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Art. 1218 Codice Civile — Anno 2023

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493 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Cessione ramo d’azienda: illegittima? I tuoi diritti
Un lavoratore, trasferito attraverso una illegittima cessione ramo d'azienda, ha citato in giudizio il suo datore di lavoro originario per ottenere il pagamento delle retribuzioni non corrisposte. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto a ricevere l'intero stipendio dal datore di lavoro originario, anche se nel frattempo aveva lavorato per la nuova azienda. La Corte ha chiarito che la pretesa del lavoratore ha natura retributiva e non risarcitoria, respingendo le difese dell'azienda basate sul giudicato e sulla prescrizione.
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Leasing traslativo: penale e applicazione art. 1526 c.c.
Una società finanziaria ha impugnato il diniego di ammissione al passivo di un credito di oltre 174.000 euro, derivante dalla risoluzione di un contratto di leasing immobiliare. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, in caso di leasing traslativo anteriore alla legge 124/2017, il giudice non può rigettare la richiesta per genericità della clausola penale, ma deve applicare l'art. 1526 c.c. procedendo alla stima del valore di mercato del bene al momento della restituzione per calcolare l'equo compenso e l'eventuale risarcimento.
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Carta Docente precari: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29961/2023, ha stabilito che la Carta Docente, il bonus di 500 euro per l'aggiornamento professionale, spetta anche ai docenti precari. Il caso riguardava un insegnante con contratti a tempo determinato che si era visto negare il beneficio. La Corte ha applicato il principio di non discriminazione previsto dalla normativa europea (Direttiva 1999/70/CE), disapplicando la legge nazionale che limitava il bonus ai soli docenti di ruolo. La sentenza chiarisce che hanno diritto alla Carta i docenti con supplenze annuali (fino al 31/08) o fino al termine delle attività didattiche (fino al 30/06). Viene inoltre definita la natura dell'obbligazione come 'pagamento a scopo vincolato' e si stabilisce un termine di prescrizione di cinque anni per l'azione di adempimento e di dieci anni per l'azione risarcitoria.
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Divisa da lavoro: è retribuzione? La Cassazione decide
Una società di trasporti ha impugnato una sentenza della Corte d'Appello che includeva il valore della divisa da lavoro obbligatoria nel calcolo del TFR dei dipendenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la decisione precedente. Ha stabilito che i giudici di merito non avevano adeguatamente esaminato gli accordi aziendali per determinare se la divisa costituisse un reale vantaggio economico per il lavoratore o fosse un semplice strumento di lavoro, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Massa vestiario TFR: quando è retribuzione?
Dei lavoratori di un'azienda di trasporti avevano ottenuto in primo e secondo grado il riconoscimento del valore della divisa aziendale (massa vestiario) nel calcolo del TFR, considerandola un benefit. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29947/2023, ha annullato tale decisione. La Suprema Corte ha stabilito che la Corte d'Appello non ha correttamente interpretato gli accordi aziendali, non verificando se l'obbligo di indossare la divisa fosse un mero strumento di lavoro nell'esclusivo interesse del datore di lavoro, anziché un vantaggio economico per il dipendente. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Responsabilità terrazzo: chi paga i danni da infiltrazioni?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29916/2023, ha affrontato un caso di danni da infiltrazioni provenienti da un terrazzo ad uso esclusivo con funzione di copertura. La Corte ha confermato la responsabilità solidale tra il proprietario esclusivo del terrazzo, in qualità di custode ai sensi dell'art. 2051 c.c., e il Condominio, per l'omessa manutenzione delle parti comuni. L'ordinanza chiarisce che la delibera di esecuzione dei lavori, se non attuata prima dell'azione legale, non esclude la condanna alle spese per il principio di soccombenza virtuale. Di conseguenza, la responsabilità terrazzo per i danni è condivisa.
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Composizione del giudice: nullità della decisione errata
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza in materia di compensi professionali a un avvocato. La causa, che per legge doveva essere decisa da un collegio di giudici, è stata invece decisa da un giudice monocratico. Questo errore sulla composizione del giudice ha reso la decisione nulla, portando alla cassazione con rinvio per un nuovo giudizio davanti al Tribunale in corretta composizione collegiale.
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Poteri istruttori del giudice: la prova nel rito lavoro
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui poteri istruttori del giudice nel rito del lavoro. In un caso riguardante la richiesta di risarcimento danni da parte di una compagnia assicurativa contro un ex dipendente, la Corte ha stabilito che il giudice può acquisire d'ufficio documenti indispensabili alla decisione, anche se non prodotti tempestivamente dalle parti. Questo potere serve a bilanciare il rigido sistema delle preclusioni con l'esigenza di accertare la verità materiale dei fatti, a condizione che esista già una traccia probatoria iniziale. L'appello del lavoratore, che lamentava la tardiva produzione documentale, è stato quindi respinto.
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Compensatio lucri cum damno: la Cassazione decide
Un dirigente medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria pubblica per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dal ritardo nella corresponsione dell'indennità di posizione. La Corte di Cassazione, applicando il principio della compensatio lucri cum damno, ha parzialmente annullato la decisione dei giudici di merito. Ha stabilito che l'eventuale aumento dell'indennità di risultato percepita dal dirigente, derivante dalla riallocazione dei fondi non spesi, deve essere sottratto dall'ammontare del danno risarcibile.
