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Art. 1218 Codice Civile — Anno 2023

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493 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Certificazione di qualità: quando è inadempimento?
Un fornitore omette di fornire la certificazione di qualità pattuita contrattualmente per un manufatto. Il committente contesta il pagamento, eccependo l'inadempimento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, stabilisce che la mancata consegna della certificazione di qualità non è un vizio puramente formale, ma un inadempimento contrattuale significativo, in quanto attiene a una qualità promessa del bene. Tale mancanza giustifica la richiesta di risoluzione del contratto da parte del committente, a prescindere dalla prova di difetti concreti del prodotto.
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Responsabilità importatore: vendita e tutela del cliente
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che affermava la responsabilità importatore per la mancata consegna di veicoli venduti da un concessionario. La motivazione della corte d'appello è stata giudicata insanabilmente contraddittoria, mescolando in modo confuso diverse basi giuridiche come il contatto sociale, la responsabilità per fatto dell'ausiliario e il mandato, senza fornire un titolo giuridico chiaro per la condanna. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Giurisdizione manleva: chi giudica gestore e regione?
Una società di gestione del servizio idrico, condannata a risarcire dei cittadini, chiedeva di essere manlevata dall'Ente Regionale. La Cassazione, affrontando la questione della giurisdizione manleva, ha stabilito che la competenza a decidere su tale richiesta spetta al giudice ordinario e non a quello amministrativo, cassando con rinvio la sentenza di merito.
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Giurisdizione domanda di manleva: decide il giudice?
Una società di gestione idrica, condannata a risarcire alcuni utenti, ha chiamato in causa un ente regionale. La Cassazione stabilisce che la giurisdizione sulla domanda di manleva spetta al giudice ordinario, in quanto connessa alla richiesta principale dei consumatori, riformando la decisione del Tribunale.
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Compenso avvocato transazione: quando paga la controparte
Un avvocato ha citato in giudizio il suo ex cliente e la controparte (un condominio) per il pagamento delle sue spettanze, dopo che questi avevano concluso una transazione a sua insaputa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del legale contro il condominio, specificando che la responsabilità solidale per il compenso dell'avvocato in caso di transazione, prevista dall'art. 68 della Legge Professionale Forense, si applica unicamente allo specifico procedimento oggetto dell'accordo e non all'intera controversia. La Corte ha inoltre confermato la negligenza del professionista per aver lasciato scadere un atto di precetto.
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Responsabilità bonifico domiciliato: la decisione
Una società assicuratrice ha citato in giudizio un istituto di pagamento per aver liquidato un bonifico domiciliato a una persona diversa dal legittimo beneficiario, che si era presentato con un documento falso. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha escluso la responsabilità dell'istituto di pagamento. Si è ritenuto che l'istituto avesse adempiuto al proprio obbligo di diligenza professionale verificando la corrispondenza dei dati anagrafici, del codice fiscale e della password, utilizzando anche un sistema di verifica elettronica interna, assolvendo così all'onere probatorio a suo carico.
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Bonifico domiciliato: la diligenza nell’identificazione
Una società assicurativa ha ordinato un bonifico domiciliato, ma l'intermediario ha pagato un truffatore in possesso dei dati corretti e di un documento apparentemente valido. La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità dell'intermediario non è oggettiva, ma basata sulla colpa. In questo caso, l'intermediario ha agito con la dovuta diligenza professionale verificando un documento d'identità, il codice fiscale e la password, e quindi non è tenuto al risarcimento del danno.
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Bonifico domiciliato: la diligenza nel pagamento
Una società assicurativa ha utilizzato il servizio di bonifico domiciliato di un ente postale per pagare un creditore, ma la somma è stata riscossa da un truffatore. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ente non è responsabile se dimostra di aver agito con la dovuta diligenza nell'identificazione del beneficiario (controllo di un documento d'identità, codice fiscale e password), anche senza conservare una copia del documento. Il bonifico domiciliato è regolato dalle norme sul mandato, non da quelle sull'assegno.
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Bonifico Domiciliato: Diligenza e Identificazione
Una società ordinava un bonifico domiciliato a favore di un proprio creditore. L'istituto di pagamento eseguiva l'operazione a favore di un soggetto che, pur presentatosi con un documento d'identità falso, era in possesso della password e del codice fiscale corretti. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'istituto di pagamento ha agito con la dovuta diligenza professionale, escludendone la responsabilità. Secondo la Corte, la verifica di un singolo documento di identità apparentemente autentico, unita al possesso di dati riservati come la password, è sufficiente a soddisfare l'obbligo di identificazione, senza che sia necessario applicare per analogia le norme più severe previste per gli assegni non trasferibili.
