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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

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2828 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Ricorso generico per cassazione: condanna inevitabile per furto
Un uomo, condannato per concorso in furto aggravato, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione lamentando la mancata applicazione delle cause di non punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno rilevato che l'impugnazione era del tutto generica e priva di elementi specifici volti a contestare la decisione della Corte d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: i limiti del ricorso in Cassazione
L'Imputato, condannato per reati fallimentari, ha concordato la pena in secondo grado tramite il concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la durata di quattro anni delle pene accessorie applicate. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, una volta raggiunto l'accordo sulla pena in secondo grado, non è possibile contestare la misura della sanzione concordata, a meno che questa non sia palesemente illegale o fuori dai limiti di legge. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, mentre non è stato riconosciuto alcun rimborso alle parti civili per mancanza di un contributo significativo nel giudizio.
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Violazione di domicilio: la Riforma Cartabia cancella la condanna
Il Giovane veniva sorpreso dalle forze dell'ordine mentre tentava di scassinare la porta di un villino. Condannato in appello per tentata violazione di domicilio aggravata, proponeva ricorso in Cassazione. Nel frattempo, l'entrata in vigore della Riforma Cartabia ha modificato il regime di procedibilità per questo reato, rendendolo procedibile a querela di parte anziché d'ufficio. Poiché la persona offesa aveva formalizzato la remissione della querela, ritualmente accettata dal ricorrente, la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna. Il reato è stato dichiarato estinto per remissione di querela, con spese del procedimento a carico del querelato.
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Abuso di relazioni di prestazione d’opera: condanna per furto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato a carico di una collaboratrice domestica che aveva sottratto gioielli dall'abitazione della datrice di lavoro. I giudici hanno ritenuto pienamente configurabile la circostanza aggravante dell'abuso di relazioni di prestazione d'opera, in quanto il rapporto fiduciario di fatto, tipico del lavoro domestico, agevola la commissione del reato. La Suprema Corte ha escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della serialità dei furti e dell'elevato valore economico e affettivo dei beni sottratti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, precludendo anche la possibilità di rilevare la prescrizione del reato maturata successivamente. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Procedibilità a querela: come un errore di calcolo salva dal furto
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un'imputata condannata per furto aggravato. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato inammissibile l'appello per tardività, calcolando male la scadenza a causa di un errore materiale sulla data della sentenza di primo grado. Riconosciuta la tempestività dell'impugnazione, la Cassazione ha rilevato che, per effetto della riforma Cartabia, il reato in questione è ora soggetto al regime di procedibilità a querela. Poiché la persona offesa non ha mai presentato querela, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, ponendo fine al processo per difetto di questa condizione di procedibilità.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: ricorso vago, condanna
L'Imputata è stata condannata per il reato di furto aggravato. Ha proposto ricorso contestando la decisione della Corte di Appello e lamentando la mancata applicazione del proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché il motivo di impugnazione era del tutto generico e indeterminato. L'atto non indicava infatti gli elementi specifici a supporto delle contestazioni, impedendo ai giudici di comprendere i rilievi mossi alla sentenza d'appello, che era invece logicamente corretta. Di conseguenza, l'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: il ricorso inutile costa caro
Il caso riguarda un imputato condannato a tre anni di reclusione e quattromila euro di multa per detenzione illecita di dodici chilogrammi di hashish destinati allo spaccio. La pena era stata rideterminata in secondo grado tramite concordato in appello, con contestuale rinuncia ai motivi di impugnazione. Nonostante l'accordo, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando genericamente il mancato proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per la sua natura generica e dilatoria, confermando la responsabilità dell'imputato colto in flagranza di reato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: inammissibile dopo l’accordo
Il caso riguarda un uomo condannato per detenzione illecita di undici grammi di hashish suddivisi in più involucri. L'imputato ha concordato l'applicazione della pena, ma ha successivamente proposto un ricorso contro patteggiamento in Cassazione, lamentando il mancato proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, dopo la riforma del 2017, i motivi di impugnazione contro la sentenza di patteggiamento sono estremamente limitati e tassativi. La contestazione sul mancato proscioglimento non rientra tra i casi consentiti dalla legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di quattromila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: uso personale o spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto nella sua camera da letto 13,60 grammi di marijuana, equivalenti a 47 dosi medie singole, insieme a strumenti per il confezionamento e il frazionamento della droga. La difesa sosteneva l'uso personale, invocando il proscioglimento. Tuttavia, i giudici hanno confermato che la presenza di strumenti di taglio e confezionamento esclude l'uso personale, provando l'attività di spaccio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Concordato in appello: la pena concordata blocca il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per reati in materia di stupefacenti. L'imputato aveva concordato la pena in secondo grado tramite lo strumento del concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso lamentando la mancata pronuncia di proscioglimento immediato. I giudici di legittimità hanno ribadito che, una volta raggiunto il concordato in appello, il ricorso in Cassazione è limitato esclusivamente a vizi sulla formazione della volontà, sulla mancanza di consenso o sulla difformità della decisione rispetto all'accordo. Di conseguenza, le contestazioni sul merito della colpevolezza o sulla mancata applicazione del proscioglimento sono inammissibili. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso contro patteggiamento: l’accordo non si cancella
