso per patteggiamento introdotti dalla riforma del 2017. La legge consente l'impugnazione solo per vizi specifici, come il difetto di consenso o l'illegalità della pena, escludendo contestazioni generiche sulla motivazione. Di conseguenza, l'appello è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Concordato in appello: inutile ricorrere contro la propria pena
L'Imputato, condannato per rapina, propone ricorso per Cassazione contestando l'eccessività della pena e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. Tuttavia, la sanzione era stata stabilita tramite un concordato in appello, ossia un accordo sulla pena tra difesa e accusa. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che, in caso di concordato in appello, il ricorso è ammesso solo per vizi della volontà, mancanza di consenso del pubblico ministero o difformità della sentenza rispetto all'accordo. Non è possibile contestare l'entità di una pena liberamente concordata, a meno che non sia illegale. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Scrutinio delle schede elettorali: vietato accantonare i voti
Il Presidente di un seggio elettorale è stato condannato per aver accantonato alcune schede anomale durante lo scrutinio delle schede elettorali, rimandandone la valutazione alla fine delle operazioni. La difesa sosteneva che nei piccoli comuni tale condotta fosse lecita per via di procedure semplificate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che lo scrutinio delle schede elettorali deve avvenire senza interruzioni e che l'accantonamento è sempre vietato in ogni comune. Tale condotta configura un reato di pericolo volto a prevenire brogli elettorali. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata contro la sentenza d'appello che aveva ridotto la sua pena a seguito di concordato in appello. L'imputata lamentava la mancata valutazione delle condizioni per il proscioglimento immediato. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia a far valere vizi diversi da quelli strettamente legati alla formazione della volontà, al consenso del pubblico ministero o alla difformità della decisione rispetto all'accordo. Di conseguenza, la contestazione sulla mancata applicazione del proscioglimento d'ufficio non può essere proposta in Cassazione. L'imputata è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »