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Art. 1218 Codice Civile — Anno 2026

258 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Insolvenza fraudolenta: la prescrizione parte dall’inadempimento
L'Automobilista ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione del reato di insolvenza fraudolenta per il mancato pagamento dei pedaggi autostradali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'insolvenza fraudolenta non si consuma quando viene contratta l'obbligazione o quando si manifesta lo stato di insolvenza. La consumazione avviene nel momento dell'inadempimento effettivo, calcolato in base alle regole civili sul termine di adempimento. Nel caso specifico, la data coincide con la ricezione del sollecito formale di pagamento. La Corte ha inoltre stabilito che la mera riproposizione dei motivi d'appello rende il ricorso inammissibile per difetto di specificità. L'Automobilista è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e a versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Discarico per inesigibilità: niente rimborsi senza prova del danno
L'Ente Previdenziale ha richiesto il risarcimento dei danni all'Agente della Riscossione per non aver incassato o rendicontato vecchi contributi previdenziali. La Corte di Cassazione ha stabilito che per i crediti resi esecutivi fino al 1999 opera l'annullamento automatico e il relativo discarico per inesigibilità. Inoltre, con riguardo alle condotte dell'Agente della Riscossione, l'Ente Previdenziale non può pretendere il pagamento dell'intero credito non riscosso dimostrando una semplice omissione procedurale. In una causa ordinaria di responsabilità contrattuale, l'ente ha l'onere di provare il danno effettivo subito e la reale solvibilità dei debitori originali. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso dell'Agente della Riscossione e rinviato la decisione al giudice di merito.
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Discarico automatico dei ruoli: l’esattore non paga i danni
Un Ente Previdenziale ha citato in giudizio l'Agente della Riscossione per ottenere il risarcimento dei crediti contributivi risalenti agli anni novanta e non incassati. L'Ente sosteneva che l'esattore avesse perso il diritto al discarico a causa dell'omesso invio delle informazioni sullo stato delle procedure esecutive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente. I giudici hanno chiarito che il **discarico automatico dei ruoli** antecedenti al 1999 si applica a tutti i crediti, compresi quelli degli enti previdenziali privatizzati. L'annullamento del ruolo elimina la procedura esattoriale ma lascia integro il credito sottostante, che l'Ente può azionare autonomamente. Inoltre, la mancata comunicazione da parte dell'esattore non genera un risarcimento automatico: l'Ente creditore deve sempre provare il danno effettivo e la concreta solvibilità dei debitori dell'epoca.
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Annullamento contratto per dolo tra raggiri e fatture gonfiate
La Corte di Cassazione si pronuncia in merito alla richiesta di un committente di ottenere l'annullamento contratto per dolo nei confronti dell'appaltatore incaricato della manutenzione del verde. Il committente contestava fatture gonfiate, lavorazioni mai eseguite ed errori nella contabilizzazione durante la fase esecutiva. I giudici hanno chiarito che le scorrettezze relative all'esecuzione delle prestazioni non invalidano l'accordo originario. L'annullamento per dolo richiede infatti raggiri capaci di viziare la volontà iniziale della parte nella stipula negoziale. Per contestazioni relative a importi sovrapprezzati durante la gestione del rapporto spetta eventualmente una richiesta risarcitoria o la rettifica dei compensi. La Suprema Corte ha pertanto rigettato il ricorso del committente, confermando le condanne al pagamento dei corrispettivi dovuti all'appaltatore e ponendo a suo carico le spese legali.
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Vizi nell’appalto: difetti non provati e condanna salatissima
I Committenti hanno contestato presunti vizi nell'appalto per la ristrutturazione di un edificio, bloccando il pagamento del saldo dovuto all'Impresa Appaltatrice. Il Tribunale ha inizialmente ridotto il credito dell'impresa, ma la Corte d'Appello ha totalmente riformato la pronuncia condannando i proprietari al pagamento di oltre ottantatremila euro. La decisione di secondo grado ha evidenziato che i difetti non visibili erano rimasti privi di prova, poiché i Committenti si erano rifiutati di anticipare le ingenti somme necessarie alle verifiche peritabili di tipo invasivo. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso dei proprietari. I giudici di legittimità hanno confermato la correttezza della valutazione delle prove, condannando i soccombenti anche per lite temeraria.
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Risarcimento danni da tardiva assunzione: vince la dipendente
Una lavoratrice vince un concorso pubblico, ma l'ente pubblico ritarda la sua immissione in servizio per ben otto anni. La Pubblica Amministrazione giustifica l'attesa con la richiesta di un parere regionale. La Corte di Cassazione conferma la condanna dell'ente pubblico al pagamento del risarcimento danni da tardiva assunzione, pari agli stipendi persi e al trattamento di fine rapporto non percepito per un valore superiore a 200.000 euro, oltre al versamento dei contributi previdenziali all'ente di previdenza. I giudici stabiliscono che il danno corrisponde alle retribuzioni non ricevute e che spetta all'amministrazione dimostrare un eventuale altro guadagno della lavoratrice. Il ricorso della Pubblica Amministrazione viene integralmente rigettato con condanna alle spese.
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Responsabilità professionale del notaio: errori nei versamenti
Due fratelli vendono una quota immobiliare condivisa per estinguere i propri debiti fiscali e cancellare le relative ipoteche. Gli acquirenti consegnano un assegno circolare per coprire equamente le due posizioni debitorie. Il Notaio riceve l'incarico di effettuare il versamento all'Agente della Riscossione. Tuttavia, lo studio notarile compila la distinta indicando il nome di un solo fratello. L'ente creditore attribuisce così quasi l'intero importo alla posizione sbagliata, danneggiando l'altro venditore. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità professionale del notaio per l'errore del suo delegato, ritenendolo l'unica causa del danno sofferto dal cliente.
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Impossibilità sopravvenuta locazione: stop al risarcimento
Una società conduttrice prende in affitto un immobile ad uso turistico con l'accordo di ristrutturarlo. A causa delle occupazioni illecite di un terzo e di ostacoli amministrativi, i lavori si interrompono. L'inquilino chiede la risoluzione contrattuale per inadempimento e il risarcimento dei costi sostenuti. I giudici di merito dichiarano sciolto il contratto per impossibilità sopravvenuta locazione causata dal fatto del terzo, negando però il risarcimento per difetto di prova. La Corte di Cassazione conferma integralmente la decisione e dichiara il ricorso inammissibile. L'inquilino non può richiedere un riesame dei fatti quando due decisioni precedenti sono identiche e mancano contestazioni procedurali specifiche.
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Dequalificazione professionale: l’Azienda risarcisce i danni
Tre dipendenti con qualifica di infermiere hanno citato l'Azienda Sanitaria per ottenere il risarcimento dei danni da dequalificazione professionale. Le lavoratrici hanno lamentato l'assegnazione continuativa e prevalente a mansioni inferiori rispetto a quelle di inquadramento. La Corte d'Appello ha accolto la richiesta risarcitoria, riconoscendo la responsabilita datoriale. L'Azienda Sanitaria ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di aver adempiuto ai propri obblighi e contestando la valutazione delle prove. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che spetta al datore di lavoro dimostrare il corretto adempimento contrattuale o la sussistenza di esigenze organizzative eccezionali che giustifichino l'adibizione a compiti inferiori. L'Azienda e stata condannata anche al pagamento delle spese di giudizio.
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Discarico per inesigibilità: stop ai risarcimenti automatici
Un ente previdenziale ha chiesto il risarcimento dei danni all'agente della riscossione per il mancato incasso di vecchi contributi, lamentando l'assenza di informazioni sullo stato delle procedure. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda, confermando che l'annullamento dei ruoli antecedenti al 1999 opera automaticamente per legge. La Corte ha stabilito che, per ottenere il risarcimento, non basta contestare la violazione degli obblighi informativi relativi al discarico per inesigibilità. L'ente creditore deve dimostrare in concreto la reale solvibilità del debitore e il danno subito. In assenza della prova che i crediti sarebbero stati incassati con una diversa condotta dell'esattore, non spetta alcun risarcimento.
