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Art. 1218 Codice Civile — Anno 2023

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493 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Indennità di posizione: risarcimento per inerzia P.A.
Un dirigente medico ha ottenuto il risarcimento dei danni per l'omessa attivazione, da parte di un'Azienda Sanitaria, delle procedure di graduazione delle funzioni necessarie alla corresponsione della quota variabile dell'indennità di posizione. La Corte di Cassazione ha confermato che tale inerzia amministrativa costituisce un inadempimento contrattuale ex art. 1218 c.c. Il danno, identificato come perdita di chance, è stato legittimamente liquidato in via equitativa, respingendo le eccezioni dell'ente pubblico relative alla giurisdizione e alla prova del pregiudizio.
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Articolo 388 c.p. e vendita immobile: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di un'imputata accusata di violazione dell'Articolo 388 c.p. per aver alienato un immobile nonostante una sentenza civile ne avesse disposto il trasferimento a terzi. La Corte ha chiarito che la sentenza ex art. 2932 c.c. ha natura costitutiva e produce effetti solo con il passaggio in giudicato. Poiché l'alienazione è avvenuta prima della definitività della sentenza, non sussisteva un obbligo civile attuale ed esecutivo. La condotta integra un inadempimento contrattuale ma non il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice.
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Perdita di chance: risarcimento per dirigenti medici
Un dirigente medico ha agito contro un'azienda sanitaria per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata corresponsione della parte variabile dell'indennità di posizione. Il mancato pagamento era dovuto all'inerzia dell'ente nell'adottare i provvedimenti di graduazione e pesatura degli incarichi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'azienda, stabilendo che l'omissione procedurale costituisce un inadempimento contrattuale. Il danno è stato qualificato come perdita di chance, poiché il dirigente è stato privato della possibilità di percepire un trattamento economico superiore a causa della condotta omissiva della Pubblica Amministrazione.
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Indennità di posizione: risarcimento per inerzia PA
Un dirigente medico ha agito contro un'azienda sanitaria per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata corresponsione della parte variabile dell'indennità di posizione. Il danno è scaturito dall'inerzia dell'ente nell'adottare il provvedimento di graduazione delle funzioni. I giudici di merito hanno riconosciuto l'inadempimento contrattuale, liquidando il danno in via equitativa. In sede di Cassazione, l'ente ha presentato rinuncia al ricorso, portando all'estinzione del giudizio senza l'applicazione della sanzione del raddoppio del contributo unificato.
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Indennità di posizione: risarcimento e rinuncia
Un dirigente medico ha agito contro un'azienda sanitaria per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dal mancato versamento della quota variabile dell'indennità di posizione. Il danno è scaturito dall'omessa adozione dei provvedimenti di graduazione delle funzioni e pesatura degli incarichi. I giudici di merito hanno riconosciuto la responsabilità contrattuale dell'ente, applicando la prescrizione decennale e liquidando il danno in via equitativa. In sede di legittimità, l'azienda ha presentato rinuncia al ricorso, portando la Corte a dichiarare l'estinzione del giudizio senza ulteriori oneri fiscali o condanna alle spese.
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Indennità di posizione e rinuncia al ricorso
Un dirigente medico ha agito contro un'azienda sanitaria per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata corresponsione dell'indennità di posizione variabile. L'omissione dell'ente nell'attivare le procedure di graduazione delle funzioni è stata qualificata come inadempimento contrattuale. Dopo le sentenze di merito favorevoli al lavoratore, l'azienda ha proposto ricorso in Cassazione, decidendo successivamente di rinunciarvi. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che in caso di rinuncia non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Inadempimento contrattuale e rinuncia al ricorso
Una dirigente farmacista ha agito contro un'azienda sanitaria per ottenere il risarcimento del danno da inadempimento contrattuale. La causa riguardava l'omessa graduazione delle funzioni, che impediva la corresponsione della parte variabile dell'indennità di posizione. Dopo la condanna dell'ente in primo e secondo grado, l'azienda ha presentato ricorso in Cassazione, decidendo successivamente di rinunciarvi. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che la rinuncia accettata esclude il raddoppio del contributo unificato.