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Prova del credito: l’onere del fornitore nel fallimento
Una società fornitrice ha visto respinta la sua domanda di ammissione al passivo fallimentare di un'altra società. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso. Il punto centrale è stata l'inadeguata prova del credito, poiché i documenti di trasporto presentati non dimostravano in modo inequivocabile la consegna della merce alla società fallita, ma piuttosto al creditore stesso da parte di un terzo. L'appello è fallito per non aver contestato questo specifico e decisivo punto della motivazione del tribunale.
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Bonifico domiciliato: la diligenza dell’intermediario
Una società assicurativa ha citato in giudizio un istituto di pagamento per aver liquidato un bonifico domiciliato a una persona con documenti falsi. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'istituto non è responsabile se dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, la quale non impone necessariamente la verifica di due documenti o la conservazione di una copia. La responsabilità applicabile è quella contrattuale derivante dal mandato, escludendo l'analogia con le norme più severe previste per gli assegni non trasferibili.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Due passeggeri, dopo una sentenza sfavorevole per un ritardo aereo, presentano ricorso in Cassazione. Successivamente, effettuano una rinuncia al ricorso. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del processo, anche senza una formale accettazione, e compensa le spese legali tra le parti, spiegando che la rinuncia rende definitiva la sentenza precedente.
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Graduazione funzioni dirigenziali: risarcimento danni
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'Azienda Sanitaria a risarcire il danno a una sua dirigente per la mancata graduazione delle funzioni dirigenziali. Tale inadempimento ha impedito alla lavoratrice di percepire la parte variabile della retribuzione, configurando un danno da perdita di chance. La Corte ha stabilito che le difficoltà interne dell'ente non costituiscono una scusante e che il danno può essere liquidato in via equitativa dal giudice.
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Indennità di posizione: risarcimento per inerzia della PA
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per i dirigenti medici a cui non è stata corrisposta la parte variabile dell'indennità di posizione. L'inerzia della Pubblica Amministrazione nel completare le procedure di valutazione e pesatura degli incarichi costituisce un inadempimento contrattuale che genera una perdita di chance risarcibile, liquidabile dal giudice anche in via equitativa.
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Edilizia agevolata: ritardo non è inadempimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28256/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di edilizia agevolata. Ha chiarito che il ritardo del costruttore nella stipula del contratto definitivo non costituisce inadempimento se è causato dall'attesa della determinazione del prezzo massimo di cessione da parte del Comune. Tale attesa è considerata una condizione necessaria per garantire la validità dell'atto, tutelando così entrambe le parti. La Corte ha quindi annullato la decisione d'appello che aveva erroneamente condannato la società venditrice per inadempimento.
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Risarcimento danno dirigente medico: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 28250/2023, ha confermato il diritto al risarcimento danno per un dirigente medico a causa della mancata attivazione, da parte di un'Azienda Sanitaria, delle procedure di valutazione necessarie a determinare la retribuzione variabile. L'inerzia del datore di lavoro configura inadempimento contrattuale e una perdita di chance, liquidabile dal giudice in via equitativa.
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Indennità di posizione: risarcimento per mancata pesatura
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28249/2023, ha stabilito che l'inerzia di un'azienda sanitaria nel completare la procedura di graduazione degli incarichi dirigenziali costituisce un inadempimento contrattuale. Tale omissione lede il diritto del dirigente medico a percepire la parte variabile dell'indennità di posizione, configurando un danno da perdita di chance risarcibile. La Corte ha confermato la condanna dell'ente, chiarendo che il giudice può liquidare il danno in via equitativa, anche basandosi su importi successivamente stabiliti dalla stessa amministrazione.
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Risarcimento danno treno: la Cassazione conferma
A seguito del ritardo di quasi 24 ore di un treno, una passeggera ha ottenuto un risarcimento per danno patrimoniale e non patrimoniale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della compagnia ferroviaria, confermando che eventi meteorologici prevedibili non costituiscono forza maggiore. La Corte ha stabilito che un disagio così grave, unito alla mancanza di assistenza, lede diritti fondamentali della persona, giustificando un pieno risarcimento danno treno, che va oltre gli indennizzi automatici.
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Compensatio lucri cum damno nel pubblico impiego
Un dirigente medico ha citato in giudizio l'azienda sanitaria di appartenenza per il mancato pagamento di una parte variabile della sua retribuzione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28243/2023, ha stabilito che dal risarcimento del danno va detratto l'eventuale vantaggio economico ottenuto dal dipendente a causa dello stesso inadempimento (come l'aumento della retribuzione di risultato), applicando il principio di compensatio lucri cum damno. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per ricalcolare il danno effettivo.
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Retribuzione dirigente medico: sì al risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno per una dirigente medico a causa della mancata attivazione, da parte dell'Azienda Sanitaria, delle procedure per la graduazione delle funzioni e la determinazione della retribuzione di posizione variabile. L'inerzia della Pubblica Amministrazione costituisce inadempimento contrattuale che genera una perdita di chance, liquidabile in via equitativa, e non un diritto al diretto pagamento dell'indennità.
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