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Concessione abusiva di credito: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29840/2023, ha annullato una decisione di merito che aveva ritenuto una banca responsabile per concessione abusiva di credito. La Corte ha stabilito che per accertare tale responsabilità non sono sufficienti indizi generici, ma è necessaria un'analisi analitica e puntuale della situazione patrimoniale dell'impresa al momento esatto del finanziamento, basata su una valutazione 'ex ante' e non su eventi successivi. La mancanza di questa analisi rigorosa vizia la sentenza per 'motivazione apparente'.
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Motivo di appello: la specificità per l’ammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché i ricorrenti si sono limitati a riproporre le loro tesi difensive senza criticare specificamente le motivazioni della sentenza d'appello. Il caso riguardava un'opposizione a un'esecuzione forzata basata sul presunto uso improprio di fondi di un mutuo da parte di una banca. La Corte ha ribadito che un motivo di appello, per essere ammissibile, deve contenere una critica argomentata della decisione impugnata, non una mera riproposizione delle proprie difese.
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Compensatio lucri cum damno: la Cassazione decide
Un dirigente medico ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria per il risarcimento del danno derivante dalla mancata 'pesatura' del suo incarico, che gli ha impedito di percepire la retribuzione variabile. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo l'inadempimento dell'ente, ha cassato la sentenza d'appello. Il motivo è la mancata applicazione del principio di compensatio lucri cum damno: i giudici di merito avrebbero dovuto verificare se le somme non erogate fossero confluite nel fondo per la retribuzione di risultato, generando un vantaggio per il dipendente da detrarre dal risarcimento.
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Compensatio lucri cum damno e retribuzione variabile
Un dirigente medico ha richiesto il risarcimento del danno a un'azienda sanitaria per la mancata corresponsione della retribuzione di posizione variabile. L'ente si è difeso sostenendo che tali somme erano confluite nel fondo per la retribuzione di risultato, avvantaggiando il dirigente. La Corte di Cassazione ha accolto questo specifico motivo di ricorso, basato sul principio della compensatio lucri cum damno, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Risarcimento dirigente medico: l’obbligo della P.A.
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento per un dirigente medico a causa del ritardo di un'Azienda Sanitaria nel completare la procedura di graduazione degli incarichi dirigenziali. Tale inadempimento ha impedito al dirigente di percepire la retribuzione variabile, configurando un danno da "perdita di chance". La Corte ha rigettato le difese dell'ente, che invocava la complessità della procedura e un presunto accordo individuale, stabilendo che l'onere di provare la non imputabilità del ritardo spetta alla Pubblica Amministrazione. Viene così ribadito il principio secondo cui la P.A. è tenuta a risarcire i danni derivanti dalla propria inerzia.
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Compensatio lucri cum damno nel pubblico impiego
Un medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria pubblica per il mancato pagamento della retribuzione variabile. La Corte di Cassazione, applicando il principio della compensatio lucri cum damno, ha stabilito che il giudice di merito deve verificare se il medico abbia ottenuto un vantaggio economico indiretto (un aumento della retribuzione di risultato) a causa dell'inadempimento dell'azienda. Questo vantaggio, se accertato, deve essere detratto dal risarcimento del danno.
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Mancata pesatura incarichi: Diritto al risarcimento
Una dirigente medico ha ottenuto il risarcimento del danno da un'Azienda Sanitaria per la mancata pesatura degli incarichi dirigenziali. La Cassazione ha confermato la condanna, rigettando le difese dell'ente pubblico sulla presunta non imputabilità del ritardo e su un'asserita accettazione di una retribuzione unificata. L'ente datore di lavoro ha l'obbligo di completare le procedure di valutazione, e il suo inadempimento genera il diritto al risarcimento per la perdita di chance del lavoratore di percepire la retribuzione variabile.
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Retribuzione variabile: obblighi del datore di lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'Azienda Sanitaria per non aver corrisposto la retribuzione variabile a una dirigente. L'inadempimento dell'obbligo di 'pesatura' degli incarichi, anche se complesso, costituisce una violazione contrattuale che dà diritto al risarcimento del danno per perdita di chance.
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Compensatio lucri cum damno nel pubblico impiego
Un'azienda sanitaria non ha effettuato la valutazione degli incarichi dirigenziali, causando un danno economico a un medico che non ha percepito la retribuzione variabile. La Corte di Cassazione ha stabilito che dal risarcimento va detratto l'eventuale vantaggio ottenuto dal medico attraverso l'aumento della retribuzione di risultato, finanziata con i fondi non erogati, applicando il principio della compensatio lucri cum damno. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per la verifica di tale circostanza.
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Compensatio lucri cum damno: il danno è escluso?
Un dirigente pubblico ha citato in giudizio un ente sanitario per il mancato pagamento della retribuzione variabile. L'ente ha eccepito la cosiddetta 'compensatio lucri cum damno', sostenendo che le somme non pagate erano confluite nel fondo per la retribuzione di risultato, di fatto già percepita dal dipendente. La Corte di Cassazione ha accolto questo specifico motivo, stabilendo che il vantaggio economico ottenuto dal lavoratore a seguito dello stesso inadempimento deve essere considerato nella quantificazione del danno, potendo anche azzerarlo. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per questa verifica.
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Eccezione di compensazione: onere della prova e limiti
Una società metalmeccanica, convenuta in giudizio per un pagamento, ha sollevato un'eccezione di compensazione basata su presunti controcrediti. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le sue difese. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che chi solleva un'eccezione di compensazione ha l'onere di provare i fatti su cui si fonda. Inoltre, ha chiarito i rigidi limiti per impugnare una decisione in caso di "doppia conforme", ovvero quando due sentenze di merito sono allineate.
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