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Indennità di posizione: risarcimento per inerzia P.A.
Un dirigente medico ha ottenuto il risarcimento dei danni per la mancata corresponsione della parte variabile dell'indennità di posizione. L'azienda sanitaria era rimasta inerte nell'attivare le procedure di graduazione delle funzioni previste dal contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha confermato che tale inerzia costituisce un inadempimento contrattuale, legittimando il risarcimento per perdita di chance, liquidabile dal giudice in via equitativa.
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Contratto autonomo di garanzia: guida alla Cassazione
Una compagnia assicurativa ha impugnato l'escussione di una polizza fideiussoria legata a una concessione pubblica, sostenendo che si trattasse di una fideiussione ordinaria. La Corte di Cassazione ha invece confermato la qualificazione di contratto autonomo di garanzia operata dai giudici di merito. La presenza della clausola 'a prima richiesta' trasforma la garanzia in uno strumento atipico, simile a una cauzione monetaria, che impedisce al garante di opporre eccezioni relative al rapporto di base tra l'amministrazione e il concessionario. La decisione ribadisce che l'interpretazione del contratto è riservata al giudice di merito e che il pagamento può essere sospeso solo in presenza di prove evidenti di condotta abusiva o fraudolenta del creditore.
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Stabilizzazione precari: no al ruolo pubblico
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un lavoratore forestale che chiedeva il riconoscimento dello status di dipendente pubblico a seguito della sua stabilizzazione precari. Il ricorrente, assunto inizialmente con contratti a termine ai sensi della Legge 124/1985, sosteneva che la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato dovesse comportare l'inserimento nei ruoli organici dello Stato. La Suprema Corte ha invece chiarito che tale stabilizzazione non muta la natura privatistica del rapporto di lavoro, confermando che il personale operaio forestale rimane soggetto alla disciplina del contratto collettivo di diritto privato, escludendo così il diritto a benefici tipici del pubblico impiego come i buoni pasto o progressioni di carriera automatiche.
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Risarcimento danni contrattuali: prova e limiti
Una società concessionaria ha agito contro una nota casa automobilistica per ottenere il risarcimento danni contrattuali derivanti dall'illegittima risoluzione di un contratto di collaborazione ventennale. Nonostante l'accertamento dell'illegittimità della risoluzione in un precedente giudizio, la Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda risarcitoria. La decisione si fonda sulla tardività delle allegazioni relative a nuovi danni e sull'assenza di prova del nesso causale, evidenziando che l'attività della concessionaria era già strutturalmente in perdita prima della rottura del rapporto.
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Responsabilità civile e rimborso auto sostitutiva
Una cliente ha citato in giudizio una carrozzeria per ottenere il rimborso delle spese di noleggio di un'auto sostitutiva, negato dalla propria assicurazione a causa di una fattura emessa anticipatamente rispetto ai lavori. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, stabilendo che la **responsabilità civile** dell'officina non sussiste se il diniego dell'assicuratore deriva da valutazioni autonome di quest'ultimo, specialmente quando la carrozzeria ha fornito dichiarazioni correttive sulla tempistica reale degli interventi.
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Nesso di causalità: la responsabilità del geometra
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione del risarcimento danni a carico di un professionista per mancanza di nesso di causalità. Sebbene il geometra avesse commesso errori nella pratica edilizia, i danni lamentati dai committenti derivavano da abusi compiuti dagli stessi anni prima dell'incarico. La Corte ha stabilito che l'errore professionale non ha aggravato una situazione già compromessa, rendendo il ricorso inammissibile poiché volto a una rivalutazione dei fatti.
