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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

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Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Ricorso contro patteggiamento: quando l’accordo costa caro
L'Imputato, accusato di contrabbando di tabacchi lavorati esteri, ha concordato l'applicazione della pena. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sulla mancata pronuncia di proscioglimento e sulla qualificazione giuridica dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento. I motivi presentati non rientravano tra quelli tassativamente previsti dalla legge per impugnare una sentenza concordata. Di conseguenza, la Corte ha condannato l'Imputato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca i ricorsi
Tre imputati propongono ricorso per Cassazione contestando la mancata dichiarazione di prescrizione di un reato e la mancata applicazione del proscioglimento immediato da parte della Corte d'appello. Quest'ultima aveva rideterminato le pene recependo l'accordo delle parti tramite concordato in appello. La Suprema Corte dichiara inammissibili i ricorsi. I giudici chiariscono che il concordato in appello si basa sul principio devolutivo: la rinuncia ai motivi sull'accertamento della responsabilità preclude qualsiasi successiva contestazione sul merito o sull'applicazione del proscioglimento immediato. Di conseguenza, i ricorrenti vengono condannati al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Limiti e sanzioni nel ricorso per cassazione patteggiamento
L'Imputato ha concordato con il Tribunale una pena di otto mesi e venti giorni di reclusione per un reato aggravato dalla destrezza. Successivamente, ha proposto un ricorso per cassazione patteggiamento contestando la qualificazione giuridica del fatto e la mancata pronuncia di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, dopo la riforma del 2017, i motivi di impugnazione della sentenza di patteggiamento sono estremamente limitati. La contestazione sulla qualificazione del fatto è ammessa solo in caso di errore evidente e macroscopico, del tutto assente in questa vicenda. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’accordo non salva dal ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato e resistenza a pubblico ufficiale. La difesa contestava la validità dell'accordo di concordato in appello, sostenendo che il giudice di secondo grado avesse liquidato con una semplice formula di stile l'assenza di cause di non punibilità. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene sia sempre possibile denunciare la mancata rilevazione di cause estintive del reato anche dopo un concordato in appello, nel caso specifico il ricorso era del tutto generico. Il giudice d'appello aveva infatti motivato adeguatamente la decisione richiamando gli atti d'indagine. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Elezioni e clan: esclusa l’aggravante agevolazione mafiosa
Un politico locale, accusato di corruzione elettorale per aver stretto un accordo con esponenti di un clan criminale per ottenere voti in cambio di denaro, era stato condannato in appello. La Corte di Cassazione ha analizzato la contestata aggravante agevolazione mafiosa. I giudici hanno rilevato che, mancando la prova dell'effettiva volontà del politico di favorire l'associazione criminale e non solo se stesso, tale circostanza non poteva essere applicata. Di conseguenza, esclusa l'aggravante agevolazione mafiosa, il reato di corruzione elettorale è caduto in prescrizione per decorso del tempo massimo consentito dalla legge. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza senza rinvio, liberando l'imputato da ogni accusa.
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Procedibilità a querela: il ricorso nullo nega il beneficio
L'Imputato è stato condannato per tentato furto aggravato di gasolio. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione del reato e la sopravvenuta mancanza di procedibilità a querela introdotta dalla Riforma Cartabia, poiché la vittima aveva sporto solo denuncia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la recidiva era stata correttamente considerata nel calcolo della prescrizione, escludendo l'estinzione del reato. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso principale impedisce di rilevare la sopravvenuta improcedibilità per mancanza di querela, poiché un ricorso non valido non instaura un regolare rapporto processuale. Di conseguenza, la condanna dell'Imputato è stata confermata.
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Falsità ideologica: condanna cancellata nonostante l’omissione
Un candidato a un concorso pubblico viene condannato per il reato di falsità ideologica per non aver dichiarato nel modulo di assunzione alcune vecchie condanne penali. L'imputato ricorre in Cassazione sostenendo che i reati tributari erano stati abrogati e che per l'altra condanna beneficiava della non menzione, escludendo l'obbligo di dichiarazione. La Suprema Corte ritiene i motivi di ricorso non manifestamente infondati. Tuttavia, accertato il decorso del tempo, annulla la sentenza senza rinvio dichiarando l'estinzione del reato per prescrizione, poiché la valutazione nel merito non è immediatamente evidente a prima vista.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: no ai ripensamenti
Gli Imputati, dopo aver concordato una pena detentiva e pecuniaria tramite patteggiamento davanti al Tribunale, hanno proposto ricorso lamentando la mancata verifica di eventuali cause di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il ricorso per cassazione contro patteggiamento è strettamente limitato dalla legge a casi tassativi, tra cui non rientra la mancata verifica delle cause di proscioglimento. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Patteggiamento in appello: niente ripensamenti dopo l’accordo
Gli Imputati, condannati in secondo grado per furto, ricettazione, estorsione e associazione a delinquere, hanno fatto ricorso in Cassazione. Lamentavano la mancata pronuncia di proscioglimento immediato da parte della Corte d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando che in caso di patteggiamento in appello il giudice non deve motivare sulla mancanza di cause di proscioglimento o nullità. Avendo gli imputati rinunciato ai motivi di appello per concordare la pena, la cognizione del giudice resta limitata. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: l’accordo blindato
Il Tribunale applicava a un imputato la pena concordata di un anno e dieci mesi di reclusione per diversi reati in continuazione. L'Imputato proponeva ricorso per cassazione contro patteggiamento, lamentando che il giudice non avesse motivato l'assenza di cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la legge limita fortemente i motivi per impugnare una sentenza di patteggiamento, escludendo la possibilità di contestare il difetto di motivazione. L'Imputato è stato quindi condannato a pagare le spese del procedimento e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Patteggiamento in appello: l’accordo esclude il ricorso
L'Imputato, condannato per diversi episodi di truffa, ha concordato la pena in secondo grado tramite il cosiddetto patteggiamento in appello. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione da parte della Corte d'appello sulla sua effettiva responsabilità penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia ai motivi di appello sul merito. Questa rinuncia genera una preclusione processuale insuperabile, impedendo di contestare la colpevolezza in sede di legittimità. Di conseguenza, l'accordo preclude qualsiasi successivo ricorso basato sulla responsabilità penale.
