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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

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Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Prescrizione del reato: annullata la condanna automatica
Il caso riguarda un cittadino condannato per la violazione delle prescrizioni di una misura di prevenzione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando che la misura era stata riapplicata dopo un periodo di detenzione senza verificare se fosse ancora socialmente pericoloso. La Suprema Corte, ritenendo il ricorso non manifestamente infondato, ha rilevato il decorso del tempo massimo consentito dalla legge per punire il fatto. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato la prescrizione del reato, annullando la condanna precedente senza disporre un nuovo processo. L'imputato ottiene così la cancellazione della pena.
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Ricorso contro patteggiamento: l’accordo non si può contestare
Un cittadino straniero ha concordato una pena di sei mesi di reclusione per essere rientrato illegalmente in Italia dopo un'espulsione. Successivamente, ha presentato un ricorso contro patteggiamento lamentando la mancanza di motivazione del giudice sulla sussistenza del reato e sulle cause di non punibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, dopo la riforma del 2017, i motivi per impugnare una sentenza di patteggiamento sono estremamente limitati e non comprendono la contestazione generica della motivazione sul proscioglimento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: no al ricorso se si rinuncia ai motivi
L'Imputato propone ricorso per cassazione lamentando che la Corte d'Appello, nell'accogliere la richiesta di concordato in appello, non abbia motivato sulla mancanza di presupposti per un proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il concordato in appello comporta la rinuncia ai motivi di impugnazione. Di conseguenza, il giudice di secondo grado non ha l'obbligo di motivare sul mancato proscioglimento preliminare, poiché la sua cognizione è limitata dall'accordo delle parti. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: limiti e sanzioni
L'Imputato ha concordato una pena di due anni e sei mesi di reclusione per minaccia e violazione della legge sulle armi. Successivamente, ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata pronuncia di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso per cassazione contro patteggiamento è strettamente limitato dalla legge a vizi specifici, come l'espressione della volontà o l'illegalità della pena. Di conseguenza, non è possibile contestare la mancata applicazione delle cause di proscioglimento immediato o sollevare vizi di motivazione sul merito delle accuse. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Patteggiamento e ricorso in Cassazione: l’accordo che costa caro
L'Imputato ha concordato con il pubblico ministero una pena di sei mesi di reclusione e cento euro di multa per i reati di minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale. Successivamente, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando la mancata pronuncia di una sentenza di proscioglimento immediato e la carenza di motivazione del giudice di merito. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per la sua assoluta genericità. I giudici hanno chiarito che, in caso di patteggiamento, il sindacato di legittimità è limitato e non consente di ridiscutere l'accordo se non vi sono errori macroscopici ed evidenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende. Questo caso evidenzia i limiti del binomio tra patteggiamento e ricorso in Cassazione.
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Particolare tenuità del fatto esclusa nel patteggiamento
L'Imputato ha concordato con il pubblico ministero una pena per il reato di ricettazione. Successivamente, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto richiede una valutazione approfondita del merito della vicenda. Questo esame è incompatibile con la natura del patteggiamento, rito speciale in cui il giudice si limita a verificare la correttezza dell'accordo senza entrare nel merito delle prove. Di conseguenza, l'accordo sulla pena esclude la possibilità di richiedere l'immediato proscioglimento per questa specifica causa di non punibilità.
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Concordato in appello: la Cassazione fissa i limiti della motivazione
L'Imputato, condannato per rapina pluriaggravata e porto d'armi, ha concordato la pena in secondo grado tramite il concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione da parte del giudice d'appello circa l'assenza di cause di non punibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che nel concordato in appello il giudice non deve motivare sul mancato proscioglimento, poiché la rinuncia ai motivi di impugnazione limita la sua cognizione. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’accordo è vincolante e non si tocca
L'Imputato, condannato in appello per estorsione e furto aggravato, aveva concordato la pena di due anni e otto mesi di reclusione. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata pronuncia di proscioglimento e contestando la misura della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello costituisce un accordo vincolante tra le parti, non modificabile unilateralmente. Di conseguenza, non è possibile contestare in Cassazione la determinazione della pena o aspetti di merito, a meno che non si tratti di pena illegale o di vizi sulla formazione della volontà. L'Imputato perde la causa ed è condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Patteggiamento e cause di non punibilità: i limiti del ricorso
Un cittadino, condannato in primo grado a seguito di patteggiamento per l'indebito utilizzo di carte di pagamento, ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente ha lamentato la mancata applicazione del proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di accordo sulla pena, il tema del Patteggiamento e cause di non punibilità può essere sollevato in sede di legittimità solo se l'evidenza di una causa di proscioglimento emerga chiaramente dal testo stesso della sentenza impugnata. Non essendoci tale evidenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Furto al bancomat: estinzione del reato per morte dell’imputato
Un uomo era stato condannato nei precedenti gradi di giudizio per furto aggravato, commesso interponendosi tra una persona e uno sportello bancomat per sottrarre la somma di 250 euro. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza dell'aggravante della destrezza e il mancato riconoscimento delle attenuanti. Prima della decisione della Suprema Corte, il difensore ha depositato il certificato di morte dell'assistito. La Corte di Cassazione ha dovuto prendere atto del decesso, dichiarando l'estinzione del reato per morte dell'imputato e annullando senza rinvio la sentenza impugnata, senza poter esaminare i motivi del ricorso.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: motivi generici