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Bonifico domiciliato: responsabilità e diligenza
Una società assicurativa ha citato un ente di servizi postali per l'erroneo pagamento di un bonifico domiciliato effettuato a favore di un soggetto che aveva utilizzato documenti falsi. La Corte di Cassazione ha confermato che l'ente non è responsabile se dimostra di aver agito con la diligenza del professionista. Il bonifico domiciliato non è equiparabile all'assegno non trasferibile e non richiede l'applicazione analogica della normativa sui titoli di credito. L'identificazione avvenuta tramite un solo documento, codice fiscale e password è stata ritenuta sufficiente per escludere la colpa dell'istituto pagatore.
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Bonifico domiciliato: la responsabilità della banca
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società assicuratrice che chiedeva il risarcimento danni per un bonifico domiciliato pagato a un impostore. La ricorrente sosteneva che l'intermediario postale dovesse rispondere dell'errore applicando per analogia la severa disciplina degli assegni non trasferibili. La Suprema Corte ha invece stabilito che il bonifico domiciliato è riconducibile allo schema del mandato e della delegatio solvendi. L'intermediario è liberato se dimostra di aver agito con la diligenza del professionista, verificando l'identità tramite un documento valido, il codice fiscale e la password dispositiva fornita dall'ordinante, senza l'obbligo di richiedere un secondo documento o conservarne copia.
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Bonifico domiciliato: guida alla responsabilità
Una società assicuratrice ha impugnato la sentenza che escludeva la responsabilità di un ente postale per il pagamento di un bonifico domiciliato effettuato a favore di un impostore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso improcedibile per il mancato deposito della relata di notifica della sentenza impugnata. Nel merito, i giudici hanno chiarito che il bonifico domiciliato non è assimilabile all'assegno bancario e che la responsabilità dell'operatore va valutata secondo la diligenza professionale del mandatario, ritenendo sufficiente l'identificazione tramite un singolo documento d'identità se non diversamente pattuito.
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Nesso di causalità e danni da blackout elettrico
Una società ha agito contro un fornitore di energia elettrica chiedendo il risarcimento per danni a macchinari e merce surgelata a seguito di un blackout. Sebbene il danno tecnico sia stato riconosciuto, la richiesta relativa alla merce è stata respinta per mancanza di prova sul nesso di causalità e sull'effettiva quantità di beni deteriorati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e che l'inadempimento contrattuale non esonera il danneggiato dal dimostrare il legame diretto tra guasto e danno specifico.
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Bonifico domiciliato: criteri di responsabilità
Una compagnia assicurativa ha citato in giudizio un operatore di servizi postali per il risarcimento danni derivanti dall'erroneo pagamento di un bonifico domiciliato a un impostore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso improcedibile per vizi formali nel deposito della sentenza impugnata. Tuttavia, nel merito, ha confermato che la responsabilità dell'operatore è di natura contrattuale e che la diligenza richiesta non impone la richiesta di due documenti d'identità o la loro conservazione, essendo sufficiente il riscontro di un documento apparentemente autentico e della password di sicurezza.
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Bonifico domiciliato: responsabilità e diligenza.
Una società assicuratrice ha agito contro un ente postale per ottenere il risarcimento dei danni causati dal pagamento di un bonifico domiciliato a un impostore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'ente postale non è responsabile se dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta dall'Art. 1176 c.c. Nel caso di specie, l'operatore aveva verificato un documento d'identità apparentemente autentico, il codice fiscale e la password fornita dall'ordinante. La Corte ha chiarito che il bonifico domiciliato è una delegatio solvendi e non richiede l'applicazione analogica della legge assegni.
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Responsabilità professionale e vizi del marmo
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di risarcimento danni avanzata da alcuni proprietari per vizi riscontrati in un pavimento di marmo. La controversia riguardava la comparsa di efflorescenze e rigonfiamenti dopo la posa. I giudici hanno escluso la responsabilità professionale del venditore e del posatore, attribuendo i difetti alla natura intrinseca del materiale e all'uso inevitabile di acqua durante le lavorazioni a regola d'arte. La sentenza sottolinea che, in assenza di prove su specifiche negligenze, il rischio legato alle caratteristiche naturali del bene non può essere traslato sui professionisti.
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