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Art. 1218 Codice Civile — Anno 2023

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493 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Onere della prova vizi: chi deve dimostrare i difetti?
Una società acquirente si opponeva al pagamento di una fornitura, lamentando vizi sulla merce. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28224/2023, ha chiarito un punto fondamentale: l'onere della prova vizi spetta sempre al compratore che li denuncia. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente addossato al venditore (in questo caso, un fallimento) il compito di dimostrare di aver consegnato merce perfetta. Questa decisione ribadisce che la regola specifica sulla garanzia per vizi prevale sul principio generale dell'inadempimento contrattuale.
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Retribuzione di posizione: la graduazione è essenziale
Una dirigente medico ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria per ottenere la parte variabile della retribuzione di posizione, non corrisposta a causa della mancata "graduazione" delle funzioni dirigenziali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la graduazione è un presupposto indispensabile per far sorgere il diritto al pagamento. L'azione corretta da esperire non era quella di adempimento per il pagamento, ma quella di risarcimento del danno per l'inerzia dell'amministrazione.
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Prova del danno: non basta dimostrare l’inadempimento
Una società di consulenza informatica ha citato in giudizio il suo fornitore di servizi di telecomunicazione per un'interruzione del servizio. Nonostante la Corte abbia riconosciuto l'inadempimento contrattuale del fornitore (per mancato preavviso), ha negato il risarcimento. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la semplice dimostrazione dell'inadempimento non è sufficiente; è onere del danneggiato fornire la prova del danno specifico subito, cosa che in questo caso non è avvenuta.
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Responsabilità Stato: No danni da leggi incostituzionali
Una società ha richiesto il risarcimento dei danni allo Stato a causa di una legge, poi dichiarata incostituzionale, che aveva estinto le sue procedure esecutive. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, a differenza dei casi di violazione del diritto dell'Unione Europea, non sussiste una responsabilità dello Stato per i danni derivanti da leggi nazionali giudicate incostituzionali, in virtù del principio di insindacabilità dell'attività legislativa.
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Bonifico domiciliato: responsabilità per pagamento errato
Una società ha citato in giudizio un istituto di pagamento per aver liquidato un bonifico domiciliato a una persona sconosciuta anziché al legittimo beneficiario. Dopo sentenze contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione, riconoscendo l'importanza della questione sulla diligenza richiesta all'intermediario, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per rinviare il caso a una pubblica udienza, senza quindi deciderlo immediatamente.
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Bonifico domiciliato: la diligenza dell’intermediario
Una società assicurativa ha citato in giudizio un ente postale per aver pagato un bonifico domiciliato a una persona diversa dal legittimo beneficiario. Dopo una condanna in primo grado e un'assoluzione in appello, la Corte di Cassazione, riconoscendo l'importanza della questione per l'uniformità del diritto, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione di principio sulla diligenza richiesta all'intermediario in questi pagamenti.
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Risarcimento medici specializzandi: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13851/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un medico specializzando volto a ottenere una maggiore quantificazione del risarcimento per la mancata attuazione di direttive comunitarie. La Corte ha confermato che il credito ha natura di 'debito di valuta' e non di 'valore', escludendo quindi la rivalutazione monetaria e stabilendo che gli interessi decorrono dalla domanda giudiziale. Questo consolida l'orientamento giurisprudenziale sul tema del risarcimento medici specializzandi.
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Remunerazione medici specializzandi: la Cassazione fa luce
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla questione della remunerazione per i medici specializzandi che hanno frequentato corsi a cavallo degli anni '80, in un periodo in cui l'Italia non aveva ancora recepito le direttive comunitarie in materia. L'ordinanza conferma che il diritto al risarcimento per la mancata remunerazione decorre dal 1° gennaio 1983, data di scadenza del termine per l'adempimento dello Stato, anche per i medici che avevano iniziato il loro percorso formativo in anni precedenti. La Corte ha rigettato sia il ricorso dell'Amministrazione statale sia quello incidentale dei medici, consolidando un principio di diritto ormai affermato dalle Sezioni Unite e dalla Corte di Giustizia Europea.
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Remunerazione medici specializzandi: Cassazione e UE
Un medico ha citato in giudizio lo Stato per la mancata remunerazione durante la sua specializzazione (1981-1984), a causa della tardiva attuazione di una direttiva comunitaria. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione, conformandosi a recenti sentenze della Corte di Giustizia UE e delle proprie Sezioni Unite, ha stabilito un principio chiave: il diritto alla remunerazione per i medici specializzandi spetta anche a chi ha iniziato il corso prima del 1983, ma limitatamente al periodo di formazione successivo al 1° gennaio 1983. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova decisione basata su tale principio.
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Inammissibilità ricorso cassazione: ecco perché
Due cittadini hanno citato in giudizio un istituto di credito per una frode perpetrata da un suo dipendente. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la richiesta a causa della prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile, ribadendo che i ricorrenti non possono introdurre nuove argomentazioni o prove in modo non conforme alla procedura, il che ha portato alla declaratoria di inammissibilità del ricorso in cassazione.