Il Ricorrente ha presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione contestando la decisione della Corte d'Appello. Tuttavia, l'unico motivo di impugnazione si basava sulla generica violazione dell'articolo 129 del codice di procedura penale, senza fornire argomentazioni specifiche o dettagliate a supporto della tesi. La Suprema Corte ha rilevato l'assoluta genericità della contestazione. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, condannando il soggetto al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: l’accordo non si cancella
L'Imputata ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza del Tribunale di Rimini che, applicando la pena concordata (patteggiamento), l'aveva condannata per furto aggravato e indebito utilizzo di carta di debito. La ricorrente lamentava la mancata verifica di cause di proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il patteggiamento. I giudici hanno chiarito che la legge limita rigorosamente i motivi di impugnazione delle sentenze di patteggiamento a casi tassativi, tra cui non rientra la generica contestazione sulla responsabilità o sulla mancata applicazione delle cause di non punibilità, salvo che queste non emergano in modo evidente dal testo della sentenza stessa. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione nel giudizio di rinvio: la condanna non si cancella
L'Imputato, condannato per furto con strappo, propone ricorso in Cassazione contestando la mancata dichiarazione di estinzione del reato per il decorso del tempo. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso, stabilendo il principio cardine sulla prescrizione nel giudizio di rinvio. Se l'annullamento della precedente sentenza riguarda esclusivamente il calcolo della pena, la responsabilità penale dell'imputato è ormai accertata in via definitiva. Di conseguenza, il giudice del rinvio non può più rilevare la prescrizione del reato, anche se maturata in precedenza. L'unica strada percorribile per far valere un eventuale errore di percezione della Cassazione sarebbe stata il ricorso straordinario. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso contro patteggiamento: i limiti della Cassazione
L'Imputato, accusato di plurimi furti pluriaggravati, ha concordato l'applicazione della pena davanti al Tribunale. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la motivazione del giudice sulla qualificazione dei fatti e sulla misura della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento. I giudici hanno chiarito che l'accordo esonera l'accusa dall'onere della prova e che la motivazione della sentenza di patteggiamento può essere estremamente sintetica. Il ricorso è proponibile solo per casi tassativi, come l'illegalità della pena o vizi della volontà. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Sentenza di patteggiamento: dall’accordo alla multa in Cassazione
L'Imputato ha concordato una pena di otto mesi di reclusione e trecento euro di multa per furto aggravato. Successivamente, ha proposto ricorso lamentando la mancanza di motivazione sulla sua responsabilità penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che contro la sentenza di patteggiamento l'impugnazione è ammessa solo per motivi tassativi, come i vizi della volontà o l'illegalità della pena. La contestazione sulla mancata motivazione del proscioglimento non rientra tra questi casi. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro sentenza di patteggiamento: i limiti della Cassazione
L'Imputata ha concordato l'applicazione della pena per quattordici reati di furto aggravato. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione sulla mancata concessione della sospensione condizionale della pena e sull'omessa valutazione del proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso contro sentenza di patteggiamento. I giudici hanno chiarito che la legge limita l'impugnazione del patteggiamento a motivi tassativi, escludendo i semplici vizi di motivazione. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Patteggiamento per bancarotta: inutile il ricorso sulla pena
Un imprenditore, accusato di diversi fatti di bancarotta legati al fallimento della propria società, concorda con il Pubblico Ministero una pena di un anno e sei mesi di reclusione. Il Giudice per l'Udienza Preliminare recepisce l'accordo. Successivamente, l'imputato propone ricorso per Cassazione, lamentando un presunto errore nel calcolo dei passaggi intermedi della pena e la mancanza di motivazione sul mancato proscioglimento. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il patteggiamento per bancarotta è valido se la pena finale rispetta l'accordo e i limiti di legge. Inoltre, nel caso di molteplici fatti di bancarotta nello stesso fallimento, si applica la continuazione fallimentare e non quella ordinaria. L'imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese e quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Valutazione delle prove indiziarie: tra assoluzione e condanna
Cinque imputati sono stati condannati per la detenzione illegale di un arsenale di armi e munizioni rinvenuto in un garage. La difesa ha contestato la condanna basata su impronte digitali, tracce di DNA e intercettazioni, sostenendo l'esistenza di spiegazioni alternative e un contrasto con l'assoluzione di altri coimputati in un separato processo. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando le condanne. La Corte ha chiarito che la valutazione delle prove indiziarie richiede una lettura globale e unitaria di tutti gli elementi, escludendo ogni contrasto di giudicati poiché i due processi si sono svolti con riti diversi e su basi probatorie differenti. I ricorrenti dovranno inoltre pagare le spese processuali.
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Revisione della sentenza di patteggiamento: i limiti della prova
Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza della Corte di Appello che dichiarava inammissibile la sua richiesta di revisione della sentenza di patteggiamento per i reati di associazione a delinquere e riciclaggio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la revisione della sentenza di patteggiamento richiede la presentazione di prove nuove capaci di dimostrare in modo evidente e immediato una causa di proscioglimento ai sensi dell'articolo 129 del codice di procedura penale. Poiché la documentazione prodotta dalla difesa richiedeva una complessa e approfondita valutazione di merito incompatibile con l'evidenza richiesta dalla legge, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo esclude il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che aveva applicato la pena concordata tra le parti. La difesa lamentava la mancanza di motivazione sulla mancata assoluzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di concordato in appello, l'imputato rinuncia ai motivi di impugnazione ordinari. Di conseguenza, non è possibile contestare la mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento immediato. Il ricorso è ammesso solo per vizi sulla formazione della volontà, sul consenso del pubblico ministero o sulla illegalità della pena. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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