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Interruzione linea telefonica: indennizzo sì, risarcimento no
Un professionista ha subito l'interruzione della propria linea telefonica ed ADSL per 66 giorni a causa di un disservizio del gestore. L'utente ha chiesto l'indennizzo contrattuale e il risarcimento dei danni patrimoniali ed esistenziali per lo stress patito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di secondo grado: all'abbonato spetta esclusivamente l'indennizzo automatico previsto dal contratto, equiparabile a una penale forfettaria. La Suprema Corte ha chiarito che l'interruzione linea telefonica non dà automatico diritto a ulteriori risarcimenti senza la prova concreta del danno subito. Poiché l'utente non ha dimostrato l'effettiva perdita economica né la lesione grave di diritti fondamentali, la richiesta di risarcimento supplementare è stata definitivamente respinta.
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Fornitura di acqua non potabile: la prescrizione è di 10 anni
Un utente ha citato in giudizio il gestore del servizio idrico per chiedere la riduzione del prezzo del canone e il risarcimento dei danni a causa della fornitura di acqua non potabile erogata per diversi anni. I giudici di merito avevano dichiarato la prescrizione dell'azione, applicando il termine breve di un anno previsto per i vizi della cosa venduta. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'utente. I giudici supremi hanno stabilito che l'erogazione di acqua priva dei requisiti di potabilità costituisce una consegna di bene del tutto diverso, nota come aliud pro alio, o un inesatto adempimento contrattuale. Pertanto, l'azione legale è soggetta alla prescrizione ordinaria decennale e non a quella annuale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio al tribunale per un nuovo giudizio.
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Danno differenziale: senza prove concrete non c’è risarcimento
Un condomino ha richiesto il risarcimento dei danni per le infiltrazioni d'acqua nella propria abitazione, attribuendole ai lavori di manutenzione della facciata condominiale. La Corte d'Appello ha respinto la domanda risarcitoria per mancanza di prova del danno differenziale tra i guasti risalenti a prima dei lavori e quelli imputabili al cantiere. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la sentenza impugnata. I giudici di legittimità hanno ribadito che l'assenza di prova sul maggior danno arrecato dall'impresa rende infondata qualsiasi pretesa economica. Di conseguenza, cadono automaticamente anche le domande di responsabilità verso i direttori dei lavori e verso il condominio per la scelta dell'appaltatore. Il condomino soccombente è stato condannato al pagamento delle spese legali di tutti i gradi del giudizio.
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Prescrizione buoni fruttiferi postali: niente rimborso in ritardo
Alcuni risparmiatori hanno chiesto a un ente postale il rimborso di quattro titoli cartacei scaduti da oltre dieci anni o, in via subordinata, il risarcimento del danno. I clienti hanno lamentato l'assenza della data di scadenza sui documenti e la mancata consegna del foglio informativo analitico. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta. I giudici hanno chiarito che tali titoli sono meri documenti di legittimazione e che le scadenze sono fissate da decreti ministeriali pubblicati in Gazzetta Ufficiale. La prescrizione buoni fruttiferi postali decorre dalla scadenza indicata nei decreti ufficiali. La mancata consegna del foglio informativo non sospende i termini e non dà diritto ad alcun risarcimento.
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Sospensione feriale termini lavoro: causa persa per il ritardo
Un fisioterapista ha chiesto il risarcimento dei danni all'Azienda Sanitaria per il ritardo subito nella propria assunzione a tempo indeterminato. Dopo la decisione sfavorevole della Corte d'Appello, il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, l'atto è stato notificato oltre il termine di sei mesi previsto dalla legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione feriale termini lavoro non si applica alle controversie di lavoro. Per queste cause, il tempo per impugnare non si ferma durante il mese di agosto. Il lavoratore ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali oltre al raddoppio del contributo unificato.