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Compensazione impropria: la Cassazione chiarisce
In un lungo contenzioso per risarcimento danni da occupazione illegittima di un terreno, la Corte di Cassazione affronta la questione della compensazione impropria. Una parte pubblica aveva pagato una somma in esecuzione di una sentenza di primo grado, poi parzialmente riformata. La Corte stabilisce che il giudice del rinvio deve tener conto di tale pagamento, anche d'ufficio, operando una compensazione impropria per determinare il saldo finale, al fine di evitare un ingiusto arricchimento della parte creditrice.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della collocazione di un lavoratore in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a causa della genericità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. Secondo l'ordinanza, il semplice richiamo a esigenze tecnico-organizzative, senza specificare parametri oggettivi e predeterminati, rende la selezione discrezionale e arbitraria. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, ribadendo che l'azione di risarcimento del danno si prescrive in dieci anni e che la mancata contestazione immediata da parte del lavoratore non equivale a una rinuncia al proprio diritto.
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Retribuzione variabile: no senza graduazione funzioni
Un dirigente medico ha citato in giudizio l'azienda sanitaria per ottenere il pagamento della retribuzione variabile di posizione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, in assenza della procedura amministrativa di graduazione delle funzioni, il diritto al pagamento non sorge. Il dirigente avrebbe dovuto intentare un'azione per il risarcimento del danno causato dall'inerzia dell'amministrazione, e non un'azione di adempimento per il pagamento diretto.
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Mobbing sul lavoro: quando la prova non basta
Una dipendente sanitaria chiedeva il risarcimento per presunto mobbing sul lavoro. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito che avevano escluso il carattere persecutorio delle condotte del datore di lavoro e il nesso causale con il danno lamentato. Il caso sottolinea l'importanza di una prova rigorosa del mobbing.
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Obbligo pulizia divise: quando spetta al datore?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcune lavoratrici di mense scolastiche che chiedevano al datore di lavoro di farsi carico del lavaggio delle divise. La Corte ha stabilito che l'obbligo di pulizia delle divise sorge solo se queste costituiscono Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) o se è esplicitamente previsto dal Contratto Collettivo. Nel caso di specie, le divise non erano qualificate come DPI, in quanto non destinate a proteggere l'integrità fisica delle lavoratrici da rischi specifici, e il CCNL non imponeva al datore l'onere della manutenzione.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando l'illegittimità della sospensione di alcuni dipendenti. La decisione si fonda sulla genericità dei criteri di scelta CIGS adottati, ritenuti discrezionali e arbitrari. Di conseguenza, è stato riconosciuto il diritto dei lavoratori al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione piena e l'indennità percepita, con prescrizione decennale.
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Notificazione e termini: quando si perfeziona?
Una società ha impugnato l'estinzione del suo processo, dichiarata per una presunta notificazione tardiva. La Cassazione ha accolto il ricorso, ribadendo che la notificazione si perfeziona per il notificante al momento della consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario, e non quando il destinatario lo riceve. Questo principio salva il notificante da decadenze dovute a ritardi a lui non imputabili.
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Responsabilità fornitore: il caso Sudan I in Cassazione
Una recente sentenza della Cassazione affronta il tema della responsabilità fornitore nel settore alimentare, a seguito della vendita di spezie contaminate con un colorante vietato. La Corte conferma la responsabilità del venditore, qualificando il vizio come 'aliud pro alio', e riconosce un concorso di colpa dell'acquirente. Viene però cassata la decisione sull'esclusione della copertura assicurativa, rinviando alla Corte d'Appello per una corretta interpretazione delle clausole contrattuali.
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Criteri CIGS: sospensione illegittima se generici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4518/2023, ha confermato l'illegittimità della collocazione di un lavoratore in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a causa della genericità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. Secondo la Corte, criteri non specifici, come le "esigenze tecnico-organizzative", conferiscono al datore di lavoro un potere discrezionale inaccettabile, rendendo la sospensione nulla. La richiesta di risarcimento del danno da parte del lavoratore si prescrive in dieci anni, non in cinque, trattandosi di inadempimento contrattuale. L'inerzia del lavoratore non costituisce una rinuncia tacita al suo diritto.
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Licenziamento collettivo: limiti e criteri di scelta
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di licenziamento collettivo in cui un'azienda di servizi aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare solo alle sedi di Roma e Napoli. Un'ex dipendente ha impugnato il licenziamento, sostenendo che la comparazione avrebbe dovuto estendersi a tutto il personale nazionale. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando la legittimità della procedura. È stato chiarito che un'azienda può limitare l'ambito di comparazione a specifiche unità produttive, a condizione che nella comunicazione di avvio della procedura siano esplicitate in modo trasparente le oggettive esigenze tecnico-produttive, organizzative ed economiche che giustificano tale scelta, permettendo così un efficace controllo da parte delle organizzazioni sindacali.
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