L'Imputato aveva concordato con il giudice una pena di tre anni e quattro mesi di reclusione per detenzione di cocaina, marijuana e armi. Successivamente, ha presentato un ricorso contro patteggiamento in Cassazione, contestando la severità della pena e la mancata concessione delle attenuanti nella misura massima. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la legge limita rigorosamente i motivi per impugnare una sentenza di patteggiamento. Non è possibile contestare la congruità della pena concordata o la valutazione delle attenuanti, poiché l'accordo vincola le parti. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: l’accordo vincola
L'Imputato ha concordato una pena di quattro anni di reclusione e 18.000 euro di multa per reati di droga (patteggiamento). Successivamente, ha proposto un ricorso per cassazione contro patteggiamento, lamentando la mancanza di motivazione sul mancato proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, dopo la riforma del 2017, la legge limita fortemente i motivi per impugnare una sentenza di patteggiamento. I motivi ammessi riguardano solo la volontà dell'imputato, la difformità della sentenza rispetto alla richiesta, l'errore sulla qualificazione del reato o l'illegalità della pena. La contestazione dell'imputato non rientra in questi casi. Di conseguenza, l'imputato ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: l’accordo firmato non si cancella
L'Imputato, accusato di detenzione illecita di sostanze stupefacenti, ha concordato con il giudice una pena di tre anni di reclusione e quattordicimila euro di multa tramite patteggiamento. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sull'assenza di cause di proscioglimento e sulla congruità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento è limitato per legge a casi tassativi, tra cui non rientra la verifica delle cause di proscioglimento o la motivazione sulla misura della pena concordata. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: condanna penale annullata ma resta il danno
L'Imputato, condannato in appello per bancarotta semplice, ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che il termine di prescrizione era decorso l'8 settembre 2021, mentre la sentenza d'appello era stata pronunciata solo il 19 settembre 2022. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata ai soli effetti penali, dichiarando l'estinzione del reato. Ha invece dichiarato inammissibile il ricorso per gli effetti civili. La decisione ribadisce l'obbligo del giudice di rilevare immediatamente la prescrizione del reato.
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Ricorso contro patteggiamento: inammissibile anche con la riforma
Il Tribunale applicava all'Imputato la pena concordata di otto mesi di reclusione e duecento euro di multa per furto aggravato. L'Imputato proponeva ricorso per cassazione lamentando la mancanza di motivazione della sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro la pena concordata è limitato a casi tassativi e che la motivazione del patteggiamento può essere sintetica. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce di valutare la mancanza di querela sopravvenuta con la riforma Cartabia, poiché il ricorso non idoneo non evita il passaggio in giudicato della sentenza. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: se il ricorso è generico scatta la multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza della Corte d'Appello. In secondo grado, l'imputato aveva rinunciato ai motivi principali di impugnazione per concordare solo la rideterminazione della pena, attivando il cosiddetto concordato in appello. Successivamente, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando, in modo del tutto generico, la mancata verifica di possibili cause di proscioglimento. I giudici di legittimità hanno stabilito che un ricorso così generico non può essere accolto. Di conseguenza, l'imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto: la Cassazione cancella la condanna
Un cittadino, accusato di truffa e falso in certificazione amministrativa, viene assolto in primo grado ma condannato in appello. La difesa ricorre in Cassazione lamentando la totale mancanza di motivazione sul mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, nonostante la natura occasionale dell'episodio. La Suprema Corte accoglie il ricorso: la mancanza di motivazione rende il ricorso ammissibile, impedendo la formazione del giudicato e consentendo il decorso del tempo utile per la prescrizione. Di conseguenza, i giudici di legittimità annullano senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando i reati estinti per prescrizione. Il ricorrente ottiene così l'annullamento della condanna.
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Guida in stato di ebbrezza: l’etilometro impreciso non salva
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza aggravata dall'ora notturna e dall'aver causato un incidente stradale, ha proposto ricorso in Cassazione. Il conducente contestava l'attendibilità dell'etilometro per un'incongruenza sull'orario dello scontrino e chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che un semplice scostamento dell'orario non dimostra il malfunzionamento dell'apparecchio, regolarmente verificato. Inoltre, la gravità della condotta, culminata in un incidente notturno, esclude la particolare tenuità del fatto. L'inammissibilità del ricorso impedisce anche di dichiarare la prescrizione del reato maturata successivamente. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità dello spaccio: condannata la piazza organizzata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati per associazione finalizzata al traffico di droga e spaccio a Pagani. Gli imputati contestavano la mancata riqualificazione dei reati nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, sperando nella prescrizione. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, evidenziando l'esistenza di una vera e propria piazza di spaccio professionale e organizzata, incompatibile con la minore gravità. Inoltre, ha ritenuto validi gli indizi della cosiddetta "droga parlata" emersi dalle intercettazioni telefoniche, dove le sostanze venivano indicate con termini criptici come "vino" o "pizze". Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati con condanna alle spese e alla cassa delle ammende.
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Sentenza di patteggiamento: perdi il denaro se salti il riesame
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale di Milano. L'imputato, condannato per reati di droga e immigrazione clandestina, contestava la mancata pronuncia di proscioglimento e il sequestro conservativo della somma di denaro trovata in suo possesso. I giudici di legittimità hanno chiarito che, con la sentenza di patteggiamento, l'imputato rinuncia a contestare i fatti addebitati, rendendo non impugnabile la mancata assoluzione. Inoltre, contro il sequestro conservativo, il ricorrente avrebbe dovuto proporre istanza di riesame al tribunale competente entro dieci giorni, anziché ricorrere direttamente in Cassazione. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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