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Buono pasto per lavoratori turnisti: spetta anche di notte
Un gruppo di dipendenti ospedalieri ha richiesto il risarcimento del danno per la mancata fruizione della mensa o del buono pasto per i turni di servizio superiori alle sei ore. L'Azienda Sanitaria ha rifiutato l'erogazione sostenendo che l'articolazione in turni continui e l'orario notturno escludessero tale agevolazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente datore di lavoro. I giudici hanno chiarito che il diritto al buono pasto per lavoratori turnisti sorge automaticamente al superamento delle sei ore lavorative consecutive. La struttura deve garantire l'accesso al pasto o risarcire il controvalore economico, indipendentemente dalla durata ridotta della pausa intermedia o dallo svolgimento del turno in orario notturno.
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Appalto di opere pubbliche: valida la clausola sui finanziamenti
Un ente locale affida lavori relativi a un appalto di opere pubbliche a un'impresa, concordando una clausola che subordina il pagamento del corrispettivo all'effettivo accredito dei fondi da parte della Regione. A fronte del ritardo regionale, l'impresa richiede il pagamento degli interessi di mora. La Corte d'Appello dichiara nulla la clausola contrattuale, ritenendola lesiva dei diritti dell'appaltatore. La Corte di Cassazione ribalta la pronuncia e stabilisce che, in materia di appalto di opere pubbliche, la clausola che subordina il pagamento della sorte capitale al ricevimento dei fondi pubblici è valida. Essa individua il momento dell'esigibilità del credito e non viola le norme sugli interessi moratori. Tali interessi spettano unicamente se l'ente locale trattiene le somme oltre i termini dopo averle incassate. La sentenza viene quindi cassata con rinvio.
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Treno soppresso: risarcimento danno trasporto ferroviario
Due passeggeri acquistano biglietti del treno per tornare a casa dopo le vacanze, ma il convoglio non giunge alla stazione di partenza. I viaggiatori riorganizzano il viaggio per il giorno successivo sostenendo ulteriori costi. Essi richiedono il risarcimento danno trasporto ferroviario alla società gestrice della tratta nazionale. La compagnia si costituisce in giudizio in ritardo, eccependo la propria estraneità al contratto e non rispondendo all'interrogatorio formale. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della società trasportatrice. I giudici confermano che le prove depositate in ritardo non sono ammissibili e che la mancata risposta all'interrogatorio formale, insieme ad altri elementi, dimostra la responsabilità del gestore. La compagnia deve risarcire il costo dei biglietti inutilizzati e pagare le spese legali.
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Qualificazione della domanda giudiziale: no al cambio in appello
Il Committente ha citato in giudizio Il Professionista chiedendo il risarcimento dei danni per vizi e difetti strutturali in un fabbricato. Nell'atto di citazione iniziale, il proprietario ha fondato la causa sulla garanzia decennale prevista dall'articolo 1669 del codice civile. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per la tardività della denuncia dei vizi. Il Committente ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che i giudici avrebbero dovuto interpretare la richiesta come azione contrattuale ordinaria, soggetta al termine di prescrizione decennale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La qualificazione della domanda giudiziale spetta infatti al giudice di merito, la cui interpretazione è incensurabile se motivata. Non è consentito modificare la natura dell'azione nel corso del processo senza le dovute forme. Il proprietario è stato condannato per lite temeraria.
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Esecuzione in forma specifica: calcolo del saldo e risarcimento
L'acquirente di un immobile citava la societa venditrice per chiedere l'esecuzione in forma specifica del contratto preliminare di compravendita, il risarcimento dei danni e il ricalcolo del saldo prezzo detraendo i canoni locativi gia versati come acconto. La Corte d'Appello disponeva il trasferimento del bene ma negava il risarcimento e lo scomputo dei canoni, ritenendo le domande precluse da un precedente giudicato di sfratto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'acquirente. I giudici di legittimita hanno chiarito che la decisione sullo sfratto non precludeva la valutazione del collegamento tra contratti. Inoltre, la sentenza ha stabilito che nell'esecuzione in forma specifica occorre detrarre tutti gli acconti versati e valutare i danni sopravvenuti in corso di causa. La decisione e stata cassata con rinvio.
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