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Patteggiamento: perché non puoi sempre fare ricorso
Il caso riguarda un imputato condannato dal GUP per ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale e spaccio di stupefacenti. La pena era stata concordata tramite patteggiamento. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancanza di motivazione della sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di patteggiamento, la legge limita rigorosamente i motivi di ricorso. Non è possibile contestare la mancata verifica delle cause di proscioglimento o la motivazione generale, ma solo vizi specifici come l'espressione della volontà, la difformità tra richiesta e sentenza, l'errata qualificazione giuridica o l'illegalità della pena. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’accordo vincola, vietato il ricorso
Il GUP aveva condannato l'Imputato per rapina e lesioni aggravate. In secondo grado, la Corte d'Appello ha ridotto la pena applicando il concordato in appello, previo accordo tra le parti e rinuncia ai motivi di impugnazione. L'Imputato ha comunque proposto ricorso in Cassazione, lamentando una mancata motivazione sul bilanciamento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, una volta stipulato il concordato in appello, il ricorso per cassazione è limitato solo a vizi sulla formazione della volontà delle parti o sull'illegalità della pena. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso contro il patteggiamento: i limiti della Cassazione
Due imputati, dopo aver concordato la pena per il reato di ricettazione tramite patteggiamento, hanno presentato ricorso in Cassazione. Gli imputati lamentavano la mancata valutazione, da parte del giudice, delle cause di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. La Corte ha chiarito che il ricorso contro il patteggiamento è strettamente limitato dalla legge a motivi specifici, come l'espressione della volontà, la correttezza della pena o la qualificazione del fatto. Non è invece possibile contestare la mancata pronuncia di proscioglimento. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Omessa dichiarazione dei redditi: no alla prescrizione tardiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente condannato per il reato di omessa dichiarazione dei redditi. Il ricorrente contestava la sussistenza del reato e sosteneva l'avvenuta prescrizione prima della sentenza d'appello. I giudici hanno chiarito che la prescrizione è maturata solo successivamente alla decisione di secondo grado. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso per motivi generici e di merito ha impedito la costituzione di un valido rapporto processuale in Cassazione. Questo blocco ha precluso al collegio la possibilità di rilevare l'estinzione del reato per prescrizione. Il contribuente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: ricorso errato costa tremila euro
Il Ricorrente, condannato per violazione delle norme di pubblica sicurezza, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata dichiarazione della prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. Al momento della sentenza di primo grado, infatti, il termine di prescrizione non era ancora decorso. L'inammissibilità del ricorso impedisce la costituzione di un valido rapporto processuale di impugnazione. Di conseguenza, i giudici non hanno potuto rilevare la prescrizione del reato maturata successivamente alla sentenza impugnata. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Remissione della querela: evita la condanna ma paga le spese
Un cittadino, condannato nei precedenti gradi di giudizio per il reato di truffa, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione. Durante il giudizio di legittimità, la difesa ha depositato la documentazione attestante che la persona offesa ha effettuato la remissione della querela e che l'imputato l'ha formalmente accettata. Poiché la truffa è un reato procedibile a querela di parte, la Suprema Corte ha rilevato l'estinzione del reato. Non sussistendo i presupposti per un proscioglimento nel merito, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza impugnata. L'imputato ha evitato la condanna penale, ma è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena vieta i ripensamenti
L'Imputato, accusato di tentato furto aggravato, ha stipulato un concordato in appello con il Procuratore Generale, ottenendo la rideterminazione della pena a un anno di reclusione e 200 euro di multa. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata prevalenza delle attenuanti generiche e l'insufficiente riduzione per il tentativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello preclude la possibilità di contestare in sede di legittimità la quantificazione della pena o il bilanciamento delle circostanze, a meno che la sanzione applicata non sia palesemente illegale. Di conseguenza, l'accordo vincola le parti, rendendo inammissibili le successive contestazioni sul trattamento sanzionatorio.
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Ricorso contro il patteggiamento: dall’accordo alla condanna
L'Imputata ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale, lamentando la mancanza di motivazione sul mancato proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il patteggiamento. La legge limita rigidamente i motivi di impugnazione per le sentenze di patteggiamento a questioni di volontà, qualificazione del fatto, illegalità della pena o difetto di correlazione. Il vizio di motivazione sul proscioglimento non rientra tra questi casi. Di conseguenza, l'Imputata ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Confisca dopo la prescrizione: stop ai prelievi senza prove
Il caso riguarda un Parlamentare italiano accusato di corruzione per aver ricevuto ingenti somme da esponenti politici esteri in cambio del sostegno a posizioni politiche straniere. La Corte d'Appello ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, ma ha confermato la confisca del denaro. La Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, annullando la decisione sulla misura patrimoniale. I giudici di legittimità hanno stabilito che la confisca dopo la prescrizione richiede un accertamento pieno e approfondito della responsabilità dell'imputato, non potendosi limitare a una verifica sommaria sull'assenza di prove di innocenza. La causa è stata rinviata per un nuovo esame della misura patrimoniale.
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